Charly's blog

Di pensionati, expat e conti che non tornano (seconda parte)

Aumenta l’aspettativa di vita e, quindi, aumenta anche l’età minima per andare in pensione: «Si vive più a lungo, quindi – in base a un controverso meccanismo automatico – la pensione si allontana. A 65 anni l’aspettativa di vita arriva a 20,7 anni, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. Lo rileva l’Istat confermando le stime. Dunque sulla base delle regole attuali l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe arrivare a 67 anni nel 2019»[1]

Tanto basta per scatenare le ire dei sindacati:

“Non tutti i lavori sono uguali, il Governo mantenga fede agli impegni assunti nell’intesa del 28 settembre 2016. L’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita comporta conseguenze preoccupanti in un mercato del lavoro caratterizzato da un’elevata disoccupazione sia giovanile che over 50, e in cui sono ancora evidenti le ferite causate dall’aumento repentino dei requisiti pensionistici dovuto alla legge Monti-Fornero, che ha creato il drammatico fenomeno degli esodati”. Lo dichiarano, in una nota congiunta, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Maurizio Petriccioli e Domenico Proietti. Le tre Confederazioni chiedono quindi “il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita previsto per il 2019 e l’avvio del confronto per una modifica dell’attuale meccanismo per superare e differenziare le attuali forme di adeguamento, tenendo conto anche delle diversità nelle speranze di vita e nella gravosità dei lavori”. 

Secca la risposta del presidente dell’INPS Tito Boeri [2]: «C’è solo una ragione per non adeguare l’età pensionabile alla speranza di vita: la prossima campagna elettorale”. In questa intervista Tito Boeri, presidente dell’Inps, critica la miopia della politica nell’ultima vicenda pensionistica. Parla del rischio di una “controriforma” e dei possibili effetti sullo spread per colpa della perdita di credibilità. E dice che i sindacati non “difendono i salari ma ormai si battono solo per far aumentare la spesa pensionistica”». Ricordando, poi, i costi del mancato innalzamento d’età: «Se non si facesse l’adeguamento a 67 anni adesso e lo si facesse nel 2021, come prevede la clausola di salvaguardia della legge Fornero, senza più aggiornamenti successivi, da qui al 2040 la somma degli aggravi di costo arriverebbe a 140 miliardi di euro».

 

—- La demografia italiana? —-

Le pensioni sono di solito lette sotto la sola lente ragionieristica dei conti pubblici, ma non si dovrebbe dimenticare la dimensione demografica sottostante. Da una parte abbiamo chi è già in pensione, dall’altra abbiamo chi lavora e che tiene in piedi la baracca. Quest’ultimo aspetto deve essere valutato sotto la duplice dimensione numerica, quanti sono i lavoratori rispetto ai pensionati, e di reddito dato che un elevato reddito presuppone anche un maggiore prelievo fiscale.

Per comprendere la situazione abbiamo bisogno dei seguenti indicatori statistici [3]:

  • L’indice di vecchiaia è il rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di 0-14 anni, moltiplicato per 100.
  • L’età media è la media delle età, ponderata con l’ammontare della popolazione in ciascuna classe di età.
  • L’indice di dipendenza strutturale è il rapporto tra la popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e la popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato per 100.
  • L’indice di dipendenza strutturale degli anziani è il rapporto tra la popolazione di età 65 anni e più e la popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato per 100.

Se consideriamo l’indice di vecchiaia siamo passati dal 131,7 del 2002 al 165,3 del 2017, mentre l’età media è aumentata da 41,9 a 44,9 anni nell’arco degli ultimi quindici anni. Per quanto riguarda i due indici di dipendenza strutturale, nel primo caso si è passati da 49,1 a 55,8, nel secondo da 27,9 a 34,8. Nel frattempo il numero di figli per donna è aumentato lievemente da 1,27 a 1,34 e l’età media al primo parto è a sua volta aumentata da 30,6 a 31,7 anni.

La società italiana, allora, sta invecchiando e il numero degli over 65 ha già raggiunto il 22,3% della popolazione complessiva quasi doppiando il valore degli under 14:

 

Anche la popolazione lavorativa, ovviamente, vede lo stesso fenomeno [4]:

Abbiamo la popolazione lavorativa più anziana d’Europa. Nel 2016, segnala l’Ufficio studi della CGIA, l’età media degli occupati in Italia era di 44 anni, contro una media di 42 registrata nei principali paesi Ue. Negli ultimi 20 anni, inoltre, l’età media dei lavoratori italiani è salita di 5 anni, un incremento che in nessun altro paese è stato così rilevante.

A seguito del calo demografico, dell’allungamento dell’età media e di quella lavorativa, in Italia contiamo nei luoghi di lavoro pochissimi giovani e molti over 50. Se, infatti, nel nostro paese l’incidenza dei giovani (15-29 anni) sul totale degli occupati è pari al 12 per cento, in Spagna è al 13,2, in Francia al 18,6, in Germania al 19,5 e nel Regno Unito al 23,7 per cento.

Per contro, nel nostro Paese l’incidenza degli ultra 50enni sul totale degli occupati è del 34,1 per cento. Solo la Germania registra un dato superiore al nostro e precisamente del 35,9 per cento, mentre in Spagna è del 28,8, in Francia del 30 e nel Regno Unito del 30,9 per cento (vedi Tab. 2).

 

—- I nuovi italiani? Ma i vecchi che fanno? —-

Se i pensionati si moltiplicano e i lavoratori anziani sono una parte rilevante della forza lavoro, a latitare sono i più giovani. Non solo per la disoccupazione, ma anche per l’immigrazione [5]:

Da gennaio a dicembre 2015 le iscrizioni all’AIRE sono state 189.699. Di queste oltre la metà il 56,7% sono avvenute per solo espatrio. In altri termini, nell’ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese alla volta dell’estero. Rispetto al 2015 si registrano 6.232 partenze in più. Il 69,2% (quasi 75 mila italiani) si è trasferito nel Vecchio Continente: l’Europa, quindi, si conferma essere l’area continentale maggiormente presa in considerazione dai trasferimenti degli italiani che vanno oltre confine.

Su 107.529 espatriati nell’anno 2015, i maschi sono oltre 60 mila (56,1%). L’analisi per classi di età mostra che la fascia 18-34 anni è la più rappresentativa (36,7%) seguita dai 35-49 anni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni). Tutte le classi di età sono in aumento rispetto allo scorso anno tranne gli over 65 anni (erano 7.205 nel 2014 sono 6.572 nel 2015).

I dati registrati per il decennio 2005-2014 mostrano una propensione, più marcata soprattutto a partire dal 2010, ad un aumento continuo del numero degli espatri, a fronte di un andamento pressoché costante del numero dei rimpatri, dando luogo, nel 2014, ad un saldo migratorio pari a -59.588 unità. La variazione percentuale nel numero degli individui cancellati dalle Anagrafi per l’estero è pari a +124,7% tra il 2010 e 2014, le iscrizioni subiscono, invece, una flessione nello stesso periodo (-3,8%).

Nel 2016 il 57,4% di chi ha lasciato l’Italia rientra nella classe d’età 0-34 anni:

Il saldo migratorio, ovviamente, è negativo:

 

 

—- Il lavoro? E chi lavora? —-

Eccoci arrivati all’ultimo tassello, il lavoro. Anche se si registra un miglioramento complessivo della situazione – «Ad agosto 2017 la stima degli occupati continua a crescere (+0,2% rispetto a luglio, pari a +36 mila), confermando la persistenza della tendenza positiva già osservata negli ultimi mesi. Il tasso di occupazione sale al 58,2% (+0,1 punti percentuali). […] Aumentano i dipendenti a termine, sostanzialmente stabili i permanenti, ancora in lieve calo gli indipendenti»i disoccupati over 50 sono quasi pari in numero a quelli under 24 [6]:

 

Non basta, allora, stabilire per legge che si deve lavorare fino a 67 anni se poi il mercato del lavoro tende a espellere i lavoratori anziani e/o a non riassorbirli, non trovate?

Ma, soprattutto, le pensioni sono collegate al mondo del lavoro e se questo manca la baracca non può che saltare. E visto che la geniale soluzione di Boeri è quella di fregare i contributi ai lavoratori stranieri, non aspettatevi grandi risultati. Come può esserci un futuro se i giovani qualificati scappano e con loro, ultimamente, anche i non più giovani?

 

[… fine]

 

Approfondimento:

– demografia: http://www.tuttitalia.it/statistiche/indici-demografici-struttura-popolazione/.

 

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[1] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Istat-aspettativa-vita-aumenta-di-5-mesi-eta-pensionabile-puo-arrivare-a-67-anni-daf98432-ca7b-4344-a722-84a0d6d472cd.html.

[2] Cfr. http://www.repubblica.it/economia/2017/10/27/news/boeri_all_attacco_dei_partiti_lo_stop_all_eta_pensionabile_solo_per_ragioni_elettorali_-179436154/.

[3] Cfr. http://www3.istat.it/servizi/studenti/valoredati/Tavole/Tav_Popolazione.htm.

[4] Cfr. http://www.cgiamestre.com/articoli/25553.

[5] Cfr. http://banchedati.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=84393.

[6] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/204041.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 ottobre 2017 da in Uncategorized con tag , , , , .
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