Charly's blog

Di referendum, residui fiscali e piccole patrie (seconda parte)

Il revival nazionalistico degli ultimi anni viene di solito letto come la crisi finale degli Stati-nazione per mano della globalizzazione [1]:

L’evoluzione del modo di produrre con il capitalismo e la rivoluzione industriale, mentre ha determinato l’unificazione dei comportamenti umani negli spazi di dimensioni nazionali, creando la base materiale degli Stati nazionali, ha sviluppato incessantemente le relazioni tra le singole società nelle quali è diviso il genere umano, creando un mercato mondiale. Questo processo di integrazione dell’attività umana su spazi sempre più vasti è alla base della crisi dello Stato nazionale e del sistema europeo delle potenze.

E se si fa notare che le nazioni sono aumentate enormemente negli ultimi anni si ribatte che saranno anche di più, ma che hanno perso potere e prerogative. Si prenda la UE, ad esempio, progetto assoluto volto a combattere gli Stati-nazione… creando uno stato-nazione di scala continentale. Geniale, nevvero?

 

—- Come siamo arrivati fin qui? —-

In parte è corretto attribuire la colpa del fenomeno alla globalizzazione. Si consideri le implicazioni della glocalizzazione [2]:

glocalizzazióne s. f. – Termine, sinonimo di glocalismo, formulato negli anni Ottanta del secolo scorso in lingua giapponese, successivamente tradotto in inglese dal sociologo Roland Robertson e poi ulteriormente elaborato dal sociologo polacco Zygmunt Bauman, per indicare l’applicazione a livello locale dei prodotti o servizi creati grazie alla globalizzazione, attraverso un processo che mette in relazione le specificità delle singole realtà territoriali con il contesto internazionale (per es. l’utilizzo del web per fornire servizi di carattere locale ma a livello internazionale). Se da un lato la g. rappresenta il tentativo di difendere l’originalità della cultura, della produzione e delle identità locali dal conformismo e dall’appiattimento della globalizzazione, dall’altro lato è la forma con cui singole specificità locali, modellandosi su canoni e forme globalizzate, aspirano ad assumere rilevanza internazionale, secondo il motto think global, act local.

In uno Stato-nazione storicamente determinatosi possono coesistere fra loro parti del paese prive di necessità comuni. Il distretto industriale veneto ha poco in comune con le spiagge siciliane così come gli hotels sulle Alpi con i distretti tessili toscani (quel che ne rimane, ovviamente). Vista l’assenza di interessi e necessità comuni si può essere portati, allora, a tagliare i legami specie se ci sono in ballo i trasferimenti di ricchezza da una parte e l’altra del paese. Da qui la nascita delle piccole patrie e l’indipendentismo.

In aggiunta in un mondo sempre più globale e interconnesso è facile rendersi conto delle differenze culturali esistenti fra una società e l’altra. E considerando l’intensità della globalizzazione dettata dall’immediatezza dei media, non ci si dovrebbe sorprendere se si desidera tagliare i ponti con il barbaro e l’incomprensibile per rimanere fra quelli come noi. Più che di società aperta si dovrebbe parlare di società condominio visto che si è costretti a convivere con l’altro, l’alieno. E non mi pare che i condomini siano famosi per la pace a la tranquillità.

Ma se muore lo Stato-nazione, curiosamente, nessuno s’interroga su che cosa dovrebbe arrivare dopo. Le tribù? Lo Stato, di per sé, è un apparato burocratico amministrativo essenziale per qualunque realtà politica superiore per dimensione al villaggio. Non si deve dimenticare, infatti, che la civiltà nasce con la burocrazia. Da lì, quindi, non si scappa. Per quanto riguarda la nazione, è meglio ricordare che si tratta del «complesso delle persone che hanno comunanza di origine, di lingua, di storia e che di tale unità hanno coscienza, anche indipendentemente dalla sua realizzazione in unità politica» [3]. Allo Stato-nazione storicamente determinatosi, allora, succedono altri Stati-nazione che rispettano e rifletteno gli elementi nazionali in gioco. Non è una crisi dello Stato-nazione in sé, ma quella degli Stati-nazione che non corrispondono appieno alle esigenze di una o più nazioni. Non è un caso se il grosso dei fallimenti statali avviene nel Terzo Mondo dove le nazioni, spesso, tali non sono e sono state disegnate sulla carta.

 

—- I vantaggi della Nazione —-

Adesso pensiamo alle possibili organizzazioni politiche. Il livello base è quello di un clan con gli evidenti limiti del caso dettati dalla scarsa popolazione e dalle necessità dettate dalla mera sopravvivenza. Dopo il clan viene il villaggio ma che è poco più di un clan con il tetto sopra. La popolazione aumenta grazie al diversificarsi delle attività economiche senza, però, registrare un ulteriore salto di qualità.

Dopo il villaggio troviamo la città che pur essendo nata dalla fusione dei villaggi precedenti dispone di tali e tante risorse da dominare la zona circostante:

  • popolazione;
  • risorse;
  • un centro di controllo;
  • un ceto in grado di elaborare un’ideologia di dominio;
  • eventualmente soldati professionisti;

Grazie a questi fattori, pur essendo inferiore per numero di popolazione rispetto alla campagna circostante, una città è in grado di dominarla facilmente concentrando di volta in volta le risorse necessarie dove sono richieste. I villaggi o i pastori semi nomadi, invece, mancano di un centro politico e non dispongono in ogni caso delle risorse per esercitare la propria egemonia. Storicamente parlando l’età del bronzo vede il dominio culturale, economico e politico delle città sui villaggi e le popolazioni seminomadi e nomadi.

Dopo la città abbiamo le confederazioni di città e poi, su scala maggiore, i regni. Il regno è di solito caratterizzato da una molteplicità di città e villaggi che però fanno capo a un singolo monarca espresso da un popolo seppur in un contesto di una forte stratificazione sociale. Non mancano le eccezioni come il Regno di Spagna che è nato come unione personale di regni differenti e, proprio per questo motivo, risulta essere traballante e dal futuro incerto. I regni, poi diventati nazioni grazie al superamento delle monarchie, offrono tutti i vantaggi dele città ma su scala infinitamente maggiore. Basti pensare, al riguardo, le risorse o l’influenza geopolitica che può mettere in campo l’Italia versus quelle della Repubblica di Venezia o di Milano città-Stato. Non c’è competizione: quale che sia la percentuale di Milano sul PIL italiano rimane, per l’appunto, solo una percentuale.

Lo stesp successivo è l’impero. La vera differenza fra gli imperi e le altre entità politiche è la missione universale di cui si investono (ma si deve notare che le prima città erano uguali sotto questo punto di vista). La spinta propulsiva degli imperi porta con sé il problema di amalgare fra di loro popolazioni differenti per storia, cultura e lingua. Nella nazione trovi i cittadini di quella nazione su tutto il territorio nazionale mentre in un impero puoi benissimo trovare in ogni regione un popolo differente soggetto al popolo residente in un’altra regione ancora.

E visto che gli imperi costano enormemente in termini di risorse, non è sempre possibile garantire un benessere tale da occultare il fatto di essere sotto dominazione straniera. Alla lunga gli imperi crollano sotto le proprie contraddizioni lasciando lo spazio ad altre entità politiche. Gli imperi sono effimeri e possono durare soltanto una generazione, le Nazioni invece affondano le loro radici nella storia. Se sotto un impero abbiamo un gruppo etnico che domina sugli altri, negli Stati-nazione abbiamo un solo gruppo etnico o uno con piccole minoranze. Pur essendo meno potente, quindi, lo Stato-nazione è più affidabile e stabile di un impero e più potente di una città-Stato.

Per questo motivo gli Stati-nazione hanno scalzato tutte le altre forme di organizzazione politica grazie alla loro efficienza e potenza. E voi volete cancellare 5.000 anni di storia perché vi piace il locale? Auguri.

 

P.S.

La UE non potendo essere uno Stato-nazione perché non esiste -né può esistere – la nazione europea sta cercando di diventare un impero tecnocratico. Ah, gli imperi si tengono insieme con il manganello, per la cronaca…

 

[… fine]

 

—————————————————————-

[1] Cfr. http://www.thefederalist.eu/site/index.php?option=com_content&view=article&id=887&lang=it.

[2] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/glocalizzazione_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/.

[3] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/nazione/.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 1 novembre 2017 da in politica con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: