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Recensione film: Thor Ragnarok

La sinossi del film [1]:

Il ritorno di Thor ad Asgard si fa amaro quando scopre che Loki si è sostituito al padre Odino sul trono, spedendo quest’ultimo in un ospizio terrestre. Ma il peggio deve ancora arrivare: Hela, sorella maggiore e dea della morte, sta per uscire dalla sua prigione e vuole vendicarsi su Asgard.

In aggiunta alla sinossi si può considerare quanto svelato dai trailers: il Gran Maestro, Hulk gladiatore, Surtur. Il tutto per creare una storia epica dalla musica wagneriana? Talmente epico che la colonna sonora comprende i Led Zeppellin

 

—- Ma voi cosa sapete della mitologia norrena? —-

Nella mitologia scandinava il Ragnarok è sì l’evento finale, ma non la fine dei tempi, solo la fine di un tempo, di un ciclo [2]:

Nell’escatologia scandinava il Ragnarok è l’evento che segna la fine dei tempi: gli Dèi si scontreranno con i giganti, in una battaglia in cui entrambi moriranno e il cielo e la terra bruceranno dopo la guerra finale tra bene e male. Non vi è nulla che gli Dèi possano fare per impedirlo. Il Ragnarok è anche il mezzo con cui l’universo, ormai purificato, potrà iniziare un nuovo ciclo cosmico. Si tratta quindi di una fine ciclica del mondo, a cui seguirà una nuova creazione, a sua volta seguita da un altro Ragnarok, e così via, per tutta l’eternità. In altre parole, la creazione e la distruzione sono come punti alle estremità opposte di un cerchio, dove non si può raggiungerne uno senza incontrare l’altro.

L’aspetto tragico del Ragnarok non è tanto il conflitto cosmico in sé ma il fatto che persino gli dei scandinavi, gli Asi, non possano fare nulla per scongiurare quanto il fato ha riservato per loro. Non diversamente dalle divinità dell’Iliade, fra l’altro.

La Marvel, ovviamente, arruolando fra le sue fila Thor si è anche presa il Ragnarok fino a dedicarci un ciclo narrativo. Ma sbagliate se pensate che la Marvel abbia preso spunto dal quel ciclo narrativo per la terza incarnazione cinematografica di Thor. Ad essere presi come spunto d’ispirazione sono state, invece, il tono de i Guardiani della Galassia e il ciclo di fumetti Planet Hulk dove il povero gigante di giada si ritrova a fare il gladiatore sul pianeta Sakaar. Il rapporto con la mitologia norrena? Mistero…

 

—- Thor Ragnarok, il cinepanettone —-

Il primo capitolo della triologia dedicata al dio del tuono è spesso definito d’ispirazione shakespeariana perché il regista era Kenneth Brannagh, noto attore e regista inglese che su Shakespeare si è costruito la carriera. E in effetti le tematiche e i personaggi del ciclo mitologico norreno ben si prestano all’opera del Bardo inglese. Il risultato fu, per quanto mi riguarda, una colossale delusione dato che della tragedia e di Shakespeare non c’era traccia – a parte quel pizzico di Loki – e a dominare era la Disney. Thor era più una storia Disney che una norrena!

Nel secondo capitolo il cambio di regia ha portato anche a un mutamento nel tono della pellicola rendendola più dark e meno commedia ma, ancora una volta, della tragedia mitologica o di quella Shakesperiana non c’è traccia.

La terza pellicola arriva dopo il successo inaspettato dei Guardiani della Galassia e nel mezzo della tendenza di adottare lo stesso registro narrativo basato su battutine e scenette. Il risultato è una commedia divertente che si regge sull’interazione fra i personaggi:

– Thor e Loki;

– Thor e Hulk;

– Thor e Valchiria;

Persino Hela, la dea della morte e la villain del film, passa la metà del tempo a fare battutine…

Per metterla giù semplice, Hulk è stato inserito solamente per fare le scenette comiche con Thor. Il film alla fine è fracassone, divertente, con combattimenti spettacolari uniti a interazioni degne di una commedia. La colonna sonora è pop anni ’80 o giù di lì, con buona pace di uno come Wagner che compose un dramma musicale dedicato proprio allo stesso argomento. Ma il tono era tutt’altra cosa, s’intende.

 

—- Ma dove va il cinema Marvel?—-

L’interpretazione dei personaggi è ottima. Se Tom Hiddleston è per Loki quello che per Wolverine è Hugh Jackman, Chris Hemsworth si rivela più efficace nei nuovi panni dettati dalla commedia rispetto alle prime incarnazioni. Sia Anthony Hopkins che Jeff Goldblum riescono in poche scene ad animare i propri personaggi, mentre un’irriconoscibile Cate Blanchett tratteggia una Hela spettacolare a suo agio sia nel ruolo di dea della morte sia nelle solite e immancabili battutine.

Si tratta di un film da vedere? Se siete appasionati dei fumentti Marvel o della mitologia norrena il rischio è quello di farsi venire un’ulcera, per tutti gli altri è un cinepanettone come tanti dove un tizio biondo che si definisce un dio si prende a pugni in un’arena con coso verde. Una commedia, come si è già detto, priva di pensieri o riflessioni, girata per divertire e incassare.

A destare perplessità, infine, è la tendeza di uniformare tutte le pellicole Marvel nello stesso registro narrativo de i Guardiani della Galassia. Pura follia se hai un universo cinematografico con personaggi e tematiche fra loro assai differenti. Il rischio, poi, è quello di vedere morire il genere supereoistico per eccesso di offerta e sotto i colpi degli auto sberleffi e delle battutine. Come accadde, fra l’altro con il genere Peplum.

 

P.S.

Ma in tutto questo, dove diavolo è l’Incantatrice?

 

Voto: 7+, da prezzo ridotto al cinema

 

[1] Cfr. http://www.mymovies.it/film/2017/thorragnarok/.

[2] Cfr. https://norvegiani.wordpress.com/2015/06/17/mitologia-norrena-conclusione-il-ragnarok/.

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2 commenti su “Recensione film: Thor Ragnarok

  1. magiupa
    11 novembre 2017

    però quello cercavo e quello ho trovato…preferisco divertente a deluso.
    Non chiedo più la luna!
    Da mo!

    • Charly
      15 novembre 2017

      Eh, ma si poteva fare d più!

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 novembre 2017 da in recensioni, Uncategorized con tag , .
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