Charly's blog

Una difesa comune europea? Torna il Sacro Romano Impero!

La UE prova a rinnovarsi creando una difesa comune, la cosiddetta Pesco [1]:

BRUXELLES, 13 NOV – Sono 23 i paesi della Ue che in occasione del Consiglio Esteri/Difesa a Bruxelles hanno firmato la “notifica congiunta” della volontà di partecipare alla cosiddetta Pesco, la cooperazione permanente strutturata nel campo della difesa europea. A non firmare sono stati la Gran Bretagna, in uscita dalla Ue e da sempre contraria ad una difesa comune europea, la Danimarca (che è esentata sin dall’adesione al Trattato di Lisbona), l’Irlanda, Malta e Portogallo. La firma di oggi è il primo passo formale per l’istituzione della Pesco.

I vantaggi sono evidenti:

– ottimizzazione dei costi con la suddivisione delle spese;

– capacità di proiezione militare su scala continentale garantita da una politica comune;

Almeno questa è la teoria. Si deve evidenziare che non è la prima volta che si parla della cosa, ma oggi c’è un piccolo cambiamento. Vediamo quale.

 

—- Una difesa comune? Gli ostacoli economici e industriali —-

Dei paesi che sono rimasti fuori alla Pesco solo il Regno Unito presenta una rilevanza politica e industriale visto che si tratta di uno dei più grandi produttori di armi al mondo che produce carri armati, navi, avionica, missili, armi leggere. Si dovrebbe ricordare, fra le altre cose, che il Regno Unito è un partner commerciale di grande rilievo per l‘industria europea come l’EF2000 insegna. Pur essendo sempre stato contrario all’idea di una difesa comune, un progetto di difesa europea senza il Regno Unito parte da una base assai inferiore e limitata con particolare rilevanza nella proiezione oceanica.

Se poi consideriamo i paesi partecipanti, non si può notare che le difficoltà analizzate in un post sull’argomento precedente  permangono tanto nei termini industriali quanto per le capacità logistiche. Un’ovvia esigenza, infatti, per le forze armate è la necessità di essere equipaggiati con armi e strumenti di supporto. Lasciamo perdere gli aspetti minori dal punto di vista industriale – seppur essenziali in termini operativi – come divise, scarponi, coltelli, tende e concentriamoci sugli aspetti più onerosi in termini di risorse e produzione. Partiamo dai carri armati, dai MBT (main battle tank) dove abbiamo i seguenti modelli europei:

– Lepard, tedesco;

– Leclerc, francese;

– Ariete, italiano;

Tre modelli differenti, inoltre, presuppongono tre industrie differenti. Lo stesso ragionamento può essere fatto per autoblindo, autoveicoli, semoventi, pezzi d’artiglieria. Il discorso si complica ancora di più se consideriamo le armi leggere. Ecco i paesi che producono armi da fuoco:

– Germania;

– Francia;

– Italia;

– Belgio;

 – Austria;

– Repubblica Ceca;

– Svezia;

Ed è possibile che mi stia dimenticando qualcuno. Poi abbiamo gli aerei e a parte la Francia che è completamente autonoma per sviluppo ed equipaggiamento, l’Italia e la Svezia hanno una propri industria e anche la Germania e la Spagna (seppur su scala minore). Anche la marina vuole la sua parte e sia l’Italia sia la Francia dispongono di ampie capacità produttive mentre la Germania in genere si occupa di sottomarini.

Eccoci arrivati al dunque: il nuovo esercito europeo con quale equipaggiamento verrà adottato? Si badi bene che una concentrazione industriale vuol dire lasciare fuori qualcuno, mentre tenere tutto come ora vuol dire creare un incubo logistico sia per la produzione sia per il dispiegamento operativo. Senza contare poi le singole esigenze operative: la Finlandia deve tenere conto della neve, la Francia che opera in Africa della sabbia.

 

—- La vendetta di Von Clausewitz: dov’è la politica? —-

Al netto dello sforzo logistico-industriale, il punto dirimente della questine è la volontà politica che guida e determina lo sforzo militare. O, meglio, se solo ci fosse una volontà politica. Come si è già visto la UE manca di una volontà politica semplicemente perché i paesi che la compongono non hanno né possono avere interessi condivisi:

– perché la Spagna e l’Italia dovrebbero sacrificare i propri interessi commerciali con la Russia per le fobie dell’Est Europa?

– perché l’Est Europa dovrebbe mettersi in casa l’immigrazione che altri paesi non gestiscono o che, addirittura, incentivano?

– perché gi altri paesi europei dovrebbero investire risorse per gli interessi economici in Africa della Francia?

– Perché l’Irlanda o la Svezia dovrebbero appoggiare la Grecia nella sua annosa rivalità con la Turchia?

– E le armi nucleari francesi? A chi spetta l’ultima parola?

E così via. La mancanza di unità culturale, le differenze per lingua, storia e cultura non aiutano a comporre il quadro, anzi. Creano incomprensioni e conflittualità come il caso della Polonia o dei baltici ben dimostra.

In più c’è il problema americano: gli USA non hanno nessun interesse a vedere la Germania assurgere a rango di potenza egemone d’Europa né tantomeno hanno interesse a vedere la UE diventare una potenza mondiale. Allo stesso tempo i paesi dell’Est hanno più fiducia negli USA e non vedono di buon occhio l’egemonia tedesca. Ricordiamo che la presenza americana nell’Est Europa serve per tenere separati Berlino, Mosca e Pechiano.

Visti gli elementi fin qui citati mi è francamente difficile capire come si possa realizzare una forza di difesa comune senza una politica retrostante con chiari e condivisi obiettivi strategici. Non si deve essere degli esperti delle opere di Von Clausewitz per sapere che le forze armate sono soltanto la proiezione della politica e senza di essa non si può fare nulla. Ma esattamente come per l’economia dove si è introdotto l’euro senza che ce ne fossero le condizioni, anche sotto quest’aspetto l’élite europea vuole forzare la mano creando una difesa comune senza che ce ne siano le condizioni. Quel che si dice la ricetta di un disastro.

 

—- Quant’è forte l’asse franco tedesco? —–

In una realtà organizzativa – sia essa politica, militare o lavorativa – caratterizzata da una pluralità di attori i rapporti di potere non sono uguali ma dettati da svariati fattori che determinano l’influenza (potere economico, militare, culturale). All’interno della UE è evidente a tutti che il ruolo egemonico è ricoperto dalla Germania, la Francia è defilata mentre gli altri paesi non sono pervenuti. L’Italia pur essendo nella stessa classe del Regno Unito o della Francia non rientra nelle segrete stanze del potere sia per il suo momento di debolezza politica ed economica sia per la cultura di subordinazione di stampo coloniale imperniata sull’auto razzismo che caratterizza in particolar modo il cosiddetto ceto medio riflessivo e l’élite.

Con il Regno Unito fuori dai giochi per via dell’improvvisa Brexit, rimane, pertanto, l’asse franco-tedesco a dominare sul Vecchio Continente. Alla trionfale marcia franco-tedesca rimangono, tuttavia, alcuni ostacoli:

– l’Europa dell’Est se costretta a scegliere fra Germania e USA sceglierebbe la bandiera a stelle e strisce anche considerando la fine dei fondi europei e il progressivo avvicinamento agli standard dell’Europa occidentale (Spagna e Italia);

– la Francia non tiene il passo della Germania visto che è solo un’Italia con cinque anni di ritardo;

In più il progressivo processo di unificazione europea obbliga a realizzare una struttura sociale ed economica comune che non può che alienare gli estremi: il welfare scandinavo caratterizzato da un’elevata tassazione e dall’elevata spesa pubblica e l’Irlanda, semi paradiso fiscale dalla bassa tassazione e dalla bassa spesa pubblica.

Si potrebbe ipotizzare, quindi, la perdita dell’Est Europa, della Scandinavia e dell’Irlanda. Che cosa rimarrebbe? La Germania, il Benelux, l’Austria, forse la Repubblica Ceca, la Francia, l’Italia, i paesi iberici. A parte per i paesi iberici siamo praticamente tornati al Sacro Romano Impero…

Se pensate che una UE più piccola possa essere più gestibile immagino che l’establishment tedesco non possa che essere d’accordo. Allo stato attuale l’esercito tedesco è ai minimi storici e non è in grado di effettuare la pù banale delle operazioni di proiezione di potenza. Ma se il resto dell’Europa occidentale è così gentile ad accettarne l’egemonia e a fornirne le forze armate il discorso cambierebbe radicalmente di tono. E tutto nel nome del più Europa, s’intende…

 

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[1] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/11/13/ue-23-paesi-firmano-per-difesa-comune_784ce764-344b-4a49-a280-554c7f23bbc3.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 novembre 2017 da in Uncategorized con tag , , .
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