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Il dilemma strategico della Polonia: missili americani, capitali tedeschi e merci cinesi

Torniamo alla Nuova via della seta cinese ed esaminiamola dal punto di vista polacco visto che il paese dovrebbe diventarne un importante hub logistico:

La  Polonia, fra l’altro, risulta già essere fortemente integrata nella struttura economica tedesca sia via outsourcing di servizi sia come parte del processo produttivo industriale.

 

—-  La Polonia e il passato che torna: schiacciata fra le grandi potenze —-

Il problema strategico fondamentale per la Polonia è sempre stata la sua posizione geografica. Il paese gode di una posizione vantaggiosa in termini commerciali essendo un punto di passaggio obbligatorio fra l’Est e l’Ovest del continente europeo, ma è anche composto principalmente da pianure prive di difese naturali contro le invasioni. Non a caso nel corso della sua storia la Polonia è stata invasa a più riprese da Sud (Turchi e Austriaci), da Est (Mongoli e Russi), da Ovest (Prussiani e poi Tedeschi) e da Nord (Svedesi).

Se poi si aggiunge al tutto la struttura economica (semi feudale) e la struttura politica estremamente disfunzionale della Polonia dell’epoca, non è difficile da capire perché il paese è stato smembrato da paesi assai più piccoli come la Prussia, male organizzati come l’Austria o più arretrati come la Russia. L’indipendenza è stata poi riacquistata a seguito della Prima Guerra Mondiale salvo poi essere nuovamente persa a seguito della Seconda.

Per ovviare al suo storico dilemma strategico, allora, la Polonia ha adottato una duplice strategia:

  • Salvaguardarsi il fianco Ovest entrando in una stessa organizzazione politica con la Germania, la UE;
  • Salvaguardarsi il fianco Est appoggiandosi a una terza potenza ai ferri corti con la Russia e non interessata a occupare la Polonia: gli USA;

Il Nord e il Sud, infine, non sono più una minaccia per questioni culturali e storiche. Il giochino ha funzionato e la Germania non è una minaccia militare, mentre la Russia è tenuta a bada dalle installazioni militari americane.

Ma se il problema strategico militare è stato risolto, ne rimane un altro enorme a livello politico ed economico.

 

—- La Polonia, la patria dell’outsourcing —-

La Polonia è famosa per l’ampio utilizzo dei finanziamenti europei ma è solo una parte della storia [1]:

Chi ha detto che i principali beneficiari dei fondi Ue sono solo i Paesi dell’Est? Nella partita per aggiudicarsi i primi cinque posti i Paesi del Vecchio continente battono quelli dell’allargamento a dispetto dei luoghi comuni. La «top 5» dei Sie, i fondi strutturali e di investimento europei, la grande cornice che racchiude i vari strumenti di finanziamento Ue, presenta infatti alcune sorprese: la Polonia, nell’Unione dal 2004, guadagna la medaglia d’oro, mentre l’argento va all’Italia. Nella classifica dell’ammontare totale il bronzo spetta invece alla Spagna, mentre la Romania, nel club europeo dal 2007, ottiene il quarto posto e la Germania il quinto. A questi cinque Paesi, come dimostrano le elaborazioni dell’Osservatorio Il Sole 24 Ore-Gruppo Clas, verrà destinata circa la metà del tesoretto complessivo che per tutti i 28 vale oltre 454 miliardi di euro nel periodo 2014-2020.

L’Italia occupa la seconda posizione e la Germania la quinta senza che nessuna li tiri sempre in ballo, per dire.

Il vero punto di forza della Polonia, a parte per la sua base industriale e agricola, è l’outsourcing che si divide in due categorie:

  • Dalla Germania in ambito industriale;
  • Dal resto d’Europa nell’ambito dei servizi;

Se nel primo caso la mera vicinanza geografica unita alla necessità di determinati standard di qualità da raggiungere farà sì che il rapporto economico possa durare anche negli anni a venire, nel secondo caso il suo successo pone le basi della sua rovina. L’elevata crescita unita a una situazione di piena occupazione mette i salari sotto pressione. Si prospetta, infatti, che entro il 2025 la Polonia raggiunga il livello di PIL pro capite della Spagna e del Portogallo se non addirittura quello italiano.

Così facendo, tuttavia, viene meno la ragione principale dell’outsourcing dato che a parità di stipendi solo una minore tassazione renderebbe conveniente l’operazione. Si deve considerare, però, che a Lisbona è facile trovare madrelingua mentre in Polonia trovi in genere persone provenienti da paesi vittime di elevata disoccupazione, più poveri o persone accalappiate con l’Erasmus. Morale della favola? Che l’outsourcing durerà ancora una decina di anni per poi spostarsi per alcune lingue facilmente reperibili in Romania o Albania (i Rumeni sono la prima comunità di stranieri sia in Italia sia in Spagna) o dove le lingue non sono importanti in un qualche paese balcanico. Laddove, invece, la conoscenza della lingua è dirimente io punterei le fiches sul Portogallo o, in misura minore, la Spagna.

 

—- Hub logistico? E chi lo dice agli americani? —-

Il Governo polacco è perfettamente consapevole della situazione e prevede sia lo sviluppo dell’industrializzazione del paese sia di puntare sull’IT [2]:

Although Poland is not the least expensive in terms of outsourcing, companies that outsource software development to the region can save up to 50%. The Polish IT industry is, first of all, characterized by the superior quality of its services. The country has now become a regional leader in terms of IT outsourcing, with cities with a well developed IT infrastructure such as Warsaw, Krakow, Lodz, Katowice and Wroclaw. Moreover, major global ICT players established their R&D centers in Poland.

Around 5,000 IT specialists with excellent skills are annually employed in the industry. In 2016, the IT services market in Poland reached $7.9 billion, and approximately 140,000 IT professionals work in this sector in more than 450 outsourcing centres. Statistics also show that 200,000 IT jobs will be created by 2018. What is more, the fact that Poland currently ranks 5th globally in a ranking published by Topcoder – a crowdsourcing platform which consists of more than one million of the world’s top developers, designers, algorithmists and data scientists – is another demonstration of the country’s acknowledged leadership in the IT sector.

L’altro elemento su cui puntare è la posizione del paese per trasformarlo in hub logistico. Con la Nuova via della seta i Cinesi vogliono aggirare il dominio americano sui mari inviando le proprie merci via terra verso l’Europa,  il suo naturale mercato di sbocco, e mettendo le mani sulle risorse naturali russe. Gli Americani, ovviamente, non guardano di buon occhio la fusione fra le merci cinesi, le risorse russe e i capitali tedeschi. D’altronde le truppe a stelle e strisce sono in Polonia e nell’Est Europa proprio per evitare la costruzione di un legame russo-tedesco (nell’aria dal 19° secolo anche se poi, storicamente, è andata assai diversamente).

La Polonia, allora, ha due opzioni:

  • Tenersi buoni gli Americani mettendosi di mezzo alla Nuova via della seta;
  • Salutare gli Americani e mettersi in combutta con Tedeschi e Russi;

Visto l’attuale Governo in carica è lecito aspettarsi la prima opzione e non la seconda, ma non ci vuole un genio a capire che mettersi contro la Germania porterà a conseguenze anche di stampo economico. In più la Repubblica Ceca non sarà un alleato in questa battaglia per via del suo elevato grado di integrazione economica con la Germania.

Sul finire del prossimo decennio, quindi, la Polonia dovrebbe perdere una delle basi economiche su cui ha fondato il proprio successo e stabilire che cosa fare da grande. Ma, a differenza dell’Italia, lì si riflette su cosa fare.

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[1] Cfr. http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/09/05/la-classifica-dei-paesi-che-raccolgono-piu-fondi-dallue-italia-sul-podio/?refresh_ce=1.

[2] Cfr. https://www.directpl.com/2017/04/12/outsourcing-in-poland/.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 novembre 2017 da in Uncategorized con tag , , , , .
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