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Di laureati, scienziati ed esiti occupazionali

Lasciamo la parola all’editorialista Panebianco [1]:

A dimostrazione del fatto che le fake news non sono una invenzione recente, possiamo identificare una serie di asserzioni false che, a volte da decenni, vengono riproposte continuamente di fronte al pubblico. Queste falsità sono diventate luoghi comuni, acriticamente assunti come veri. Sono, almeno in parte, frutto di automatismi mentali, di cortocircuiti cognitivi. Per lo più, le asserzioni false circolano per una combinazione di interessi (qualcuno ha interesse a che il falso venga creduto vero) di chi le ribadisce e della pigrizia mentale di chi le ascolta.

Ed ecco la fake news che ci interessa:

Alcune di queste asserzioni false appartengono alla categoria «come imbrogliare i giovani». La più spudorata è quella secondo cui avremmo in Italia «pochi laureati». Detta così è una bugia. Abbiamo troppi laureati in giurisprudenza e troppo pochi laureati in fisica. Più in generale: troppi laureati in materie umanistiche, e in scienze umane, e pochi laureati nelle scienze hard. Questa distorsione penalizza i giovani laureati alla ricerca di una prima occupazione. Per eliminare la distorsione bisognerebbe introdurre il numero chiuso in tutti i corsi di laurea umanistici e di scienze umane. In modo da dare agli studenti liceali una bussola per orientare le scelte future. I più dotati in materie umanistiche sapranno che, se quella è la loro vocazione, essi dispongono di buone chance per superare lo sbarramento del numero chiuso. Gli altri, se vogliono accedere all’Università, dovranno dedicarsi con impegno, già al liceo, allo studio della matematica e delle discipline scientifiche. Avremmo allora, in prospettiva, meno laureati(ma di migliore qualità) nelle umanistiche e più laureati nelle scientifiche. Mettendo fine a una distorsione che penalizza i giovani (e,per giunta, non mette a disposizione del mondo produttivo abbastanza «capitale umano»).

Tralasciando la distinzione fra scienza hard e soft, al massimo è la fantascienza che si divide in quel modo, ma è vero che il sistema economico italiano difetta dei dottori in fisica e chimica?

 

—- Giurisprudenza vs fisica: chi lavora di più? —-

Panebianco ha tirato in ballo due discipline specifiche, la fisica e la giurisprudenza, e mi sembra d’obbligo fare quello che l’illustre editorialista non si è preoccupato di fare: esaminare i dati statistici a disposizione. Ecco com’è la situazione occupazionale dei laureati in fisica (LM-17, 20/S) e giurisprudenza (LMG/01, 22/S, 102/S) a 5 anni dalla laurea magistrale, anno di riferimento 2016 [2]:

 

Tabella n°1. Condizione occupazionale dei laureati magistrali a 5 anni dalla laurea, anno 2016.

 

Fisica

Giurisprudenza

Lavora

58,8

72,1

Non lavora/non cerca

26,4

10,7

Non lavora ma cerca

14,9

17,2

Fonte: Almalaurea.

 

Ops. Vuoi vedere che Panebianco non ha citato i dati statistici non per mera dimenticanza ma perché confutano la sua tesi? Dite che sono cinico a pensarla così? Ecco la condizione occupazionale dei laureati a 5 anni dalla laura, cortesia del Rapporto numero 17 di Almalaurea:

 

Siamo sempre rimasti all’ops, non trovate? Capisco che uno possa avere difficoltà a usare l’applicazione interattiva sul sito di Almalaurea ma, nel caso, basta leggersi il Rapporto. Come abbiamo visto lì si possono trovare anche i disegnini…

 

—- Quid est umanistico? —-

Se consideriamo la situazione occupazionale, al primo posto troviamo medicina, a seguire ingegneria ed economia. Nessuna sorpresa visto che a parte la scienza triste le altre due discipline presentano il numero chiuso. Ed è megio ricordare che il numero chiuso serve solo a garantire i redditi di chi esce da determinate facoltà. Se si addottasse lo stesso concetto in ambito economico e lavorativo tutti griderebbero al protezionismo…

A completare la top five troviamo architettura ed educazione fisica. E questo ci porta al problema successivo: quale disciplina è scientifica e quale no? Considerato che Almalaurea usa una classe apposita, il gruppo scientifico, verrebbe da ipotizzare che nella top five non sia possibile trovare un solo elemento figlio delle “scienze hard”, per dirla alla Panebianco. Ed è meglio ricordare che chi esce da psicologia e da scienze politiche consegue un risultato migliore di chi esce dalle facoltà scientifiche, mentre chi si laurea in lettere non è poi tanto lontano essendo a soli 4 punti percentuali di distanza.

Non ho mai capito il perché, quindi, si sia soliti dire che i laureati in ambito scientifico siano insufficienti a far fronte alla domanda del mondo del lavoro. Ma se così fosse, ovviamente, il tasso di occupazione dei laureati provenienti dalle discipline scientifiche dovrebbe essere assai più alto. Si dovrebbe ricordare, allora, che la performance occupazionale dipende da svariati fattori:

  • l’andamento economico;
  • la specializzazione produttiva di un paese;

Considerati i dati attuali per le materie scientifiche non c’è molto spazio e mi hanno detto che i laureati in fisica vengono impiegati per lo più per le loro conoscenze matematiche, magari come addetti alla cassa di una banca. Ma è un aneddoto, fate voi.

In conclusione, Panebianco invoca meno laureati in ambito umanistico, seppur di migliore qualità, e più laureati in ambito scientifico. Io, invece, non invoco meno docenti universitari, questo no, ma è chiedere troppo che sappiano almeno incrociare due dati statistici?

 

Approfondimenti:

– fantascienza hard e soft: https://it.wikipedia.org/wiki/Generi_e_filoni_della_fantascienza.

 

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[1]Cfr. http://www.corriere.it/opinioni/17_dicembre_05/fake-news-gabbia-d-acciaio-028121b8-d926-11e7-a3a8-44c429ca235a.shtml.

[2] Cfr. http://www.almalaurea.it/universita/profilo/profilo2016.

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Un commento su “Di laureati, scienziati ed esiti occupazionali

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Questa voce è stata pubblicata il 6 dicembre 2017 da in economia con tag , , , .
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