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Star Wars: The Last Jedi, un’analisi (SPOILER ALERT)

Mercoledì sono andato a vedere l’ultimo capitolo della saga di Star Wars e lì per lì sono rimasto interdetto da quanto avevo appena visto. Dopo un paio di giorni di riflessioni sono passato a un altro status: la delusione, profonda e totale delusione. Prima di aver visto il film avevo letto che la pellicola aveva scatenato una frattura fra i fans per via delle sue innovazioni che andavano a intaccare alcune tematiche fondamentali della saga all’insegna del motto “kill the past”. Personalmente non ho nulla contro le innovazioni anche radicali – preferisco i nuovi Star Trek ai vecchi, per dire – specie se stiamo parlando di una trilogia che ha come protagonista un nuova generazione. Purtroppo il problema è che quanto si legge sono tutte cazzate e non siamo di fronte a una rilettura del dualismo Lato Oscuro/ Lato Chiaro o dei fondamentali della saga. Siamo di fronte, semplicemente, a un film caratterizzato da una trama pessima, illogica e con buchi grandi come una casa.

Avvertenza: l’articolo che segue è ricco di spoiler. Ripeto: SPOILER.

 

—- La narrativa di Star Wars: i triangoli relazionali —-

Prima di vedere la trama in dettaglio è meglio analizzare la struttura narrativa che regge l’intera saga. Star Wars non è altro che la trasposizione del Cammino dell’Eroe in ambito Sci-fi condito da un dramma familiare. Sullo sfondo abbiamo l’eterno scontro fra il bene e il male declinato nell’accezione Lato Chiaro vs Lato Oscuro. E fin qui nulla da eccepire anche se possiamo già notare un problema di fondo di una certa rilevanza: la Forza non serve a niente. Si può dire quanto si vuole che la Forza è potentissima ma, alla fine, è la tecnologia che permette il viaggio spaziale o la distruzione dei pianeti. Persino in combattimento i Jedi vengono sconfitti dai cloni o portati allo stallo dai droni (si veda Obi Wan e Qui-Gon Jinn in Episodio 1 contro i droni armati di scudi) e non ci vuole molto a capire che è più conveniente clonare o addestrare che formare un Jedi dall’infanzia. Ma sorvoliamo, per ora, sull’inutilità della Forza.

Un’altra caratteristica narrativa di Star Wars è l’instaurazione dei triangoli relazionali fra i personaggi principali. In Episodio 4 il primo triangolo è quello formato da Luke – Obi Wan – Han Solo con il giovane eroe che si ritrova alle prese con due diverse figure che ricoprono il ruolo di mentore. Alla morte di Obi Wan subentra Leia come nuovo vertice creando il triangolo di personaggi che attraverserà tutta la prima trilogia. Nella prima pellicola, infine, Darth Vader è solo il villain e non ha rapporti particolari con gli altri personaggi.

Nella seconda pellicola il triangolo si scioglie momentaneamente quando gli eroi lasciano il pianeta Hoth. L’arrivo di Luke su Dagobah porta alla formazione di un secondo triangolo: Luke – Yoda – Darth Vader (implicito). In questo triangolo Luke deve scegliere la strada da percorrere barcamenandosi fra i due opposti. Il film termina con la rivelazione sul passato di Vader e con la scomparsa dalla scena di Han. Questo ci porta al terzo film dove il triangolo dei protagonisti si ricompone all’inizio per poi sciogliersi a metà pellicola lasciando lo spazio alla tematica portante: il triangolo Luke – Vader – Palpatine. Il triangolo si scioglie con la morte di Palpatine e la redenzione di Anakin, ma alla fine del film ricompare il triangolo dei protagonisti con la felice risoluzione del conflitto narrativo.

Tutti gli altri personaggi sono secondari e di supporto a questi triangoli narrativi che costituiscono il motore della trama. Ovviamente questa è solo una tenica narrativa come tante altre. I Cavalieri dello Zodiaco, ad esempio, usano la tecnica delle 5 stelle focalizzando la propria attenzione su 5 personaggi principali:

  • Seiya: il frontman;
  • Ikki: il ribelle;
  • Shun: l’effeminato;
  • Shiryu: il serioso e affidabile;
  • Hyoga: il silenzioso e tormentato;

Fra l’altro, se ci fate caso, è la stessa struttura adottata da alcune boy bands negli anni ‘90.

Nella tecnica delle 5 stelle ogni personaggio ha il suo spazio mostrandoci le relazioni che va a intessere nell’arco della narrazione. Queste relazioni, però, raramente vanno a toccare le altre stelle per una semplice questione di utilizzo dei tempi narrativi: Aquarius, per dire, è in relazione con Hyoga, non con gli altri. Se si vuole creare in rapporto multidirezionale è meglio limitare l’uso dei personaggi a un numero gestibile come, per l’appunto, tre. Nulla vieta, in ogni caso, la presenza di un singolo personaggio in più triangoli relazionali come accade a Luke. Ma bisogna sempre stare attenti all’uso del tempo e dello spazio…

 

—- La terza trilogia? Un disastro narrativo —-

Partiamo ora da Episodio 7 che, come vedremo, è la vera causa dello squilibrio narrativo in Episodio 8. In teoria la nuova trilogia dovrebbe avere come triangolo principale quello Rey – Finn – Poe. Rey, infine, dovrebbe essere la nuova prescelta e viene caratterizzata come un personaggio dall’oscuro passato esattamente come per Anakin e Luke. In questo bellissimo piano c’è solo un piccolissimo problema: Han Solo. Non solo la sua presenza porta alla marginalizzazione di Poe, il nuovo Han in teoria, ma persino a quella di Finn. Han, infatti, non solo assume un ruolo di mentore per Rey ma è pure il padre di Kylo Ren. E giusto per non farsi mancare nulla muore nel finale rubando la scena a tutto e a tutti. Il triangolo portante di Episodio 7, quindi, è quello Rey – Han – Kylo.

In Episodio 8 la musica non cambia perché Luke prende il posto di Han. In più gli altri due vertici del triangolo si ritrovano in comunicazione diretta fra loro a dispetto della distanza che li separa. Alla fine del film si viene a formare il triangolo Rey – Snoke – Kylo ma pur uccidendo il “Leader Supremo” dei cattivi Kylo non passa dalla parte dei buoni. Il rapporto con Rey, tuttavia, è sempre più forte fino a diventare l’asse portante di questo e del prossimo film.

Ancora una volta Poe e Finn risultano essere messi in ombra dagli altri personaggi che rubano la trama, il palcoscenico e l’attenzione del pubblico. Poe si ritrova in un triangolo con Leia e l’Ammiraglio Holdo crato per evidenziarne la crescita da pilota testa calda a leader responsabile e lungimirante. Peccato solo che l’intera storia sia stupida e senza senso. Finn, invece, finisce invischiato in un altro triangolo con una tappetta dei Ribelli che non si sa chi sia o da dove venga e un tizio su un pianeta casinò. E peccato che a nessuno freghi niente della cosa.

Non paghi il problema si ripresenterà nel prossimo episodio. Vista la tendenza fin qui evidenziata di ammazzare un personaggio storico per film – prima Han e ora Luke – per lasciare spazio alla nuova generazione, la prossima vittima designata dovrebbe essere Leia. Il triangolo Rey – Kylo – Leia è scontato anche perché quest’ultima è pur sempre la madre dell’ormai unico villain della serie. E ancora una volta a Poe e Finn rimangono le briciole… se non fosse che Carrie Fisher è deceduta rendendo problematica la gestione del personaggio. Anche riducendo il ruolo di Leia la situazione non cambierebbe perché Kylo ha poco da spartire con gli altri due squinzetti che di tanto in tanto compaiono sullo schermo. Qui si rischia un riciclo sotto forma di fantasma della Forza di Han o tanta CGI per Leia…

 

—- Episodio 8: ma c’è una trama? —-

La questione degli squilibri narrativi, tuttavia, non è il vero problema della pellicola dato che il problema può essere risolto in sede di sceneggiatura. In più pochi se ne rendono conto se non a un livello istintivo. Né il problema è rinvenibile nel presunto tradimento alla mitologia della serie dato che:

  • i Sith continuano a pensare e a agire come hanno sempre fatto, compresa l’abitudine degli apprendisti di ammazzare i loro maestri;
  • Luke è cambiato ma dopo 40 anni vorrei ben vedere;
  • e a dispetto del cambiamento dell’ultimo Jedi l’ideologia dei Jedi non muta dato che Rey si muove nella tradizione;
  • la mitologia infantile del Lato Oscuro / Chiaro rimane, non ci sono sfumature o punti ambigui;
  • anche qui abbiamo i cattivi potenti contro i ribelli straccioni;
  • anche le battutine non sono il problema con la p maiuscola, l’umorismo era presente anche nelle trilogie precedenti;

Dove cade, allora, il film? Ovvio, nel punto più importante di una storia: la trama. Dove, ahinoi, troviamo i seguenti orrori:

  • azioni stupide e inutili;
  • elemementi dal primo film dimenticati per strada;
  • elementi dal primo film buttati nel cesso;

Nella prima tipologia abbiamo i due sub-plots di Poe e Finn. Nel primo caso sarebbe bastato comunicare il piano per evitare la tensione fra il pilota e l’ammiraglio, nel secondo caso la gita sul pianeta casinò risulta essere infruttuosa come minimo. Ma è evidente che senza queste due azioni i poveri Poe e Finn si sarebbero ritrovati con le mani in mano per due ore di film. Fra l’altro il nuovo ammiraglio serve a poco visto che c’era il buon vecchio Ackbar… che infatti eliminano dopo pochi minuti. Altro personaggio storico che ci saluta.

Altrettanto stupida risulta l’azione di inseguimento fra i ribelli e i cattivi: non potevano semplicemente saltare con l’hypedrive davanti ai ribelli? E poi abbiamo astronavi che finiscono il carburante dopo un salto? E anche qui abbiamo una forzatura che serve per l’avanzamento della trama. E poi: se un’astronave che entra l’Hyperspazio può distruggere una super corazzata nemica, perché non usare dei missili per lo stesso scopo? Ricordiamo che persino un X-Wing può entrare nell’Hyperspazio e il concetto di missile o pilota automatico non dovrebbe essere sorprendente per una civiltà spaziale (e infatti i missili sono presenti in Episodio 2).

Poi abbiamo i cattivi che vengono regolarmente ridicolizzati, persino nella scena d’apertura. Ma così facendo si perde l’aura di minaccia e pericolo: se il tuo nemico è un’idiota ma ti riesce a battere, caro mio, vuol dire che sei persino più scemo.

Per quanto riguarda gli elementi dimenticati abbiamo i Knights of Ren e persino la morte di Han. Un protagonista della serie precedente è morto? Amen, che vuoi che sia. Tanto, uno più e uno meno…

Ma peggio ancora è il buttare nel cesso gli elementi tratteggiati nella prima pellicola:

  • Il Lider Supremo Snoke? Misterioso e potentissimo? Morto. E tutto il resto? Abbiamo scherzato, dai.
  • Le origini di Rey? I genitori? E chissene, dai.
  • Capitan Phasma? Ciaone.

E poi c’è la pietra d’inciampo del film: Luke Skywalker. L’eroe scopre che suo nipote potrebbe essere attratto dal Lato Oscuro e cosa tenta di fare? Ucciderlo… senza però provarci per davvero. E dopo che il suddetto nipote sbrocca che cosa decide di fare il grande e potente Jedi? Scappare su un pianeta dove passa il tempo pescando. Ah. Le motivazioni? Non pervenute a parte per un generico senso di colpa. E perché, poi, i Jedi dovrebbero sparire? Qui sì che si sarebbe potuto intaccare la mitologia fondante della serie optando per un superamento della visione classica. Me non lo si è fatto: i Jedi vanno bene, è Luke il problema.

Anche il duello finale è ridicolo. Qui, per una volta, si poteva mostrare l’utilità della forza con un Luke in grande spolvero in grado di abbattere gli AT-AT. Peccato che alla fine si rilevi essere una proiezione astrale e il grande eroe non si è mosso da casetta. Salvo poi morire lo stesso senza però l’epicità di aver messo a repentaglio la propria vita.

Poi abbiamo Rey che senza alcun motivo si dimostra essere potentissima e tutto fare. Allenamento? E perché mai, lei non è mica il prescelto generato dalla forza che ha comunque richiesto anni di allenamento come Anakin. E sì che si sarebbe potutto inventare qualcosa:

  • reincarnazione di Anakin;
  • addestramento già ricevuto con memoria cancellata;

Ma nel dirlo non fatevi beccare dall’attrice, altrimenti rischiate l’accusa di essere sessisti [1]:

Back after The Force Awakens was released, a handful of fans used the term to describe her; meaning a female character for whom things come easily.

Speaking in an interview shared by YouTube account Jar Jar Abrams, she said: “I don’t buy the Mary Sue thing anyway. I find the term sexist in itself because it’s Mary Sue. I don’t think there’s a thing called Ryan Craig!

“When I was doing it, I never felt sure of what was going on. 

“It wasn’t like, ‘This is happening, and I’m so powerful and look at me go’.”

E non è l’unica a ragionare così…

 

—- Star Wars: è politicamente schierato? —-

Beninteso, Star Wars ha sempre avuto pecche dal punto di vista narrativo, azioni illogiche o cose inutili. A partire dal concetto stesso di Forza, per dire. Ma con la nuova trilogia si è raggiunto un livello che rivaleggia con la seconda. Ma attenti a non criticare il film perché potreste beccarvi l’accusa di fascisti e xenofobi. Lo so che di questi tempi la cosa è piuttosto facile, ma negli USA Episodio 8 ha sollevato un discreto polverone perché il film sembrerebbe essere un manifesto del politicamente corretto liberal:

  • le donne fanno la cosa giusta con la sola eccezione di Capitan Phasma che però è coperta dall’armatura;
  • gli uomini WASP sono incompetenti (Hux), malvagi (Kylo) o codardi (Luke);
  • abbiamo le quote per le minoranze etniche: latinos, afroamericani, asiatici;
  • i ricchi sono malvagi, ovviamente;

Di per sé la connotazione politica di una pellicola cinematografica non è un problema, basti pensare a Star Trek e la sua chiarra connotazione progressista, purché ci sia una storia dietro. Poi, sinceramente, di queste scemenze ideologiche m’importa poco.

Il vero problema con Star Wars, tuttavia, è che la storia non c’è e non funziona. In più temo che l’approccio ideologico di chi ha prodotto il film porterà a leggere le critiche e l’insoddisfazione per Episodio 8 (e in parte per Episodio 7) come una medaglia al valore nell’aver scosso la mentalità patriarcale, fascista – o quel che é – del maschio bianco americano. Quando, invece, il film ha una storia pessima e risulta essere squilibrato a livello narrativo. Il rischio è che non cambieranno nulla perché sono convinti di aver fatto la cosa giusta.

Ma che volete che importi alla Disney, alla fine? Loro hanno preso l’universo di Star Wars solo per fare soldi come ben dimostrano gli uccellini inutili e i nuovi droidi. E visti gli incassi la saga non è affatto morta. Ma per quanto riguarda l’arte della scrittura, ahimé, temo che si possa fare ben poco…

 

Approfondimenti:

– Il Cammino dell’Eroe: http://www.archetipi.org/il-viaggio-delleroe.

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[1] Cfr. https://www.express.co.uk/entertainment/films/895178/Star-Wars-8-Last-Jedi-Daisy-Ridley-sexist-Rey.

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2 commenti su “Star Wars: The Last Jedi, un’analisi (SPOILER ALERT)

  1. Dario De Marchi
    26 dicembre 2017
    • Charly
      26 dicembre 2017

      No, non l’avevo letto. Posso solo dire che magari fosse andata così! Per me si tratta solo di una pessima sceneggiatura. Vediamo il prossimo episodio…

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 dicembre 2017 da in recensioni con tag .
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