Charly's blog

Di un Franceschini, di pochi lettori e di logica non pervenuta

Di tanto in tanto nel dibattito politico entrano personaggi di secondo piano che, in genere, non si fila nessuno. Ecco Franceschini [1]:

Un aiuto concreto per le librerie italiane. Il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini annuncia che la Commissione bilancio del Senato ha approvato un emendamento del Partito Democratico che prevede per la vendita di libri al dettaglio un credito di imposta su Imu, Tasi, Tari e sull’eventuale affitto. Come si legge sul Corriere della Sera, lo sconto è più sostanzioso, fino a 20.000 euro, per le librerie indipendenti, “che non risultano ricomprese in gruppi editoriali dagli stessi direttamente gestite”, e arriva invece a 10.000 euro per gli altri esercenti. Il limite di spesa è fissato a 4 milioni nel 2018 e a 5 milioni annui a decorrere dal 2019.

Lo scopo è di quelli nobili, ovviamente: «“Le librerie non sono solo un’attività commerciale, sono centri di aggregazione sociale, quindi è una scelta giusta. Questa norma è accompagnata dall’introduzione di un nuovo fondo di 3 milione per il libro e la lettura. L’insieme delle due cose significa che una delle ultime cose della legislatura che sta finendo è stato quello che avevamo promesso, e cioè un investimento per tutelare le librerie e aiutare la lettura» [2]. Ma siamo sicuri che i mezzi siano tanto nobili quanto i fini?

 

—– Gli italiani: un popolo di non lettori —-

 Il punto di partenza dell’intera questione è la crisi del settore editoriale dovuta ai pochi lettori disposti a leggere un libro [3]:

Nel 2016 continua la flessione del numero di lettori di libri, confermando la tendenza negativa avviata nel 2010. A partire dall’anno 2000, quando la quota di lettori era stimata al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8%; poi vi è stata una diminuzione continua fino a tornare, nel 2016, al livello del 2001 con il 40,5%. La flessione ha interessato in modo particolare i più giovani. La quota di lettori tra i 15 e i 17 anni è diminuita dal 53,9% del 2015 al 47,1% del 2016. Anche tra i 20 e i 24 anni si passa dal 48,9% di lettori al 44,7%.

e disposti a sborsare un euro per un libro:

Nel 2016 circa una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa, dato ormai costante da quasi un ventennio. Anche nei casi in cui è presente una libreria domestica, il numero di libri disponibili è molto contenuto: il 28,2% delle famiglie possiede non più di 25 libri e il 63,2% ha una libreria con al massimo 100 titoli Tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, circa una su cinque (21,4%) non ne ha letto nemmeno uno e una quota equivalente (19,8%) ha dichiarato di leggere non più di tre libri all’anno; nel 36,0% dei casi si tratta invece di “lettori forti”

Chi non è nuovo su questi pixels sa anche il perché della cosa:

Il livello di istruzione continua ad essere un elemento fortemente discriminante nell’abitudine alla lettura, radicata soprattutto fra le persone con un titolo di studio più elevato: legge il 73,6% dei laureati (75,0% nel 2015) ma la proporzione si riduce già a poco meno di uno su due fra chi ha conseguito al più un diploma superiore (48,9% nel 2016; 50,2% nel 2015) per arrivare al 23,9% tra chi possiede al più la licenza elementare. Sebbene il titolo di studio influenzi fortemente l’abitudine alla lettura, le differenze si modificano se si aggiunge la variabile età. Emerge, infatti, come già rilevato in passato, un effetto generazionale per cui i laureati over 65 leggono in proporzione maggiore dei laureati più giovani (76,4% contro 71,1% dei laureati tra i 25 e i 44 anni). Ciò potrebbe essere dovuto sia a una maggiore disponibilità di tempo da dedicare alla lettura, per i più anziani, sia ad una “sostituzione” della lettura con nuove forme di intrattenimento come l’uso dei nuovi media, fattore che coinvolge di più le nuove generazioni.

Causa ben nota agli addetti al settore editoriale:

Nel 2016 per quasi il 40% degli editori attivi è il basso livello culturale della popolazione italiana il fattore 12 principale che determina la modesta propensione alla lettura nel nostro Paese. Questa valutazione viene ribadita dal 38% circa degli editori (quasi il 45% dei grandi marchi), i quali attribuiscono tale criticità alla mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura. Poco meno di un terzo dei rispondenti (31,6%) indica poi come ostacolo alla lettura il fatto che il tempo in passato dedicato ai libri viene oggi destinato alla fruizione di contenuti digitali. Tra i fattori più direttamente riconducibili alle politiche di sostegno del settore, si segnala l’inadeguatezza di incentivi pubblici all’acquisto di libri, come le detrazioni fiscali e i bonus libri (20,9%) e la mancanza di progetti continuativi di promozione della lettura da parte delle istituzioni pubbliche (19,5%).

Il problema è dettato dalle risorse umane, se così si può dire, piuttosto che dalle cause fiscali. Senza dimenticare, infine, la contrazione del reddito disponibile dovuta alla crisi economica degli ultimi anni.

 

 

—– Volete far leggere di più? Aumentate i prezzi dei libri! —-

Il supporto fiscale alle librerie non è l’atto isolato di un politico secondario, che occupa un dicastero secondario, in cerca di un attimo di gloria prima delle elezioni. In passato, infatti, sono state adottate altre misure a favore delle librerie come il porre un limite alla possibilità di applicare forti sconti ai libri [4]:

Una norma appena approvata al Senato in via definitiva fissa un tetto agli sconti che le librerie possono fare sui libri (fisici e digitali). È la legge Levi, ma è già nota non ufficialmente come “legge anti Amazon”, perché sembra pensata soprattutto per ridurre la possibilità dei grandi negozi online (come quello del gigante americano Amazon, appunto) di fare grossi sconti sui libri. Il provvedimento arriva tra le polemiche di consumatori ed esperti: si teme che l’effetto sia il rincaro del costo dei libri.

La misura era rivolta verso le librerie digitali che facendo leva sugli elevati volumi potevano permettersi incassi minori per singolo libro venduto.

Ma ricapitoliamo le misure fin qui adottate per promuovere la lettura:

  • ridurre gli sconti dei libri, aumentandone di fatto il prezzo;
  • favorire fiscalmente le librerie;

Sul secondo punto è bene far notare che quando si parla di fisco c’è sempre qualcuno che paga per qualcun altro. Se le librerie pagano meno sul piano fiscale, allora, il gettito dovrà entrare da qualche altra parte. Con il paradossale risultato che chi non vuole spendere soldi in una libreria continuerà a non farlo ma dovrà comunque pagare via fisco la stessa libreria dove non vorrebbe spendere i soldi.

E per amor di patria taccio sulla geniale idea di incentivare l’acquisto dei libri aumentandone il prezzo…

 

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[1] Cfr. https://www.illibraio.it/aiuto-fiscale-librerie-702479/.

[2] Cfr. https://agcult.it/2017/12/01/legge-bilancio-franceschini-misura-cambiera-la-vita-migliaia-librerie/.

[3] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/207939.

[4] Cfr. http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/07/28/news/libri_mai_pi_sconti_oltre_il_25_polemiche_per_la_norma_anti_amazon-19736908/.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 dicembre 2017 da in politica, Uncategorized con tag , , , .
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