Charly's blog

I sondaggi sono disastrosi? La sinistra riscopre il lavoro

Il vantaggio dei sondaggi disastrosi è che obbliga la sinistra a occuparsi – ovvove, ovvove! – del lavoro e non delle solite scemenze biochic ed equo-solidali. Se non fosse che, ovviamente, la sinitra si occuperà sì dell’argomento ma incapperà sempre in clamorosi errori concettuali e raccoglierà sempre dei commenti demenziali da parte dei suoi lettori/elettori. Prendiamo, ad esempio, questa serie di articoli de L’Espresso [1] dove possiamo leggere della morte della classe media e medio-alta:

Dalla seconda metà del 2011 a quella del 2016, hanno mostrato gli autori, in Italia ci sono state due evoluzioni fondamentali. La prima è che la maggior parte dei nuovi posti creati risultano fra i lavori più poveri: esattamente nel 20 per cento inferiore degli stipendi. Al contrario le perdite sono arrivate nei lavori da classe media e medio-alta. C’è stato insomma un generale arretramento nella qualità del lavoro, con centinaia di migliaia di persone in più ora occupate in mestieri in cui guadagnano pochissimo. […] Negli ultimi tre anni quanto meno l’emorragia di posti si è arrestata, e anzi sembra ricominciata una discreta crescita. Tuttavia anche qui i nuovi lavori si concentrano in buona parte fra quelli più poveri, con la classe media che fatica e si assottiglia, ma anche un discreto numero di posti nei lavori con stipendio medio-alti e alti – ancora insufficienti però a compensare le perdite di chi aveva un lavoro normale.

 Unito al ruolo degli immigrati:

Altro fattore cruciale è il ruolo degli immigrati. Risulta infatti che praticamente tutte le perdite di chi aveva un salario medio e medio-alto riguardano chi è nato nel nostro paese. Allo stesso tempo, circa quattro su cinque dei nuovi posti a bassa paga riguardano invece persone di origini non italiane. La ricerca sottolinea che «in Italia, dove la maggior parte della crescita dell’occupazione è avvenuta in lavori a basso salario, a esserne responsabili sono soprattutto i non nativi».

Non ci vuole molto a capire che l’Italia sta cambiando la sua struttura economica realizzando, alla fine, il sogno di molti: vivere di turismo e agricoltura. Il che vuol dire, in termini pratici, diventare un paese di camerieri, braccianti ed escort. Bell’idea specie se si considerano i bassai salari dei lavoratori impiegati nel settore che si traducono in bassi contribuiti previdenziali. Mi sono sempre chiesto perché gli over 50 siano convinti di poter avere una pensione un giorno…

Ma che sinistra sarebbe senza i suoi tickets ideologici? Eccone uno [2]:

Il luogo comune si sgretola davanti ai risultati di una ricerca di Face4Job , portale che incrocia domande e offerte di impiego. A fronte di circa 3 milioni di disoccupati ufficiali, al momento in Italia ci sono 1.007.835 di posti disponibili. E non sono nemmeno tutti, perché lo studio considera solo le proposte pubblicate sui siti aziendali, non per esempio quelle sponsorizzate dalle agenzie interinali. Va detto che buona parte di queste occupazioni arriva dal Nord e dal Centro, mentre al Sud le opportunità scarseggiano. La sostanza però non cambia: il lavoro in Italia ci sarebbe anche, magari non per tutti, ma per guadagnarselo bisogna avere le competenze richieste, oltre che la voglia.

Vi rendete conto da soli della colossale scemenza scritta, vero?

 

—- Il lavoro e le posizioni superfisse —-

Come commentare sulle fantomatiche posizioni di lavoro disponibili? Che il numero fa impressione ma spegne le capacità critiche del cervello. Le posizioni lavorative, infatti, non sono fisse e capita anche di perdere il posto di lavoro o perché il contratto non viene rinnovato o perché le aziende chiudono [3]:

Alla fine di quest’anno la crisi iniziata nel 2008 avrà fatto fallire nel nostro Paese più di 100mila imprese. A rilevarlo è una ricerca del Centro Studi ImpresaLavoro che, rielaborando i numeri forniti da OCSE e CRIBIS, evidenzia come rispetto a sei anni fa i fallimenti in Italia siano cresciuti del 55,42%, passando dai 9.384 del 2009 ai 14.585 del 2015. Un dato questo che non ha paragoni con le altre grandi economie monitorate dall’OCSE: oltre all’Italia, infatti, solo la Francia (+13,81%) presenta oggi un numero di fallimenti superiore rispetto al 2009 e con proporzioni del fenomeno decisamente più limitate rispetto al nostro paese. Tutti gli altri paesi segnalano, invece, un numero di aziende fallite inferiore a quello di sei anni fa. Le aziende costrette a chiudere per insolvenza economica sono infatti in calo in Spagna (-4,45%), Germania (-22,90%) e Olanda (-30,25%).

Lo status di disoccupato è temporaneo, si spera, ma lo stesso si può dire per quello di occupato. Il più, assai scorrettamente, si è scritto che sono presenti 1 milione di posti di lavoro lasciando intendere che poi rimarranno scoperti per mancanza di candidati. E su quali basi si dice una cosa del genere? Nessuna e noi sappiamo bene che le posizioni di difficile reperimento sono poche migliaia.

In più vorrei invitarvi come sempre a fare un poco di aritmetica: se i posti di lavoro sono un milione e i disoccupari tre milioni, alla fine, avanzano sempre due milioni di persone. Torniamo sempre lì: la disoccupazione è un eccesso di offerta di forza lavoro rispetto alla domanda delle imprese. D’altronde se fossimo alla piena occupazione dopo dieci anni di crisi economica, con un tasso di crescita all’1.5% dovremmo prendere lavoratori su Marte.

E per carità di patria risparmio l’analisi della qualità dei posti di lavoro disponibili:

 

Stagionali e commericali a P.IVA. Provate a vedere le posizioni destinate agli italiani in Polonia o Repubblica Ceca. Ops.

 

—- I disoccupati? Tutti laureati e giovani!11!!!1 —-

Se i giornalisti commettono errori grossolani, peggio fanno i lettori. Si comincia con la solita storiella delle lauree inutili:

tutti quelli che fanno studi seri, come ingegneria, economia, chimica, medicina etc trovano lavoro facilmente, perlomeno nel centro nord

milioni di giovani pretendono di essere pagati non per fare i mestieri richiesti dalla società ma le cose che a loro piacciono e che nessuno richiede

io lavoro per guadagnare, con quello che guadagno faccio le cose che mi divertono

non viceversa

e:

se a scuola si promuovono tutti e i diplomi si conseguono solo partecipando è ovvio che la buona volontà di lavorare latiterà nei giovani e chi si iscrive all’Univrsità sceglierà corsi di Laurea facili senza sbocchi e poi ci lamentiamo? meglio vivacchiare con i genitori-lavoratori partecipando a qualcosa che non richiede sforzo ne fisico ne mentale. Colpa delle mamme chiocce iperprotettive, e della scuola promuovono.

e pazienza se già Panebianco si era bruciato con la cosa. Partiamo dai fondamentali, il numero di disoccupati per classe d’età [4]:

Sorpresa: il maggior numero di disoccupati si trova nella classe d’età 35-49 e ci sono più disoccupati fra gli over 50 piuttosto che fra i giovani (classe d’età 15-24). Ed è bene ricordare che il pezzo di carta vale, seppur meno che in altri paesi, anche in Italia [5]:

E, ancor più, nei periodi di crisi: tra il 2007 e il 2014, in Italia, il tasso di disoccupazione è aumentato di oltre 3 punti percentuali tra i laureati, di oltre 6 punti tra i diplomati e di quasi 9 punti tra le forze di lavoro in possesso di un titolo di licenza media (Istat, 2017b). […] Nel periodo 2007-2014, quindi, tra i giovani di 15-24 anni in possesso di un titolo di scuola dell’obbligo il tasso di disoccupazione è salito di ben 26 punti percentuali, passando dal 22 al 48% (Figura 1.11). Tra i diplomati di età 18-29 anni l’incremento è stato pari a 17 punti, dal 13 al 30%. Tra i laureati di età 25-34 anni, invece, si è registrato un aumento di 8 punti, dal 10 al 18%. Il 2016, come era già avvenuto nel 2015, restituisce segnali di miglioramento, in particolare per quanti sono in possesso di titoli di studio più elevati: negli ultimi due anni, il tasso di disoccupazione è calato di oltre 2 punti percentuali per i laureati, di 3 punti per i diplomati e di solo 1 punto per i giovani con licenza media (tra i quali, peraltro, si è registrato nel 2016 un aumento del tasso di disoccupazione).

Ops.

—- Epidemia di suicidi a Londra? —-

Un’ultima notizia, seppur non legata a L’Espresso [6]:

Città del Vaticano Il dato è allarmante e fa riflettere. «A Londra in media ogni mese c’è il suicidio di un italiano». A segnalare il disagio migratorio che riguarda i nostri connazionali nel Regno Unito è don Gianni De Robertis, direttore generale della fondazione Migrantes della Cei, nel corso della conferenza stampa nella quale sono state presentate le iniziative messe in campo dai Vescovi in occasione della Giornata mondiale del rifugiato.

Presentato in questo modo, tuttavia, il fenomeno assume una dimensione maggiore di quella che ha in realtà. Un italiano suicida al mese nella capitale inglese, infatti, significa che ce ne sono 12 l’anno. Ricordiamo che a Londra ci sono 250.000 italiani e che in Italia ci sono 6,5 suicidi ogni 100.000 abitanti. Se si fanno due conti siamo nella media, insomma, se non addirittura sotto (6 suicidi su 125.000 vs 6,5 su 100.000).

Fermo restando che ha poco senso andare a fare i camerieri a Londra quando puoi fare l’impiegato a Praga o Varsavia…

 

—————————————————————————–

[1] Cfr. http://espresso.repubblica.it/ricerca?tags=lavoro&sort=date&sortDir=desc&page=2.

[2] Cfr. http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/07/24/news/ci-sono-1-milione-di-posti-di-lavoro-disponibili-ma-agli-italiani-mancano-le-competenze-1.306640.

[3] Cfr. http://impresalavoro.org/fallimenti-ancora-record-2009-2016-fallite-100mila-imprese/.

[4] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/208110.

[5] Cfr. http://www.almalaurea.it/universita/occupazione/occupazione15/volume.

[6] Cfr. http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/vescovi_cei_londra_gran_bretagna_suicidi_migrantes_migranti-3472924.html.

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2 commenti su “I sondaggi sono disastrosi? La sinistra riscopre il lavoro

  1. Pegaso
    13 gennaio 2018

    Quello che ho notato delle aziende italiane è la poca voglia di investire sulla persona: cercano sempre qualcuno che sia già stato “imparato” da qualcun altro per il mestiere; in pratica, per l’imprenditore italiano ci dev’essere sempre qualcuno più coglione di loro a monte che ha investito sulla risorsa che loro intenderebbero assumere.
    Questo, al netto di quando ti cercano un laureato bilingue con 10 anni di esperienza per una sostituzione di maternità in una azienda da meno di 30 dipendenti, e per buttar dentro le fatture nel gestionale -_-‘

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Questa voce è stata pubblicata il 13 gennaio 2018 da in politica con tag , , , , .
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