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Verso il 4 marzo: i +europeisti? Sono anche i +populisti (prima parte)

Nell’ambito disciplinare delle scienze politiche il populismo viene di solito definito come «atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi» [1]. In tempi più recenti, tuttavia, si è preso a confondere il populismo con la demagogia: l’utilizzo di promesse elettorali irrealizzabili pur di guadagnare il consenso. La Bonino è un chiaro esempio di questo fraintendimento [2]:

«Noi non stiamo aiutando la gente a ragionare». Emma Bonino sorride amara, fasciata nel suo turbante color terra bruciata. Settant’anni il prossimo nove marzo, la leader radicale è capofila di +Europa, una delle tre liste alleate al Partito Democratico. Più che a quello, però, sembra più che altro interessata a smontare promesse, alibi, luoghi comuni degli altri schieramenti. Quasi come fosse una vestale della realtà, disinteressata a essere popolare o a prender voti: pro Europa, pro migranti, pro austerità, con la sua proposta di congelare la spesa pubblica per cinque anni al fine di ridurre il debito pubblico. Piccola che sia, in questo modo +Europa è diventata un piccolo caso di questa campagna elettorale. Una specie di antidoto contro gli opposti populismi, o per i delusi da Matteo Renzi, tra cui lei stessa si annovera. 

Insomma, da una parte abbiamo gli ignoranti populisti e dall’altra i colti cosmopoliti. Nulla da eccepire nel definire come campati in aria i programmi di FI, PD, Lega e M5S, ma personalmente nutro molti sospetti verso chi si vanta della propria superiorità e onestà. Che ne dite di dare un’occhiata al programma dei nostri eroi [3]?

 

—- Gli USE? Sì, vabbè —-

Partiamo dal punto identificativo del progetto politico, l’euroinomania che si fa carne negli Stati Uniti d’Europa (USE). Leggiamo quel che dice la Bonino:

All’Europa, per esempio. Pensi al contesto internazionale: Putin, Trump, il Mediterraneo in fiamme. Tutte cose che dovrebbero portarci a volere più Europa, perché è del tutto evidente che non siamo in grado di affrontare nessuno di questi problemi da soli.

Nel programma troviamo:

Una federazione unica, per essere ancora più forti. Una sola voce, che parli nell’interesse di tutti. Un esercito europeo, che ci faccia sentire al sicuro dall’odio crescente che ha già colpito duramente le nazioni a noi più vicine. Una redistribuzione dei doveri, che alleggerisca il bilancio nazionale. E un commercio internazionale che favorisca l’export italiano. Non è un sogno. Tutto questo ha un nome: sono gli Stati Uniti d’Europa.

L’Europa che vogliamo non è un “superstato europeo”, bensì una federazione leggera. Come è stato già fatto con la moneta, si tratta di spostare al centro federale funzioni di governo oggi svolte dagli Stati membri – e le relative risorse per svolgerle: redistribuzione sociale e regionale, ricerca scientifica, reti trans-europee, controllo delle frontiere, diplomazia (inclusi aiuti allo sviluppo e aiuti umanitari), difesa.

I Bonino boys non sono i soli a promuovere l’idea di una difesa comune dato che [4]

E’ nata la difesa comune europea. Ventitrè paesi dell’Ue hanno firmato ieri a Bruxelles l’impegno a partecipare alla Pesco, la cosiddetta ‘Cooperazione permanente per la sicurezza’ prevista dal Trattato di Lisbona, primo passo verso un sistema integrato di difesa comune.   L’alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, e la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, hanno definito quella di oggi “una giornata storica” per l’Europa. Mentre il portavoce ed il capo di gabinetto di Jean Claude Juncker hanno esultato via Twitter: “La bella addormentata si è svegliata”. E’ chiaro il riferimento storico al mattone della difesa comune, che “per 60 anni” (soprattutto per l’opposizione britannica, ma per decenni anche francese)  non era mai stato neppure possibile immaginare di mettere nella costruzione europea.

Peccato che i progetti sulla carta si scontrano sempre con la realtà. Eccovi la cartina dell’Unione Europea:

Fonte: Wikipedia.

 

Vi rendete conto del problema, vero?

 

—- La geografia è destino —-

Per quanto l’Europa sia un continente piccolo rispetto all’Africa, l’Asia o l’America, rimane comunque un continente. Gli USE andrebbero a coprire quasi l’intero continente europeo con alcune eccezioni (Svizzera e UK, i paesi dell’ex Jugoslavia sono in lista d’attesa per l’ingresso), mentre non manca chi vaneggia ingressi extra europei come la Turchia, Israele o il Nord Africa. Un sistema politico così ampio si scontra inevitabilmente con la differenza degli interessi geopolitici dettati dalla mera geografia:

  • il Sud Europa è alle prese con l’instabilità del Nord Africa, particolarmente l’Italia;
  • l’Italia è un paese a vocazione mediterranea con enormi interessi petroliferi in Libia, Egitto e nel Mediterraneo orientale;
  • la Grecia continua ad avere pessimi rapporti con la Turchia;
  • la Francia ha enormi interessi in Africa e non esita a usare le armi se necessario;
  • la Germania persegue la sua politica mercantilista e ha tutto l’interesse ad avere rapporti amichevoli con la Russia (risorse) e la Cina (mercato);
  • l’Est Europa ha pessimi rapporti con la Russia e non si fida della Germania;
  • il Nord Europa teme la Russia e in più la Svezia è un paese neutrale;

Considerati gli interessi in ballo, allora, non è chiaro quale sarebbe la politica estera degli USE. Perché i paesi dell’Est dovrebbero farsi carico degli interessi francesi in Africa o dei clandestini in Italia? Specie se si considera che la Polonia risolverebbe il problema in due minuti, la Bulgaria in uno. Perché l’Italia e la Germania dovrebbero pregiudicare i propri rapporti con la Russia per via dei timori dei paesi baltici e della Polonia? Perchè i paesi iberici, che risultano abbastanza distaccati dal core europeo, dovrebbero farsi carico dei problemi della Grecia o della Romania? L’uscita del Regno Unito dalla UE, almeno, ci ha risparmiato il problema derivante da un conflitto con l’Argentina per le Falklands…

Per superare questa empasse ci sono soltanto due modi:

  • una cultura condivisa che porta a chiudere un occhio sulla dittatura della geografia;
  • un logica imperiale che domina con la baionetta;

Ma nel primo caso siamo nel reame della fantasia – cosa potranno mai avere in comune i portoghesi e i finlandesi? – mentre nel secondo caso neppure gli euroinomani sono così deliranti.

Non si dovrebbe dimenticare, poi, che la difesa è sempre un’emanazione della politica. In assenza di una politica che determina gli obiettivi, i paesi alleati e quelli ostili, la difesa, nel migliore dei casi risulterebbe vana mentre nel peggiore porterebbe alla guerra civile. I Bonino boys parlano di una prospettiva atlantista con relativa alleanza degli USA. Peccato che i problemi rimangano tutti sul tavolo e che non vengano presi in considerazione privilegiando un termine privo di sostanza geopolitica quale “solidarietà” rispetto alla ben più solida razionalità

 

—- La storia è il contesto —-

Oltre alla geografia anche la storia vuole la sua parte. Quasi tutti i paesi della UE sono anche membri della NATO e, in pratica, sono subordinati alla politica estera americana. Dal tempo della Guerra Fredda gli imperativi geopolitici americani non sono cambiati né possono cambiare, ad onor del vero:

  • evitare che un singolo potere politico domini l’Eurasia;
  • contenere la Russia e la Cina;
  • controllare l’Europa, indispensabile base logistica per la proiezione in Medio Oriente e in Africa (risorse naturali, dominare Rimland per mantenere sotto controllo Heartland);
  • dominare i mari del mondo: la globalizzazione non è altro che la pace imperiale americana;

Immaginiamo ora l’entrata in scena degli USE. L’Europa non ha particolari risorse naturali rendendo scontato una politica di buon vicinato con la Russia visto che, a differenza degli arabi, i russi non finanziano il terrorismo internazionale. In più i paesi dell’Europa occidentale non hanno un solo motivo d’attrito con la Russia, Germania e Italia fra tutti. Nell’Est Europa la Repubblica Ceca e la Slovacchia sono troppo integrate nell’economia tedesca per mettersi di traverso alle decisioni di Berlino, mentre l’Ungheria è filo russa. Rimangono solo i baltici, la Polonia e la Romania. Ma in uno stato federale non avrebbero diritto di veto e verrebbero posti in minoranza anche per ragioni demografiche (messi assieme non fanno la Germania).

La Cina, poi, sta progettando la Nuova via della seta proprio per aggirare il potere talassocratico degli USA: alla via terrestre si affianca, per gli ovvi vantaggi, una via marittima che passa per il Mediterraneo e che dovrebbe avere nell’Italia il suo punto di approdo naturale (i balcani hanno una pessima orografia, la penisola iberica è troppo lontana).

 

Morale della favola? Che se gli USE seguissero una politica atlantista farebbero gli interessi americani ma non quelli europei. Non solo verrebbero meno le risorse russe e il mercato cinese (avete capito a cosa serve il TTIP?), ma l’Europa sarebbe il campo di battaglia dell’ennesima proxy war fra USA e Russia. E tanto per non farsi mancare nulla l’Europa sarebbe esposta all’instabilità causata dagli americani in Medio Oriente e in Africa.

Se, invece, gli USE seguissero una politica propria dovrebbero formare un’alleanza con la Russia e la Cina forte a sufficienza per cacciare gli americani dall’Europa e del Mediterraneo (basterebbero gli USE da soli), dall’Asia e dall’Africa. E in più si aprirebbe la via per l’Artico e l’America del Sud. Detto in termini più semplici: l’alleanza Bruxelles – Mosca – Pechino potrebbe dominare il mondo.

Tutto bello se non fosse che… sapete quali sono i paesi al mondo con più soldati USA sul loro territorio [5]?

 

Rank

Country / Territory

U.S. Troops

#1

Japan

39,345

#2

Germany

34,805

#3

South Korea

23,468

#4

Italy

12,102

#5

Afghanistan

9,294

 

Ci sono più soldati USA in Italia che in Afghanistan! E a parte la Corea del Sud, i primi paesi per numero dei soldati americani sono quelli sconfitti durante l’ultimo conflitto mondiale… Dubito fortemente che i soldati americani siano in Germania per amore delle BMW e in Italia per la cucina, che dite? La presenza americana è dettata dai soliti imperativi geopolitici che esigono il controllo della Germania per evitare un’alleanza con la Russia. Per evitare la fusione dei due elementi – quello tedesco e le risorse russe – gli americani hanno combattuto non una ma due guerre mondiali. Allo stesso tempo gli americani non possono permettersi di perdere il controllo del Mediterraneo. Per i duri di comprendonio, lo scandalo Volkswagen e le critiche alla politica mercantile tedesca sono colpi di avvertimento all’establishment tedesco.

Ovviamente si può essere convinti che i marines americani, dopo aver sconfitto un Kaiser e un Fuhrer, siano disposti a lasciare l’Europa sua richiesta degli USE dei +boninoboys. O, più semplicemente, gli americani continueranno a seguire i propri interessi mantenendo i paesi europei separati e più deboli. Non a caso per tenere separati la Germanie e la Russia è nato il Trimarium [6]:

Il timore di una qualche alleanza tra Germania e Russia però non è presente solo nelle menti dei politici Usa. Anche i baltici e i polacchi, per motivi differenti da quelli americani, sono pronti a fare di tutto pur di impedire che ciò possa realizzarsi. Per esempio dando vita al “Trimarium”. E’ questo il patto che raggruppa dodici Paesi che dal mar Baltico arrivano giù fino al mar Nero e, con Croazia e Slovenia, toccano l’Adriatico: i tre mari, appunto. Gli Stati coinvolti sono il Gruppo di Visegrad (Polonia – la principale promotrice di quest’accordo-, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), i tre Stati Baltici, la Bulgaria, la Slovenia, la Romania, poi la Croazia e l’Austria. Se guardiamo alla cartina geografica, è facile vedere come si tratti di una striscia di territori che separa esattamente in due l’attuale Unione Europea e si frappone tra l’Europa occidentale e la Russia. Stando ad ascoltare le dichiarazioni ufficiali dei sottoscrittori (ma la Repubblica Ceca, meno ipocritamente, la pensa diversamente), l’unico scopo sarebbe quello economico e mira a costruire nuove infrastrutture logistiche infra-Stati e a rafforzare la loro reciproca cooperazione. Apparentemente non avrebbe alcuna valenza geopolitica. Anche se si parla pure di rafforzamento della “sicurezza”, non è specificato in quale modo quest’aspetto sarà attuato.

Se si arrivasse al dunque, quindi, gli USA brigherebbero per staccare l’Europa dell’Est dagli USE (anche se in Polonia abbiamo un altro paradosso non da poco). Mentre non è difficile immaginare uno scoppio, assolutamente casuale ovviamente, di rivoluzioni colorate e di inchieste giudiziare nei paesi dell’Europa dell’Ovest

Senza dimenticare poi le problematiche derivanti dall’equipagiamento militare: come conciliare esigenze operative differenti e complessi industriali rivali? Non si può, semplice. Ma ehi, più Europa, più Europa! E fanculo ai problemi!

 

[… continua]

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[1] Cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/populismo/.

[2] Cfr. http://www.linkiesta.it/it/article/2018/02/16/emma-bonino-la-mia-battaglia-per-leuropa-e-i-migranti-contro-il-debito/37151/.

[3] Cfr. https://piueuropa.eu/.

[4] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/mogherini-trattato-europeo-difesa-comune-pesco-472eceb1-6314-4e12-85d8-7f5b55fc7d51.html.

[5] Cfr. http://www.visualcapitalist.com/u-s-military-personnel-deployments-country/.

[6] Cfr. http://www.notiziegeopolitiche.net/trimarium-la-cintura-delleuropa-orientale-per-tenere-separate-germania-e-russia/.

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Un commento su “Verso il 4 marzo: i +europeisti? Sono anche i +populisti (prima parte)

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Questa voce è stata pubblicata il 17 febbraio 2018 da in politica con tag , , , , , .
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