Charly's blog

Verso il 4 marzo: i +europeisti? Sono anche i +populisti (terza parte)

Al netto del populismo e della demagogia sugli USE, devo ammettere che molti passaggi del programma sono condivisibili anche se spesso mancano i numeri a sostegno delle misure proposte [1]. Non posso che essere d’accordo, infatti, nell’idea di mettere mano alla struttura degli enti locali:

È necessario affrontare il nodo irrisolto della stratificazione dei centri di decisione locali e nazionali in grado di bloccare ogni tentativo di modernizzazione infrastrutturale del Paese in un gioco di veti, ricorsi alla giustizia amministrativa e ordinaria, trattative estenuanti che non vedono mai la fine. Un corto circuito la cui origine “costituzionale” non risale neanche alla volontà dei costituenti, ma alla recente riforma del titolo V della Costituzione.

anche se la proposta dei +Bonino è meno radicale di quanto avevo pensato (far fuori Comuni e Regioni).

Ma le proposte che più mi deliziano sono le seguenti, una sulle pensioni:

Da questo punto di vista, pur ammettendo che non sia possibile un vero ricalcolo contributivo delle pensioni in corso di erogazione, è possibile ricorrere alla riduzione, di fatto autorizzata anche dalla Consulta, del sussidio fiscale incorporato nelle pensioni retributive più alte.

e una sulla spesa pubblica:

dopo aver messo i conti in sicurezza e riportato il debito pubblico su un sentiero di discesa mediante la proposta di congelamento della spesa, proponiamo da metà legislatura un consistente taglio delle imposte sui redditi, nonché una semplificazione complessiva del sistema di imposizione tributaria. 

Ma come? Non si possono tagliare né la spesa previdenziale né la spesa pubblica? Dopo averci frantumato gli zebedei per anni e anni sull’argomento lo scrivono nero su bianco? Nessuna sorpresa, ovviamente, se siete lettori di questi pixels: l’avevo già segnalato che la spesa pubblica è incomprimibile e la si può al massimo rimodulare mentre gli assegni previdenziali sono così esigui che non possono essere tagliati.

 

—- +Europa? O +Stato? —-

Andando avanti nell’esame del programma troviamo delle affermazioni corraggiose e coerenti con la storia personale di chi si candida fra i +Boninoboys: «L’Europa e il suo Mercato Comune, la libertà di circolazione al suo interno di persone, capitali, beni e servizi sono la dimostrazione migliore degli effetti virtuosi della concorrenza per la generazione di ricchezza e opportunità». Dire una cosa del genere in tempi di Embraco e Slovacchia, ovviamente, è degno di lode.

Nel programma il tema delle delocalizzazioni non viene trattato, ma possiamo trovare quanto segue:

È fondamentale la dimensione degli investimenti delle imprese. Vogliamo, coerentemente con quanto già fatto dal governo con il piano nazionale “Industria 4.0”, spingere le imprese a fare investimenti di qualità per produrre beni ad alto valore aggiunto. Serve costruire una rete dell’innovazione sul territorio accelerando i bandi per i Competence Center ed i Digital Innovation Hub già previsti nel Piano Industria 4.0. Serve una governance della politica industriale in grado di mettere a sistema le istituzioni pubbliche, le università, i centri di ricerca e le imprese.

Conoscendo l’ideologia economica dei personaggi scommetto che l’idea è quella di spostare la dimensione produttiva italiana nell’hi-tech lasciando il segmento basso ai paesi a salario minore. L’ABC dell’economia e della divisione del lavoro a livello internazionale, nulla di nuovo. Ancora una volta è degno di lode il riconoscimento, ovviamente implicito e fra le righe, che serve +Stato per realizzare il progetto. Perché mai, vi state chiedendo? Per via delle dimensione delle imprese:

Pur avendo un’economia più piccola e un numero di abitanti minore, l’Italia ha circa un milione di imprese in più della Francia. Si tratta per la stragrande maggioranza di micro-imprese e partite IVA, ma anche tante piccole imprese, poche medie e pochissime grandi. Questo ha conseguenze sulla produttività e competitività del sistema paese e dunque sul benessere dei lavoratori. È necessario un impegno particolare nell’individuare e rimuovere gli ostacoli burocratici e “di sistema” che impediscono la crescita dell’impresa italiana. Bisogna diminuire l’esposizione delle aziende verso le banche, favorendo l’ingresso nel capitale dei grandi player continentali, fondi di investimento e assicurativi, crowdfunding.

Essendo così piccole le imprese italiane non hanno la forza di muoversi in autonomia, da qui la necessità della mano visibile dello Stato per coordinare o per fornire risorse e servizi – si pensi alla R&D che le università possono fornire – altrimenti esclusi alle PMI. E meno male che sono liberisti…

 

—- Ma euroinomani si muore… —-

Sul piano lavorativo i +Boninoboys puntano sulla flexycurity e sulla formazione continua prendendo per buona la bufala del mismatch scuola/lavoro. Ma come già abbiamo avuto modo di vedere, la piccola dimensione delle aziende italiane preclude una simile possibilità. Anche l’alternanza scuola/lavoro è priva di senso, per dire.

Poi abbiamo il solito j’accuse contro i centri dell’impiego:

Serve un piano di politiche attive per il lavoro che coinvolga la scuola e l’università, i centri per l’impiego, gli enti locali e le imprese. In particolare è urgente riformare i centri per l’impiego, strutturalmente inadeguati a mettere in contatto domanda e offerta di lavoro in tempi rapidi, precondizione per la sostenibilità finanziaria dei nuovi ammortizzatori sociali. Vogliamo incentivare misure che spingano le aziende a creare posizioni di mentoring per i lavoratori più giovani su cui spostare quelli più anziani, per favorire la trasmissione delle competenze e la formazione dei giovani sul luogo di lavoro ed evitare l’allungamento del tempo di lavoro su mansioni usuranti.

 Come se il problema fosse quello…

 Non manca, poi, il tentativo di tenere insieme capra e cavoli:

Nella cornice della contrattazione collettiva nazionale serve rafforzare la contrattazione aziendale, territoriale o di filiera per incrementare la flessibilità organizzativa e redistribuire ai dipendenti la produttività realizzata in azienda, occorre anche stimolare percorsi di partecipazione organizzativa all’interno delle aziende, sperimentando forme di partecipazione alla decisione aziendali per le aziende quotate. 

Ma la contrattazione aziendale serve per far fuori quella collettiva nazionale…

Ma è tutto vanificato dall’imprenscindibile euroinomania:

È necessario andare nella direzione della costruzione di un vero mercato del lavoro europeo, interdipendente e integrato, sperimentando forme di apprendistato e mobilità formativa a livello continentale. In particolare, bisogna introdurre una forma di sussidio di disoccupazione europeo come strumento di stabilizzazione degli shock asimmetrici.

Pura follia dato che la barriera linguistica dettata dalla presenza di dozzine di lingue differenti non permette la spendibilità su altri mercati di lavoro al netto di:

  • outsourcing dove si lavora con la propria lingua;
  • lavori fogna che i nativi, giustamente, schifano;

Facile dare i fighetti a Londra, ma provate a cercare lavoro a Varsavia: mowic po polsku? E non so voi, ma se vado dal dottore in Italia voglio parlare in italiano e non in inglese. Punto.

 

—- Impreciso, al netto del fanatismo euroinomane —-

Segnalo un’ultima imprecisione:

I giovani italiani di età compresa fra i 16 e i 24 anni sono certamente molto più preparati dei loro padri o nonni, ma restano tuttora meno competenti dei loro coetanei tedeschi o francesi.

La frase è dovuta alle varie indagini internazionali, come il PISA, che tentano di misurare tre elementi:

  • competenza matematica: si intende la capacità di un individuo di utilizzare e interpretare la matematica e di darne rappresentazione mediante formule in una varietà di contesti. Tale competenza comprende la capacità di ragionare in modo matematico e di utilizzare concetti, procedure, dati e strumenti di carattere matematico per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni.
  • competenza in lettura: s’intende l’abilità di utilizzare le informazioni scritte in situazioni di vita quotidiana. Sotto quest’ottica la si definisce come la capacità di comprendere e utilizzare testi scritti, riflettere su di essi e impegnarsi nella loro lettura al fine di raggiungere i propri obiettivi e di sviluppare le proprie conoscenze.
  • competenza scientifica: riguarda l’insieme delle conoscenze scientifiche di un individuo e l’uso di tali conoscenze per identificare domande scientifiche, per acquisire nuove conoscenze, per spiegare fenomeni scientifici e per trarre conclusioni basate sui fatti riguardo a temi di carattere scientifico.

Un dentista, per dire, potrebbe essere un asino nell’interpretare un saggio sulla riforma costituzionale ma essere un genio nel cavare i denti alle persone. La competenza professionale è cosa ben differente da altre capacità che sul posto di lavoro non servono né sono richieste.

Giunti alla fine, che cosa dire del programma dei +Boninoboys? Che al netto di alcuni personaggi francamente imbarazzanti, tipo la Bonino, il programma non è neppure tanto male. Pecca decisamente di ottimismo e mancano alcuni numeri a sosegno delle misure, ma è lodevole la presa d’atto che lo Stato è imprenscindibile, la spesa incomprimibile, le pensioni intoccabili. Anni luce da quelli di Fare, per intenderci. Se non fosse che… se non fosse per la colossale puttanata costituita dagli USE che rovina tutto. Ma, ehi, i populisti sono gli altri, eh. E se non siete d’accordo siete fascisti e contro le sorti progressive della storia. Che poi è la stessa cosa che dicevano i marxisti quando volevano i soviet d’Europa. Certe cose non cambiamo mai…

 

[… fine]

—————————————————————————–

[1] Cfr https://piueuropa.eu/programma/.

Annunci

6 commenti su “Verso il 4 marzo: i +europeisti? Sono anche i +populisti (terza parte)

  1. magiupa
    25 febbraio 2018

    se mi eleggono ho un fantastico srumento per risolvere i problemi…

    • Charly
      25 febbraio 2018

      Io userei le Sfere del drago.

      • magiupa
        26 febbraio 2018

        naaa,lo stipendio da parlamentare…nn ho accennato che parlavo dei miei problemi?

  2. am
    5 marzo 2018

    e qui charly ti do pure ragione…ma l’industria moderna vede però l’impresa come non più produttrice..al massimo assemblatrice.
    Quando lavoravo in GE, per dire, l’obiettivo era avere zero dipendenti.
    E nella corporate dove sono ora, si parla pure di affittare fabbriche con linee di assemblaggio.
    Alla fine ,c’e’ sempre tempo per cambiare, mi sembra che l’impresa moderna sia quella che gestisce il processo (quando lo fa) e delega ad altri si ricerca che produzione.
    Per dire, in cina, oramai le imprese si trasferiscono nei tech incubator, dove c’e’ una grandissima ragnatena di imprese grandi-medie e piccole ( e qui ci si puo’ ricollegare al tuo discorso ….ma i cinesi ne hanno ancora di strada da fare.)
    poi domani magari cambio idea eheheh

    • Charly
      6 marzo 2018

      Sì, la suddivisione del ciclo produttivo in settori separati e in aziende separate. Ne ha trattato bene Gallino, mi pare in “Il lavoro non è una merce: contro la flessibilità”.
      Poi, non dirlo a me, io lavoro in una BPO in Polonia 😀

      • am
        10 marzo 2018

        vedremo…
        tanto la pensione è lontana.

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 24 febbraio 2018 da in politica con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: