Charly's blog

Un punto in comune fra Trump e Potere al popolo: di NATO, PIL e geopolitica

Spulciando nel programma di Potere al popolo possiamo trovare le seguenti perle [1]:

  • la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari;

  • la ratifica da parte dell’Italia del “Trattato ONU di interdizione delle armi nucleari” del 7 luglio 2017, in coerenza con l’art. 11 della Costituzione;

  • il ritiro delle missioni militari all’estero;

Un’idea tipica della sinistra radicale, d’altronde: tagliare le spese militari e uscire dalla NATO. Peccato che, paradossalmente, se si vuole uscire dalla NATO si dovrebbero prima triplicare le spese militari. Vediamo il motivo.

 

—- Spendete di più, dice Trump… —-

Fra le righe del programma possiamo anche leggere un’analisi più articolata:

Il rischio che la “guerra a pezzi” che affligge il pianeta diventi organica e trascini il mondo in un devastante conflitto generale segna il nostro tempo. Non a caso riprende la corsa al riarmo con un ruolo particolarmente aggressivo dell’amministrazione Trump, che chiede a tutti i paesi della Nato di portare le proprie spese militari al 2% del PIL. Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni; per il medesimo vincolo di subalternità sul nostro territorio proliferano basi militari vecchie e nuove (Sicilia, Campania, Sardegna), si installano nuove bombe nucleari a Ghedi ed Aviano, aumentano la produzione, le spese e gli impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali.

La fuoriuscita dai trattati militari è la condizione per impedire il coinvolgimento del nostro paese nelle guerre imperialiste del XXI secolo, per una sostanziale riduzione delle spese militari, lo smantellamento delle armi nucleari e delle basi militari, per una politica di disarmo, neutralità e cooperazione internazionale.

Allo stesso tempo ricordiamo l’altra campana, Trump [2]:

Donald Trump non è ancora entrato nella stanza dei bottoni della Casa Bianca e già il mondo delle diplomazie è in allarme, in particolare gli alleati della Nato.
Nel corso della campagna elettorale il tycoon ha puntato il dito contro i Paesi dell’Alleanza che non rispettano le linee guida sulle spese per la Difesa.
A RISCHIO L’ARTICOLO 5. In particolare la minaccia è stata quella di non rispettare l’articolo 5 del trattato, e quindi non soccorrere uno Stato membro sotto attacco, nel caso in cui questo non abbia destinato (come da indicazioni) il 2% del Pil alle forze armate.

E Trump o non Trump la situazione non è affatto cambiata in termini di spesa:

 

Fonte: NATO.

Ma non eravamo succubi dell’America? Mistero o, forse, no.

 

—- No, per carità, risponde lo stratega americano —-

Al netto delle sparate presidenziali, infatti, non si è registrata alla fine una grande pressione da parte delle forze armate o del mondo diplomatico americano. Il motivo, se ci pensate bene, non è tanto misterioso [3]:

 

Pur essendo le spese militari dei paesi europei ai minimi storici, nella top ten abbiamo il Regno Unito, la Germania e la Francia, con l’Italia non tanto lontana grazie alla mera dimensione delle loro economie. Se questi paesi creassero una difesa comune supererebbero la Russia piazzandosi giusto dietro la Cina e gli USA e lo stesso vale eliminando il Regno Unito dall’equazione. Senza contare, poi, gli altri paesi membri della UE.

Se gli USE, gli Stati Uniti d’Europa, agisse come un vero attore geopolitico potrebbe facilmente svincolarsi dagli USA dato che potenzialmente possiamo spendere tanto quanto gli americani con in più il vantaggio di giocare in casa e di non disperdere le proprie forze su scala globale. E come abbiamo già visto gli USE dovrebbero legarsi a Russia e Cina per escludere gli USA dall’Eurasia e assicurarsi le risorse naturali necessarie per lo sviluppo economico.

Anche eliminando l’Europa dell’Est per via della sua ostilità, più che legittima, contro la Russia, il centro geopolitico Francia – Germania -Italia e dintorni (BENELUX, Austria, magari Danimarca e Rep. Ceca, senza dimenticare gli iberici) non ha un solo motivo d’ostilità contro Mosca o Pechino. E qual è l’obiettivo geopolitico massimo degli USA? Proprio quello di evitare la costituzione di un potere politico euroasiatico…

La morale della favola? Per rompere con la NATO non servono le marcette per la pace, ma bisogna avere la forza militare per farlo. Agli Americani, ovviamente, la NATO serve non tanto come mezzo offensivo ma come mezzo per tenere sotto controllo l’Europa e contenere la Russia. Allo stesso tempo gli europei possono tranquillamente non spendere nella difesa vista l’assenza di avversari – la Russia è messa male dal punto di vista economico – e l’eventuale intervento americano.

Ecco a voi, insomma, il paradosso imperiale: se i paesi sotto la tua influenza dovessero condividere il fardello imperiale spendendo di più in difesa, quegli stessi paesi potrebbero anche chiedersi perché mai dovrebbero rimanere sotto la tua influenza se hanno i mezzi per staccarsi. Se viceversa, vuoi spendere in welfare e non in carri armati, appaltare la difesa a una potenza esterna situata in un altro continente conviene al netto dei soliti incidenti di percorso.

Alla fine abbiamo trovato un punto in comune fra Trump e Potere al popolo: la scarsa comprensione dei rapporti di forza geopolitici…

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[1] Cfr. https://poterealpopolo.org/potere-al-popolo/programma/.

[2] Cfr. http://www.lettera43.it/it/articoli/attualita/2016/11/16/nato-le-spese-dei-vari-stati-membri-in-infografiche/206555/.

[3] Cfr. https://ourworldindata.org/military-spending.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2018 da in Uncategorized con tag , , , , , , .
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