Charly's blog

Il caso Cambridge Analityca? Si tratta solo dell’ultimo scontro fra vecchi e nuovi media (fine)

Prima di procedere con l’analisi vorrei portare alla vostra attenzione gli effetti negativi, a detta di un’analisi di Confindustria, in caso di vittoria del “No” nel referendum sulla riforma Costituzionale [1]:

•              Prima ipotesi. La vittoria del “No” causerebbe il caos politico.

•              Seconda ipotesi. Lo scenario economico interno sarebbe caratterizzato da cinque eventi. Ciascuno dei quali foriero di recessione.

•              Primo evento: aumentano i rendimenti che l’Italia deve pagare per piazzare sul mercato i titoli del debito pubblico. In particolare sale quello del titolo guida del mercato finanziario nazionale, il BTP a 10anni.

•              Secondo evento: si incontrano serie difficoltà nell’effettuare le aste con le quali il Tesoro emette i titoli di Stato.

•              Terzo evento: si verifica una fuga di capitali dal Paese, sia esteri sia italiani. Gli investitori vendono titoli italiani, non solo pubblici, ma anche privati. Ciò determina ulteriori difficoltà di finanziamento, non solo per lo Stato, come già detto, ma anche per le imprese, che già devono fronteggiare il credit crunch bancario.

•              Quarto evento: cade la fiducia di famiglie e imprese perché aumenta l’incertezza riguardo allo scenario economico.

Con ovvio giudizio finale: «L’effetto complessivo della vittoria del “No” è stato quantificato per il triennio 2017-2019: il PIL cala dello 0,7% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018, salendo dello 0,2% nel 2019. In totale si riduce dell’1,7%, mentre nello scenario di base sarebbe salito del 2,3%; quindi la differenza è di 4 punti percentuali. Gli investimenti scendono dell’1,6% nel 2017, del 7,0% nel 2018 e del 3,9% nel 2019, per un cumulato di -12,1%, contro un +5,6% altrimenti atteso (differenza del 16,8%). L’occupazione diminuisce complessivamente di 258mila unità, mentre altrimenti salirebbe di 319mila, con un gap di quasi 600mila unità. Il deficit pubblico sale al 4,0% del PIL già nel 2018 e il debito pubblico supera il 144% del PIL nel 2019, contro il 131,9% alternativo. Il PIL pro-capite, una misura di benessere, calerebbe di 589 euro. Ciò porterebbe a un aumento di 430mila persone in condizione di povertà. In conclusione, con la vittoria del “No” sarebbe inevitabile una nuova recessione per l’economia italiana».

 

—- Gli esperti fanno schifo… —-

Confindustria non era la sola a pensarla così, anzi, era in buona compagnia. L’Apocalisse, noi, non l’abbiamo vista, ma neppure Renzi visto che ad agosto 2017 scriveva [2]:

Il tempo è galantuomo: basta saper aspettare. Oggi i dati ISTAT dicono che la strategia di questi anni produce risultati. Flessibilità, non austerity. Giù le tasse a ceto medio e imprese che investono. Scommettere sulla crescita, non sul declino. I risultati arrivano, il tempo è davvero galantuomo. Oggi sarebbe facile domandarsi: chi aveva ragione ad alzare la voce in Europa e a combattere per la flessibilità? Sarebbe facile, ma non servirebbe a nulla. I #millegiorni hanno rimesso in moto l’Italia, ma noi vogliamo correre. Perché questo Paese ha tutto per farcela. Non ci serve che ci diano ragione per il passato, ci serve che ci diano ascolto per il futuro. Noi ci siamo”. Così Matteo Renzi su Facebook commenta i dati sul Pil diffusi dall’Istat.

Stava solo festeggiando «L’aumento tendenziale del Pil nel secondo trimestre del 2017 dell’1,5% rispetto al secondo trimestre del 2016 è il più alto registrato dall’Istat da sei anni». E non erano passati più di otto mesi dalla catastrofica e apocalittica vittoria del “No” al referendum costituzionale…

Poco tempo prima avevamo potuto assistere ad altrettante fosche previsioni in merito alla Brexit: « La Brexit sarebbe una catastrofe per l’economia britannica: uscire dall’Unione Europea significherebbe sacrificare la prosperità e sicurezza futura del Regno Unito, secondo un sondaggio tra esperti. Neanche uno degli oltre cento celebri economisti consultati dal Financial Times ritiene che lasciare la Ue sarebbe una mossa positiva per la la crescita, mentre il 67% pensa che le prospettive del Paese peggiorerebbero sensibilmente» [3]. Anche qui non possono mancare le sempreverdi recessioni:

L’impatto sarebbe negativo nell’immediato anche per la sterlina e i mercati finanziari, mentre sul medio termine molte banche e istituzioni internazionali potrebbero scegliere un’altra sede per le loro divisioni europee. L’effetto sarebbe «drammatico», secondo Willem Buiter, chief economist di Citi, e «una profonda recessione e una crisi finanziaria sarebbero inevitabili». Lo spettro di Brexit è stato anche evocato da Société Générale, che in uno studio diffuso ieri ha avvertito che la decisione di uscire dalla Ue «infliggerebbe seri danni economici» alla Gran Bretagna portando a una riduzione del Pil dello 0,5-1% ogni anno fino almeno al 2026.

E ancora una volta non è successo assolutamente nulla, la disoccupazione è passata dal 5% del giugno 2016 all’attuale 4,4%, mentre il tasso di occupazione è aumentato dal 74,4% al 75,3% [4]. Il PIL ha registrato un tasso di crescita del 1,9% per il 2016 e un 1,8% per il 2017 [5]. Insomma, un vera e propria catastrofe con decine e decine di migliaia di inglesi in fuga dalla fame…

Una così magra figura ha portato tre economisti di Cambridge a interrogarsi su come ne sia uscita l’immagine dell’onestà intellettuale degli economisti: «The short-term forecasts which have turned out to be wrong have further damaged confidence in economists’ contributions to public debate. Partly as a result, very little attention is currently being given by politicians or the public on either side of the debate to the impact assessments published at the time of the referendum. […]The consequences of these shortcomings go well beyond Brexit itself. We believe that the credibility of the economic forecasting profession and some of the major parts of the economic press, have been damaged again. It will take more than a decade to be sure of this, but the failure of the short-term forecasts indicates what could happen. The fact that the flaws we identify all point in the direction of pessimism on Brexit, and hence in the direction that most academics and economists tend to lean ideologically, will increase the scepticism of many» [6].

Questi sono solo gli ultimi e più clamorosi esempi, ma potrei portarne molti altri argomentando che gli esperti quando si tratta di vantarsi dei loro titoli sono fenomenali, ma quando si tratta di dire una cosa intelligente non ne azzeccano una. Incompetenti, quindi? O, forse, non è proprio così?

 

— o, ehi, Esiste la propaganda?! —-

Una buona norma da seguire è quella di non attribuire all’incompetenza quanto è semplicemente dovuto alla malizia. Tutte le previsioni propalate dai media che hanno regolarmente fatto cilecca, infatti, sono sempre attribuibili a vario titolo e grado all’establishment. Lo si è visto con Trump, lo si è visto con il referendum, lo si è visto con la Brexit e più recentemente persino con l’Accordo di Caen. In quest’ultimo caso, non potendo negare la realtà i signori dei media hanno puntato, correttamente, alla sua ridefinizione: il trattato non esiste perché non è ancora entrato in vigore. Dal punto di vista logico, ovviamente, è una bestemmia perché c’è un abisso fra il “non esistere” e il non “essere ancora ratificato”. Ma un ascoltatore distratto che si crede tanto colto perché guarda un TG e non il Grande Fratello puà essere facilmente ingannato. Non c’è peggiore cosa dell’ignoranza del sapiente…

Negli ultimi abbiamo assistito non tanto a un crescendo della propaganda su tutta una serie di materie nel dibattito pubblico, quanto a un cambiamento di tono. Prendiamo tematiche quali:

•              La storiella dei giovani bamboccioni su cui scaricare il biasimo della disoccupazione salvo poi scoprire, guarda te, che i disoccupati over 50 sono pari per numero agli uner 24;

•              Gli Stati Uniti d’Europa con tutto il relativo delirio circostante;

•              La crisi dell’eurozona raccontata con la favoletta del debito pubblico e non degli squilibri causati da una costruzione difettosa e insensata fin dall’inizio;

•              La Russia e la geopolitica: buoni e cattivi non è una categoria concettuale del pensiero geopolitico, diffidate da chi così argomenta;

•              L’emergere del “populismo”;

•              La globalizzazione, le frontiere aperte e le Boldrine varie;

La propaganda in genere si basa su tre strategie comunicative:

•              Terra Promessa: fate come diciamo e saremo tutti più ricchi (la globalizzazione, l’euro, l’immigrazione)

•              Negare l’alternativa: non si può tornare indietro;

•              Apocalisse: se non fate come diciamo sarà pianto e stridor di denti;

E indovinate dove siamo? Siamo arrivati al punto tre. Che sta succedendo, allora? Che neppure la propaganda può nascondere la realtà, specie se viene a diretto contatto con le persone. E siccome la realtà – frutto di determinate politiche – risulta essere dannosa, le persone votano di consegueza. E no, non basta inventarsi la misura dell’africano a metro quadrato per negare lo spaccio alla luce del giorno nelle principali piazze del paese.

Essendo arrivati al punto tre oltre a promettere la fine dei tempi i media si sono dedicati al nobile atto della macchina del fango non solo contro i propri avversari, ma anche contro gli elettori. Da qui il proliferare delle accuse di seminalfabetismo funzionale, il promuovere gli esperti al governo – ignorando che la politica non è tecnica ma rappresentanza di interessi organizzati – e il categorizzare gli elettori su base antropologica. Voti il M5S? Allora è perché vuoi il reddito di cittadinanza e perché sei uno scansafatiche. Ignorando che, per quanto pasticciato, il reddito di cittadinanza è in realtà l’unione del reddito minimo e del sussidio di disoccupazione universale. Ovvero il già esistente REI e il già esistente Jobs Act [7]:

Il cuore del Jobs Act di Renzi è già sul tavolo del ministro del Lavoro. E si chiama Naspi. Un sussidio di disoccupazione universale, destinato a tutti coloro che perdono il posto. Tutti. Compresi i meno protetti tra i precari: i collaboratori a progetto, oggi fuori da quasi tutti i sostegni. Il piano – elaborato dal politologo Stefano Sacchi e fatto proprio prima dalla segreteria del Pd, poi diventato base di discussione per il governo – costerà 1,6 miliardi in più di quanto oggi si spende per i sussidi, dunque 8,8 miliardi in tutto, meno di quanto sin qui prospettato. Ma assicurerŕ protezione anche a quel milione e 200 mila lavoratori, ora per diversi motivi totalmente senza rete, in caso di disoccupazione. E potrebbe essere finanziata con uno spostamento di risorse dalla Cig in deroga, che vale 2,5-3 miliardi annui.

Si tratta di una misura non molto differente da quanto già in implementazione (e in discussione dai tempi della Legge 30 e di Biagi). Ma il nemico, si sa, non può fare nulla di buono…

Il problema per i media è che il loro monopolio è in declino: tv e giornali subiscono l’arrembaggio di internet in un contesto di calo delle copie vendute, di crollo dello share e di collasso delle entrate pubblicitarie. Per tentare di arginare il fenomeno si sta provando a bloccare la libertà di opinione tramite la storiella delle fake news. Al riguardo basti pensare quello che scrive l’Alto Commisario delle Nazioni Unite per i diritti umani [8]:

The Protocol aims to combat “manifestly unfounded and biased news, or openly defamatory content” – terms that are not defined and therefore raise concerns of vagueness. Although your Excellency’s Government has indicated certain factors it will take into account when reviewing the falsity of content submitted to the portal, these do not address the ambiguity concerning the scope of news content that may be reported and actioned through the Protocol. Furthermore, the Protocol would also tie the review of “fake news” to criminal laws against defamation, which impose significant penalties for “injuring the reputation of an absent person via communication”. I am concerned that this will confer excessively broad discretion on the government to prosecute statements that are critical of public and political figures.

The lack of clarity concerning how the Protocol would operate, coupled with the threat of criminal sanctions, raises the danger that your Excellency’s Government will become arbiters of truth in the public and political domain. Accordingly, I am concerned that the Protocol would disproportionately suppress a wide range of expressive conduct essential to a democratic society, including criticism of the government, news reporting, political campaigning and the expression of unpopular, controversial or minority opinions.

Non che sia una novità il tentativo del potere politico di definire la verità per legge. Sotto il fascismo si chiamava MinCulPop, nel Medioevo Inquisizione.

 

—– Internet? Non è la terra promessa, ma… —-

La lotta alle fake news è ironica perché, come abbiamo avuto modo di vedere, i primi a diffondere le fake news sono i giornali stessi. Ma c’è un aspetto ancora più subdolo che consiste nella negazione della legittimità di un punto di vista alternativo. Se i fatti di per sé sono innegabili, ciò non toglie che i punti di vista non possano essere differenti. Bollare ogni opinione dissonante dalla narrazione dominante come fake news vuol dire, allora, censurare i differenti punti di vista. E il culmine della censura è l’abolizione degli interessi particolari in nome dell’interesse generale garantito dalla “vevascienza” dei “veviespevti”. Il risultato pratico è la conseguente abolizione della democrazia sostituita da un Governo tecnocratico che non rende conto a nessuno del suo operato, mentre tutti vanno in piazza contro il pericolo fasssisssta.

Tornando all’affaire Cambridge Analytuca, l’unico comportamento censurabile, e immagino criminale, è quello di aver usato i dati raccolti da FB in violazione degli accordi e dei regolamenti. Il resto – la propaganda, il targeting, la creazione di una bolla virtuale dove passano gli elementi che confermano i bias cognitivi – non è altro che la norma in ambito comunicativo. La pietra d’inciampo di evangelica memoria, allora, è solo il fatto che CA si è prestata alla contronarrazione politica in antitesi all’establishmet: ha fatto propaganda alla persona sbagliata. E da qui è facile intuire il perché la macchina del fango si sia messa in moto e stia cercando di far passare l’idea che internet debba essere regolato o, meno prosaicamente, censurato.

Alla fine, ovviamente, il progetto fallirà e internet rimarrà più o meno come oggi per via della sua immensa vastità che ne rende il controllo, di fatto, impossibile. Allo stesso tempo internet è così vasto da ridurne l’efficacia: dinnanzi all’infinito gli utenti ripiegano sul familiare creandosi una bolla che va a filtrare la propaganda avversa. In compenso internet è perfetto per demolire le balle grazie ai link ai documenti ufficiali, alle immegini, ai video.

Morale della favola? Internet è solo l’ultimo campo di battaglia della propaganda e con il declino dei media tradizionale l’establishment si sposterà a sua volta verso la nuova frontiera. D’altronde quello che fatto CA per Trump lo si può fare anche per Bruxelles…

 

[… fine]

 

Approfondimenti:

– l’Apocalisse del No al Referendum: https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/13/referendum-gli-apocalittici-che-mettono-in-guardia-contro-il-no-da-confindustria-a-goldman-sachs-da-fitch-a-marchionne/3031013/

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[1] Cfr. http://www.confindustria.it/wps/wcm/connect/www.confindustria.it5266/4cadc211-e9de-4017-9620-303f3539ec0b/SEgiu16.pdf?MOD=AJPERES&CONVERT_TO=url&CACHEID=4cadc211-e9de-4017-9620-303f3539ec0b

[2] Cfr. https://www.partitodemocratico.it/economia-e-lavoro/istat-pil-15-piu-alto-anni/

[3] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-01-05/brexit-catastrofe-londra-063857.shtml?uuid=AC7AbJ4B

[4] Cfr. https://www.ons.gov.uk/employmentandlabourmarket/peopleinwork/employmentandemployeetypes/datasets/employmentunemploymentandeconomicinactivityforpeopleaged16andoverandagedfrom16to64seasonallyadjusteda02sa

[5] Cfr. https://www.statista.com/statistics/281734/gdp-growth-in-the-united-kingdom-uk/

[6] Cfr. https://www.cbr.cam.ac.uk/fileadmin/user_upload/centre-for-business-research/downloads/working-papers/wp493.pdf

[7] Cfr. http://www.repubblica.it/economia/2014/03/01/news/ecco_il_jobs_act_targato_renzi_sussidio_di_disoccupazione_anche_per_i_lavoratori_precari-79919620/

[8] Cfr. http://www.ohchr.org/EN/Issues/FreedomOpinion/Pages/LegislationAndPolicy.aspx

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Questa voce è stata pubblicata il 28 marzo 2018 da in Uncategorized con tag , , , , , , .
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