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Star Trek e l’elogio della diversità: ma se al posto del Signor Sulu ci fosse Herr Adolf?

Per quanto ignorato per lo più in Italia, il 7 settembre 2016 Star Trek ha festeggiato il suo cinquantesimo anniversario. E qual modo migliore di festeggiare l’evento se non ricordando la valenza sociale della serie, il suo elogio della diversità e i suoi valori liberal? Leggiamo [1]:

In the future, Roddenberry envisioned race and gender as non-issues. He put Japanese-American George Takei, as Lt. Hikaru Sulu, at the helm; African-American Nichelle Nichols, as Lt. Nyota Uhura, in the communications chair; and even attempted to make the Enterprise’s first officer a woman (studio executives rejected that unsavory idea, so the alien Spock took the job). The equality on the U.S.S. Enterprise’s bridge was a watershed moment, both in television history and in Americans’ understanding of social equality. […]”It appealed to people who were thinking differently, whether it was college students who were protesting the war, or mixed-race couples, or just people with different ideas. The whole geek/nerd/dork fan movement was a bunch of people who look at life differently. They’re the ones who are leading the charge today, not just with Star Trek, but also, frankly, the world.” Though the show’s philosophy no doubt encouraged white audiences’ capacity for understanding and tolerance in the ’60s and ’70s, it was doing something vastly more concrete for people of color who were seeing faces like their own on television, in un-caricatured roles, for the first time.

Solo una domanda: ma se al posto del Signor Sulu avessimo avuto Herr Adolf? Con tanto di divisa nazista e svastica al braccio: si tratta sempre di elogio della diversità?

 

—- Diversi? Ma anche così uguali… —-

Prendiamo l’equipaggio della prima serie:

•              Uhura: afroamericana con tanto di primo bacio interrazziale;

•              Sulu: asiatico, dopo una sola generazione da Pearl Harbor;

•              Chekow: russo in piena Guerra Fredda;

•              Spock: mezzo umano e mezzo alieno;

Nel prosieguo della serie abbiamo poi avuto un capitano afroamericano, Sisko, e un capitano donna, la Janeway. E un Klingon come membro dell’equipaggio, per quel che vale… Le ultime aggiunte in Star Trek Discovery sono un capitano latinos, un capitano asiatico, un altro primo ufficiale afroamericano e una coppia gay.

Star Trek TOS, fra le altre cose, in quanto figlio del suo tempo venne coinvolto anche nella progressiva liberalizzazione dei costumi sessuali come ben dimostrano la schiera di belle fanciulle in abiti discinti o i muscoli di Kirk messi in bella mostra (o anche di Apollo nel relativo episodio). Ma al giorno d’oggi, nel pieno del puritanesimo bacchettone femminista è meglio sorvolare su questo aspetto…

Ma torniamo al punto fondamentale: Star Trek dipinge una società dove la diversità viene non solo accettata ma anche promossa. Ma è davvero così? Se permette vorrei proporre dei nuovi personaggi per un futuro equipaggio della Enterprise:

•              Herr Adolf: nazista con svastica sul braccio, ogni notte legge il Mein Kampf;

•              KKK: sostenitore della purezza razziale;

•              Il Compagno Josef: comunista stalinista con l’hobby della pulizia etnica dei Kulaki tramite gulag;

•              L’Imperatore di Giada: ritiene la Cina l’unica fonte di civiltà e chiama barbari tutti gli altri;

•              El Gordo: di orgine latinos si diletta con lo spaccio e i cartelli criminali;

•              Il Fedele: adora l’unico vero “dio” e desidera la morte degli infedeli;

Non manca, ovviamente, l’alieno di turno: un Orioniano dalla pelle verde il cui popolo, come dovreste sapere, pratica la schiavitù.

Abbiamo, allora, rispettatto la diversità razziale e culturale? Altroché. Ma sono l’unico a ritenere che un simile equipaggio non solo non potrebbe operare come singola entità, ma anche distribuendolo fra più equipaggi la convivenza risulterebbe impossibile? E la diversità e l’inclusività?

 

—- La Federazione: specie differenti, un unico codice —-

L’incipit di The Next Generation è perfetto per chiarire il punto. I primi due episodi della prima stagione mostrano la richiesta di adesione di una civiltà aliena alla Federazione che viene prima presa in considerazione e poi, brutalmente, rifiutata. Come mai? Perché l’equipaggio scopre che la civiltà in questione viola i principi sui cui si fonda la Federazione. Se leggiamo, infatti, la dichiarazione fondante della Federazione possiamo trovare [2]:

“We the lifeforms of the United Federation of Planets determined to save succeeding generations from the scourge of war, and to reaffirm faith in the fundamental rights of sentient beings, in the dignity and worth of all lifeforms, in the equal rights of members of planetary systems large and small, and to establish conditions under which justice and respect for the obligations arising from treaties and other sources of interstellar law can be maintained, and to promote social progress and better standards of living on all worlds, and for these ends, to practice toleration and live together in peace with one another, and to unite our strength to maintain interstellar peace and security, and to ensure, by the acceptance of principles and the institutions of methods, that weapons of destruction shall not be used, save in the common interest, and to employ interstellar resources for the promotion…”

Puntata dopo puntata diviene evidente che, pur appartenendo a civiltà e specie differenti, ogni dannato membro della Flotta Stellare ragiona allo stesso modo seguendo le stesse leggi e gli stessi principi. I principi sono noti e familiari e rientrano nell’alveo del liberalismo variante preogressista che costituiscono, bene o male, le società occidentali per quanto queste idee appaiano, ahimé, in declino. Ma basta vedere i fascisti del nuovo millennio lamentarsi di essere vittima di metodi fascisti per capire che, sotto sotto, non possiamo non dirci liberali.

Tornando fra le stelle, cosa tocca a chi non rispetta i principi fondanti della Federazione? La mancata adesione, si é visto, e l’espulsione in caso di civiltà/specie o la galera in caso di individui. Aspettate: mi state dicendo che la Federazione non rispetta la diversità e non é inclusiva, anzi, in realtà é fasssissta, xenofffoba e rassssista?

 

—- L’imperio della legge, il fondamento della società —-

La risposta, ovviamente, é negativa e la Federazione rimane un esempio di inclusività e diversità. Ma come abbiamo già avuto modo di vedere a più riprese ogni società necessita di un nucleo di valori fondanti e condivisi e di un’identità collettiva che permette l’accettazione di sacrifici individuali a favore del bene del gruppo. In assenza di questi fattori la società si frattura, si riorganizza in base a micro comunità che presentano quelle caratteristiche (valori, principi, identità). Capito perché il multiculturalismo sfocia in ghetti che difficilmente comunicano fra di loro?

La Federazione, non a caso, presenta sia principi sia valori fondanti che, esattamente come accade per gli Stati realmente esistenti, si riverberano sul quadro legislativo mostrando un’assoluta intolleranza verso chi viola le leggi federali. Non si discute, non si tratta in merito all’applicazione della legge che risulta essere, come è ovvio che sia, violenta e intollerante con la devianza.

Un concetto piuttosto ovvio ma che risulta di difficile compresione per i nostri amici radicalchiccosi. Sono gli stessi, d’altronde, che confondono multietnico – le insignificanti differenze fisiche – con multiculturalismo e non si avvedono che non può esserci coesistenza possibile fra

•              Omosessuali e chi gli omosessuali li vuole lapidare;

•              Fanatici religiosi e società laiche fino a sconfinare nel laicismo;

•              libertà dei costumi come il diritto delle ragazzine di vestire gli shorts e ultraconservatori convinti che chi veste gli shorts sia una puttana da stuprare;

E si potrebbero fare molti altri esempi. La soluzione, si é visto, si chiama brutale imperio della legge: le leggi si applicano quale che sia il retroterra etnico e culturale. Più in generale queste considerazioni ci portano dritti dritti al paradosso della tolleranza: una società tollerante per funzionare deve essere assolutamente intollerante e repressiva verso gli intolleranti specie se sono stranieri e manifestano l’intenzione di trasferirsi senza adeguarsi alla realtà sociale esistente.

Non manca, devo ammettere, un certo divertimento a notare che, con i criteri dei radicalchiccosi dei giorni nostri, anche Star Trek sconfina verso il fasssismo e la xenoffobbbia. Ma guardate il lato positivo: se ma qualcuno vi dovesse definire con la solita inutile e stanca litania fassssista/xennofffobbbo/rasssista, limitatevi a sorridere. E a rispondere che volete solo applicare le leggi e i principi dell’entità più progressita della televisione: la Federazione dei pianeti uniti.

 

Approfondimenti:

– l’ONU, vi ricorda qualcosa? Cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/United_Nations_Charter#Preamble

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[1] Cfr. https://www.wired.com/2013/05/star-trek-lgbt-gay-characters/

[2] Cfr. http://memory-alpha.wikia.com/wiki/Charter_of_the_United_Federation_of_Planets

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3 commenti su “Star Trek e l’elogio della diversità: ma se al posto del Signor Sulu ci fosse Herr Adolf?

  1. Rettiliano Verace
    3 aprile 2018

    Mi viene da piangere. Ogni volta che cerco di fare presente a un sinistroide che non si possono includere quelli che praticano l’intolleranza violenta, mi viene detto: “fascio di merda”. A volte invece mi viene sparata la peggiore delle citazioni bufala di Internet, quella dello pseudo-Voltaire…

    • Charly
      4 aprile 2018

      Io metterei un circolo dell’Arcigay vicino a una moschea: così, per ridere…

      • Rettiliano Verace
        4 aprile 2018

        Tu prendi per il cul0, ma conosco queer sinistroidi che fanno seriamente i filoislamici perche’ per loro il cristianesimo e’ peggio e in ogni caso gli atti di fanatismo omofobo li fanno solo quelli dell’ISIS che sono finti islamici manovrati dai mercenari americani. Seriamente, non riesco a immaginare il kamasutra mentale che ci vuole per diventare un gayo filoislamico.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 aprile 2018 da in società con tag , , .
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