Charly's blog

Serra: di bulli, scuole e impreparati alla vita (che non citano i dati statistici) #fakenews

Ripartiamo dalla dotta analisi di Serra sul bullismo a scuola che, a suo dire, è causato dai poveri [1]:

Tocca dire una cosa sgradevole, a proposito degli episodi di intimidazione di alunni contro professori. Sgradevole ma necessaria. Non è nei licei classici o scientifici, è negli istituti tecnici e nelle scuole professionali che la situazione è peggiore, e lo è per una ragione antica, per uno scandalo ancora intatto: il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza. Cosa che da un lato ci inchioda alla struttura fortemente classista e conservatrice della nostra società (vanno al liceo i figli di quelli che avevano fatto il liceo), dall’altro lato ci costringe a prendere atto della menzogna demagogica insita nel concetto stesso di “populismo”.

Le reazioni, ovviamente, non sono mancate. Vediamole.

 

—- Serra: classista o de sinistra? —-

Fra le reazioni, al netto degli sdegnati su Twitter, abbiamo anche chi allarga l’orizzonte della discussione alla mobilità sociale [2]:

Forse ciò che invece dimostra l’articolo di Serra è che le vicende di Lucca de te fabula narratur: della incapacità, cioè, degli adulti, dei vecchi, della classe dirigente, degli educati e dei capaci, del ceto medio riflessivo, di guidare i giovani, il popolo, le masse, verso le magnifiche sorti e progressive di cui essi sono i (self-appointed) cantori. E allora l’inganno non è nell’aver convinto le persone chesiamo tutti uguali, l’inganno consiste nell’aver detto che quelle sorti non solo erano vere, ma che erano a portata di mano di tutti. E se il populismo, come lo chiama Serra con orrore, dilaga, è per la consapevolezza dell’irraggiungibilità dei livelli di benessere, ricchezza, disponibilità, possibilità di prendere l’ascensore sociale dei genitori.

E chi, invece, si trova d’accordo con Serra [3]:

Detto questo, provate a leggere l’Amaca al netto del passaggio infelice, e già il discorso vi sembrerà assai più condivisibile. Messo da parte il tono sentenzioso, accantonato il sospetto sul disprezzo di Serra per i ceti sociali meno abbienti, la sua analisi apparirà quasi di sinistra (quella “vera”, non di salotto). Ha parlato di “subalternità sociale” e “debolezza culturale dei ceti popolari: concetti forse anch’essi spiacevoli da dirsi nel 2018, dal lessico un po’ anacronistico, è vero, ma si può forse negare che, purtroppo, il popolo sia più debole culturalmente – abbia cioè meno strumenti disponibili – della borghesia?Dice anche, Serra, che i poveri sono più facili a commettere reati, e quindi finiscono più facilmente in carcere o in riformatorio. Una conclusione, questa, un po’ più forte di quella precedente, che forse avrebbe dovuto essere accompagnata da qualche dato effettivo, da qualche statistica. Il fact checking non mancherà, ma poniamoci pure nel caso per Serra più sfavorevole, ovvero che poveri e ricchi riempiano le carceri in egual misura. E’ più di sinistra pensare che non ci sia affatto (anche) un problema di povertà alla base del contravvenire alla legge, oppure al contrario pensare ciò, e anzi denunciarlo come “un” problema importante, se non “il” problema più importante?

È possibile trovare altri interventi ma a mancare è sempre quella cosa lì: un dato statistico che sia uno.

 

—- Ma l’Istat cosa dice? —-

Che i giornalisti in Italia abbiamo poca dimestichezza con i dati statistici è un’amara realtà e Serra non è un’eccezione. Sul portale dell’Istat, purtroppo per Serra e i suoi commentatori, possiamo trovare un report dedicato al bullismo [4]. E lì possiamo leggere che «Una minore presenza di fenomeni di bullismo si riscontra, invece, tra quanti frequentano gli istituti tecnici: il 16% dichiara di aver subìto più volte al mese azioni di bullismo, ma oltre il 50% di questo collettivo sostiene di non averne subite neanche sporadicamente».

Più in generale in ambito scolastico registriamo che:

Anche guardando al tipo e al livello di formazione scolastica, è possibile distinguere particolari ambiti dove le azioni di bullismo sono più ricorrenti. Le quote di vittime sono più alte tra i ragazzi 11-13enni che frequentano la scuola secondaria di primo grado; oltre il 22% del collettivo dichiara di aver subìto prepotenze più volte al mese (Prospetto 7). I liceali si mantengono di poco sotto la media in merito alle azioni ripetute di bullismo (19,4%), ma solo nel 45,5% dei casi dichiarano di non essere mai stati oggetto di comportamenti vessatori (quota che è più contenuta anche di quella riscontrata tra quanti frequentano la scuola secondaria di primo grado: 46,2%).

In sintesi:

Hanno subìto ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).

In effetti  i valori più alti si registrano durante le medie dove, è bene ricordarlo, il percorso scolastico è comune a tutti quale che sia l’estrazione sociali di provenienza.

Un altro dato notevole viene dal contesto geografico:

Le differenze sono sostanziali a livello territoriale. Le azioni vessatorie sono più frequenti nel Nord del Paese, dove le vittime di atti di bullismo rappresentano il 23% degli 11-17enni (24,5% nel Nord-est, 21,9% nel Nord-ovest). Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), oltre il 57% dei residenti al Nord ha subìto qualche prepotenza nel corso dell’anno precedente l’intervista, contro una quota inferiore al 50% dei residenti nelle regioni centrali e in quelle meridionali.

Tra i ragazzi che vivono in zone poco o per nulla disagiate si registra la quota più elevata di ragazzi e adolescenti che non hanno subìto atti prevaricatori da parte di coetanei (49,7% nei 12 mesi precedenti l’intervista); tra coloro che vivono in zone molto disagiate tale quota scende al 44,6% mentre si registra la quota più elevata di vittime (23,3%) di prepotenze che avvengono con assiduità (almeno una volta al mese).

Devo davvero ricordare che il Nord è più ricco del Sud e che al liceo, generalmente, si iscrivono i pargoli del ceto medio e della borghesia e non i figli del proletariato?

 

—- Ops: i dati statistici sbugiardano—–

Lo stesso Serra è intervenuto nuovamente sulla questione scrivendo che [5]:

Non è più neanche un equivoco, è una vera e propria legge mediatica quella che negli ultimi anni bolla come “snob” ogni definizione possibile immaginabile del gap di classe. Se dici che i poveri mangiano peggio dei benestanti, non è perché denunci (vedi la sacrosanta campagna di Michelle Obama) il disastro sanitario provocato dal junk food, è perché sei un fighetto che mangia solo lardo di Colonnata e cardo gobbo. Se dici che i poveri ricevono informazioni di minore qualità e spesso nessuna informazione, e sono dunque più esposti a manipolazioni politiche e veleni mediatici (junk media…) sei solo uno spocchioso spregiatore di chi ha studiato meno di te. Se dici che nelle scuole meno qualificate si addensano più facilmente i rischi di turbolenza sociale, spesso diretta conseguenza della condizione familiare, ecco che sei subito “classista”. […] Se oggi Friedrich Engels pubblicasse “Le condizioni della classe operaia in Inghilterra”, i social lo aggredirebbero, chiedendosi “come si permette, questo borghese con il culo al caldo, di parlare così male del popolo dei suburbi”. Se Karl Marx scrivesse le sue severe considerazioni sul Lumpenproletariat (proletariato straccione), o il socialista Orwell riscrivesse il suo reportage sul “cattivo odore del proletariato”, idem. La contraffazione oramai è perfetta: non dire mai che il popolo “sta sotto”, non dire che è messo male, non dire che ha meno e che sa di meno, non dire che ieri era carne da cannone e oggi carne da pubblicità, non dire che al popolo cinquant’anni fa si dava in prima serata l’Odissea di Franco Rossi e oggi gli si danno filmacci americani con sparatoria e squartamento, perché vuol dire che lo consideri inferiore…

Per concludere, immancabilmente, con il solito pistolotto sulla cultura: «La cultura è parsa soprattutto un lusso per privilegiati, o addirittura una maschera del potere. Non più un’arma da espugnare, costringendo i ceti dominanti a spalancare le porte delle scuole e delle università; ma un orpello da disprezzare, valorizzando in antitesi la voce grossa, i modi rozzi, il “parlare semplice” come altrettante virtù “popolari”».

Fra i vari commenti che si possono leggere in giro, in effetti, è possibile trovare concetti quali la classe sociale, la subalternità, il capitale umano, il classismo. Tutto giusto, per carità, se non fosse che sono tutti elementi che la sinistra italiana ha allegramente rottamato. Succede quando si passa da Marx a Farinetti e dai sindacati a Marchionne. E peccato, poi, che il vero problema dell’analisi di Serra è che parta da un assunto totalmente falso, per di più facilmente smontabile tramite l’utilizzo di dati statistici disponibili per tutti, e continua a non rendersi conto della cosa. Non si tratta di un’opinione, è una balla. Punto. E visto che lo stesso Serra tira in causa gli “impreparati alla vita”, voi come lo definireste uno che a 60 anni suonati non sa non tanto dove cercare i dati statistici, ci può stare, ma il fatto stesso che i dati statistici debbano essere usati?

E per quanto riguarda i social media Serra scrive che «Il testo (i 1500 caratteri della mia Amaca, insomma le mie parole) quasi non vale più. Quasi nessuno lo legge fino in fondo e lo analizza. Vale il caotico, per certi versi mostruoso contesto del chattismo compulsivo, così compulsivo che perde il filo del discorso già in partenza», concludendo che «Le parole sono troppo importanti perché se ne possa fare un uso così approssimativo».

Nulla da eccepire se non fosse che vale anche per i dati statistici, non trovate?

 

Approfondimento:

– scuola ed effetto Bulldog: https://www.ilpost.it/leonardotondelli/2018/04/22/le-scuole-violente-e-leffetto-bulldog/

– scuola e classismo: http://www.lavoce.info/archives/52614/le-disuguaglianze-si-riducono-consigliando-il-liceo/

 

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[1] Cfr.https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/2018/04/19/news/l_amaca_di_michele_serra-194340068/

[2] Cfr. https://www.agi.it/cronaca/michele_serra_bulli_scuola-3795133/news/2018-04-21/

[3] Cfr. https://www.huffingtonpost.it/marco-degidio/io-invece-credo-che-serra-abbia-ragione-a-parte-una-frase_a_23417108/

[4] Cfr. http://search.istat.it/search?q=bullismo&output=xml_no_dtd&client=istat_fe_obx2&proxystylesheet=istat_fe_obx2&sort=date%253AD%253AL%253Ad1&oe=UTF-8&ie=UTF-8&ud=1&exclude_apps=1&site=istat_it&submit.x=0&submit.y=0

[5] Cfr. https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2018/04/21/news/michele_serra_amaca_scuola_aggressioni_prof_ignoranza-194478858/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1

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Questa voce è stata pubblicata il 23 aprile 2018 da in cronaca con tag , , , .
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