Charly's blog

I mestieri introvabili nei distretti industriali? Non è come la raccontano

Fra le news dei giornali italiani ci sono sempre delle tematiche ricorrenti come l’emergenza caldo in estate o la difficoltà a reperire determinati profili professionali [1]:

Macchinari fermi, la polvere che si accumula, gli ordini bloccati, gli investimenti per ampliare la produzione al palo. Sembrerebbe un paradosso in un’Italia che ingrana di nuovo la marcia della ripresa, dopo dieci anni di crisi e che combatte ancora con una disoccupazione giovanile a livelli record. Invece è la realtà di tanti distretti industriali, i motori della ripresa del nostro paese, che sono tornati ad assumere, ma faticano a trovare personale, perché non ci sono i profili professionali giusti o, ancora più incredibile, non ne trovano a sufficienza

Terribile in un paese con 2,8 milioni di disoccupati, no? No.

 

—- Quel che si legge nel pezzo… —-

Partiamo da quello che scrive la giornalista, poco più di un copia-incolla in realtà:

Secondo gli ultimi dati di Unioncamere e Anpal, che mensilmente monitorano le opportunità di lavoro, ad aprile su 143mila posizioni offerte agli under30, il 30 per cento è “di difficile reperimento”, cioè le imprese fanno fatica a trovare il candidato giusto. Un dato in crescita rispetto al mese precedente, che fotografa il ritardo accumulato nella formazione di figure lavorative adeguate alle richieste delle imprese. Scendendo nel dettaglio, spiccano ai primi tre posti dei profili più difficili da collocare, i periti tecnico-informatici, gli ingegneri, gli artigiani e gli operai specializzati.

Invece dei numeri io sottolinerei i profili ricercati:

Solo nel comparto industriale, stima Confindustria, da qui al 2021 le imprese avranno bisogno di 272mila addetti in più da impiegare nei settori chiave della manifattura meccanica, chimica, tessile, alimentare e delle nuove tecnologie. Nel 60% dei casi si tratta di tecnici e laureati in materie scientifiche.

Nel pezzo si citano le professioni di medio ed elevato livello educativo, particolarmente nell’ambito delle discipline tecniche e scientifiche.

Ed ecco la soluzione al problema, la riforma della scuola: «È il segno che c’è un vuoto da colmare tra i fabbisogni di capitale umano e il sistema della formazione, con il rischio che le aziende rallentino non per mancanza di lavoro, ma di lavoratori». E ciò succede a dispetto del fatto che «l’80% dei ragazzi che escono dagli istituti professionali trovino un posto in breve tempo». Sempre lì vanno a parare i confindustriali…

 

—- E quel che si legge nella rilevazione mensile —

Sul sito Unioncamere possiamo trovare un numero maggiore di informazioni e di dati statistici [2]:

La richiesta di giovani di meno di 30 anni tocca nel mese di aprile oltre un terzo delle entrate programmate, per complessivi 143mila contratti. Ma proprio sulla forza lavoro giovane si concentra la maggior difficoltà di reperimento, pari al 30% dei rapporti offerti agli under 30 contro il 21% medio, calcolato sul totale delle entrate di aprile. I più difficili da trovare tra gli under 30? Gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, i progettisti, ingegneri e professioni assimilate. Servizi finanziari e assicurativi, servizi informatici e delle telecomunicazioni, commercio e industrie della carta sono i settori che riservano più opportunità per i giovani. A livello territoriale, Reggio Emilia, Brindisi e Teramo presentano le più elevate quote di richieste di under 30. Considerando le entrate complessive di aprile, le maggiori difficoltà nell’identificare il candidato idoneo si riscontrano per le professioni intellettuali, scientifiche e ad elevata specializzazione (41,6%), tra cui soprattutto gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali; gli artigiani e operai specializzati (31,5%); le professioni tecniche (30,5%), primi tra tutti i tecnici informatici.

Ma voi conoscete il detto che il diavolo si nasconde nei dettagli, vero? Proviamo a dare un’occhiata approfondita al report [3].

 

Fermo restando che difficile reperimento non vuol dire impossibile, si può notare che la difficoltà cresca con la specializzazione. Nulla di sorprendente, invero. Stranamente, però, ci si dimentica di far notare che le professioni più richieste sono quelle a minore specializzazione:

 

Ragazzi, parliamo di numeri piuttosto piccoli…

 

—- I gggiovaniiiii!!!!11! —-

D’altronde il 30% di 143mila non arriva a 50mila. E sapete quanti sono i disoccupati giovani (classe d’età 15-24)? Dieci volte tante, 500mila. Anche se le posizioni lavorative andassero tutte coperte la disoccupazione rimarrebbe quasi uguale. E per la cronaca è meglio ricordare che i disoccupati sono più di 2,8 milioni, i disoccupati under 34 sono 1,2 milioni e quelli over 50 sono 564 mila [4].

 

Tabella 1. Disoccupati per classe d’età, espressi in migliaia

Classe età

Disoccupati

15-24 anni

507

25-34 anni

807

35-49 anni

956

50 +

564

Fonte: Istat

 

Si dirà che si è voluto mettere in evidenza un aspetto, quello della mancanza di alcune figure specializzate. Già, però ci si dimentica che una figura specializzata è anche la figura con le migliori prospettive di mercato. E trattandosi di profili tecnico-scientifici sono appetibili anche al di fuori dei confini patri essendo meno limitati dalle differenze linguistiche. Magari sono profili di difficile reperimento perché hanno trovato qualcosa di meglio fuori?

Senza dimenticare, inoltre, che come abbiamo visto in passato i diplomi professionali non sono affatto garanzia di piena occupazione:

Se si prendono come riferimento i diplomati tecnici del settore economico, si osserva come, a parità di altre condizioni, i diplomati professionali del settore Servizi e quelli tecnici del settore Tecnologico abbiano una più bassa probabilità di occupazione (-1,6% e 1,9%, rispettivamente). I pur meno numerosi diplomati professionali del settore Industria e Artigianato godono invece di un piccolo vantaggio occupazionale (+1,1%) e accedono a contratti più stabili (+3,7%) e a occupazioni più coerenti col titolo di studio (+9,3%). Ma è in particolare l’istruzione professionale del settore Servizi ad essere premiante in termini di coerenza tra occupazione e percorsi formativi: i diplomati di questo comparto educativo hanno una probabilità di accedere a professioni in linea con gli studi compiuti che supera del 25,4% quella dei diplomati tecnici del settore Economico (riferimento nelle stime). Dal canto loro, i diplomati tecnici del settore Tecnologico trovano occupazioni coerenti col proprio percorso di studi in un numero minore di casi rispetto ai propri colleghi del settore Economico (-3,6%), ma in un numero leggermente maggiore di casi il loro inquadramento è a tempo indeterminato (+1,2%).

Ops.

—- La trappola della prospettiva —-

Leggendo il rapporto Unioncamere, infine, c’è sempre il rischio di scambiare una prospettiva particolare con il totale:

 

Le professioni ricercate sono quelle che possono essere impiegate nel settore industriale, artigianale e agricolo, non in quello dei servizi. Morale della favola? Non è così semplice come ve la raccontano.

 

——————————————————————————————————————

[1] Cfr. https://tg24.sky.it/economia/2018/04/27/mestieri-introvabili.html

[2] Cfr. http://www.unioncamere.gov.it/P42A3738C160S123/lavoro–1-4-milioni-di-contratti-entro-giugno–143mila-le-opportunita-per-i-giovani-ad-aprile.htm

[3] Cfr. http://excelsior.unioncamere.net/documenti/bollettinimensili/doc.php?id=1008

[4] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/210824

Annunci

4 commenti su “I mestieri introvabili nei distretti industriali? Non è come la raccontano

  1. am
    4 maggio 2018

    vabbe’ , ma come sei puntiglioso…
    hanno solo detto che non trovano ingegneri e tecnici da pagare come camerieri.
    Che poi è la ricetta tipica dell’imprenditoria italiana di risolvere i problemi:
    la svalutazione.
    Prima si svalutava la moneta, oggi si vogliono svalutare – ancora di più – gli stipendi.

    • Charly
      5 maggio 2018

      In un caso è venuto fuori che cercava sì delle persone, purché abitassero in provincia. Nessun esterno accettato…

      • am
        5 maggio 2018

        o tempora o mores !

        tu vorresti pure andar contro il santo adagio: mogli e buoi dei paesi tuoi.
        le cui uniche eccezioni , giustamente, consentite sono telefonini, magliette made in china , mobili ikea e raccoglitori di pomodori

  2. Rettiliano Verace
    5 maggio 2018

    Oddio, questo post sembra scritto per me: manutentore industriale con diploma ITIS elettrotecnico e anni di esperienza. Le offerte di lavoro le avevo, ma con paghe e condizioni da terzo mondo. Ora sono in UK e prendo 33K sterle l’anno per lo stesso lavoro per cui volevano pagarmi 800 euro al mese cocoprostro a Seregno. Soprattutto, qui un lavoratore viene apprezzato e considerato una risorsa, non trattato come uno schiavo. Si fottano i cumenda, gli imprenditur e tutta l’italia, il giorno in cui andra’ tutto in fallimento e i cinesi si compreranno tutto per due RMB io saro’ FELICE.

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 1 maggio 2018 da in economia con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: