Charly's blog

Maestraaaaaa, la democrazia non funziona!1!1!!!!

Pur essendo prossimo alla perfezione ammetto di avere qualche piccolo e occasionale difetto. Fra questi svetta il fatto di essere non solo laureato ma, persino, di frequentare per lo più solo altri laureati. Nessun snobismo, s’intende, è semplicemente capitato anche grazie al contesto professionale dove mi trovo (all’estero, in Italia i colleghi più anziani erano diplomati). Sia come sia, ahimé, mi capita di dovermi sorbire, con allarmante frequenza quotidiana, tutta una serie di sparate di esimi esponenti di corsi di studio quali scienze delle merendine biologiche o ingegneristiche su tematiche quali la democrazia, la geopolitica o la società. Visto che oggi è di moda lamentarsi della crisi dell’autorevolezza e della competenza – egemonia culturale e frame sono concetti che non vogliono dire nulla ai nostri simpatici amici – si argomenta che la democrazia non può funzionare. Un’idea originalissima, nevvero, sulla quale il fior fior dei politologi non si è mai espresso…

 

—- Ignorantocrazia? —

In effetti la mancanza di competenza fra gli elettori è una critica così moderna che si può già trovare nello Pesudo Senofonte. Per tornare ai problemi nostrani, eccovi i grillini, i nemici della democrazia, della competenza e del sapere [1]:

Nell’Italia del disagio e dell’inquietudine, della disoccupazione giovanile e del precariato a metà del guado tra liberismo e “postofissismo” il modello dell’incompetente di successo rassicura più delle lotte sindacali. Non c’è da stupirsi se la carenza di preparazione assurta però a dogma, dottrina e teoria politica, cuore del grillismo di ritorno, goda di un plauso sempre maggiore. Che liberazione aver fatto gli asini, i vitelloni, gli sfaccendati, non essere minimamente preparati, professare zero esperienza e competenza senza essere bollati come paria avendo sconfitto finalmente, di fronte agli intellettuali e agli esperti arroganti (i gufi professori già disprezzati da Matteo Renzi) il senso d’inferiorità. Ovvero il complesso di non aver conquistato uno straccio di diploma, un brandello di laurea, un master-borsa di studio, marchio di potenziale corruzione. O anatema degli anatemi non aver vinto un PhD massimo grado d’istruzione universitaria, in genere sventolato nei curricula di clan contaminati dal potere affiliati a lobby europee fellone con posto al calduccio in una banca centrale dell’Unione.

E pensare che una delle politiche del PCI era proprio quella di portare le classi popolari in Parlamento… Vi ricordate l’onorevole Peppone?

Senza dimenticare, poi, la crisi del sapere [2]:

Ma negli ultimi decenni qualcosa è cambiato. Lo spazio pubblico è sempre più dominato da un variegato assortimento di individui poco informati, molti dei quali sono autodidatti sprezzanti dell’educazione formale che tendono a minimizzare il valore dell’esperienza. “Se per essere presidente è necessario avere esperienza,” ha dichiarato il disegnatore e scrittore Scott Adams durante le elezioni del 2016 “ditemi un argomento politico che non riuscirei a padroneggiare in un’ora sotto la tutela dei migliori esperti”, come se una discussione con un esperto equivalesse a copiare informazioni dal disco di un computer a un altro. Si va affermando una specie di legge di Gresham intellettuale: laddove in passato la regola era “la moneta cattiva scaccia quella buona”, ora viviamo in un’epoca in cui la disinformazione scaccia il sapere. E questo non è affatto un buon segno. Una società moderna non può funzionare senza una divisione sociale del lavoro e senza fare affida- mento su esperti, professionisti e intellettuali (per il momento utilizzerò queste tre parole in modo intercambiabile). Nessuno è esperto di tutto. A prescindere da quali siano le nostre aspirazioni, siamo vincolati dalla realtà del tempo e dai limiti innegabili del nostro talento. Prosperiamo perché ci specializziamo e perché sviluppiamo meccanismi formali e informali che ci permettono di fidarci reciprocamente per le rispettive specializzazioni.

Come può funzionare, allora, la democrazia presa fra la crisi del sapere e l’avanzata degli ignoranti? Come ha sempre fatto, sciocchini: grazie alla burocrazia.

 

— Er Deep State in salsa italiota —

Prima di procedere vorrei farvi notare l’amara constatazione che tutti questi incompetenti non vengono da Marte ma si sono sorbiti 8/13/18 anni di scuola e magari sono degli affermati professionisti nel loro settore. Non stiamo parlando, attenzione, solo di gelatai e operai, ma anche di ingegneri e medici. Magari la scuola non funziona non tanto per l’orrido ’68 ma per l’assai più prosaico fatto che si studia Dante e non Weber, che dite? Se si studiassero le materie proprie del dibattito politico – economia, diritto, sociologia, geopolitica, psicologia – e non la cultura, perdon, la Cultura, il quadro sarebbe completamente differente. Ma questa è la soluzione facile, lo so, e nel mondo fatato e lisergico degli umanisti quel che conta è la complessità e il pensiero astratto. Amen.

Ma torniamo al discorso originale: siccome creare dei cittadinini preparati non si può fare visto che il Tasso e il Boccaccio hanno la precedenza, che fare? Vi rispondo con un’altra domanda: sapete che cos’è il Deep State? Il termine è salito alla ribalta grazie a Trump la cui presidenza è in palese contrasto con l’apparato burocratico amministrativo USA, il cosiddetto Deep State. Nulla di complottaro, in realtà. È dato per scontato che le elezioni portino al potere persone non competenti dato che anche un esperto è uno specialista in un settore a detrimento di un altro (gli economisti, ad esempio, non si avvedono che la globalizzazione non è un fatto meramente economico ma anche geopolitico, la pax imperiale americana) o comunque privo di esperienza nel settore specifico. Semplicemente perché le persone competenti ed esperte nelle questioni politiche – nel loro settore limitato – lavorano già nell’apparato burocratico statale. Le amministrazioni vanno e vengono, quale che sia il colore, la burocrazia rimane e tiene in piedi lo Stato.

D’altronde la politica si limita a dare l’indirizzo generale mentre la burocrazia deve tradurlo in pratica scontrandosi con i limiti imposti dalla realtà esterna. La tecnica a sua volta spiega i come e i non come ma nulla dice sui cosa e i non cosa: il tecnico sa come fare questa o quella politica ma non è in grado, spesso e volentieri, di mostrare la superiorità di una politica specifica su un’altra politica specifica. Da qui la necessità della politica che è rappresentanza di interessi organizzati e contrapposti.

Lo stesso Parlamento, inoltre, prevede la presenza delle Commissioni Parlamentari come stabilito dall’art.72: « Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale» [3]. Non mancano poi gli organi di controllo [4]:

Il Consiglio di Stato [cfr. art. 103 c.1] è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

La Corte dei conti [cfr. art. 103 c.2] esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito [cfr. art. 81 c.1].

La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo [cfr. art. 108 c.2].

Senza dimenticare, poi, la Corte Costituzionale o gli organi di consulenza tipo il CNEL.

 

— La politica? Piega il capo dinnanzi alla burocrazia —-

Una delle alternativa proposte alla democrazia è il goveno dei competenti o, se si usa un lessico più sofisticato, quello dei Custodi. Se non fosse che nessuno può essere competente in tutti i settori e mettere insieme persone competenti in settori differenti non è una novità visto che la burocrazia statale esiste già. Manca, però, l’indirizzo politico che può essere garantito soltanto dalla politica. Con tanti saluti ai Custodi e ai laureati che dopo aver studiato per 18 anni non vedono la differenza fra un’aristocrazia e una democrazia (credendosi élite quando in realtà sono solo ceto medio al servizio dell’élite).

In ogni caso non preoccupatevi dell’avanzata dei grillini perché tanto la loro esuberanza legislativa verrà contenuta dall’apparato burocratico amministrativo che è stato creato proprio per fornire consulenza e limitare l’inventiva politica. Molti politici di professione, in definitiva, sono solo attori da avanspettacolo a favore delle telecamere mentre i veri giochi si fanno altrove.

Ma, allo stesso tempo, non si deve sopravvalutare la competenza dei competenti. In molti settori dell’amministrazione pubblica e politica non esiste una verità tecnica e non solo per la solita storia dell’indirizzo politico. Se mettete 20 costituzionalisti in una stanza probabilmente otterrete 20 proposte di riforma costituzionale differenti. La differenza fra le scienze hard e quelle sociali, in definitiva, è tutta qui.

 

P.S.

Ovviamente il frame ignoranti vs competenti usato per leggere la sfiducia verso le élite è completamente campato in aria. Le classi subalterne hanno capito che le le élite internazionali perseguono il loro interesse e, incredibile a dirsi, quest’ultimo non coincide con quello di un proletario. Ma di questo ne parleremo nuovamente un’altra volta.

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[1] Cfr. http://espresso.repubblica.it/visioni/2018/02/06/news/sono-incompetente-e-me-ne-vanto-1.317984

[2] Cfr. http://open.luiss.it/2018/02/15/disinformazione-e-incompetenza-ecco-perche-ci-troviamo-di-fronte-ad-un-popolo-di-spiegatori/

[3] Cfr. https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=72

[4] Cfr. https://www.senato.it/1025?sezione=132&articolo_numero_articolo=100

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Questa voce è stata pubblicata il 4 maggio 2018 da in politica con tag , , .
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