Charly's blog

Il bicentenario di Marx? L’ultima beffa del capitalismo

Ieri si è festeggiato il bicentenario della nascita di uno dei filosofi più importanti nella storia dell’umanità, Karl Marx. Come da tradizione non sono mancate le polemiche[1]:

Un bicentenario quello del 5 maggio, della nascita di Karl Marx, segnato da polemiche. A Treviri la città natale del filosofo, sono già iniziate le celebrazioni, ma le critiche non sono mancate. Ha fatto discutere soprattutto la partecipazione alla cerimonia del presidente della Commissione europea Juncker che dovrebbe anche togliere il velo alla statua di 5 metri del filosfo regalata in dono alla città dalla Repubblica popolare cinese.

Un gruppo di rappresentanti delle vittime del comunismo, ha critricato la presenza di Juncker facendo presente che gli stati marxisti sono responsabili di centinaia di milioni di morti, affermazioni alle quali ha risposto lo stesso presidente della commissione spiegando che Marx non deve essere giudicato per fatti commessi dopo la sua morte. Marx è il simbolo della rivoluzione proletaria e dell’allora classe operaia di tutto il mondo, ha detto il Presidente cinese, il fondatore del marxismo e dei partiti politici che si sono ispirati ad esso. Il creatore del comunismo internazionale e il più grande pensatore di tutti i tempi.

Sulla partecipazione della Cina si è espressa una associazione culturale che chiesto espressamente al sindaco di Treviri di non inaugurare la statua fino alla liberazione della poetessa Liu Xia, vedova di Liu Xiaobo.

Dimenticando, tuttavia, che se il numero di morti fosse il metro di valutazione etico di una persona o di un fenomeno culturale dovremmo cancellare dal calendario le religioni, le ideologie, la storia. Virtualmente tutto…

 

—- Marx infame per te solo le lame! —-

Fra i tanti critici la pagina Facebook L’Individualista Feroce – Liberalismo italiano ha pubblicato un post estremamente critico sulle celebrazioni dedicate a Marx:

Con suprema noncuranza per l’oltraggio perpetrato nei confronti delle centinaia di milioni di vittime dei regimi comunisti che si sono ispirati alle idee di Karl Marx, nel bicentenario della sua nascita una folta schiera di politici, burocrati e intellettuali ha dato il via ad un’orgia di celebrazioni tanto incomprensibili quanto vergognose.

In Germania non meno di 600 eventi, tra mostre, concerti, rappresentazioni teatrali e conferenze sono programmati a Treviri, la città dove Marx nacque il 5 maggio 1818. Il momento clou delle celebrazioni è l’inaugurazione di una statua in bronzo del filosofo tedesco, alta 5 metri e mezzo, donata dalla Cina. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha il compito di togliere il velo alla statua.

Nel frattempo, nelle sale cinematografiche europee si proietta il film apologetico di Raoul Peck “Il giovane Karl Marx”, e anche nelle librerie il successo editoriale del filosofo tedesco dilaga come non succedeva da tempo. La casa editrice berlinese de Il Capitale, la Karl Diets Verlag, ha reso noto di aver aumentato le vendite di Marx come mai prima d’ora, in particolar modo nell’ultimo trimestre del 2018.

In Italia la casa editrice Ponte alle Grazie ha ristampato il “Manifesto del partito comunista. Con saggi e contributi sull’attualità del Manifesto” curati da una dozzina di intellettuali nostalgici, tra cui Toni Negri. Non poteva mancare, naturalmente, la ristampa del libro “Bentornato Marx. Rinascita di un pensiero rivoluzionario” (Bompiani) del giovane filosofo rampante Diego Fuffaro [N.d.r: Fusaro]. Anche il Corriere della Sera si è unito al coro pubblicando un articolo di Antonio Carioti dall’irritante titolo “Quel genio di Karl. A 200 anni dalla nascita cinque motivi per riscoprire Marx”.

Che dire di questa corale e sorprendente celebrazione di un pensatore, le cui idee hanno lasciato un segno così terribile nella storia? E’ possibile che le teorie del padre fondatore del socialismo scientifico non abbiano alcuna relazione con gli immensi crimini perpetrati dal comunismo, i 200 milioni di morti, le carestie, i gulag, le purghe, il terrore, il totalitarismo, l’annientamento della libertà individuale, la miseria di massa?

A differenza di molti che tengono a sottolineare la differenza fra marxismo e comunismo, i nostri affermano che «il marxismo prefigura un sistema sociale molto peggiore di quelli che si sono storicamente instaurati nei paesi del socialismo reale. In tutta la costruzione marxiana, spiega Rothbard nella sua monumentale storia del pensiero economico (Classical Economics, 1995), è fondamentale l’idea che il comunismo si realizzi solo con la scomparsa dei due elementi fondamentali del mercato: la specializzazione del lavoro e lo scambio, che rappresentano la fonte di tutte le disuguaglianze tra gli uomini. La dottrina marx-engelsiana si pone quindi un obiettivo profondamente disumano: sostituire l’infinita diversità degli individui con l’uniformità tipica del formicaio. La realizzazione di questo programma spaventoso richiede un uso continuo e massiccio della coercizione e della violenza. Ecco perché, lungi dall’essere un nobile ideale tradito da maldestri esecutori, il comunismo di Marx ha rappresentato un modello talmente negativo, che anche i rivoluzionari più fanatici non sempre hanno avuto il coraggio di seguire fino in fondo».

 

—- La peggiore sconfitta: essere assorbiti dai propri avversari —-

Che dire, allora, della faccenda? Sui morti e gli orrori del comunismo c’è poco da aggiungere, è la storia. Sul Marxismo filosofico idem visto che Il Capitale si gioca la partita con la Bibbia per quanto riguarda il numero delle analisi e delle “interpretazioni”.

Rimane solo un punto da trattare: l’errore dei liberali nel criticare le celebrazioni. Non tanto perché volenti o nolenti Marx ha avuto un peso nella storia che i liberali si sognano, ma soprattutto perché questi eventi segnano l’umiliazione definitiva del marxismo dopo la sconfitta politica e culturale. Gli eventi, le ristampe e le celebrazioni non hanno come scopo il ritorno del pensiero marxista nel dibattito politico dove, di marxista, nulla è rimasto. L’unico fine è quello di lucrare sull’anniversario facendo girare la macchina del capitalismo fornendo il profitto ai capitalisti. E quale peggiore beffa si può avere per il grande nemico del capitalismo se non ridurlo a fonte di profitto?

In questa umiliazione definitiva il Vate del Socialismo non è il solo visto che anche i suoi martiri sono stati ridotti a gadget consumistici:

E il destino peggiore che può capitare a un pensatore non è la messa al bando o l’indifferenza, ma la riduzione a mero gadget di consumo da parte dei tuoi avversari. A duecento anni dalla nascita siamo arrivati al #ciaoneMarx…

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[1] Cfr. http://it.euronews.com/2018/05/04/karl-marx-il-bicentenario-segnato-dalle-polemiche

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Questa voce è stata pubblicata il 6 maggio 2018 da in Uncategorized con tag , , .
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