Charly's blog

I dipendenti pubblici? Non sono mai abbastanza, pare….

Siete convinti che in Italia ci siano troppi dipendenti pubblici? Fate male [1]:

Sorpresa. I pubblici dipendenti sono troppo pochi. A sostenerlo non è (come al solito) il sindacato ma l’Adapt, ovvero l’Associazione per gli studi sul lavoro e le relazioni industriali, strettamente collegata all’università di Modena-Reggio Emilia e ad altri atenei e fondata da Marco Biagi […] tutti docenti delle università del Piemonte Orientale e di Torino: «Continuare a ignorare la necessità di una massiccia espansione dell’occupazione nel settore pubblico sta diventando sempre più pericoloso.

La cosa mi conforta dato che tempo fa avevo trattato l’argomento giungendo a conclusioni analoghe. Trattandosi di docenti di economia o sociologia immagino sia una sorta di forma mentis comune a chi esce da quei corsi di studio…

 

 

—- Diamo I dati: i dipendenti pubblici mancanti —-

Una simile mancanza di personale, ovviamente, causa «alcuni problemi, enormi, che molto dipendono da questa carenza (anche se ovviamente non del tutto) diventa ogni giorno più difficile. Ci riferiamo alla carenza di domanda interna, alla disoccupazione giovanile, e alla inefficienza della pubblica amministrazione» [2].

Vediamo i numeri:

 

Tabella 1. Occupati nella PA.

paese popolazione totale (migliaia) occupati totali, migliaia (OCDE) percentuale di occupati nella PA sul totale (OCDE) occupati nella PA (migliaia)

 

occupati nella PA per 1000 ab.
Italia   62.500  22.465 13.6   3.055   48.9
Francia   64.300  25.844 21.4   5.530   83.2
Germania   81.100  40.211 10.6   4.262   52.5
UK   65.100  30.950 16.4   5.076   78.0
Svezia     9.800    4.837 28.6   1.383 141.1
USA 321.200 148.833 15.3 22.771   70.9
Spagna   46.400  17.866 15.7   2.805   60.5
Grecia   11.500    3.611 18.0      650   56.5

 

Non male, vero? Se pensate che il numero ridotto sia dovuto alle ondate di privatizzazione degli anni ’90, ecco a voi la Tabella 2:

 

Tabella 2. Numero totale di occupati (pubblici e privati) in settori tipicamente pubblici, 2015, e dati di riferimento

Settore Francia

 

Germania

 

Grecia

 

Italia

 

Spagna Svezia UK USA
1 D-gas ed elettricità 176 341 26 114 92 30 184
2 E-acqua, fognature, N.U. 192 227 23 238 131 23 216
3 O-Pub. Amm. e difesa 2430 2758 313 1293 1325 313 1847
4 P-education 1996 2638 294 1509 1182 551 3280
5 Q-salute e social work 3880 5106 214 1796 1442 735 4147
6 Totale DEOPQ 8664 11070 870 4950 4172 1652 9674 58507
7 Occupazione totale 26424 40211 3611 22465 17866 4910 31205 148834
8 Popolazione 64980 82560 11130 61140 47200 9690 63840 325130
9 Tot. DEOPQ/occ.tot. (%) 32.79 27.53 24.09 22.03 23.35 33.64 31.00 39.31
10 tot. DEOPQ per 1000 abit. 133.3 134.0 78.2 81.0 88.4 170.3 151.5 179.9

 

E con la Tabella 3 possiamo vedere cosa succederebbe al tasso di disoccupazione degli altri paesi europei se fossero nella stessa situazione dell’Italia:

 

Tabella 3. Tassi di disoccupazione in alcuni paesi se il rapporto fra popolazione e addetti a settori tipicamente pubblici fosse quello dell’Italia, 2015

Paese Tasso ufficiale di disoccupazione Tasso virtuale di disoccupazione se come da titolo
Italia 11.7% 11.7%
Francia 10.1% 21.8%
Germania   4.1% 14.6%
Regno Unito   4.8% 18.5%

 

Per quanto riguarda il tasso di occupazione, «se nella PA ci fossero i circa 2.500.000 addetti che ci mancano per raggiungere Francia e Regno Unito il nostro tasso di occupazione passerebbe dal 62.3% (il penultimo in Europa) al 69%».

Il verdetto finale: la minore occupazione dell’Italia rispetto ai paesi con cui siamo soliti confrontarci, specie per quanto riguarda i laureati, non dipende solo dalle caratteristiche del mercato del lavoro privato ma anche, se non soprattutto, dal sottodimensionamento del mercato del lavoro pubblico.

 

 

—- Assumere e assumeremo! —-

Visto i dati e la situazione del mercato del lavoro italiano si propone di procedere con l’ampliamento della platea dei dipendenti pubblici con un ordine di grandezza di almeno un milione di assunzioni.

Per quanto riguarda la copertura finanziaria:

La nostra proposta è che si ricorra a una imposta patrimoniale straordinaria sulla ricchezza finanziaria delle famiglie (e quindi non su quella immobiliare). Questa imposta potrebbe naturalmente essere abbandonata una volta che gli effetti moltiplicativi si fossero adeguatamente manifestati. I motivi di questa opzione sono molteplici. In primo luogo è opportuno che il piano venga finanziato con risorse aggiuntive, e queste vanno prese là dove l’impatto negativo della loro esazione sia minimo. Ora, la ricchezza finanziaria delle famiglie è molto elevata (e molto concentrata); nel 2017 ha raggiunto i 4200 miliardi. Supponendo una retribuzione pari a quella di ingresso di un insegnante laureato sarebbe sufficiente un’aliquota media di circa il 5 per mille per assumere circa 1 milione di nuovi addetti, anche se sarebbe meglio ammettere una quota esente (di almeno 100.000E) e adottare aliquote progressive, comunque non superiori all’1%.

Non manca, infine, la prevedibile obiezione dei puri&duri del taglio al pubblico:

Un’ultima osservazione. Nelle presentazioni di questo progetto abbiamo più di una volta ricevuto la curiosa obiezione che “invece” bisognerebbe “prima” iniziare con la razionalizzazione dell’uso delle risorse umane attualmente disponibili. Quegli avverbi sono logicamente inconsistenti: una seria riforma della pubblica amministrazione non può prescindere dalla valutazione del numero di dipendenti che è necessario assumere. Come risulta da dati che non abbiamo riportato per brevità, in Italia occorrerebbe aumentare del 60% il numero di impiegati amministrativi della PA per averne lo stesso numero per 1000 abitanti della Germania: in queste condizioni non è che si possa fare molta strada spostando quelli che ci sono. Né va dimenticato che l’età media dei pubblici dipendenti italiani è eccezionalmente alta, e la loro scolarità molto bassa: e per quanto lo si sposti o si investa nella sua formazione difficilmente un impiegato   cinquantenne con un diploma di scuola media superiore potrà svolgere le stesse mansioni di un esperto informatico venticinquenne e laureato. La razionalizzazione dell’uso degli addetti attuali e le decisioni sul loro aumento devono andare di pari passo. Ma intanto nulla impedisce -se non una politica sbagliata- che si comincino a fare delle assunzioni là dove fin d’ora è evidente, o facilmente accertabile, che sono necessarie.

E se avessimo completamente sbagliato le politiche degli ultimi 30 anni?

 

Approfondimenti:

_ l’età dei dipendenti pubblici: http://www.eticapa.it/eticapa/tag/government-at-a-glance-2017-eta-media-dipendenti-pubblici/

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[1] Cfr. https://www.italiaoggi.it/amp/news/mancano-2-5-milioni-di-dipendenti-pubblici-2267158?__twitter_impression=true

[2] Cfr. http://www.bollettinoadapt.it/i-pubblici-dipendenti-sono-troppo-pochi/

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Questa voce è stata pubblicata il 11 maggio 2018 da in politica con tag , , , .
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