Charly's blog

Recensione libro: D.R. Headrick, Il predominio dell’Occidente. Tecnologia, ambiente, imperialismo

La sinossi del libro [1]:

Dal Quattrocento a oggi, gli occidentali hanno sempre cercato di conquistare e sottomettere altre società. Nel 1800 il 35 per cento del territorio del pianeta era sotto controllo occidentale; nel 1914 l’85 per cento. Ripercorrendo gli ultimi sei secoli di storia, Headrick mostra come sia stata sì la superiorità di determinate tecnologie (i velieri e le armi da fuoco, il vapore, il progresso medico, gli aerei) ad assicurare volta a volta il predominio occidentale, ma solo là dove l’ambiente era tale da consentirne un utilizzo vantaggioso: i velieri dominarono gli oceani e i mari ma non i fiumi cinesi, i cavalli servirono alle imprese spagnole ma anche alla resistenza degli indiani, le malattie giocarono a favore della conquista delle Americhe ma contro quella dell’Africa, gli aerei e le bombe non piegarono la resistenza vietnamita. Una lettura di singolare suggestione, che getta uno sguardo originale sulle dinamiche che hanno governato la storia mondiale dell’ultimo mezzo millennio.

Normalmente gli ultimi 500 anni di storia, dall’Età Moderna in poi, vengono presentati come un trionfale e ininterrotto dominio dell’Europa sul resto del mondo. Ma basta prendere una cartina politica per vedere che all’inizio del 19° secolo gli Europei dominavano solo una frazione del mondo, mentre per quanto riguarda la produzione manifatturiera mondiale l’Europa nel suo complesso nell’anno 1800 non arrivava al 30%, un valore inferiore a quello cinese e meno della metà di quello complessivo del Terzo Mondo. Si dovrà attendere un altro secolo per vedere l’apice degli imperi coloniali con un dominio pari all’85% delle terre emerse e al 62% della produzione manifatturiera totale (con la Cina scesa al 6,2%).

 

—- La conquista, la prima fase: malattie e galeoni —-

Ma come hanno fatto gli Europei a giungere al dominio mondiale, sebbene per solo un secolo? Grazie a due fattori: la tecnologia e… la fortuna. Come tutti sanno il dominio europeo nasce con le esplorazione del 15°/16° secolo volte prime a circumnavigare l’Africa e poi a raggiungere l’Oriente andando verso Occidente. Qui possiamo notare due esiti assai differenti:

  • America: gli Europei conquistano i grandi imperi degli Aztechi e degli Inca salvo poi faticare a estendere il proprio dominio verso il Nord e il Sud del continente;
  • Africa: gli europei si fermeranno sulle coste fino al 19° secolo inoltrato;
  • Asia: a parte i Russi che hanno conquistato le foreste in Siberia, gli Europei rimarranno confinati alle rotte oceaniche per secoli;

I differenti esiti sono spiegabili dai patogeni e dal vantaggio fornito da alcune tecnologie. In America le malattie portate dagli europei decimarono le popolazioni indigene spianando la strada alla conquista ben più dell’acciaio e delle armi da fuoco. Allo stesso tempo nel Nord America e in Patagonia l’assenza di grandi regni centralizzati e la bassa densità demografica ridusse l’impatto delle epidemie rallentando il processo di conquista. In Africa, invece, le malattie locali tennero fuori gli Europei fino al 19° secolo inoltrato quando la medicina riuscì a fronteggiare le patologie endemiche dell’Africa.

In Asia, nel frattempo, le grandi navi oceaniche avevano facilmente la meglio contro il naviglio locale in acque aperte ma essendo impossibilitate a navigare con efficacia sotto costa o nelle acque basse resero più agevole il respingimento degli Europei da parte dei Turchi, dei Cinesi e dei Giapponesi. Discorso a parte per i vari potentati Indiani che, praticamente, diedero poca importanza alla presenza europea essendo limitata inizialmente a poche isole e qualche roccaforte.

 

—- La conquista, la seconda fase: di fucili, battelli a vapore e aerei —-

Con la fine dell’Età Moderna e l’avvento di quella Contemporanea (anno 1789) la spinta espansionistica europea sembra essere giunta alla sua conclusione. Ma nel secolo successivo, nel 19°, abbiamo la comparsa di alcuni fattori che risulteranno decisivi per una seconda fase di espansione coloniale occidentale:

  • La (seconda) Rivoluzione Industriale;
  • Lo sviluppo delle armi da fuoco (retrocarica, canna rigata, polvere da sparo infume);
  • Proiettili esplosivi;
  • Tiro automatico, mitragliatrici;
  • Battelli a vapore;

Tanto basta per superare i precedenti ostacoli e occupare anche l’Africa e l’Asia con poche eccezioni. Ma allo stesso tempo si deve anche registrare il progressivo adattamento dei paesi extra europei. A parte lo spettacolare successo del Giappone, complessivamente parlando il diffondersi della tecnologia ha progressivamente aumentato il dominio dell’uomo sulla natura ma allo stesso tempo ha anche ridotto il dominio dell’uomo sugli altri uomini. Se in Sudan le mitragliatrici hanno facilmente abbattuto avversari privi di queste armi, sia in Vietnam sia in Afghanistan il potere aereo non è stato sufficiente ad avere la meglio contro avversari inferiori per risorse, tecnologia e organizzazione.

 

—- La tecnologia e la conquista —-

Come valutare l’epopea europea del dominio globale? Per prima cosa riducendone l’estensione sia dal punto di vista geografico sia da quello storico. Alla fine il dominio europeo sul mondo si è limitato a un secolo ed è coinciso con la seconda Rivoluzione Industriale. Nei tre secoli precedenti a parte per l’America gli Europei erano solo delle pedine come tante altre nello scacchiere mondiale. Nel 1750 i Cinesi potevano ignorare quanto accadeva in Europa senza particolari ripercussioni.

La seconda riflessione, inoltre, è da dedicare sul potere della tecnologia. Se nella prima fase non è stata tanto la tecnologia ad aprire le porte alla conquista quanto piuttosto le malattie, nel 19° secolo gli Europei prenderanno il largo sui propri rivali sia sul piano tecnico sia su quello scientifico. Non è un caso, allora, se è anche stato il momento in cui si è ottenuto il dominio mondiale. Per poco, si è detto, visto che l’apice del potere ha anche visto il decrescere dei rendimenti delle imprese coloniali. Se un galeone portoghese con i suoi marginali vantaggi tecnologici poteva ottenere facilmente dei profitti cannoneggiando qualche bagnarola, nel 20° secolo il dominio aereo si rivelerà insufficiente per imporre la propria volontà.

Con l’esaurirsi della superiorità tecnologica è anche venuta meno l’europeizzazione della storia con la nascita di un nuovo ordine multipolare che, in realtà, non è altro che il ritorno alle origini con la presenza di più attori nell’agone internazionale.

In conclusione, il libro è molto interessante, di facile lettura e non richiede approfondite conoscenze storiche, basta il livello di una scuola superiore. Essendo dedicato al rapporto fra la tecnologia e l’ambiente viene a mancare una riflessione su altri fattori che hanno conferito un vantaggio considerevole agli Europei come la Rivoluzione Militare della prima età moderna (appena accennata nel libro).

 

D.R. Headrick, Il predominio dell’Occidente. Tecnologia, ambiente, imperialismo, il Mulino, Bologna 2010, 407 pagine. Prezzo di copertina euro 29.

————————————————————————————————————————–

[1] Cfr. https://www.ibs.it/predominio-dell-occidente-tecnologia-ambiente-libro-daniel-r-headrick/e/9788815233158

Annunci

2 commenti su “Recensione libro: D.R. Headrick, Il predominio dell’Occidente. Tecnologia, ambiente, imperialismo

  1. Tusk
    16 maggio 2018

    A proposito di libri e recensioni, lo stesso fesso che caldeggiava “bisogna diventare come la Cina per non finire come il Messico” ora ha pubblicato un libro in cui, gira e rigira, il messaggio di fondo è che i disoccupati son tali perché choosie e non muovono il culo.
    Lo so, è la solita fuffa dei PoveVeccBast che hai ‘debunkato’ fino alla nausea.

    (ma gli scritto di questo blog risalenti a qualche anno fa sono stati cancellati?)

    • Charly
      16 maggio 2018

      Sì, ho cancellato quelli più vecchi e meno interessanti perché ne avevo troppi. Adesso scrivo di meno e meglio (spero).

      Sui disoccupati choosy lascio stare. Ma mi piacerebbe vedere dire una cosa del genere ai 500mila over 50 senza un lavoro. Così, tanto per vedere chi è più veloce sui 100 metri…

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 15 maggio 2018 da in recensioni con tag , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: