Charly's blog

Habemus contractum: i grillo leghisti alla prova del Governo #popcorn

++ Governo: in contratto governo M5S-Lega almeno 19 punti ++

Fonte: Ansa.

Leggiamo su ilblogdellestelle che la definizione del contratto per il Governo è finalmente giunta alla sua conclusione [1]:

Oggi si è finalmente definito in tutte le sue parti il Contratto per il Governo del Cambiamento. Sono davvero felice. Sono stati 70 giorni molto intensi, sono accadute tantissime cose, ma alla fine siamo riusciti a realizzare quanto avevamo annunciato in campagna elettorale. Un contratto di governo che vincola due forze politiche, che sono e rimangono alternative, a rispettare e fare quanto hanno promesso ai cittadini.

E non si tratta di una legislatura lampo dato che i nostri eroi si sono preoccupati di sottolineare che «Il presente contratto di governo è valido per la durata della XVIII legislatura repubblicana».

In linea di massima non si dovrebbe prendere per oro colato i programmi visto che si tratta soltanto di una dichiarazione d’intenti. Ma quando si scrive qualcosa si rivelano molte cose che trascendono quello che viene scritto come, ad esempio, i frames con i quali si leggono il mondo. Diamoci un’occhiata, allora.

 

—- La democrazia, chi pensa alla democrazia!111!1 —-

Partiamo da un punto che ha causato preoccupazioni e angoscia nelle élite:

In relazione a temi controversi, per addivenire ad una posizione comune, il Comitato di conciliazione si attiverà in tempo utile per raggiungere un’intesa e suggerire le scelte conseguenti. Pertanto, i contraenti si confronteranno nel Comitato di conciliazione: – per giungere ad un dialogo in caso di conflitti al fine di risolvere i problemi e le divergenze rilevanti; – per addivenire ad una posizione comune con riferimento a tematiche estranee al presente contratto ovvero a questioni con carattere d’urgenza e/o imprevedibili al momento della sottoscrizione del presente contratto; – quando ciò sia richiesto da uno dei contraenti per esaminare questioni ritenute fondamentali. La composizione e il funzionamento del Comitato di conciliazione sono demandate ad un accordo tra le parti. Il Comitato, dopo un’attenta analisi e valutazione del rapporto tra costi e benefici, adotterà le opportune decisioni con riferimento alla realizzazione e al completamento delle opere pubbliche di rilievo nazionale non espressamente menzionate nel presente contratto.

Che volete, oggi è giorno pari e la democrazia e il suffragio universale sono importanti quindi attenti al ritorno del fasssismo e/o dei giacobini [2]:

A leggere del Comitato di conciliazione contemplato nel Contratto di governo in discussione fra Lega e M5S vengono un po’ i brividi, diciamocelo. Non si può sempre tirare in ballo il fascismo, va bene, ché poi ti danno del comunista (che noia mastodontica, n.d.r.). Però il Gran Consiglio del fascismo così nacque, come istituzione “informale” parallela, come una serpe messa in seno alla debole architettura costituzionale tracciata dallo Statuto Albertino. Una serpe poi divenuta organo costituzionale del Regno con la legge 9 dicembre 1928, n. 2693, che qualificò il Gran Consiglio come «organo supremo, che coordina e integra tutte le attività del regime sorto dalla rivoluzione dell’ottobre 1922». Ancor prima, durante la Rivoluzione francese, il Comitato di salute pubblica nacque anch’esso come organo di sorveglianza sul potere esecutivo. Composto dai maggiori rivoluzionari francesi, venne istituito dalla Convenzione Nazionale nel 1793 con la funzione di fare da tramite fra la Convenzione stessa (che al tempo costituiva la forma embrionale del futuro parlamento) e i ministri del governo. Di fatto, però, fu il Comitato di salute pubblica ad esercitare sempre il potere esecutivo, sottraendo ogni autonomia decisionale ai ministri.

Già, solo una domanda: le coalizioni di Governo come risolvono i conflitti fra i differenti punti di vista? Tramite i vertici e le riunioni, no? La stessa cosa che dovrebbe fare ‘sto Comitato, in pratica. L’unica differenza è che hanno voluto formalizzare quello che in genere viene fatto in maniera informale. Nulla più.

 

—- Il rilancio dell’economia —-

Il contratto giallo-verde non è il massimo quanto a struttura e organizzazione. I punti sembrano essere disposti senza un particolare ordine e spesso si può notare la coesistenza di due scuole di pensiero differenti. Ad esempio da una parte abbiamo il richiamo alla Green Economy, da un’altraparte abbiamo il conflitto d’interessi. Nel mezzo abbiamo i musei:

I nostri musei, i siti storici, archeologici e dell’UNESCO devono tornare ad essere poli di attrazione e d’interesse internazionale, attraverso un complessivo aumento della fruibilità e un adeguato miglioramento dei servizi offerti ai visitatori.

E da qualche parte l’agricoltura:

È necessaria una nuova presenza del Governo italiano a Bruxelles per riformare la politica agricola comune (PAC). In questo contesto è imprescindibile integrare le misure di sostegno all’agricoltura, in specie quelle di sviluppo rurale, con interventi espressamente finalizzati a realizzare obiettivi di interesse generale, quali la tutela del paesaggio, la difesa degli assetti idrogeologici, la sicurezza alimentare. Il nostro impegno per il futuro è quello di difendere la sovranità alimentare dell’Italia e tutelare le eccellenze del Made in Italy.

Con la difesa del Made in Italy tramite “un’incidenza nel contesto normativo” e i trattati con paesi terzi più favorevoli, senza dimenticare le etichette volte a rilanciare i prodotti originali.

Sul piano degli investimenti si registra la comparsa della banca degli investimenti e la scomparsa del bail in:

Il sistema del “bail in” bancario ha provocato la destabilizzazione del credito in Italia con conseguenze negative per le famiglie, che si sono viste espropriare i propri risparmi che supponevano essere investiti in attività sicure. Occorre rivedere radicalmente tali disposizioni per una maggior tutela del risparmio degli italiani secondo quanto afferma la Costituzione. In particolar modo, è necessario responsabilizzare maggiormente sia il management che le autorità di controllo in quanto primi responsabili di eventuali dissesti, anche attraverso l’inasprimento delle pene esistenti per fallimenti dolosi.

Si deve far presente, con piacere, che i barbari grillo-leghisti le frazioni le hanno studiate e per ridurre il rapporto debito/PIL è meglio aumentare il PIL:

L’azione del Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico non già per mezzo di interventi basati su tasse e austerità – politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo – bensì per il tramite della crescita del PIL, da ottenersi con un rilancio sia della domanda interna dal lato degli investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostengo del potere di acquisto delle famiglie, sia della domanda estera, creando condizioni favorevoli alle esportazioni. Al fine di consolidare la crescita e lo sviluppo del Paese riteniamo prioritario indurre la Commissione europea allo scorporo degli investimenti pubblici produttivi dal deficit corrente in bilancio, come annunciato più volte dalla medesima Commissione, ma mai effettivamente e completamente applicato. Per quanto riguarda le politiche sul deficit si prevede, attraverso la ridiscussione dei Trattati dell’UE e del quadro normativo principale a livello europeo, una programmazione pluriennale volta ad assicurare il finanziamento delle proposte oggetto del presente contratto attraverso il recupero di risorse derivanti dal taglio agli sprechi, la gestione del debito e un appropriato e limitato ricorso al deficit.

Il tutto tramite il deficit. Ecco una delle coperture delle misure proposte…

 

—- Ci vuole un fisco bestiale… —-

Sul piano fiscale abbiamo una doppia strategia. Da una parte «si dichiara l’intenzione di voler sterilizzare le clausole di salvaguardia UE che comportano l’aumento delle aliquote IVA e delle accise, in quanto sarebbe un colpo intollerabile per famiglie e imprese, nonché provvedere alla correzione dell’extra tassazione sulle sigarette elettroniche. Intendiamo inoltre eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina».

Ma il grosso della torta si chiama flat tax:

Il concetto chiave è “flat tax”, ovvero una riforma fiscale caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni per garantire la progressività dell’imposta, in armonia con i principi costituzionali. In particolare, il nuovo regime fiscale si caratterizza come segue: due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie; per le famiglie è prevista una deduzione fissa di 3.000,00 euro sulla base del reddito familiare.

A cui aggiungere l’estensione della no tax area e la pace fiscale:

È necessario intervenire per l’abolizione dello spesometro e del redditometro, strumenti anacronistici e vessatori di rilevazione del reddito, confermando la contrarietà a misure di tassazione di tipo patrimoniale. Di contro, anche in considerazione della drastica riduzione del carico tributario grazie alla flat tax e alle altre misure sopra descritte, sul piano della lotta all’evasione fiscale, l’azione è volta a inasprire l’esistente quadro sanzionatorio, amministrativo e penale, per assicurare il “carcere vero” per i grandi evasori.

Almeno ci siamo risparmiati la storia della copertura tramite l’evasione fiscale…

 

—- Esteri e difesa —-

Per quanto riguarda la difesa si parte da un asset strategico come la nostra produzione bellica:

È imprescindibile la tutela dell’industria italiana del comparto difesa, con particolare riguardo al finanziamento della ricerca e dell’implementazione del know how nazionale in ambito non prettamente bellico. Progettazione e costruzione navi, aeromobili e sistemistica high tech. È inoltre necessario prevedere nuove assunzioni nelle forze dell’ordine (Carabinieri per la Difesa) con aumento delle dotazioni e dei mezzi. È opportuno rivalutare la nostra presenza nelle missioni internazionali sotto il profilo del loro effettivo rilievo per l’interesse nazionale.

Almeno è un passo avanti rispetto all’europeismo lisergico della sinistra. Sul piano geostrategico confermiamo il nostro universalismo doroteo:

Si conferma l’appartenenza all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato, con una apertura alla Russia, da percepirsi non come una minaccia ma quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante. A tal proposito, è opportuno il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali (Siria, Libia, Yemen). È inoltre necessario rifocalizzare l’attenzione sul fronte del Sud. Non costituendo la Russia una minaccia militare, ma un potenziale partner per la Nato e per l’UE, è nel Mediterraneo che si addensano più fattori di instabilità quali: estremismo islamico, flussi migratori incontrollati, con conseguenti tensioni tra le potenze regionali. Nell’area, l’Italia dovrebbe intensificare la cooperazione con i Paesi impegnati contro il terrorismo.

Nessun accenno, ahimé, alla Nuova Via della Seta. Il che è un vero peccato vista la nostra posizione nel Mediterraneo.

 

—- Immigrazione e business dei migranti —-

Sulla migrazione da una parte abbiamo il poliziotto buono multilaterale:

La questione migratoria attuale risulta insostenibile per l’Italia, visti i costi da sopportare e il business connesso, alimentato da fondi pubblici nazionali spesso gestiti con poca trasparenza e permeabili alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Il fallimento dell’attuale sistema di gestione dei flussi migratori rischia di mettere in discussione lo stesso sistema di Schengen. L’Italia deve ricoprire un ruolo determinante ai tavoli dei negoziati europei in merito alle politiche di asilo e di immigrazione. Si deve puntare alla riduzione della pressione dei flussi sulle frontiere esterne e del conseguente traffico di esseri umani e contestualmente, nella medesima ottica, ad una verifica sulle attuali missioni europee nel Mediterraneo, penalizzanti per il nostro Paese, in particolare per le clausole che prevedono l’approdo delle navi utilizzate per le operazioni nei nostri porti nazionali senza alcuna responsabilità condivisa dagli altri stati europei. È necessario il superamento del Regolamento di Dublino. Il rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità sancito dal Trattato sul funzionamento dell’UE deve essere garantito attraverso il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell’UE, in base a parametri oggettivi e quantificabili e con il reindirizzo delle domande di asilo verso altri Paesi.

A quanto pare sia a destra sia a sinistra è difficile capire il significato della parola “nie”. Lo capiranno molto presto, temo.

Ma abbiamo anche il poliziotto cattivo:

Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria. Ai fini dell’espletamento delle procedure e dell’effettivo rimpatrio, il trattenimento deve essere disposto per tutto il periodo necessario ad assicurare che l’allontanamento sia eseguito in un tempo massimo complessivo di diciotto mesi, in armonia con le disposizioni comunitarie.

Contestualmente, al fine di garantire un corretto bilanciamento con gli interessi di sicurezza e ordine pubblico, occorre poi prevedere specifiche fattispecie di reato che comportino, qualora commessi da richiedenti asilo, il loro immediato allontanamento dal territorio nazionale.

Nel mezzo si propone di velocizzare il tutto:

In osservanza dei diritti costituzionalmente garantiti proponiamo che le procedure per la verifica del diritto allo status di rifugiato o la sua revoca siano rese certe e veloci, anche mediante l’adozione di procedure accelerate e/o di frontiera, l’individuazione dei Paesi sicuri di origine e provenienza, la protezione all’interno del Paese di origine (IPA) e l’allineamento delle attuali forme di protezione agli standard internazionali.

E di «superare l’attuale sistema di affidamento a privati dei centri e puntare ad un maggiore coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, a cominciare da quelle territoriali, affidando la gestione dei centri stessi alle regioni e prevedendo misure che dispongano l’acquisizione del preventivo assenso degli enti locali coinvolti, quale condizione necessaria per la loro istituzione».

 

—- Lavoro e pensioni —-

Sul tema del lavoro si parte da «una retribuzione equa al lavoratore in modo da assicurargli una vita e un lavoro dignitosi, in condizioni di libertà, equità, sicurezza e dignità, in attuazione dei principi sanciti dall’articolo 36 della Costituzione». Come? Così:

A tal fine si ritiene necessaria l’introduzione di una legge salario minimo orario che, per tutte le categorie di lavoratori e settori produttivi in cui la retribuzione minima non sia fissata dalla contrattazione collettiva, stabilisca che ogni ora del lavoratore non possa essere retribuita al di sotto di una certa cifra. Similmente non potranno essere più gratuiti gli apprendistati per le libere professioni.

Nel versante datore di lavoro si parte dal sempiterno cuneo fiscale:

Al fine di favorire una pronta ripresa dell’occupazione e liberare le imprese dal peso di oneri, spesso inutili e gravosi, occorre porre in essere da un lato una riduzione strutturale del cuneo fiscale e dall’altro una semplificazione, razionalizzazione e riduzione, anche attraverso la digitalizzazione, degli adempimenti burocratici connessi alla gestione amministrativa dei rapporti di lavoro che incidono pesantemente sul costo del lavoro in termini di tempo, efficienza e risorse dedicate.

E il superamento, non l’abolizione, dei voucher:

La cancellazione totale dei voucher ha creato non pochi disagi ai tanti settori per i quali questo mezzo di pagamento rappresentava, invece, uno strumento indispensabile. La sua sostituzione con il c.d. «libretto famiglia» e con il «contratto di prestazione occasionale» ha soltanto reso più complesso il ricorso al lavoro accessorio, col rischio di un aumento del lavoro sommerso. Occorre pertanto porre in essere una riforma complessiva della normativa vigente volta ad introdurre un apposito strumento, chiaro e semplice, che non si presti ad abusi, attivabile per via telematica attraverso un’apposita piattaforma digitale, per la gestione dei rapporti di lavoro accessorio. Al fine di tutelare la sicurezza occupazionale e sociale, è importante lo sviluppo e il rafforzamento di politiche attive che facilitino l’occupazione, la ricollocazione ed adeguate misure di sostegno al reddito e di protezione sociale. Ciò potrà essere attuato anzitutto procedendo ad una profonda riforma e ad un potenziamento dei centri per l’impiego. Particolare attenzione sarà rivolta al contrasto della precarietà, causata anche dal “jobs act”, per costruire rapporti di lavoro più stabili e consentire alle famiglie una programmazione più serena del loro futuro. Favorire gli investimenti in imprese giovani, innovative e tecnologiche, significa scommettere sul futuro e valorizzare il merito e la ricerca.

Senza dimenticare il mismatch fra scuola e mondo del lavoro.

Si dovrà inoltre favorire, nell’ambito delle scuole secondarie di secondo grado e dell’università, la nascita di nuove figure professionali idonee alle competenze richieste dalla quarta rivoluzione industriale ed in possesso degli opportuni profili, nonché prevedere misure di sostegno alle micro e piccole imprese nel rinnovamento dei loro processi produttivi, quale presupposto per lo sviluppo di una strategia che miri alla più ampia diffusione delle tecnologie avanzate.

Che virtualmente non esiste, ma tant’é. E nel dubbio salutate la Fornero:

Occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. “Fornero”, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse. Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti. Inoltre è necessario riordinare il sistema del welfare prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza.

Altri oneri e nessuna copertura…

 

—- Famiglia e redditi di cittadinanza—-

Per lo meno hanno scoperto la crisi demografica:

Occorre introdurre politiche efficaci per la famiglia, per consentire alle donne di conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro, anche attraverso servizi e sostegni reddituali adeguati. Inoltre, è necessario prevedere: l’innalzamento dell’indennità di maternità, un premio economico a maternità conclusa per le donne che rientrano al lavoro e sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri dopo la nascita dei figli. Occorre introdurre agevolazioni alle famiglie attraverso: rimborsi per asili nido e baby sitter, fiscalità di vantaggio, tra cui “IVA a zero” per prodotti neonatali e per l’infanzia. Importante attenzione va posta anche nei confronti della terza età con provvedimenti volti ad agevolare le famiglie con anziani a carico, compresa l’assistenza domiciliare anche tramite colf e badanti.

Sempre meglio del Fertility Day…

Ed ecco l’altra portata succulenta del piatto, il Reddito di Cittadinanza che, poi, tale non è:

La misura si configura come uno strumento di sostegno al reddito per i cittadini italiani che versano in condizione di bisogno; l’ammontare dell’erogazione è stabilito in base alla soglia di rischio di povertà calcolata sia per il reddito che per il patrimonio. L’ammontare è fissato in 780,00 Euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE per nuclei familiari più numerosi. Al fine di consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro, l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni), con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta.

Tale percorso prevede un investimento di 2 miliardi di euro per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l’impiego che fungeranno da catalizzatore e riconversione lavorativa dei lavoratori che si trovano momentaneamente in stato di disoccupazione. La pianificazione di un potenziamento generale di tutti i centri per l’impiego sul territorio nazionale è finalizzata a: incrementare la presenza, efficienza e qualità dei servizi per l’impiego; identificare e definire idonei standard di prestazione dei servizi da erogare; adeguare i livelli formativi del personale operante. Andrà avviato un dialogo nelle sedi comunitarie al fine di applicare il provvedimento A8-0292/2017 approvato dal Parlamento europeo lo scorso 6 ottobre 2017, che garantirebbe l’utilizzo del 20% della dotazione complessiva del Fondo Sociale Europeo (FSE) per istituire un reddito di cittadinanza anche in Italia (unico paese europeo oltre la Grecia a non prevedere tale misura), anche invitando la Commissione europea a monitorare specificamente l’utilizzo del FSE per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Pensione di cittadinanza È necessario assegnare una pensione di cittadinanza a chi vive sotto la soglia minima di povertà. La nostra proposta è rappresentata da un’integrazione per un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780,00 euro mensili, secondo i medesimi parametri previsti per il reddito di cittadinanza.

In pratica, come previsto, si tratta di un sussidio di disoccupazione universale pagato – questo non è previsto – dal Fondo Sociale Europeo. Chissà come si dice “fanculo” in tedesco…

 

—- E le istituzioni? —-

Nella riforma dell’assetto istituzionale si vede la mano grillina nella «drastica riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori». Poi non poteva mancare il vincolo di mandato: «occorre introdurre forme di vincolo di mandato per i parlamentari, per contrastare il sempre crescente fenomeno del trasformismo».

E il referendum:

È inoltre fondamentale potenziare un imprescindibile istituto di democrazia diretta già previsto dal nostro ordinamento costituzionale: il referendum abrogativo. Per incentivare forme di partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica nazionale occorre cancellare il quorum strutturale – ovvero la necessità della partecipazione alla votazione della maggioranza degli aventi diritto – al fine di rendere efficace e cogente l’istituto referendario.

E l’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro… e i costi della politica, ovviamente:

Riteniamo doveroso intervenire nelle sedi di competenza per tagliare i costi della politica e delle istituzioni, eliminando gli eccessi e i privilegi. Occorre ricondurre il sistema previdenziale (dei vitalizi o pensionistico) dei parlamentari, dei consiglieri regionali e di tutti i componenti e i dipendenti degli organi costituzionali al sistema previdenziale vigente per tutti i cittadini, anche per il passato. Occorre razionalizzare l’utilizzo delle auto blu e degli aerei di Stato, oltre che l’utilizzo dei servizi di scorta personale. Per una maggiore equità sociale riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle cd. pensioni d’oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati.

Ma anche la Lega ha detto la sua: «l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte».

Triste il declino della fu secessione, vero?

 

—- Scuola e forze dell’ordine —

Si parla anche della scuola ma primariamente sul versante retributivo:

Una delle componenti essenziali per il corretto funzionamento del sistema di istruzione è rappresentata dal personale scolastico. L’eccessiva precarizzazione e la continua frustrazione delle aspettative dei nostri insegnanti rappresentano punti fondamentali da affrontare per un reale rilancio della nostra scuola. Sarà necessario assicurare, pertanto, anche attraverso una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti, per garantire da un lato il superamento delle criticità che in questi anni hanno condotto ad un cronico precariato e dall’altro un efficace sistema di formazione. Saranno introdotti nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio, affrontando all’origine il problema dei trasferimenti (ormai a livelli record), che non consentono un’adeguata continuità didattica.

E con il superamento, almeno, dell’alternanza scuola-lavoro:

La c.d. “Buona Scuola” ha ampliato in maniera considerevole le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, quello che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento. Uno strumento così delicato che non preveda alcun controllo né sulla qualità delle attività svolte né sull’attitudine che queste hanno con il ciclo di studi dello studente, non può che considerarsi dannoso.

Anche per le università si vuole «incrementare le risorse destinate all’università e agli Enti di Ricerca e ridefinire i criteri di finanziamento delle stesse». Facendo fuori, poi, i baroni: «Intendiamo intervenire con strumenti che liberino quelle università in cui è ancora forte la presenza di “baronati” che sfruttano in maniera illegittima le risorse e il personale».

E qui si parla anche di programmi, seppur indirettamente:

Attraverso una costante sinergia con la Banca per gli investimenti saremo in grado di assicurare maggiori fondi per incrementare il nostro livello di innovazione, rendendoli efficaci ed eliminando gli sprechi. Intendiamo incentivare, inoltre, lo strumento delle partnership pubblico-private, che consentiranno, di fatto, un maggior apporto di risorse in favore della ricerca. I centri del sapere, università e centri di ricerca in primis, oltre a garantire la fondamentale ricerca di base, dovranno altresì contribuire a rendere il sistema produttivo italiano maggiormente competitivo e propenso alla valorizzazione delle attività ad alto valore tecnologico.

Si aumentano i fondi anche alla forze dell’ordine:

Relativamente alle Forze dell’ordine è necessario aumentare i fondi a disposizione del comparto per prevedere il potenziamento degli organici, con previsione di aumento del personale, rinnovo dei contratti in essere e riordino delle carriere

Altre spese, sempre spese…

 

—– E la UE? —-

Per quanto riguara la UE, l’euro non è pervenuto. Per ora abbiamo aria fritta:

Quest’ultimo obiettivo richiede il rafforzamento del ruolo e dei poteri del Parlamento europeo, in quanto unica istituzione europea ad avere una legittimazione democratica diretta e il contestuale depotenziamento degli organismi decisori europei privi di tale legittimazione. Intendiamo inoltre favorire l’incremento dei percorsi di coordinamento decisionale a livello europeo con la dimensione locale, garantendo un maggior coinvolgimento dei territori attraverso una rappresentanza effettiva delle Regioni, e definire con precisione le competenze esclusive dell’Unione per rafforzare la sua incisività e capacità decisionale. Occorre inoltre, conformemente ai principi UE di sussidiarietà e proporzionalità vagliare le competenze dell’UE riportando agli Stati quelle che non possono essere efficientemente gestite a livello di Unione e rafforzando al contempo l’incisività e la capacità decisionale dell’UE sul suo ambito di intervento.

E la follia:

Vanno debellati i fenomeni di dumping all’interno dell’Unione, eliminate le decisioni lesive degli interessi della piccola industria, valorizzate le nostre eccellenze produttive, perseguite le contraffazioni, le violazioni dei marchi e la circolazione dei falsi, proibendo le confusioni tra “Made by Italy” e “Made in Italy” e imponendo la dichiarazione di origine dei prodotti. Sotto il profilo del bilancio UE e in vista della programmazione settennale imminente occorre ridiscuterlo con l’obiettivo di renderlo coerente con il presente contratto di governo.

Peccato che non esista il dumping fra i paesi della UE, esistono le differenze salariali. Se in Italia paghi 100 e in Romania 30… E poi magari sono le stesse aziende italiane che delocalizzano.

Poi abbiamo i sogni:

si ritiene necessario rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria, Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, MES, procedura per gli equilibri macroeconomici eccessivi, etc.) attualmente asimmetrico, basato sul predominio del mercato rispetto alla più vasta dimensione economica e sociale. […] In particolare, intendiamo riformare i meccanismi di gestione di fondi UE preassegnati all’Italia.

E la fine dei trattati commerciali:

Per quanto concerne Ceta, MESChina, TTIP e trattati di medesima ispirazione ci opporremo agli aspetti che comportano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini, oltre a una lesione della corretta e sostenibile concorrenza sul mercato interno.

Vivissimi auguri.

 

—- Che dire? —-

Nel complesso il programma è molto vago, fin troppo in alcuni punti. Al contrario sul piano economico è fin troppo preciso nella norme proposte ma mancano del tutto le coperture finanziarie per misure che, è stato calcolato, potrebbero costare oltre 100 miliardi. Da quel che si legge si vuole coprire il tutto con:

  • deficit;
  • crescita economica;
  • fondi europei;

Considerato, poi, che un paese in ottima salute economica difficilmente potrebbe varare nella stessa legislatura due misure come il sussidio di disoccupazione universale (definito impropriamente reddito di cittadinanza) e la flat tax, pensate all’Italia nell’attuale contesto politico ed economico e senza una maggioranza granitica in Parlamento.

A differenza di quanti paventano l’implosione del paese, ritengo che sia più lecito aspettarsi un sostanziale immobilismo (cosa si fa prima, la flat tax o il reddito di cittadinanza?) mascherato con alcune misure simboliche ma a costo ridotto o nullo. Per poi tornare a votare in un anno o due.

Ma si deve anche ammettere che la politica italiana è così folle che potrebbe accadere di tutto… e tutto potrebbe arrivare dai dintorni della UE e dei cosiddetti poteri forti. Su un punto Renzi ha ragione: preparate il pop corn…

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[1] Cfr. https://www.ilblogdellestelle.it/

[2] Cfr. http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2018/05/16/il-comitato-di-conciliazione-un-attentato-dei-partiti-al-cuore-delle-i/26937/

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Questa voce è stata pubblicata il 18 maggio 2018 da in Uncategorized con tag , , , , .
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