Charly's blog

Di cartelloni, aborto e libertà d’espressione

A Roma l’affissione di alcuni cartelloni dedicati all’aborto ha riportato in auge la questione [1]:

L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo #stopaborto”. Così si legge su un manifesto in via Salaria. La foto è in bianco e nero e il cartellone incornicia due mani che cingono la pancia di una donna incinta. A ideare il messaggio è stata Citizen Go, associazione spagnola prolife, in vista della marcia per la vita di sabato. “È in atto il tentativo di censurare e silenziare chi afferma la verità sull’aborto, che sopprime la vita di un bambino e ferisce gravemente quella della donna. Rivendichiamo il diritto di opinione ed espressione tutelato dalla costituzione”.

Da segnalare, inoltre, l’assoluta legalità dell’operazione: «Nulla da eccepire dal punto di vista amministrativo, nessuna affissione abusiva».

 

—- E la libertà d’espressione? —-

Le reazioni politiche non sono, ovviamente, mancate:

Stefano Fassina, consigliere di Sinistra per Roma, chiede alla sindaca Virginia Raggi di rimuovere “l’ennesimo manifesto contro l’autodeterminazione delle donne, come fatto con il murales del bacio tra salvini e di maio e i murales politici successivi. È intollerabile tale misitificazione da parte di chi dice di difendere la vita”. La stessa richiesta arriva dalla responsabile delle Politiche di genere della Cgil nazionale, Loredana Taddei. Attaccano anche la senatrice e la consigliera regionale Pd Monica Cirinnà e Marta Leonori: “A pochi giorni dal quarantennale della legge 194, è apparso di nuovo nella nostra città un manifesto antiabortista, con un messaggio violento che attacca direttamente le donne. È preoccupante che questi manifesti appaiano in città con sempre maggior frequenza“.

Ma più che sull’aborto in sé si sono concentrate sui cartelloni che, alla fine, sono stati rimossi: «E’ iniziata la rimozione dei manifesti antiabortisti affissi su alcune plance della Capitale su spazi pubblicitari gestiti da privati» [2].

Tralasciando l’aborto in sé, è evidente che in un contesto di legalità si sono rimossi dei cartelloni semplicemente per via del loro contenuto. Una cosa del genere, a casa mia, si chiama censura. E scommetto che sono gli stessi che difendono la libertà d’espressione a spada tratta… specie quando siete d’accordo con loro.

 

—- Diamo i dati: i numeri dell’aborto —–

Ma per quanto ci riguarda sfruttiamo l’occasione per spulciare due dati statistici sull’aborto grazie alla Relazione Annuale che viene mandata al Parlamento [3]:

  • Nel 2015 il numero di IVG (interruzione volontaria della gravidanza) è inferiore a 90˙000, infatti sono state notificate dalle Regioni 87˙639 IVG, una diminuzione del 9.3% rispetto al dato del 2014, pari a 96˙578 (-6.0% rispetto al 2013, quando erano stati registrati 102˙760 casi). Le IVG cioè si sono più che dimezzate rispetto alle 234˙801 del 1983, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia.
  • Tutti gli indicatori confermano il trend in diminuzione: il tasso di abortività (numero di IVG per 1000 donne tra 15 e 49 anni), che rappresenta l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza del ricorso all’IVG, è stato 6.6 per 1000 nel 2015 (-8.0% rispetto al 2014 e -61.2% rispetto al 1983), era 7.1 nel 2014. Il dato italiano rimane tra i valori più bassi a livello internazionale.
  • Il rapporto di abortività (numero delle IVG per 1000 nati vivi) nel 2015 è risultato pari a 185.1 per 1000 con un decremento del 5.7% rispetto al 2014, anno in cui questo valore è stato pari a 196.2 (da considerare che in questi due anni i nati sono diminuiti di 18˙666 unità), e con un decremento del 51.5% rispetto al 1983 (quando era 381.7).

Tassi abortività

Il trend è in calo, insomma. Ma qual è il profilo di chi abortisce?

I tassi di abortività più elevati sono fra donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Per quanto riguarda la distribuzione percentuale, nel 2015 il 43.1% delle donne che hanno abortito era in possesso di licenza media superiore, e il 42.9% risultava occupata. Per le italiane la percentuale delle nubili (56.9%) era superiore a quella delle coniugate (36.4%), al contrario delle donne straniere (48.3% le coniugate, 45.2% le nubili). Il 44.8% delle donne italiane che ha eseguito una IVG non aveva figli. Considerando solamente le IVG effettuate da cittadine italiane, la riduzione per le donne italiane dal 1982 ha subìto un decremento percentuale del 74.3%, passando da 234 ̇801 a 60˙384 nel 2015.

Per quanto riguarda le donne straniere si registra un «maggiore ricorso all’aborto rispetto alle donne italiane: 31.1% nel 2015, 33.0% nel 2014 (rispetto al 7% nel 1995), con un tasso di abortività nel 2014 (ultimo anno per cui è disponibili la stima della popolazione straniera) del 17.2 per 1000, in diminuzione rispetto al 2013, quando era 19.0, e corrispondente a un rischio tre volte maggiore, in generale».

Istruzione e aborto

Se consideriamo, inoltre, la percentuale di IVG effettuate da donne con precedente esperienza abortiva, è risultata essere pari al 26.9% nel 2015 (27.3% nel 2014). Il valore è simile a quello rilevato negli ultimi 10 anni ma ancora una volta ritroviamo la differenza fra italiane e straniere: il valore nel 2015 è pari al 21.6% per le italiane e al 38.3% per le straniere (20.8% e 37.7%, rispettivamente, nel 2012). La percentuale di aborti ripetuti riscontrata in Italia, infine, è più bassa rispetto a quanto riscontrato in altri Paesi.

 

—- La legge 194 del 1978 —-

Nella legge che ha legalizzato l’aborto possiamo leggere, all’articolo 1 [4]:

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Il trend degli ultimi 30 anni testimonia come il numero degli aborti sia in calo, persino in anni di crisi economica. Considerato che molti antiabortisti argomentano come se gli aborti dovessero sparire per magia in caso di abrogazione della legge invece di rientrare nella clandestinità, sarebbe più sensato ragionare su come offrire delle alternative a chi abortisce. Ma qui rientriamo nel solito problema: le alternative sono l’educazione sessuale (a costo zero) e gli aiuti alla famiglia che a costo zero non sono. Come al solito straparlare di principi è gratuito e puoi andare avanti per decadi, intervenire sul problema costa per davvero…

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[1] Cfr. http://roma.repubblica.it/cronaca/2018/05/14/news/roma_cartellone_shock_sulla_salaria_l_aborto_e_la_prima_causa_di_femminicidio_-196394124/.

[2] Cfr. http://roma.repubblica.it/cronaca/2018/05/16/news/manifesti_contro_aborto_a_roma_campidoglio_avvia_la_rimozione-196543242/

[3] Cfr. http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2773

[4] Cfr. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_845_allegato.pdf

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Questa voce è stata pubblicata il 25 maggio 2018 da in politica con tag , .
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