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Mentire con le statistiche migrants edition

Accendo la Tv e mi ritrovo un Salvini declamare a gran voce che l’Italia è il paese in Europa che spende di più per i migranti, mentre i miei contatti Facebook si stanno divertendo a diffondere un tabella indicante che l’Italia è il paese con meno immigrati tenendo fede al noto coefficiente di africani a metro quadro. Sono solo alcuni degli esempi della battaglia di statistiche in atto e la cosa preoccupante è che quasi nessuno, si preoccupa di mettere in relazione due tabelle che siano due…

 

—- 35 euro al giorno? —-

Partiamo dai 35 euro al giorno, un argomento che tende a riproporsi ciclicamente. Un tempo in molti credevano che i 35 euro al giorno finissero direttamente nelle tasche dei migranti ma oggi dovrebbe essere noto a tutti che quei soldi vanno a coprire i costi di vitto e alloggio e finiscono, pertanto, nelle mani degli imprenditori o delle associazioni di volontariato italiane. Ai migranti, alla fine, finisce in tasca una pocket money di 2,5 euro e l’eventuale taglio dei fondi andrebbe a colpire il reddito italiano più che quello straniero. Ma sotto questo punto di vista Salvini ne è perfettamente consapevole e lo rende esplicito nelle sue dichiarazioni.

Sia come sia, un rapido confronto con gli altri paesi europei ci permette di scoprire che per migrante l’Italia non è il paese che spende di più [1]:

  • Finlandia: «Adult in a reception centre: 49,-/day, adult in private accommodation: 18,-/day, unaccompanied minor in a dedicated facility: 208,-/day, unaccompanied minor in an assisted accommodation unit: 136,-/day».
  • Belgio: «The actual average cost per asylum seeker in 2016, covering the expenses associated with asylum seekers (daily living or material aid), medical cost and the expenses relating to accommodation in federal reception centres, is EUR 25.84 (EUR 9,458 per year per asylum seekers). Note, if you take into account the staff costs and investments, the actual average cost per asylum seeker in 2016 is EUR 51.14 (EUR 18,826 per year per asylum seekers)».
  • Croazia: «During 2016, the average cost of seeking international protection in the Reception Centre for Asylum Seekers is approximately 55.00 EUR per month. It’s the amount without health care. The amount per applicant may be considerably higher if a person needs specific medical care or is a member of some vulnerable groups».
  • Olanda: «The costs for COA (Centraal Opvang Asielzoekers) on average is approximately 23.000 euro per asylum seeker per year. This includes health care, accommodation in reception centres and other costs for the livelihood of the asylum seeker».
  • Slovacchia: «During the years 2008 – 2012, direct costs for one asylum seekers for one day amounted in average to EUR 40,20».
  • Svezia: «According to the annual report from the Swedish Migration Agency in 2016 the average cost (including reception, detention, settlement and return) per person in the reception system/per night was 746 sek which is approximately 74 euro».

I differenti importi sono anche da valutare in virtù delle risorse disponibili e dal costo della vita riscontrabile nei singoli paesi.

 

—- Ma quanti sono i migranti? —-

Invasione o toccasana per l’economia italiana? Prendiamo questo articolo de il Post [2]:

Sembrano numeri enormi, ma vanno messi in prospettiva. L’Italia ha 60,5 milioni di abitanti, più o meno. Gli stranieri regolari sono poco più di 5 milioni, cioè l’8 per cento. Il dato si abbassa se calcoliamo solo quelli nati fuori dall’Europa: cioè circa 4 milioni, il 6,7 per cento della popolazione totale. Sono numeri molto più contenuti rispetto alla media dell’Europa occidentale, e che suggeriscono una realtà molto diversa da una “invasione”: gli stranieri di origine extra-europea compongono il 9,9 per cento della popolazione austriaca, l’8,5 per cento di quella francese, l’11,6 per cento di quella svedese, e così via.

Il tutto condito da questa tabella:

E dal fatto che l’afflusso dei migranti è in calo: «La crisi dell’Aquarius è arrivata in un momento in cui gli sbarchi di migranti in arrivo dal Nord Africa sono al livello minimo da quattro anni a questa parte. Dal 2014 al 2017, infatti, ogni anno sono sbarcati in Italia più di centomila migranti; nei primi cinque mesi del 2018 ne sono arrivati solamente 13mila».

Senza dimenticarsi, poi, che gli immigrati ci pagano le pensioni e fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare [3]:

Gli occupati stranieri presenti in Italia sono oltre due milioni il 10,8% degli occupati totali, ma non fanno lo stesso lavoro degli italiani. L’occupazione straniera si concentra in pochi settori e professioni scarsamente qualificate (infatti tra i primi posti troviamo personale non qualificato ai servizi domestici, servizi di cura, operai edili) e sembra non avere molte possibilità di crescere e svilupparsi. Gli immigrati non si possono permettere di rimanere inattivi, non hanno altri redditi o supporto familiare e non bisogna dimenticare che il lavoro è legato al permesso di soggiorno ed è quindi fondamentale.

Che cosa ci dicono, allora, i progressisti? Che l’Italia in tema immigrazione non spende tanto, non più di molti altri paesi europei, e che ci sono meno immigranti in rapporto alla popolazione autoctona e che ci pagano le pensioni mentre fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Bene, anzi benissimo, ma allora un polacco potrebbe rispondere con un “ma quindi che cazzo volete?”. Se tutto va bene perché rompete le scatole agli altri paesi? Magari sotto c’è il trucco, non trovate?

 

—- Mele e pere, immigrati e clandestini —-

La statistica come disciplina è piena di trucchi e furbizie tali da permetterci di sostenere il tutto e il contrario di tutto. Fra questi vanno forte:

  • Confrontare fra loro dati statistici differenti;
  • Confrontare solo le percentuali senza considerare altri fattori;

Partiamo dalla tabella degli immigrati presenti nei vari paesi. Non notate niente di strano tipo il fatto che un immigrato regolare – che magari lavora e paga le tasse – non è un profugo – che magari è un bambino ed eviterei di farlo lavorare – che non è un clandestino (che in quanto residente illegale non può lavorare legalmente)? Ricordiamo che dal primo gennaio 2015 al 10 giugno 2018 sono entrate in Italia 468.997 persone (14.330 nel 2018) e se consideriamo i richiedenti asilo dell’ultimo triennio abbiamo avuto 337.689 domande:

Tabella 1: richiedenti asilo ultimo triennio

2015 2016 2017
Uomini 74.250 105.006 109.066
Donne 9.720 18.594 21.053
Minori non accompagnati 3.959 5.930 9.782
Minori accompagnati 7.168 5.201 6.527
Totale 83.970 123.600 130.119

Fonte: Ministero dell’Interno

Il 58/60% delle quali sono state rifiutate e solo il 40% delle domande rientra nella categoria profugo e ha diritto ai ricollocamenti. Ricordiamo che l’Italia nel 2017 è stato il secondo paese per domande di asilo, un 20% del totale, dietro alla sola Germania [4].

Focalizzando la nostra attenzione sulle domande rifiutate, in termini numerici il 58/60% dei rifiuti corrisponde a oltre 200mila persone che si vanno aggiungere a tutte le altre:

Che bello, in Italia abbiamo 600mila clandestini! Che probabilmente verranno regolarizzati tramite sanatoria in un futuro più o meno prossimo, ma che difficilmente si può sostenere che siano inseriti nel sistema produttivo italiano. Non quello legale, almeno.

Per quanto riguarda, inoltre, la riduzione dei flussi migratori sarebbe bene ricordare che si devono ringraziare gli accordi stretti da Minniti con le milizie libiche volti a ridurre gli arrivi. Ma a che prezzo? Che i migranti sono trattenuti in Libia in veri e propri campi di concentramento…

Capito che nel caso italiano abbiamo a che fare più con clandestini che con profughi, sarebbe meglio mettere in relazione questi dati statistici con la capacità di un’economia di assorbirli. Ecco la performance del sistema produttivo italiano:

  • Il tasso di crescita del PIL più basso in Europa;
  • I disoccupati sono 2,9 milioni (sopra i 2,5 milioni da marzo 2012 e sotto i 3 milioni da febbraio 2017, dati Istat);
  • Il tasso di occupazione italiano è del 58,2%, 15/20 punti sotto gli altri paesi economicamente avanzati (dati OCSE);
  • «La situazione della classe lavoratrice italiana, considerando l’andamento dei prezzi, i redditi e la ricchezza, è ”al di sotto dei livelli del 1995. Il rallentamento della crescita e il peso della crisi -osserva l’Fmi- hanno colpito in modo sproporzionato la popolazione lavoratrice e le giovani generazioni”. Una situazione che è ”in contrasto” con quella delle famiglie più anziane e dei pensionati» [5].

Il risultato della situazione economica è che gli italiani a loro volta diventano immigrati (agli occhi degli stranieri): «Delle complessive 157mila emigrazioni per l’estero registrate nel 2016, soltanto 42mila riguardano cittadini stranieri, le restanti 115mila sono dovute alle cancellazioni per l’estero di cittadini italiani (73%). Il numero degli emigrati italiani si è più che triplicato rispetto a dieci anni prima passando da 36mila del 2007 a 115mila del 2016» [6].

Gente che va e gente che viene se non fosse che si tratta di uno scambio diseguale: «Considerando la differenza tra immigrati ed emigrati si ottiene un saldo migratorio con l’estero degli italiani con più di 24 anni negativo di circa 54mila unità, di cui circa 15mila laureati (il 27,7%) e 39mila diplomati. La fascia d’età in cui si registra la perdita più marcata è quella dei giovani dai 25 ai 39 anni: circa 38 mila unità in meno, con un’incidenza di laureati del 28,5%». E a dispetto di ogni aspettativa le due regioni con più partenze sono Lombardia e Veneto nonostante un migliore tasso di occupazione. L’Italia vede andare via laureati e professionisti per poi importare persone con bassi livelli di educazione da impiegare come contadini o badanti, rigorosamente in nero, salvo poi chiedersi perché l’economia italiana non giri. Regali laureati e prendi contadini che raccolgono pomodori in condizioni di semi schiavitù: viene quasi da chiedersi come mai il meccanismo non funzioni, in effetti.

 

—- Statistica fantasiosa per disperati —-

Citare dati statistici fra loro assai differenti come quelli degli immigrati regolarmente residenti e dei clandestini, non tenere conto delle capacità di un paese di poter assorbire dal punto di vista economico ulteriori disoccupati rispetto a quelli già presenti (magari la Germania in piena occupazione non è l’Italia?), citare il calo degli arrivi e condannare la ragione di questo calo (i campi di concentramento libici), non rendersi conto della qualità di chi va e di chi arriva in relazione al sistema produttivo italiano e della sua trasformazione sono tutti indici di una certa confusione e di una certa incapacità di vedere le cose in prospettiva. E per carità di patria non cito la differenza fra multiculturalismo e pluralismo.

Ma su un punto la sinistra intellettualcosa sembra volersi impuntare:

La strada alternativa è, appunto, l’unica strada veramente alternativa. Li accogliamo. Perché è giusto. E basta. Li accogliamo tutti? È una domanda stupida: non sono tutti.

Detta anche etica dei principi e non della responsabilità. Fino a quando si scoprirà che non devono essere per forza tutti gli abitanti di un continente che veleggia verso i 2 miliardi di persone, ne bastano molti di meno per far saltare il banco. E potremo assistere a un dietrofront sull’immigrazione, un altro, esattamente come è successo con Renzi e compagni. D’altronde i leghisti di oggi sono i comunisti di ieri…

Nel frattempo gli altri paesi si stanno regolando, Germania inclusa [7]:

Seehofer è fautore della linea dura. Il suo piano, che doveva essere presentato martedì scorso ma poi slittato sine die a causa dei dissidi con la cancelliera, prevede respingimenti di massa di migranti non solo di coloro già respinti al confine tedesco che tentano di rientrare ma pure di quelli già registrati in altri Paesi Ue e di tutti quelli senza documenti validi. Una posizione troppo dura, che la cancelliera Merkel difficilmente riuscirebbe a sostenere a Bruxelles, consapevole che se dalla Germania arrivasse un segnale così aggressivo sul piano dell’immigrazione verrebbe letto come un “liberi-tutti” per gli altri Paesi, Italia inclusa visto il recente caso della nave Aquarius, ma anche per l’Austria. Alla Merkel non è piaciuto affatto quell’asse che ieri è stato saldato senza il suo placet tra il suo ministro all’Interno, l’omologo austriaco e Matteo Salvini, come annunciato dal premier austriaco Kurz. Non a caso ha provato a correggere la linea auspicando “una soluzione unitaria europea” della questione migranti. Nei fatti nel Governo tedesco si è creata una spaccatura che molti nella Csu non faticano a definire “storica” e forse insanabile.

Tutti stupidi tranne gli italiani, si vede.

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[1] Cfr. https://ec.europa.eu/home-affairs/sites/homeaffairs/files/2017.1229_-_average_cost_and_average_length.pdf

[2] Cfr. https://www.ilpost.it/2018/06/12/dati-italia-immigrazione/

[3] Cfr. http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2015/01/sintesi-libro-12-02-15.pdf

[4] Cfr. http://ec.europa.eu/eurostat/documents/2995521/8754388/3-20032018-AP-EN.pdf/50c2b5a5-3e6a-4732-82d0-1caf244549e3

[5] Cfr. http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/07/27/fmi-italiani-guadagnano-meno-anni_AmaA3A7Lzt6SHinO1YhbtJ.html

[6] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/213835

[7] Cfr. https://m-huffingtonpost-it.cdn.ampproject.org/v/s/m.huffingtonpost.it/amp/2018/06/14/sui-migranti-scontro-senza-precedenti-in-germania-il-ministro-dellinterno-minaccia-merkel-di-andare-da-solo_a_23459039/?amp_js_v=0.1#

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Un commento su “Mentire con le statistiche migrants edition

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Questa voce è stata pubblicata il 15 giugno 2018 da in politica con tag , , , , .
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