Charly's blog

Perché Trump ringhia contro i messicani? Per ragioni strategiche, ciccini

L’orrido cattivone Trump ne ha fatta un’altra delle sue, ha fatto piangere i bambini… messicani [1]:

La California, insieme ad altri 10 Stati americani, intende fare causa all’amministrazione di Donald Trump per la politica di separare i figli dai genitori migranti entrati illegalmente negli Usa, sostenendo che l’ordine di revoca non prevede praticamente nulla per riunire le famiglie. L’iniziativa è stata annunciata dal governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee, e dal procuratore generale, Bob Ferguson, che ha definito la politica di tolleranza zero promossa dalla Casa Bianca “crudele e incostituzionale”. Dopo essere stato messo sotto pressione in patria e dall’estero, Trump mercoledì ha ordinato la fine della pratica disumana di dividere i figli dai genitori per rinchiuderli in centri di detenzione e persino all’interno di gabbie. Tuttavia, hanno sottolineato Inslee e Ferguson, nell’ordine esecutivo non c’è nulla che porti alla riunificazione delle famiglie, che anzi potrebbero restare in custodia più a lungo di quanto in precedenza previsto. Non è chiaro nemmeno se l’amministrazione Trump continuerà a voler perseguire penalmente tutti coloro che varcano illegalmente il confine.

Il bello di tutta questa polemica è che in molti sembrano non riconoscere la differenza fra un centro di detenzione e una gabbia. Succede quando si passa illegalmente un confine e si viene presi…

 

—- La demografia americana: gli americani saranno ancora americani? —-

Abbiamo già avuto modo di vedere che quando si tratta di Trump in molti perdono la testa nonostante il fatto che l’agire del POTUS non sia affatto illogico o folle, anzi. Al riguardo si dovrebbe chiedere alla Germania e alla Cina visto che entrambi i paesi sono stati messi alle corde. Succede quando il primo importatore mondiale mostra i muscoli ai due più grandi esportatori mondiali…

Proviamo, allora, a dare un’occhiata a un paio di dati statistici giusto per vedere se l’agire di Trump abbia un senso o. Partiamo con le proiezioni demografiche [2]:

Tabella 1: proiezioni demografiche USA 2014-2060

2014 2060
Bianchi 77,5% 68,5%
Bianchi non ispanici 62,2% 43,6%
Neri/Afroamericani 13,2% 14,3%
Asiatici 5,4% 9,3%
Nativi 1,2% 1,3%
Due o più razze 2,5% 6,2%
Totale popolazione in migliaia 318,748 416,795

Fonte: US Census bureau

 

Da qui al 2060 gli USA andranno incontro a un cambiamento notevole nella sua composizione etnica: «The non-Hispanic White alone population is currently the “majority” group, as it is both the largest racial and ethnic group and accounts for greater than a 50 percent share of the nation’s total population. However, by 2060, the share of this group is projected to be just 44 percent, as its population falls from 198 million in 2014 to 182 million in 2060». L’esatto contrario di quanto accadrà con gli ispanici: «The Hispanic population is projected to be the third fastest growing (see Table 2). The Hispanic population is projected to increase from 55 million in 2014 to 119 million in 2060, an increase of 115 percent. In 2014, Hispanics are projected to account for 17 percent of the U.S. population. By 2060, 29 percent of the United States is projected to be Hispanic—more than one-quarter of the total population».

E le proiezioni dei dati statistici degli under 18 sembrano confermare che questa tendenza non si fermerà:

Gli USA sono sempre stati un paese di immigrati, si dirà, quindi nessun problema. A questa visione lisergica della sinistra petalosa contemporanea si oppone la dura realtà dei fatti che vede gli USA essere una nazione multietnica ma non multiculturale. La maggioranza della popolazione è di etnia bianca ma quasi tutti, figli di immigrati compresi, rientrano nella stessa matrice culturale detta WASP: lingua inglese, religione protestante o al massimo cattolica, cultura anglosassone mischiata di elementi germanici. Fra le minoranze gli asiatici sono stati assorbiti abbastanza facilmente, i nativi sono insignificanti, mentre gli afroamericani non vanno al di là del rap e del basket.

Il modello americano, quindi, è sempre stato di tipo assimilazionista [3]:

Nella accezione più corrente essa indica il processo con il quale il gruppo minoritario passerebbe attraverso fasi o stadi (cambiamenti di orientamento e di valori, ricostruzione identitaria e adozione di nuovi ruoli) che lo condurrebbero verso “l’indivisibilità”, cioè verso l’atomizzazione individuale e la scomparsa in quanto collettivo culturale distinto in seno alla società di accoglienza.

Si tratta, cioè, di un processo che concepisce i rapporti fra gli immigrati e la società ospitante sulla base di un passaggio unilaterale (conformazione) ai modelli di comportamento di quest’ultima, i quali si impongono alla personalità dell’immigrato e lo obbligano a spogliarsi di ogni elemento culturale proprio (deculturazione e depersonalizzazione).

L’assimilazione implica un ruolo passivo di una cultura nei confronti di un’altra – la cultura dominante – e, congiuntamente, un giudizio di valore nel quale certe culture sono considerate superiori ad altre.

La pluralità dell’immigrazione, inoltre, favorì l’assimilazione perché piccoli gruppi non possono offrire una resistenza tanto efficace come quella di una grande minoranza. Così gli USA funzionavano… fino a poco tempo fa.

 

—- Spanglish: come gli USA divennero uno stato latinos —-

L’assimilazione di un flusso di immigrati si basa sui seguenti fattori:

  • Violenza: all’immigrato non viene lasciata scelta, si deve adeguare alla cultura dominante;
  • Giudizio di valore: l’immigrato si deve adeguare perché la sua cultura di provenienza non è valida come quella dominante;
  • Isolamento: l’immigrato non può tenere i legami con la cultura di provenienza vista la distanza;

Nel caso americano, il processo si concludeva nell’arco di due generazioni dato che i figli degli immigrati nascevano e crescevano come americani. I De Niro e gli Stallone ne sono un evidente esempio dato che di italiano hanno solo il nome.

Ma che succede se la società arriva sul punto di rifiutare la violenza e l’idea che un’organizzazione socio-culturale sia migliore di un’altra (democrazie che mandano sonde su altri pianeti vs dittature dove la gente muore di fame)? Che succede se grazie ai nuovi media si può vivere come se si vivesse a casa, leggendo gli stessi libri e vedendo la stessa televisione? Che succede, poi, se una stessa minoranza tende a stabilirsi nelle stesse zone geografiche dettate dalla vicinanza di quest’ultima al paese d’origine [4]?

Succede che gli ispanoamericani saranno americani per cittadinanza ma saranno, probabilmente, più ispanici che WASP per cultura. Allo stesso tempo la loro concentrazione sui confini con il Messico ricorda parecchio una situazione del passato quando il Messico dominava sul Texas, l’Arizona, la California. Aggiungiamo al tutto che il Messico nel 2060 dovrebbe avere una popolazione di oltre 160 milioni di abitanti [5] e un PIL che dovrebbe raggiungere i 6,9 trillioni di dollari contro i 34,1 USA (oggi siamo 2,3 vs 18,6) [6]. Quanto basta  per lanciare un allarme:

  • A partire dal 2060 gli USA non saranno più l’eccezione WASP in un continente latinos e saranno sempre più ispanici;
  • Al confine Sud degli USA il Messico sarà abbastanza potente da diventare una potenza regionale;

Per quanto gli USA rimarranno la maggiore potenza da qui al 2050, l’essere una potenza globale vuol dire suddividere le proprie risorse su più scenari. Un Messico potenzialmente ostile sotto casa è un pessimo affare strategico per via della fine dell’isolamento USA dal punto di vista delle minacce dirette al suolo americano, nonché per la possibilità di interferenza del “cortile di casa” caraibico. Se, poi, aggiungiamo una nazione disastrata dal punto di vista culturale…

 

—- Trump: l’ultimo ruggito WASP? —-

Come al solito se messe in prospettiva le azioni di Trump sono meno folli di quanto si voglia far credere. Trump è figlio di una nazione che sta vedendo la propria cultura WASP distrutta dall’afflusso di stranieri, non più assimilati come da tradizione, e dall’istinto di autodistruzione delle élite liberal troppo impegnata a coccolare le minoranze e a sputare su quanto la cultura WASP ha creato negli ultimi 300 anni. E visto quanto sta succedendo in Europa anche qui capiterà lo stesso.

Nel frattempo nel resto del mondo gli Stati-Nazione persistono e non sono stati distrutti dai flussi economici o dalle fantasiose società multiculturali. Nei decenni a venire la Cina sarà sempre più cinese, l’India sempre più indù e le influenze europee abbandonate. Nel mezzo gli stati europei vanno in ordine sparso, quelli dell’Est hanno appreso la lezione, quelli dell’Ovest no. Nulla di sorprendente se il “populismo” avanza, non è altro che la reazione di autodifesa delle società occidentali contro le proprie stesse élite.

 

Approfondimenti:

_ bambini in gabbia? Non proprio: https://www.davidpuente.it/blog/2018/06/20/disinformazione-la-foto-del-bambino-che-piange-rinchiuso-nelle-gabbie-di-trump/

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[1] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Usa-bimbi-separati-California-e-altri-10-Stati-denunciano-Trump-0bdf0e49-f4e6-4cf8-b551-b518f280d6d3.html

[2] Cfr. https://census.gov/content/dam/Census/library/publications/2015/demo/p25-1143.pdf

[3] Cfr. http://www.interculturatorino.it/glossary/assimilazione/

[4] Cfr. http://open.lib.umn.edu/worldgeography/chapter/4-3-united-states-population-and-religion/

[5] Cfr. https://www.populationpyramid.net/mexico/2050/

[6] Cfr. https://www.pwc.com/gx/en/issues/economy/the-world-in-2050.html

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Questa voce è stata pubblicata il 22 giugno 2018 da in Uncategorized con tag , , .
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