Charly's blog

Ma la TAV è collegata alla Nuova via della seta?

Quale che sia la vostra opinione in merito alla TAV è piuttosto arduo negare che, spesso, le opinioni a favore dell’opera siano piuttosto curiose. Prendiamo questa immagine condivisa su Facebook da Chiamparino:

Si sostiene che la TAV sia un ramo della Nuova via della seta cinese e che sia fondamentale per il commercio Italia-Cina. Ma è davvero così?

 

—- Che cos’è la Nuova via della seta? —-

Prima di procedere è meglio spiegare in cosa consista la Nuova via della seta. Si tratta di un progetto a guida cinese, per tracciato e capitali, volto a creare delle vie di comunicazioni dirette fra la Cina e l’Europa. Il paese asiatico deve buona parte della sua crescita all’export che per quanto in calo dal valore del 2006, 37,18%, registra tuttora un notevole 19,64% sul totale del PIL [1]. Per quanto riguarda i partner commerciali registriamo [2]:

The top export destinations of China are the United States ($436B), Hong Kong ($250B), Japan ($148B), Germany ($99B) and South Korea ($87.2B). The top import origins are the United States ($122B), South Korea ($121B), Japan ($120B), Germany ($83.7B) and Other Asia ($80.7B).

Al netto degli adepti di scuola Oskar Giannettiana, non ci vuole un genio a capire che un’economia basata sull’export, ben lungi dall’essere moralmente superiore rispetto alle altre, è in realtà dipendente dalle scelte altrui. Considerato poi che tutti i principali partner commerciali cinesi sono raggiungibili solo via mare e che il 90% del commercio mondiale passa per la stessa via, è altrettanto facile da capire che un blocco militare marittimo sarebbe un colpo devastante per l’economia cinese. E guarda caso è la US Navy che opera nel Mar Cinese, non la flotta cinese nel Golfo del Messico.

Per aggirare il problema i cinesi se ne sono usciti con la Nuova via della seta in modo da passare via terra piuttosto che per gli oceani. Si tratta, allora, di una dichiarazione di debolezza e una strategia di ripiego visto che i cinesi ammettono apertamente di non poter competere con la US Navy. Ma anche così non mancano le problematiche:

  • I costi sono ingenti;
  • Il tracciato passa per il Medio Oriente la cui instabilità è nota;
  • Non c’è nessuna garanzia che i paesi coinvolti rimangano neutrali e non passino armi e bagagli dalla parte degli USA;

D’altronde è una soluzione di ripiego, lo si è detto… Analizzando il tracciato previsto si può notare comunque l’esistenza di una via marittima [3]:

Il motivo è dettato dalla maggiore convenienza delle rotte marittime su quelle terrestri, ma come abbiamo visto la rotta marittima sarebbe aperta solo in tempo di pace e non in caso di conflittualità fra la Cina e gli USA.

Tornando al caso specifico italiano, infine, possiamo evidenziare che l’Italia:

  • Non è un importante partner commerciale cinese;
  • È marginale nella Nuova via della Seta visto che sarebbe solo il punto di approdo del piano B, la rotta marittima, e non del piano A, quella terrestre;
  • Anche come punto di approdo verrebbe coinvolto solo il Nord-Est, probabilmente Trieste, per poi salire verso il Nord;
  • Il vero destinatario è la Germania (import/export) e l’Olanda (i porti);

A ben vedere fra i paesi europei quelli più coinvolti saranno la Polonia e la Repubblica Ceca.

C’è poi anche la questione geopolitica: lo sapete, vero, che agli USA tutto questo non piace? E considerato che la politica italiana è filo USA a parte per i “populisti”…

 

—- E la TAV? —-

Passiamo alla TAV Torino-Lione. Si tratta di un progetto che si colloca all’interno del corridoio 5 che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. Dal post di Chiamparino sembra quasi di capire che la TAV sia una ramificazione del progetto cinese ma è un’idea assurda visto che il progetto europeo è più vecchio di decenni. Si tratta di uno dei tanti corridoi progettati per creare uno spazio unico europeo e, sotto questo punto di vista, la prospettiva economica è subordinata a quella politica.

Per quanto riguarda i rapporti fra la TAV e il mercato cinese, oltre a quanto detto prima sulla marginalità italiana nel progetto cinese, l’asse della Nuova via della seta è nord/sud contro quello della TAV che risulta essere ovest/est e concentrato unicamente nel Nord Italia. Se sei a Bergamo non aspetti la TAV per mandare la tua merce in Germania o a Trento, sinceramente.

È bene ricordare, inoltre, quali sono le principali destinazioni per l’export italiano [4]:

  • Germania 13,3%;
  • Francia 10.9%;
  • USA 8,3%;
  • Spagna 5,5%;
  • UK 5,1%;
  • Svizzera 4,8%;
  • Polonia 3,2%;
  • Belgio 3,1%;
  • Cina 2,6%;
  • Paesi Bassi 2,5%;

Fra le prime dieci destinazioni dell’export italiano solo la Spagna e la Francia risultano essere coinvolte nel corridoio in questione. La Cina, di per sé, non è neppure un partner commerciale così importante per l’Italia. Se consideriamo il mero impatto economico dei corridoi paneuropei, mi sembra essere assai più promettente il corridoio Scandinavo-Mediterraneo visto che coinvolge l’intera penisola.

 

—- TAV o Nuova Via della seta? —-

La morale della storia è che l’Italia è coinvolta solo marginalmente nel progetto cinese, mentre il corridoio cinque sembra ormai essere anacronistico visto lo stato di disgregazione del progetto europeo. Il mercato unico è una cosa, l’obiettivo politico di costruire uno spazio europeo è un’altra.

Più in generale siamo tornati all’epoca di Bismarck con gli equilibri fra gli Stati-nazione in un contesto anarchico e competitivo. E per quelli che ancora cianciano di “sogno europeo” non resta che la dura replica della realtà. Dopo tutta una serie di batoste elettorali, s’intende. E no, gridare al “nazzzionalismo1!1!!” non cambierà di una virgola la questione.

 

Approfondimenti:

– i corridoi europei: http://www.logisticamente.it/Articoli/7987/Ten-t_Days_le_novita_sui_corridoi_europei/

——————————————————————————————————-

[1] Cfr. https://www.theglobaleconomy.com/China/Exports/

[2] Cfr. https://atlas.media.mit.edu/en/profile/country/chn/

[3] Cfr. https://www.corriereasia.com/notizie/eurasia/la-nuova-via-della-seta-tra-politica-e-finanza-globale

[4] Cfr. http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/commercio-internazionale/osservatorio-commercio-internazionale/statistiche-import-export

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 26 giugno 2018 da in economia, politica, Uncategorized con tag , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: