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La sinistra è in crisi? Ah. Di nuovo?

Dopo l’ultima tornata delle amministrative abbondano le analisi e gli editoriali sulla crisi della sinistra, sia essa politica o culturale. Il mio primo impulso è quello di liquidare il tutto con un “ma ancora?” visto che la sensazione di déjà vù è, ormai, asfissiante. Ho cominciato a seguire la politica dal 2002 e da allora non è stato che un susseguirsi di crisi nel campo politico della sinistra:

  • Se alle politiche del 2006 quello che oggi è il PD arrivava al 30% e la sinistra radicale al 10%, dodici anni più tardi il PD è sotto il 20% e la sinistra radicale è fuori dal Parlamento da 10 anni;
  • La sinistra continua a cambiare leaders: da Prodi a Rutelli, da Prodi a Veltroni, da Bersani a Letta, da Renzi a Gentiloni;

L’unica consolazione è che il resto dell’Europa segue lo stesso copione con la continua e sconsolante erosione di consenso dei partiti socialdemocratici. Ma cosa sta succedendo?

 

—- Noi siamo i migliori. Merde! —-

Ma perché la sinistra politica crolla, elezione dopo elezione? Ci sono vari motivi ma una ragione mi sembra svettare su tutte le altre: il complesso del migliore proprio dell’uomo di sinistra, sia nella base sia nei vertici. L’uomo di sinistra, si sa, è l’unico colto, istruito e intelligente in un mondo di analfabeti funzionali. Perché non lo votano? Ma è ovvio:

  • Gli elettori sono analfabeti funzionali e non capiscono;
  • E anche se capissero non sono abbastanza istruiti anche se l’uomo di sinistra ha una laurea in ingegneria e non sa nulla di scipol e dintorni (le tematiche del dibattito pubblico);
  • L’uomo di sinistra è “lascienza” e come tale non è criticabile da chi non ha studiato. Poco male se poi, il nostro amico “lascienza”, tiene a dir la sua in campi specialistici che non sono di sua competenza. “La scienza” vale per voi, mica per lui;
  • L’uomo di sinistra ha il monopolio dell’etica, tutti gli altri sono cattivi ed egoisti;

Insomma, è il metodo Raimo dell’etichettare come “fasssista, popppulista, rassssista!!11!” tutti quelli che non la pensano come loro. Ovviamente l’insultare gli elettori fra un’elezione e l’altra pone poi il dilemma di chiedere il voto alle stesse persone che sono state derise e umiliate per anni. I risultati sono scontati almeno che voi non siate nel novero dei più intelligenti per definizione…

Un altro risultato pratico di questa situazione è la congenita incapacità della sinistra di imparare dai feedback della realtà. Se per definizione sei il migliore e l’elettore il peggiore, davanti ai disastri dettati dalla dura replica della realtà non cambi il tuo atteggiamento ma biasimi la realtà stessa.

Gli esempi abbondano, ma ultimamente è tornata di moda l’idea della sicurezza percepita. Se i crimini sono in calo su scala nazionale non ha senso considerare la sicurezza un tema rilevante per la politica, giusto? Leggiamo [1]:

Reati in calo ma, ma rimane la paura

Secondo il rapporto di Censis e Federsicurezza, negli ultimi 10 anni gli omicidi si sono quasi dimezzati passando da 611 a 343 e i reati in generale hanno fatto registrare un calo del 10,2% tra il 2016 e il 2017. Nonostante questi dati, una famiglia su tre (il 31,9%) percepisce il rischio della criminalità nella zona in cui vive. Addirittura nelle aree metropolitane si sente insicuro un cittadino su due (il 50,8%). Nello specifico, il senso di insicurezza è maggiore al Centro e al Nord-Ovest, dove il rischio è percepito rispettivamente dal 35,9% e dal 33% degli intervistati. E ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati. In queste zone il 27,1% degli intervistati crede che la criminalità sia il problema più grave del Paese dopo la mancanza di lavoro. A parziale spiegazione di una maggiore percezione del pericolo, il Censis evidenzia come la concentrazione dei reati in alcune zone specifiche amplifichi inevitabilmente le paure. In sole quattro province (Milano, Roma, Torino e Napoli) infatti, dove vive il 21,4% della popolazione italiana, avviene il 30% dei reati.

Magari, e sottolineo il magari, non si tratta di una percezione ma di un’esperienza diretta? E si tende ad attribuire un maggior valore alla presenza del crimine sotto casa rispetto alla diminuzione della criminalità su scala nazionale, che dite?

D’altronde questo è solo uno dei tanti bias e delle dissonanze cognitive che caratterizzano il popolo di sinistra. Si pensi all’immigrazione: non c’è più l’emergenza, dicono, per via della riduzione del numero degli sbarchi. Se non fosse che questo risultato è stato ottenuto rendendo la rotta africana più ardua da percorrere: quelli che arrivano in Sicilia sono quelli che non sono morti nel deserto, che non sono rinchiusi nei lager libici o che non sono affogati. L’esatto opposto di quanto la sinistra predichi con tutto ciò che ne consegue sul piano economico o sociale. Ma abbiamo già trattato della questione più e più volte.

 

—- Ma la sinistra cosa vuole? —-

Il dare dei “fasssisti!!1!1” a chi ha l’ardire di pensarla diversamente e inneggiare alla lotta “antifazzzissta!!11!” in assenza del fascismo, ovviamente, non è sufficiente per creare un’offerta politica. Che cosa vuole, allora, la sinistra e a chi si riferisce? Una volta la sinistra si poneva come radicale alternativa al capitalismo ma oggi non è più così e si è passati disinvoltamente da Marx a Farinetti. La sinistra, ora, sostiene i processi di globalizzazione e lo sviluppo economico: il web, i mercati esteri, lo spirito imprenditoriale, la riduzione della tassazione [2]:

Vogliamo continuare ad abbassare le tasse. Perché noi abbiamo iniziato ma ancora non è che si veda granché. E raccontiamo di conseguenza come fare per abbassare 30 miliardi di tasse”. Lo ha affermato il segretario del Pd Matteo Renzi, a Lady Radio, parlando del suo libro ‘Avanti’.

“Aumentare i salari è l’elemento chiave. Recuperare potere d’acquisto è il tema fondamentale”, ha detto ancora, aggiungendo che in tale quadro si è collocata l’operazione degli 80 euro. In ogni caso, ha sottolineato, “le riforme hanno prodotto qualche risultato: il Pil è positivo, finalmente si torna a creare posti di lavoro”.

Tutto bello, solo una domanda: quale sarebbe la differenza con la destra? Non è un caso se su queste tematiche la sinistra sia stata scavalcata dal M5S con il reddito di cittadinanza che, in realtà, non è altro che un sussidio di disoccupazione finalizzato al reimpiego. Discutibile quanto si vuole, ma qual è stata la risposta del PD? Etichettare come scansafatiche e mantenuti i meridionali dove il M5S ha fatto il pieno di voti. Ma non prima di irridere l’insipienza del meridionale scansafatiche che si è fatto abbindolare da Di Maio. Geniale, specie se si considera che l’economia italiana cade a pezzi nonostante tutto il riformismo di sinistra degli ultimi anni: la disoccupazione resta ai massimi storici, il tasso di occupazione è basso, il contratto a tempo indeterminato è scomparso con la fine degli incentivi. E il “mettersi in gioco” renziano suona stranamente come “l’imprenditore di sé stessi” di berlusconiana memoria…

Anche su altri punti la sinistra sbaglia e pure parecchio. In politica estera l’obiettivo dichiarato sono gli USE, gli Stati Uniti d’Europa, peccato che sia un delirio lisergico che sta crollando sotto le dure repliche della realtà. Gli Stati-Nazione sono gli unici attori geopolitici, che piaccia o meno. Parlare, poi, di interesse nazionale, anarchia internazionale, sicurezza e lotta per le risorse vuol dire essere etichettati, senza indugio, come “fazzzisti” e “nazzzionalisti”.

Sul fronte interno la sinistra non riesce a riconoscere le esigenze dettate dalla sicurezza né quelle identitarie. Il politicamente corretto ben lungi dall’essere una narrazione ideologica dominante si è dimostrato essere la tomba della sinistra. Non riconoscendo i problemi e berciando sul “rasssisssmo!” la situazione non si risolve da sola ma deteriora fino a quando non appaiono nuovi attori come la Lega o il M5S.

 

—- La sinistra? E chi la vota? —-

Un attributo evidente della sinistra è la mentalità leninista da partito unico. Non riconoscendo la legittimità di politiche differenti rispetto alla propria – visto che la  politica di sinistra è quelli degli intelligenti, gli adepti de “lascienza”, e non di chi rientra nei ranghi analfabeti funzionali/fassssiti&rassssisti – non ha neppure senso avere partiti politici differenti. I nostri eroi, ahiloro, non hanno la forza di imporre il monopartitismo per legge, si chiama dittatura, ma hanno conseguito il risultato di dimenticare una lezione fondamentale per i processi politici: i partiti politici rappresentano gli interessi di classi e ceti differenti.

Ecco cos’è successo all’ultimo giro elettorale [3]:

Il PD smagrito ha una base sociale che si restringe sempre più, mantenendo solo una presenza importante nelle classi di età più elevate e tra i pensionati. Il ‘ceto medio riflessivo’ che ha costituito uno dei suoi cardini, sembra oramai abbandonarlo. In parte a favore della lista Bonino, che ottiene buoni risultati tra studenti, laureati, ceti elevati e ceti medi. È la lista scelta da chi voleva restare nel centrosinistra ma non nel PD. Ma questa lista non è bastata a recuperare la spinta verso l’astensione di quest’area.

Nel centrodestra la Lega è sempre più trasversale, poiché ottiene certo elevati consensi tra i lavoratori autonomi e gli operai, ma ad esempio svetta tra le casalinghe. È come se avesse fatto proprio la base sociale di Forza Italia sempre meno attrattiva, tranne tra i disoccupati.

Il Movimento 5 stelle massimizza la trasversalità che abbiamo intravisto per la Lega. È difficile trovare accentuazioni particolari, tanto che le principali caratterizzazioni sono in negativo: un po’ meno in quei segmenti che votano un po’ di più per il PD, cioè età elevate, laureati, pensionati. L’unica differenza apprezzabile in positivo è il voto dei dipendenti pubblici, dove il Movimento ottiene uno dei valori più alti. Un tempo bacino di voti per il centrosinistra, sembrano essersi definitivamente spostati.

Liberi e Uguali ha un consenso più elevato di nuovo nei segmenti che hanno ridotto il loro consenso verso il PD: ceti medi, studenti, laureati. Ma, come per +Europa, LEU non è riuscita a contenere apprezzabilmente la spinta all’astensione.

Chi vota il PD? Anziani e pensionati… che per un curioso scherzo del destino sono anche le classi d’età che registrano il maggior numero di analfabeti funzionali. Perché gli operai o i proletari dovrebbero votare la sinistra? Abbiamo già visto che la sinistra non solo non vede i loro problemi, ma addirittura li delegittima come “rasssisti!1!!1”. E perché il precario con il contratto ridicolo dovrebbe votare la sinistra? In pratica ormai il voto della sinistra è accoppiato all’euro a metro quadro: più le case costano e più la sinistra raccoglie i voti…

 

—- La sinistra? Rimarrà… nell’irrilevanza —-

Il problema della sinistra non sono i suoi leaders o i suoi intellettualucoli da avanspettacolo regolarmente bocciati dal crollo degli ascolti e delle vendite dei giornali. E neppure l’aver sistematicamente ciccato tutte le politiche degli ultimi 30 anni, l’aver cambiato improvvisamente target passando dagli operai al ceto medio urbano webbe 2.0 seminando, nel frattempo, il precariato e la disoccupazione con la geniale idea che l’occupazione si aiuti rendendo più facile i licenziamenti.

No, il vero problema della sinistra è la mentalità totalitaria, razzista e intollerante che delegittima tutto ciò che non viene da essa: il politicamente corretto non è altro che il conseguente tentativo di colonizzazione dell’immaginario da parte della sinistra. Se non fosse che rimuovere un problema usando l’etichette non lo risolve e, prima o poi, le persone s’incazzano votando contro. E di nuovo l’utilizzo delle etichette alla Raimo non risolve di una virgola il problema a parte il fatto di legittimare il razzismo e il fascismo: se il buon senso è razzista e fascista allora anche il razzismo e il fascismo sono figli del buon senso.

Bloccati in questo loop infinito i più intelligenti per definizione non si rendono conto dei loro errori e dei loro limiti passando da un disastro elettorale all’altro. Ma non aspettatevi una rapida esplosione, anzi. Probabilmente al prossimo giro imbastendo una coalizione PD, LEU, + Bonino magari arrivano al 25%. Peccato che il centrodestra sarà oltre il 40% e il M5S intorno al 30%…

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[1] Cfr. https://tg24.sky.it/cronaca/2018/06/27/censis-sicurezza-citta-italiane.html

[2] Cfr. http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2017/07/21/renzi-vogliamo-abbassare-miliardi-tasse_B29Ra9o8OREEDadWgDh35M.html

[3] Cfr. https://www.ipsos.com/it-it/elezioni-politiche-2018-analisi-del-voto

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4 commenti su “La sinistra è in crisi? Ah. Di nuovo?

  1. Boris
    30 giugno 2018

    La sinistra italiana è morta quando ha iniziato a occuparsi esclusivmente del migrante.
    Poteva continuare a essere quella inconcludente e cialtrona degli anni ’90 e anche primi 2000 senza perdere voti, invece ha individuato una nuova mission nei “nuovi” ultimi del momento, ovvero i migranti (possibilmente africani e di pelle nera) e ha incominciato a perdere elettori.
    Se infatti il tuo interesse non è più il tuo elettorato, ma anzi chi manco può esserlo, e pensi pure di dargli il diritto di voto (vedi ius soli) per sostituirlo, è facile capire perché quello vecchio ti abbandona.

  2. mig
    4 luglio 2018

    vi siete scordati di dire anche che hanno rubacchiato e lottizzato così tanto da far impallidire pure il povero bettino….
    beh forse non solo loro.

    • Charly
      5 luglio 2018

      Insomma, la retorica della Casta mi lascia perplesso e dubito che abbia tutta questa influenza in termini elettorali.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 giugno 2018 da in politica con tag , .
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