Charly's blog

Vertice sui migranti: ha vinto Conte od Orban?

Per quanto riguarda l’esito dell’ultimo Consiglio europeo il premier Conte si è dichiarato soddisfatto all’80%, il ministro Salvini al 70% [1]:

Nel giudizio sul risultato del Consiglio europeo sul tema delle migrazioni “c’è forse una lieve differenza fra me e Salvini, lui dice che è soddisfatto al 70 per cento. Io dico 80 per cento, ho detto che se avessi scritto io le conclusioni avrei cambiato qualcosa, ma allora lo sarei stato al 100 per cento“. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa conclusiva dopo i due giorni di vertice europeo a Bruxelles.”Ho avuto modo – ha sottolineato – di parlare stamattina con il ministro Salvini, ci siamo confrontati in modo molto sereno”.

Critica, invece, l’opposizione [2]:

“L’Italia perde, Orban vince”. Nel Partito democratico si sintetizza così l’esito del Consiglio europeo che ha avuto come punto principale l’emergenza migranti. Il segretario reggente, Maurizio Martina, usa toni preoccupati per commentare le parole pronunciate dal presidente del Consiglio a Bruxelles per riepilogare i risultati del vertice, e parla di una “drammatica perdita di autorevolezza del nostro Paese” nel contesto europeo. “Tra battute e gravi errori di impostazione – aggiunge – l’Italia si è presentata nel peggiore dei modi. La retorica dei pugni sul tavolo e della propaganda facile ha lasciato l’Italia a mani vuote, mentre i paesi dell’Est escono ancora più forti“. Andrea Marcucci, capogruppo dem al Senato, rincara la dose definendo la missione di Giuseppe Conte al consiglio europeo “un vero flop” e sottolineando “il successo per Orban e per l’Ungheria”.

Il quesito a cui vogliamo dare una risposta, allora, è chi ha vinto e chi ha perso.

 

—- Il Consiglio europeo: vittoria o sconfitta? —-

Il punto di partenza della nostra analisi è il documento finale partorito dal vertice [3]. Partendo dal presupposto che si tratti di una «sfida, non solo per il singolo Stato membro, ma per l’Europa tutta», si rileva come le misure adottate abbiano portato a una riduzione degli ingressi: «Dal 2015 è stata posta in essere una serie di misure ai fini del controllo efficace delle frontiere esterne dell’UE. Si è ottenuto in tal modo un calo del 95% del numero di attraversamenti illegali delle frontiere verso l’UE rilevati rispetto al picco registrato nell’ottobre 2015, anche se i flussi hanno ripreso a crescere di recente sulle rotte del Mediterraneo orientale e occidentale». Se non fosse che queste misure rientrano tutte nell’ottica di scoraggiare gli arrivi, fino a chiudere i confini.

Le misure in questione vengono apertamente citate nei passi successivi:

Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, dovrebbero essere maggiormente intensificati gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri paesi.

Per smantellare definitivamente il modello di attività dei trafficanti e impedire in tal modo la tragica perdita di vite umane, è necessario eliminare ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Occorre a tal fine un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri.

Ritroviamo, poi, la piuttosto pelosa distinzione fra profughi e migranti economici: «Nel territorio dell’UE coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria; qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell’UE, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino».

Nel primo caso si dovrebbe suddividere i profughi su base volontaria all’interno del quadro giuridico tratteggiato dal trattato di Dublino, nel secondo si passerebbe ai rimpatri. D’altronde sui confini non si scherza: «Il Consiglio europeo ricorda la necessità che gli Stati membri assicurino il controllo efficace delle frontiere esterne dell’UE con il sostegno finanziario e materiale dell’UE».

Ci sarebbe poi anche una parte dedicata allo sviluppo dell’Africa ma è carta straccia. L’Africa dal dopoguerra a oggi ha già ricevuto ingenti aiuti umanitari senza che la situazione sia migliorata, al netto dei paesi che furbamente sono andati dietro al marxismo tipo l’Etiopia. Come il Sud Italia ben dimostra, infine, non bastano i soldi per creare sviluppo economico.

 

—- Quid est vittoria? —-

Ma, allora, chi ha vinto? Dipende dai vostri obiettivi strategici. Se il vostro obiettivo è quello della sinistra, raccattare tutti perché “scappano dalla fame e ci pagano le pensioni” salvo poi pretendere che gli altri se ne facciano carico, beh, il vertice è andata in tutt’altra direzione:

  • Difesa dei confini;
  • Lotta ai traffici illegali;
  • Guinzaglio alle ONG: «Tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica».
  • Distinzione profughi e migranti economici;

Sono tutte misure volte a stroncare il flusso con tutte le maniere possibili, anche decisamente poco etiche (si legga lager libici).

Se, invece, il vostro obiettivo è quello di ridurre drasticamente il flusso ben sapendo che non lo si può annullare del tutto, il vertice è stato un semi successo tattico. Che, però, potrebbe essere un problema a livello strategico. Visto che nell’ottica dell’Italia la Libia è la principale fonte del flusso di miranti vediamo cosa succede nella fu quarta sponda [4]:

Motovedette, gommoni, vetture, autobus, apparecchiature, ambulanze: ci vorrà almeno un anno per rispondere alle richieste del governo libico. La procedura è avviata, ma i tempi non potranno essere brevi. E dunque bisogna individuare una strategia che possa consentire di gestire la situazione rallentando il ritmo delle partenze. I centri di detenzione gestiti dalle autorità locali sono allo stremo, centinaia di migliaia di stranieri vivono in condizioni disumane. Almeno altri 50 mila sono invece pronti a salpare. Ed è a questo che l’Europa, ma soprattutto l’Italia, dovrà fare fronte. Nella consapevolezza che le organizzazioni criminali potrebbero decidere di alzare la posta facendo arrivare i loro barconi sino alle acque italiane, oppure imbarcando persone su mezzi di fortuna che rischiano di affondare appena poche miglia dopo essere salpati, proprio come accaduto negli ultimi giorni e ancora ieri.

La Libia ha un considerevole potere di ricatto in quanto rubinetto dei flussi migratori. Se aggiungiamo al fatto che il Trattato di Dublino rimane in vigore lasciando la palla al paese di primo ingresso, l’Italia, e che eventuali ripartizioni di profughi sono su base volontaria, non è difficile da capire che il problema rimane nelle mani italiane.

Come finirà? L’impressione è che al netto della retorica incendiaria dalle parti del Governo qualcuno abbia le idee abbastanza chiare:

  • Ridurre il flusso a tutti i costi quale che sia il costo umanitario;
  • Dividere i profughi dagli altri (percentuali degli ultimi anni: il 58% non sono profughi);
  • Eliminare dal gioco le ONG;
  • Condividere gli oneri finanziari visto che di tutto il resto non se parla;
  • Pagare la Libia;

Il che non toglie che il danno sia già stato fatto vista la prossima futuribile sanatoria degli immigrati clandestini. E, soprattutto, si deve sempre vedere se la UE finanzierà le operazioni per davvero e se davanti alle prevedibili morti non ricomincino le critiche da parte di paesi che non muovono un dito, tipo la Francia.

 

—- Le perdute leve negoziali —-

Si poteva di fare di più? Francamente ne dubito. Di sicuro le quote obbligatorie di migranti non sono una prospettiva credibile dato che non sono mai entrate in vigore vista l’opposizione dei paesi europei. E i richiami alla solidarietà o all’umanità non valgono nulla in un mondo caratterizzato da risorse scarse, competizione serrata e differenze culturali inconciliabili. Ma questa è una lezione che la sinistra petalosa italiana non ha ancora colto…

Più in generale l’Italia non ha molte leve negoziali da spendere al tavolo delle trattative, mentre ormai le porte si chiudono e i confini diventano di nuovo importanti. E quando si viene al dunque fare affidamento alla solidarietà non mi pare essere proprio un gran strategia

In conclusione come giudicare l’operato del Governo? Di più non poteva fare, probabilmente, ma questo non vuol dire che sia abbastanza. C’è il serio rischio che alla fine la fregatura rimanga in mano all’Italia. Insomma, i giochi sono ancora aperti.

——————————————————————————————–

[1] Cfr. http://www.affaritaliani.it/coffee/video/politica/conte-sui-migranti-soddisfatto-80-per-cento-piu-di-salvini.html

[2] Cfr. https://www.agi.it/politica/vertice_ue_migranti_conti-4086942/news/2018-06-30/

[3] Cfr. https://www.agi.it/estero/migranti_vertice_ue_documento-4084609/news/2018-06-29/

[4] Cfr. https://www.corriere.it/politica/18_luglio_02/anno-le-richieste-tripoli-migranti-50-mila-pronti-salpare-3286221a-7e34-11e8-98cc-f2df688ea5aa.shtml

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 luglio 2018 da in Uncategorized con tag , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: