Charly's blog

Di Maio/Salvini vs Boeri: relazione tecnica o politica?

Devo ammettere che a Boeri invidio la flemma e l’impassibilità che ha dimostrato negli ultimi giorni. Consideriamo le reazioni scatenate dalla pubblicazione di una relazione tecnica elaborata dall’INPS, e avallata dalla Ragioneria generale di Stato, in merito al Decreto Dignità, partendo da di Maio [1]:

“Leggo sui giornali di stamattina che questo decreto farebbe perdere 80mila posti di lavoro. Ma non c’è scritto da nessuna parte”, premette Di Maio. “C’è un altro numero nella relazione che accompagna il decreto, il numero di 8mila” (ndr, la relazione tecnica che accompagna il provvedimento ipotizza infatti che si possano perdere 8mila posti di lavoro per effetto delle misure previste). “Ci tengo a dirvi – continua Di Maio – che quel numero è apparso la notte prima che il decreto venisse inviato al Quirinale. Non è un numero messo dal governo”. E insiste: “Quel numero per me non ha nessuna validità, perchè nessuno ha spiegato davvero cosa significava”. E poi sferra l’attacco: “La verità è che questo decreto dignità ha contro lobby di tutti i tipi”. Insomma, il vicepremier e ministro dello Sviluppo evoca l’ombra del complotto contro il governo. O meglio, contro questo decreto, considerato da Di Maio un simbolo della sua linea politica. E anche un modo per riequilibrare i rapporti di forza nel governo, rispetto all’immagine di un esecutivo a trazione leghista. Di Maio conclude: “Non è una cosa che ci hanno messo i miei ministeri, non è una relazione che hanno chiesto i miei ministeri e soprattutto la relazione non è stata chiesta dai ministri della repubblica”.

Ancora più netto, come da suo stile, Salvini: «”Se il presidente dell’Inps non è d’accordo su niente delle linee politiche del governo, si dimetta“: è il nuovo avvertimento a Tito Boeri lanciato da Mosca dal vice premier e ministro dell’Interno, in relazione alle stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenti nel decreto dignità (8.000 posti di lavoro in meno all’anno)» [2].

Flemmatica, come si è detto, la risposta di Boeri che si può riassumere con un “se mi vogliono cacciare mi caccino”.

 

—- Gli effetti del Decreto Dignità —-

Ma qual è stata la causa del contendere? La relazione tecnica in questione copre svariati punti concernenti il cambiamento del quadro legislativo causato dal Decreto dignità, ma a scaldare gli animi è stata la stima sui licenziamenti dovuti alle misure più rigide per i contratti a tempo determinato. Partendo da questi elementi [3]:

– n° annuo di contratti a tempo determinato attivati (al netto dei lavoratori stagionali, agricoli e P.A. e compresi i lavoratori somministrati) pari a 2 milioni, di cui il 4% (80.000) supera la durata effettiva di 24 mesi (elaborazioni su dati delle comunicazioni obbligatorie fornite dal Ministero del Lavoro);

– numero di soggetti che non trova altra occupazione dopo i 24 mesi pari al 10% degli 80.000 di cui sopra (8.000);

– retribuzione media mensile di 1.800 euro (rilevazione dall’osservatorio dei lavoratori dipendenti);

 – ulteriore durata del contratto oltre i 24 mesi pari in inedia a 8 mesi;

– durata della Naspi a normativa variata pari a 12 mesi a fronte normativa vigente.

Si stima una perdita di 8mila posizioni lavorative all’anno per i prossimi 10 anni, per un totale di 80mila. La stima, ovviamente, è abbastanza aleatoria perché da qui a 10 anni di cose ne possono capitare senza dimenticare, poi, che l’andamento occupazionale dipende dal ciclo economico e non dal quadro normativo. Questa stima, allora, può essere sia in eccesso sia in difetto.

Più che da prendere alla lettera, allora, la relazione dovrebbe essere considerata come un monito: a fronte dei cambiamenti legislativi i risultati potrebbero essere diversi da quelli voluti. Invece di incentivare l’indeterminato, le aziende potrebbero ovviare a una riduzione dell’organico aziendale con gli straordinari, con ulteriori contratti a tempo determinato o con altre misure (partite IVA, nero).

Né, d’altronde, una perdita di 8mila posti di lavoro annui sembrano essere una grande ragione di scandalo, specie se poi dovesse seguire per davvero un forte impulso a favore del tempo indeterminato.

 

—- Tecnica o politica? —-

Più in generale, come avevamo già avuto modo di vedere, i vari pezzi dell’apparato burocratico italiano si stanno muovendo per limitare l’esuberanza legislativa del nuovo esecutivo. Nulla di sorprendente, sono stati creati apposta come strumenti amministrativi d’ausilio e di controllo nei confronti dell’azione politica. La politica è una cosa, le politiche un’altra.

La questione che si pone, quindi, è se finora l’apparato burocratico italiano si sia mosso sul versante tecnico, come previsto, e se stia effettuando un’azione di influenza politica. Nel primo caso sarebbe la norma, nel secondo un’azione indebita. Fin qui, personalmente, non vedo motivi concreti per sostenere che l’attuale Governo stia fronteggiando l’opposizione della burocrazia, non siamo di certo ai livelli di Trump contro il Deep State. Sia come sia, siamo solo all’inizio della vita del Governo Lega/M5S e la situazione potrebbe evolversi in un aperto scontro istituzionale.

Rimane un punto, tuttavia, sul quale il Governo dovrebbe riflettere: non bastano le intenzioni per ottenere il risultato voluto. Le misure proposte per arginare il determinato, infatti, potrebbero portare a un risultato opposto a quello voluto…

 

Approfondimenti:

– il feticcio del normativo: http://www.lavoce.info/archives/54248/tre-questioni-intorno-al-decreto-dignita/

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[1] Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2018/07/14/news/di_maio_dl_dignita_cambiato-201756683/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T1

[2] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Inps-Salvini-se-Boeri-non-d-accordo-su-niente-si-dimetta-La-replica-attacco-senza-precedenti-86e56c2a-15f8-42db-a677-d66f06ab9d2f.html

[3] Cfr. http://www.lavoce.info/wp-content/uploads/2018/07/AC_924_Decretodignita%CC%80.pdf

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Questa voce è stata pubblicata il 17 luglio 2018 da in economia con tag , , , , .
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