Charly's blog

Ma l’OMS vuole tassare il Parmigiano, l’olio d’oliva e il vino?

La Coldiretti lancia l’allarme: l’OMS vuole tassare il cibo italiano [1]:

L’annuncio dell`Onu di voler tassare olio d`oliva, Parmigiano reggiano, Grana, prosciutto e persino il vino, equiparandoli a cibi dannosi per la salute e scoraggiandone il consumo, colpisce oltre un prodotto agroalimentare Made in Italy esportato su tre, con effetti gravissimi sull’economia del Paese ma anche sulla salute dei cittadini. […] Sulla scorta dei sistemi di etichetta a semaforo – spiega la Coldiretti – adottati in Gran Bretagna e Francia, l’Onu, nella terza riunione sulle malattie non trasmissibili il 27 settembre, si prepara a  penalizzare i prodotti che contengono zuccheri, grassi e sale, equiparandoli di fatto alle sigarette con l’inserimento di immagini choc sulle confezioni per scoraggiarne il consumo, mentre darebbe il via libera a tutti i prodotti dietetici e poveri di zuccheri delle multinazionali, come ad esempio le bibite gassate ricche di aspartame.

Anche Il Sole, fra gli altri, pubblica un articolo dello stesso tenore [2]: «il Parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche la pizza, il vino e l’olio d’oliva. Tutti rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che «nuocciono gravemente alla salute». L’Organizzazione mondiale della sanità e l’Onu hanno dichiarato guerra al diabete, al cancro e alle malattie cardiovascolari: i morti per queste malattie non trasmissibili dovranno essere ridotti di un terzo entro il 2030».

 

—- L’OMS? Omseggia —-

Per capire l’origine di tanto allarme basta leggere il rapporto Time to deliver sulle malattie non trasmissibili [3]. Si tratta di malattie quali quelle «cardiovascular diseases, cancers, chronic respiratory diseases, and diabetes. These four diseases are largely preventable through public policies that tackle four main risk factors: tobacco use, harmful use of alcohol, unhealthy diets, and physical inactivity».

L’obiettivo è quello di «reduce, by one-third, premature mortality from noncommunicable diseases (NCDs) through prevention and treatment and promote mental health and well-being», adottando misure quali

to improve traffic, reduce air pollution, create green spaces, decrease exposure to tobacco smoke, discourage tobacco use and the harmful use of alcohol, improve infrastructure to make roads safer, including the construction of pedestrian and cycle paths, and to encourage physical activity, improve access to healthy foods and reducing the availability of unhealthy foods (those high in sugars, saturated fats, trans fats, and sodium), promote mental health, and implement policies for sustainable consumption and production.

Queste malattie hanno un tratto in comune: l’essere dovute all’alimentazione e allo stile di vita. Sul banco degli imputati troviamo il tabacco, l’alcol, ma anche il sale il cui consumo eccessivo non è propriamente un toccasana per la salute. E fin qui, nulla di nuovo.

Considerando quel che più ci interessa, il cibo, ecco le raccomandazioni dell’OMS:

Governments should give priority to restricting the marketing of unhealthy products (those containing excessive amounts of sugars, sodium, saturated fats and trans fats) to children. WHO should explore the possibility of establishing an international code of conduct on this issue, along with an accountability mechanism, while acknowledging the need for partnerships based on alignment of interests.

Both fiscal incentives and disincentives should be considered to encourage healthy lifestyles by promoting the consumption of healthy products and by decreasing the marketing, availability, and consumption of unhealthy products.

A cui aggiungere:

Reduce salt intake through a behaviour change communication and mass media campaign.

Reduce salt intake through the implementation of front-of-pack labeling.

Per fronteggiare il pericolo dell’alimentazione errata, allora, si consiglia l’uso della leva fiscale (tasse ad hoc sui cibi poco salutari), campagne pubblicitarie e l’utilizzo di etichette informative. Il cui contenuto, però, non è specificato: semplice avviso o immagini shock come per le sigarette?

 

— La fine del Made in Italy —-

Nel report in questione, ovviamente, non compare la minima menzione di alcuni prodotti tipici della cucina italiana. Vengono effettivamente proposte, comunque, misure quali tasse ad hoc ed etichette informative da usare a danno dei cibi non salutari ma senza specificare i bersagli. Affermare, pertanto, che l’OMS abbia dichiarato guerra al cibo italiano è una bufala bella e buona, report alla mano. Un conto è la Coldiretti che teme la stangata per il sale nei suoi prodotti, un altro sono i media che riportano notizie senza il dovuto controllo. Salvo poi chiedersi, sgomenti, il perché del calo delle copie vendute. La gente non legge più signora mia…

Più in generale, se anche il cibo italiano dovesse finire nel mirino per un grammo di sale in più del raccomandato, si dovrebbe ricordare che l’OMS non ha potere coercitivo. Non manderanno i caschi blu per imporre il bando del Parmigiano… E noi, i consumatori, possiamo fregarcene allegramente di quel che dicono e pensano all’OMS.

 

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[1] Cfr. https://www.coldiretti.it/economia/onu-tassa-olio-e-parmigiano

[2] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-07-16/onu-agroalimentare-italiano-sotto-accusa-olio-e-grana-come-fumo-212603.shtml?uuid=AEzetYMF

[3]Cfr. http://www.who.int/ncds/management/time-to-deliver/en/

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Questa voce è stata pubblicata il 19 luglio 2018 da in cronaca con tag , , , .
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