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Il voto ponderato dei colti al posto del suffragio universale degli ignoranti? Ah, non volete più votare?

Nelle ultime tornate elettorali i risultati non sono stati molto soddisfacenti per le élite tanto nazionali quanto internazionali. Nel senso che chi ha votato non ha votato nella direzione voluta e, come hanno amabilmente fatto notare i nostri eroi, la democrazia è democratica solo quando voti come dicono loro. Davanti al disastro elettorale la teoria più in voga è quella dell’analfabeta funzionale che vota in base alle percezioni, mica in base  alle sacre statistiche (che, poi, magari dicono che gli analfabeti funzionali votano PD…).

Dalla teoria dell’analfabeta alle limitazioni del voto il passo è breve [1]:

Tra le sue proposte ha fatto molto discutere quella di «voto ponderato».

«L’idea è che gli elettori vengano chiamati a mostrare il loro impegno per la politica e le elezioni. Se dimostrano di essere informati, allora il loro voto vale appieno. Se invece dimostrano di non esserlo, varrà leggermente meno».

Facile, no? Non sei informato? Allora non voti. Facile? Sicuri, sicuri?

 

—- La politica non è la tecnica —-

Come i grillini stanno scoprendo in questi giorni, tra il dire e il fare c’è di mezzo la realtà. Affermare che chi segue le politica debba avere un voto con un maggiore peso ponderato si scontra, ahinoi, con la mera considerazione che chi non segue la politica, magari, neppure vota. Ma come stabilire, in ogni caso, chi è informato e chi no? Con i test, ovvio:

Non teme che la sua idea di voto ponderato passa apparire vagamente classista? Fino a prova contraria siamo tutti uguali…

«Certo che siamo tutti uguali. E l’idea di voto ponderato, infatti, non ha nulla a che fare con il genere, la cultura, con l’istruzione o con il ceto sociale, o addirittura con le posizioni politiche. Ha a che fare con quanto si ha a cuore quello che si sta facendo. Se ti interessa la politica, se ci spendi tempo e passione, è giusto che la tua voce pesi di più nel dibattito».

E scusi, come si fa a stabilire chi si è interessato e chi no?

«Per esempio con un test periodico, simile a quello che già oggi si richiede a chi fa domanda di cittadinanza in Europa o negli Usa; oppure penalizzando chi non vota da più tornate. Ma il punto non è il modo in cui si decide come pesare i voti: il punto è il risultato che si otterrebbe in pochi mesi».

Ma questo test quanto deve essere complesso? Non ci vuole un genio a capire che per essere dirimente non può essere troppo semplice della serie:

  • Viviamo in una repubblica parlamentare o presidenziale?
  • Che cos’è il TUEL?
  • Che cos’è il DEF?
  • Quali sono i limiti posti dalla Costituzione al referendum?

Sono tutti quesiti di cui si può trovare una risposta in pochi minuti su internet. Se, invece, si adottassero domande più incentrate sulla politica che testimoniamo la passione per la politica (chi è Martina? Chi è il Presidente della Camera?) non si vede il nesso con le tematiche tecniche di cui sopra. Tanto per dire, i grillini hanno portato un interesse per la politica in strati della popolazione che non erano soliti seguire il dibattito pubblico…

Allo stesso tempo, in caso di un quizzone di livello universitario, beh, temo che le vostre lauree in ingegneria, medicina e fisica siano completamente prive di valore. Un medico o un ingegnere conoscono le tematiche quali la geopolitica e le scienze politiche nella stessa misura di un muratore o di un cameriere. Con la differenza che sono troppo arroganti nel rendersi conto della propria ignoranza, così ignoranti da ignorare persino questa condizione ( il celebre paradosso di Platone).

 

—- Quid est veritas? —

Ma anche scartando i laureati inutili per la democrazia (considerato il 98% delle tematiche discusse: medici, ingegneri, scienziati), i problemi permangono anche per i rimanenti. Tanto per cominciare i percorsi universitari sono sempre specialistici privilegiando alcuni aspetti a discapito di altri:

  • Scienze politiche: concentrato sulla politica, minore enfasi sull’economia o il diritto, trascurata la geopolitica;
  • Economia: enfasi sull’economia, parziale interesse per il diritto, disinteresse per tutto il resto;
  • Sociologia: stesse tematiche delle altre discipline, ma analizzate da un punto di vista differente;
  • Geopolitica: analisi solo sul suo campo d’interesse, chiamata in causa delle altre disciplinate sempre subordinata alla logica di base della disciplina;
  • Filosofia: riflessioni sulle origini, totale mancanza dei fenomeni pratici;

E si potrebbe ancora andare avanti con altre discipline. Nessuno, quindi, può definirsi un esperto di tutte le tematiche presenti nel dibattito pubblico vista la vastità e la complessità della questione. E neppure informato visto che, spesso, alcuni aspetti non vengono proprio presi in considerazione.

In più è da evidenziare che il trattare le stesse tematiche non è affatto garanzia di giungere alle stesse conclusioni. La sociologia economica, ad esempio, è cosa assai differente rispetto all’economia: la flessibilità del lavoro, per dire, per un sociologo non è altro che la lotta di classe del capitale contro il lavoro, per gli economisti è un’esigenza produttiva irrinunciabile. E se per lo psicologo la cultura aziendale propalata dalle corporations americane sono un aperto invito per la sociopatia, anche sulla globalizzazione non è possibile nessun accordo fra un economista e un geopolitico. Per il primo è una sorta di forza della natura inevitabile e incontrollabile, per il secondo non è altro che la pace imperiale americana. Che farà la fine, prima o poi, di tutte le altre globalizzazioni…

 

—- Voto degli ignoranti? O di interessi contrapposti a quelli dell’élite? —-

Tanto basta per concludere che la proposta del voto ponderato o è irrilevante perché troppo semplice o discriminante perché troppo complesso. Non solo per i più poveri i cui figli vedono l’università con il telescopio – per quanto in Italia la laurea valga di meno in termini di reddito e professionali rispetto agli altri paesi, ha comunque un peso – ma anche per chi si laure in discipline totalmente inutili in termini politici.

Più in generale chi propone le varie limitazioni al voto vista la mancata coerenza fra i suoi desideri e i risultati elettorali, non solo è ingenuo ma anche pericoloso perché presuppone una conoscenza univoca e accertata da cui discenda una verità tecnica da applicare al reale. Ma se la politica fosse gestibile in modo tecnico in virtù della verità accademica, non solo non sarebbe necessario il voto ma neppure il pluripartitismo. Se esiste Laverità certificata da un master in qualche università americana, perché mai dovrebbero esistere più partiti politici?

Il pluralismo politico non esiste solo per la mancanza de Laverità, ma anche perché i vari partiti politici rappresentano gli interessi di classi e ceti differenti che dovranno poi essere ricomposti in Parlamento. Quello che negli ultimi anni è stato descritto come populismo o analfabetismo funzionale è, in realtà, espressione di interessi di classi e ceti fin qui non tenuti in considerazione. Non a caso si parla di vincitori e vinti della globalizzazione.

Il fatto che le élite non riesca a capire fatti così semplici, roba da primo esame di scienze politiche, rende solo evidente quanto le élite siano tali per motivi non dettati dall’educazione e dall’intelligenza. Magari perché sono solo usciti dalla vagina giusta…

Alla fine della fiera, allora, dobbiamo tenerci un corpo elettorale a digiuno delle più basilari nozioni delle tematiche necessarie per il dibattito pubblico? Certo che no, basta partire dalle basi: la scuola. Ricordiamo che gli elettori ignoranti non sono privi di educazione, ma se diplomati hanno speso tredici anni sui banchi di scuola. Come diavolo è possibile che dopo tredici anni di scuola non si sappia nulla delle tematiche del dibattito pubblico? Magari perché il fantasmagorico “pensiero critico” a pane e Dante tale non è? Che dite?

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[1] Cfr. https://www.vanityfair.it/news/politica/2018/07/22/questa-donna-non-vuole-che-il-tuo-voto-valga-quanto-quello-di-un-ignorante

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2 commenti su “Il voto ponderato dei colti al posto del suffragio universale degli ignoranti? Ah, non volete più votare?

  1. Dario De Marchi
    25 luglio 2018

    🙂

  2. Pingback: Contenti per le dure repliche della realtà per i populisti? Amico caro globalista, vale anche per te… | Charly's blog

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 luglio 2018 da in politica con tag , , , .
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