Charly's blog

Il post Daisy Osakue e la disastrosa agenda setting della sinistra

Alla fine il caso Daisy Osakue è finito come previsto, nel nulla. Non solo non c’è stato nessun movente razzista, ma uno dei colpevoli è pure figlio di un consigliere del PD. Nel frattempo l’atleta azzurra è rapidamente guarita ed è venuto fuori il passato poco encomiabile del padre [1]:

In Italia da 24 anni, Iredia Osakue non è sempre stato un mediatore culturale come oggi. Lo hanno raccontato, a frammenti e secondo i suoi legali anche con diversi errori, alcuni quotidiani e siti negli scorsi giorni. Il papà dell’atleta azzurra ha anche avuto un passato turbolento. Delinqueva all’interno di un clan nigeriano, dedito allo spaccio di droga e alle rapine. Lo hanno beccato. Era il 2005 e per lui si sono aperte le porte del carcere. Resta dentro per 8 mesi, in attesa del processo. Sceglie il rito abbreviato e nel 2007 i giudici lo ritengono colpevole: associazione a delinquere, cessione di stupefacenti e tentata rapina. Si becca 5 anni e 4 mesi. Un anno più tardi, siamo nel 2008, Iredia Osakue torna in un’aula di tribunale per l’appello. La condanna viene ridotta a 3 anni, 9 mesi e 10 giorni perché l’uomo collabora con i magistrati. Per i pm di Torino, spiegano fonti della procura, aveva reso dichiarazioni importanti per capire la struttura dell’organizzazione, i reati commessi e il modus operandi. La condanna diventa definitiva, l’uomo paga i suoi sbagli. Poi inizia un’altra vita fuori dal carcere. Onesta. Che lo porta ad aprire un centro pratiche per immigrati e a svolgere il ruolo di mediatore culturale in una cooperativa che gestisce l’accoglienza in diverse strutture del Piemonte.

Lo stesso che minaccia di andarsene dall’Italia, paese ingrato.

 

—- Il PD e l’agenda setting —-

Al netto del caso di cronaca in questione, si dovrebbe riflettere più in generale sulla strategia di opposizione mediatica scelta dal PD e dalla sinistra nel suo complesso. Per capire appieno il fenomeno, oltre allo spin, si deve tenere conto di un altro fattore: l’agenda setting. Leggiamo [2]:

Nel 1972 il concetto di agenda setting e l’effetto dei mass media sull’opinione pubblica venne reso noto da Maxwell McCombs e Donald Shaw in una teoria secondo la quale la rilevanza data alle notizie selezionate e diffuse dai mass media ha il potere di focalizzare l’attenzione del pubblico su un limitato numero di temi (agenda cutting) a scapito di altri che vanno a finire nella spirale del silenzio.

Essa può essere sintetizzata dunque in due assunti.

La visione offerta dai mezzi di informazione non è specchio del reale ma un suo abile e ragionato modellamento.

La gamma di informazioni portata all’attenzione viene conseguentemente ritenuta dal grande pubblico come quella effettivamente rilevante.

Si tratta dunque di selezionare tematiche che, per l’importanza attribuitagli, passano dall’opinione privata dei comunicatori a quella pubblica dei fruitori, valutando l’impatto che ha su di essi in base a variabili quali l’estrazione sociale o gli interessi personali.

Non ci vuole un grande fiuto mediatico per capire che buon parte dei giornali o delle televisioni sono contrarie all’esecutivo pentaleghista, RAI inclusa (la prima volta nella storia con una RAI non filo governativa). Con una simile potenza di fuoco è facile selezionare i temi dell’agenda mediatica sulla quale plasmare l’opinione pubblica. E che strategia ha adottato il PD? Quella di selezionare ogni singolo episodio che possa rientrare nell’etichetta “razzismo” e battere e battere, gridando all’Italia razzista e analfabeta funzionale che non conosce le statistiche. Il tutto fra uno #stayhuman e #welcomemigrants.

E peccato se poi, alla fine, i casi selezionati si rivelino essere del tutto infondati. Dagli escrementi nel giardino della Kyenge, ai raid nei campi Rom e via dicendo. Con il risultato finale che l’intero impianto narrativo crolli sotto le dure repliche della realtà e che la fiducia nei media segua lo stesso destino.

 

—- I problemi del PD: dal negare la realtà all’agenda setting sbagliata —-

Curioso epilogo quello del PD e della sinistra in generale (politica e culturale). La sinistra ha sempre avuto il brutto vizio di negare la realtà, fin dai tempi dell’URSS. Negli ultimi anni, abbandonate le discussioni sui massimi sistemi, si è passati alle gestione delle miserie quotidiane adottando la strategia Raimo:

  • Negare il problema;
  • E gli italiani, allora??1?1;
  • Rassssisti, fassissti, xenoffobbi!;

Il tutto condito dall’idea che i punti di vista degli altri non sono mica dettati da interessi differenti, ma dal mero analfabetismo funzionale. Ovviamente lascio al lettore immaginare quanto sia plausibile andare incontro al disastro partendo dal presupposto, non suffragato dalla realtà, di essere i più intelligenti e di avere a che fare con idioti.

Persino nell’edificazione dell’agenda setting la sinistra commette numerosi e inqualificabili errori. Tenendo ben presente gli elementi di si cui sopra, oltre a negare la realtà come nel caso dell’immigrazione, la sinistra sia politica che intellettuale ha dimostrato una sciatteria incredibile nella scelta delle tematiche da gettare in pasto all’opinione pubblica, con il risultato di perdere credibilità di fronte alle dure repliche della realtà. E perdere credibilità in un contesto caratterizzato dall’elevata offerta di fonti informative – radio, tv, giornali, internet – vuol dire perdere spettatori. E perdere spettatori vuol dire perdere potenza di fuoco compromettendo l’efficacia dell’agenda setting.

Il degno epilogo di una forza politica che pratica tenacemente il suicidio, prima politico e ora anche culturale.

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[1] Cfr. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/03/daisy-osakue-la-storia-del-padre-iredia-dalla-condanna-allaiuto-ai-magistrati-fino-alla-vita-come-mediatore-culturale/4536282/

[2] Cfr. https://sociologicamente.it/agenda-setting-ai-tempi-della-cyber-society/

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Questa voce è stata pubblicata il 4 agosto 2018 da in Uncategorized con tag , , , .
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