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La nota mensile dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana

A due mesi dall’insediamento del Governo gialloverde i critici hanno facile gioco a evidenziare che le principali promesse elettorali sono ben lontane dalla realizzazione. Una critica scontata in politica, ma piuttosto priva di senso: le politiche richiedono mesi se non addirittura anni, tipo il reddito di cittadinanza, per essere implementate.

In compenso l’Istat con la sua nota mensile ci fornisce un quadro sintetico della situazione economica del paese. Il contesto europeo non è dei più positivi e vede un rallentamento del ciclo economico [1]:

Nell’area euro la crescita prosegue, seppure a ritmi più moderati. Nel secondo trimestre, si conferma il rallentamento del Pil (+0,3% rispetto al +0,4% del primo trimestre). La fase di decelerazione sembra coinvolgere i principali paesi europei, come Spagna (+0,6%), Italia (+0,2%) e Francia (+0,2%).

Il calo della crescita è ben distribuito a livello continentale e non può, pertanto, essere imputato all’esecutivo. Ma vediamo un altro paio di dati interessanti.

 

—- L’Italia: rallentamento in corso —-

In attesa delle fantasmagoriche misure economiche targate Lega, «nel secondo trimestre la crescita dell’economia italiana ha mostrato segnali di rallentamento». L’aumento congiunturale del Pil è stato pari allo 0,2% contro il +0,3% del primo trimestre.

Per quanto riguarda la produzione industriale, «è rimasta stazionaria nel secondo trimestre, nonostante le variazioni positive dei mesi di maggio e giugno. Nello stesso trimestre i principali raggruppamenti di industrie mostrano variazioni congiunturali negative ad eccezione dei beni strumentali (+1,6%)». Anche gli indici del fatturato confermano il quadro di decelerazione: «nel periodo marzo-maggio il fatturato ha segnato un lieve incremento (+0,4%). Nello stesso trimestre gli ordinativi dell’industria hanno mostrato una flessione (-1,1%) nonostante nel mese di maggio si sia evidenziato un significativo recupero degli ordinativi esteri (+5,5% la variazione mensile congiunturale)».

Neanche l’export si sgancia del quadro di rallentamento complessivo: «ad aprile e maggio le vendite verso l’estero hanno mostrato segnali di difficoltà (rispettivamente +0,1% e -1,6%). A giugno per la componente extra Ue si è evidenziata una significativa ripresa (+7,9%, Figura 4) che ha determinato una variazione positiva nella media del secondo trimestre (+1,7%)».

Rimane solo il settore delle costruzioni i cui indicatori disponibili hanno andamenti eterogenei ma con segnali complessivamente negativi: «nel 2017 i permessi di costruire, che solitamente anticipano la produzione, sono cresciuti con forte intensità sia per i nuovi fabbricati residenziali (+11,3% il numero di abitazioni e +11,2% la superficie utile abitabile,) sia per quelli non residenziali (+28,8% la superficie in mq)». Anche i dati di produzione forniscono indicazioni negative: «nel trimestre marzo-maggio 2018 l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è diminuito rispetto ai tre mesi precedenti (-2,2%). Nel primo trimestre i prezzi delle abitazioni non hanno evidenziato segnali di ripresa (-0,1% la variazione congiunturale): si sono ridotti i prezzi delle abitazioni nuove (-1,3%) a fronte di un lieve incremento di quelli delle abitazioni esistenti (+0,2%)».

 

—- E il lavoro? —-

In attesa dell’entrata in vigore del Decreto Dignità, con tutte le sue criticità e le buone intenzioni, nel secondo trimestre del 2018 si conferma il trend positivo riguardante il tasso di occupazione (58,7%, 0,4 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente).

Sul versante più specificatamente demografico, nello stesso periodo si segnala che l’aumento del tasso di occupazione ha coinvolto tutte le persone di età superiore ai 25 anni. Nel medio periodo, tuttavia, la crescita del tasso di occupazione italiano presenta delle differenze per classe di età rispetto alla dinamica dei principali paesi europei: «nel periodo T1 2014-T1 2018, l’incremento del tasso di occupazione italiano è stato guidato da quello della classe 55-64 anni (8,1 punti percentuali la differenza in Italia e 7,3 p.p. nell’area euro, Figura 6) mentre il miglioramento nella classe 25- 54 è risultato inferiore a quello dell’area euro (rispettivamente 1,1 p.p. e 2,8 p.p.) Le prospettive di miglioramento dell’occupazione per i prossimi mesi si mantengono moderate».

Al riguardo sarebbe interessare analizzare l’impatto degli incentivi sull’andamento occupazionale dato che l’impressione è che i contributi abbiano distorto l’andamento a favore dei più giovani e, venuti meno, il pendolo sia ritornato a favore dei più anziani.

 

Nel complesso, cosa pensare della situazione italiana? Nulla di nuovo, temo. La congiuntura economica positiva degli ultimi due anni sta volgendo al termine e all’orizzonte si intravedono svariati segnali di pericolo: dai dazi alle guerre commerciali, ai conflitti militari in Medio Oriente all’eventuale aumento del prezzo del petrolio. Senza dimenticare, poi, un possibile “attacco speculativo” autunnale con relativa fuga di capitali. Oppure, invece, si potrebbe tirare a campare fino alla fine dell’anno nuovo senza che succeda nulla di che. Solo una cosa è certa: settembre sarà un mese interessante…

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[1] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/219979

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Questa voce è stata pubblicata il 8 agosto 2018 da in economia con tag , , .
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