Charly's blog

Di burro, cannoni e soldi mancanti: il ritorno della leva obbligatoria/servizio civile o del servaggio?

La strategia comunicativa di Salvini è quella di avanzare una proposta sui social per poi valutarne l’impatto. In caso di esito positivo si tira avanti, in caso di esito negativo si passa con disinvoltura ad altro. Adesso è la volta del ripristino della leva obbligatoria: «Per Matteo Salvini servirebbe per “imparare un po’ di educazione” e per questo “facciamo bene a studiare i costi, i modi e i tempi per valutare se, come e quando reintrodurre ilservizio militare alcuni mesi”» [1]. La motivazione? Eccola: «“Così almeno si impara un po’ di educazione che i genitori non sono in grado di insegnare”».

L’aspetto divertente della questione è che lo stesso Salvini che è contrario ai vaccini obbligatori perché è a favore della libertà di scelta delle famiglie, ma invece sembra essere contro la scelta dei giovani di fare o meno la vita militare. E, fra l’altro, al militare i vaccini te li facevano…

 

—- La leva militare?Per piantonare le strade… —-

E da un paio di anni che si discute della cosa – senza costrutto, come sempre – e non è difficile trovare argomentazioni a sostegno della sparata salviniana. Il generale Marco Bertolini è favorevole alla proposta per via di due esigenze operative [2]:

  • A premessa voglio chiarire che il “servizio professionale” per la truppa, o meglio quello a ferma prolungata, è ormai indispensabile. Ma ritengo anche che potrebbe trovare un suo complemento e completamento con un numero limitato di unità di leva, da dedicare a compiti meno complessi. Oggi, infatti, impieghiamo militari di alta specializzazione e di natura professionale per compiti di piantonamento di alcune aree cittadine, magari agli ordini del funzionario di turno in Questura, senza utilizzare le capacità di pianificazione dei nostri Quadri, relegati al ruolo di semplici inquadratori dei propri uomini.

  • Inoltre, il ritorno in qualche misura di un servizio militare obbligatorio consentirebbe di ricostituire una “riserva” vera che consenta di affrontare con maggiore sicurezza un momento storico molto delicato e nel quale non sono da escludersi esigenze di difesa militare alle quali ci siamo disabituati.

Da una parte i coscritti andrebbero a rimpolpare i ranghi, dall’altra verrebbero impiegati in contesti operativi a bassa specializzazione lasciando liberi i professionisti. Senza dimenticare, poi, il fattore anagrafico [3]:

Abbiamo un esercito di anziani?
“Certo, e se non si cambia direzione è destinato a diventare ancora più vecchio con possibili conseguenze sulla funzionalità”.

Come siamo arrivati fin qui?
“Con la fine della leva si è puntato troppo sui volontari in servizio permanente. Pochi volevano fare il soldato allora ed è stata giocata la carta della professionalizzazione. Sono arrivati molti giovani anche perché fare il soldato oggi con le missioni all’estero è più attraente. Poi il sostanziale blocco degli arruolamenti ha alzato l’età. E si invecchia con la divisa”.

Non manca, infine, la solita e scontata dimensione educativa:

Infine, le Forze Armate a coscrizione obbligatoria hanno svolto un ruolo sempre più importante, man mano che i frutti del ‘68 avvelenavano la nostra società portandola ai livelli attuali. Hanno, infatti, svolto un ruolo si supplenza educativa nei confronti della scuola, instillando nei giovani il giusto convincimento di essere parte di una realtà nazionale complessa, la cosiddetta Patria, nei cui confronti ogni cittadino si deve sentire debitore anziché creditore. Buona parte della retorica dei “diritti” che pare giustificare tutte le aberrazioni correnti è derivata dalla scomparsa dell’idea stessa di “dovere” che rappresentava l’asse portante dello sforzo educativo di tutti i Comandanti di allora. […] Il servizio di leva offriva ai giovani un modo per riconoscersi in qualcosa che li trascendesse e per il quale fosse naturale sacrificare un anno di vita. Nelle nostre caserme questo qualcosa era definito Patria, ma molto più semplicemente era da tutti riconosciuto nel proprio plotone, nella compagnia e al limite nel battaglione, per far fare bella figura ai quali anche quei “dilettanti delle armi” sapevano spesso impegnarsi allo spasimo. Era, in un certo senso, una scuola di democrazia, democrazia vera, nella quale tutti, a prescindere da reddito familiare, estrazione politica e culturale, erano sottoposti alle stesse ingombranti regole ed alla stessa fastidiosa disciplina. Regole e disciplina che erano le levatrici di quello che definiamo normalmente “spirito di corpo” e che fa riconoscere molti di loro nelle associazioni d’Arma che ancora, tra mille difficoltà, sopravvivono. Sostanzialmente, le Forze Armate a coscrizione obbligatoria rispondevano in buona parte ad un bisogno, soprattutto dei giovani ragazzi, di riconoscersi in un gruppo extra familiare, con i suoi simboli, le sue bandiere e con le sue “uniformi” che li renda riconoscibili e, se necessario, li porti allo scontro con altri gruppi riconoscibili di giovani come loro.

E pazienza se 150 anni di leva militare non sembrano aver minimamente sortito quell’effetto vista la presenza di ministri che non riconoscevano l’Italia e di vari movimenti indipendentisti ben diffusi sul suolo nazionale. Senza dimenticare che a 18 anni sei già passato per le grinfie educative di famiglia e scuola… che volete, si vede che la realtà è disfattista e nemica.

 

—- Burro o cannoni? Ma li avete i soldi? —-

Iniziamo la nostra analisi dal vil denaro, dal vincolo di bilancio. Detto in termini semplici, il vincolo di bilancio stabilisce che se hai i soldi solo per il burro o per i cannoni non puoi avere entrambi, dovrai fare una scelta. Per capire come siamo messi nelle forze armate lasciamo nuovamente la parola al generale:

Il livello di addestramento delle nostre forze armate?
“Per alcune unità ottimo, per altre buono o scarso. L’addestramento costa in movimenti, carburante, munizioni. È ridotto all’osso. Troppi tagli”.

Solo una domanda: ma se mancano i soldi per l’addestramento per i professionisti, come si può pensare di avere ogni anno oltre 500mila coscritti fra maschi e femmine? Se le caserme sono abbandonate, manca l’equipaggiamento ed è un miracolo se i soldati non devono pagare la benzina di tasca propria, come si può pensare di tornare al servizio di leva con tutti gli impegni logistici del caso? Non a caso si parla di un “numero limitato di unità di leva” che, logicamente, non può essere compatibile con la leva di massa dei 18enni o, come vaneggiano alcuni, dei 18-28enni.

Considerazioni identiche, si badi bene, valgono anche per il Servizio Civile coatto. Come avevamo già visto, tra il 2001 e il 2016 il numero dei posti di volontario messi a bando è pari a 417.271 giovani, inferiore al numero dei solo 18enni che sono quasi 600mila. Non a caso il numero delle domande presentate supera di molto quello dei posti disponibili, sapete com’è, in tempi di disoccupazione di massa 400 euro fanno comodo. Se si volesse far fare, pertanto, il servizio civile soltanto ai 18enni si dovrebbero rendere disponibili in un anno un numero di posti maggiore di quello dei 15 anni precedenti. E anche qui stendiamo un velo pietoso sull’idea di farlo fare ai 18-28enni.

L’idea di aumentare i fondi a disposizione, tanto alle forze armate quanto al servizio civile, si scontra con la dura realtà dell’economia italiana: PIL che latita, alto debito pubblico, vincoli di bilancio. Messi come siamo altro che burro o cannoni, non abbiamo le risorse né per il primo né per gli altri. Ma visto che il lavoro qualcuno lo deve pur fare e dato che non abbiamo i soldi per pagare il servizio prestato, come se ne esce? Con il servaggio, ribattezzato difesa della patria o della società, imponendo il lavoro senza preoccuparsi della remunerazione. Non è poi così diverso rispetto a quello che fanno le aziende italiane…

Anche qui il ciarliero Salvini risulta piuttosto incoerente [4]:

“L’immigrazione serviva alla sinistra per avere schiavi da far usare dalle multinazionali e da mettere nei ghetti per guadagnare sulla pelle dei disgraziati: non vanno messi in venti sul furgone, dietro c’è anche un fenomeno mafioso”. “Il lavoro va pagato, non vanno messi venti migranti su un furgone, diranno che gli italiani non vogliono fare certi lavori ma se fossero pagati come tutti molti foggiani farebbero gli operai, gli imbianchini. Il lavoro va pagato”.

Insomma, il lavoro va pagato. A meno che tu non abbia 18 anni, allora ti puoi fottere.

 

—- La mamma dei valori è sempre incinta —-

Come al solito l’assenza delle necessarie coperture finanziarie rende le dotte opinioni in merito poco più che chiacchiere in libertà. Ma rimane ancora un punto da demolire: la cosiddetta “crisi di valori” di cui sarebbero afflitti i giovani. Oltre alle parole del generale ecco due ulteriori esempi. Il primo [5]:

Viviamo nell’era della comunicazione e della globalizzazione, che porta i giovani ad essere sempre più uguali, ad avere gli stessi gusti, a condividere opinioni, obiettivi e valori modellati dalla musica, dai film e dalla televisione, la quale spesso trasmette programmi tutt’altro che educativi. Cellulare, radio e computer sono i mezzi in assoluto più apprezzati dai giovani, perché tutti e tre dotati di un modello di comunicazione diretto, immediato e non impegnativo. Per questo la crisi dei valori ha portato a un vero e proprio smarrimento e a un senso di solitudine nelle nuovi generazioni. Oggi ormai non si hanno più ambizioni o sogni: tutti sono interessati al benessere e alla ricchezza e si sono perduti i valori di una volta, come la famiglia, lo svolgere lo stesso lavoro del padre o l’impegno nello studio. Il problema è che i giovani di oggi si concentrano maggiormente in cose futili e cercano tutto anche se non meritano niente: essi pretendono lo scooter, i cellulari costosi, i vestiti firmati, ma in cambio cosa danno? Niente, se non delusioni ai propri genitori.

Ecco il secondo [6]:

Purtroppo, sono sempre più frequenti le persone che basano la propria esistenza unicamente sul successo economico da conseguire a tutti i costi senza tenere conto della morale e molti sono i giovani, che trascorrono le proprie giornate pensando solamente al divertimento. In questa situazione dove vige la mancanza di punti di riferimento  aldilà del proprio interesse economico e personale, spesso l’uomo si sente dominato da sentimenti d’inadeguatezza, di infelicità o addirittura di solitudine, perchè non riesce mai a sentirsi appagato. Inoltre, il mondo consumista in cui viviamo negando la morale ha favorito il diffondersi di gran parte dei mali che attanagliano la società moderna come: la violenza, la criminalità, l’omicidio, la dipendenza dall’alcol e dalle droghe.

Avete notato che in tutte queste opinioni  manca qualcosa? Tipo i dati statistici a supporto della tesi? I reati, si sa, calano su scala nazionale: «Secondo gli ultimi dati del Viminale, l’ultimo anno ha visto un calo del 9,2% dei delitti in Italia, passati dai 2.457.764 del 2016 a 2.232.552. Dai dati resi noti dal ministero dell’Interno, emerge che gli omicidi sono stati 343 (-11,8%), di cui 46 attribuibili alla criminalità organizzata e 128 in ambito familiare-affettivo. Calano anche le rapine (28.612, -11%) e i furti (1.198.892, -9,1%)» [7]. Non ci vuole un genio a capire che la presunta crisi dei valori non possa essere compatibile con il calo della criminalità visto il ruolo di controllo sociale di un sistema valoriale condiviso.

Se non ci sono riscontri a livello pratico di qusta ipotesi è perché è anche completamente infondata a livello teorico. I valori non sono altro che i comportamenti accettati e incentivati all’interno di un gruppo umano, ogni gruppo umano. Anche i criminali o le SS hanno un sistema valoriale al quale i suoi membri devo aderire. Siccome viviamo in una società pluralista e non in una totalitaria è facile imbattersi in realtà fra loro assai differenti con relativi valori come quelli terzomondisti di un centro sociale occupato o quelli economicisti di uno yuppie in carriera. Non a caso i più sofisticati non parlano tanto di assenza di valori, ma di falsi valori.

I censori che si scagliano contro la crisi dei valori, quindi, sono solo delle persone che si ergono per qualche strano motivo come sistemi di valori universali ai quali tutti devono aderire, volenti o nolenti. E se ti rifiuti nel migliore dei casi segui i falsi valori, nel peggiore sei senza valori. Sempre meglio dei campi di educazione maoisiti o dell’Inquisizione, s’intende.

Morale della favola? Che magari, invece di saper smontare un fucile, per un cittadino è meglio conoscere delle nozioni base della sociologia della devianza o dell’antropologia e soprattuto gli elementi costitutivi del bilancio di uno Stato…

————————————————————————————–

[1] Cfr. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/12/servizio-militare-salvini-valutarne-il-ritorno-e-educativo-il-ministro-trenta-idea-romantica-non-al-passo-coi-tempi/4555101/

[2] Cfr. http://www.congedatifolgore.com/it/leva-militare-in-italia-sette-domande-al-generale-marco-bertolini/

[3] Cfr. https://www.quotidiano.net/cronaca/esercito-1.2903354

[4] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/08/11/via-gli-zingari-salvini-quella-capotreno-andrebbe-premiata_84e5b325-28dd-4496-a7a0-3404670b2ad6.html

[5] Cfr. http://scuola.repubblica.it/sicilia-catania-lsempedocle/2014/04/05/i-valori-che-ormai-si-sono-perduti/

[6] Cfr. https://www.forbit.it/blog/come-contrastare-la-crisi-dei-valori-morali-che-condiziona-la-nostra-societa/

[7] Cfr. https://www.agi.it/cronaca/calo_reati_sicurezza_incidenti_stradali-3327360/news/2018-01-01/

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 18 agosto 2018 da in politica con tag , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: