Charly's blog

Di Stati-Nazione, tre imperi e uno mancato (prima parte)

Fra le varie fantagenialate propalate dagli euroinomani non può mancare la curiosa idea che gli Stati-Nazione siano obsoleti [1]:

Lo Stato nazionale, se mai è esistito nella forma di una comunità di destino condivisa da tutti i suoi sudditi, è sulla via del tramonto, è obsoleto. La strada che ci sta davanti porta all’Europa, la terza entità politica al mondo, che con il suo processo di unificazione sta creando qualcosa di completamente nuovo. In Europa non c’è uno Stato membro dominante, come la Prussia nella vecchia Germania; non c’è una lingua obbligatoria, come in Francia o in Italia; non esiste un’omogeneità basata su di una storia di guerre, come in Inghilterra. La popolazione europea chiede solidarietà sociale, sulla quale si fonderà una comunità di destino che rappresenterà la forza trainante di un processo di costruzione di uno Stato senza precedenti nella storia, distinto dallo Stato nazionale così come è stato concepito negli ultimi duecento anni.

Tanto basta per decretare il sole dell’avvenire di una nuova forma di oganizzazione politica. Quale? Al riguardo non si sa, ma gli Stati-Nazione sono comunque obsoleti e tanto vi basti.

 

—- It’s the economy, stupids? —-

Si argomenta che le ragioni per il superamento dello Stato-Nazione siano duplici:

  • Economiche;
  • Geopolitiche;

Dal punto di vista economico si sostiene che le forze della globalizzazione eccedano le dimensioni e le capacità di controllo degli Stati rendendoli obsoleti. In aggiunta si deve anche considerare che le aree di valore economico non coincidono necessariemente con in confini dello Stato: si pensi, al riguardo, al Nord-Est italiano.

In sintesi:

lo Stato-nazione è obsoleto perché non è più l’unità politica ottimale per organizzare l’attività economica poiché le più importanti decisioni economiche vengono prese all’interno di ciò che l’autore definisce “regioni economiche”, che possono anche superare e inglobare i confini nazionali di più Stati e che riescono ad attrarre i capitali geografici indipendentemente dall’appartenenza a dalle frontiere nazionali. Inoltre, se, in passato, gli Stati-nazione sono stati indispensabili per fornire le “quattro i” della crescita economica – ossia gli investimenti, l’industria , le informazioni e gli individui, la rivoluzione delle comunicazioni in atto a partire dagli ultimi decenni del Novecento ha rivoluzionato radicalmente il ruolo dello Stato nazione. La tesi normativa propone il necessario passaggio da una prospettiva centrata sugli Stati-nazione a una prospettiva che si catalizza sugli Stati-regione, ossia su sfere territoriali che, indipendentemente dal loro essere inserite o meno all’interno dei confini di uno o più Stati nazione, sono capaci di attrarre i capitali globali e di essere luoghi di prosperità economica.

Una simile ipotesi sembrerebbe appoggiata dal sorgere di qui e di là delle piccole patrie, ma in realtà ne è la negazione. Gli Stati-Nazione, infatti, si basano su due elementi:

  • Stato: l’apparato burocratico amministrativo che detiene il monopolio legittimo della violenza su un determinato territorio;
  • Nazione: un insieme di persone che si sentono parte di un’identità condivisa per via della cultura, della storia, della lingua;

Immaginiamo che la Padania ottenga l’indipendenza: sarebbe la fine degli Stato-Nazione? No, al massimo sarà la fine di uno Stato-Nazione e al suo posto ne avremo due. Di sicuro la Padania non abbandonerebbe la struttura amministrativa a meno che non si voglia tornare al feudalesimo. La Padania, poi, sarebbe anche una nazione come ci viene graziosamente ricordato in continuazione.

Il discorso non cambia con la Scozia, la Catalogna o le varie piccole patrie in giro per il mondo: al posto di uno Stato-Nazione ne avremmo semplicemente due. Non si tratta, quindi, di un superamento dell’idea di Stato-Nazione, ma solo la ridefinizione di quelli già esistenti.

Un ulteriore elemento da tenere in considerazione è il fatto che un’area economica non coincidente con un senso di condivisione culturale non può diventare un organismo politico. Al riguardo l’esperienza del mercato unico europeo ne è la lampante dimostrazione. E i flussi economici sono variabili e ciò che oggi ha senso economicante domani non potrebbe più averlo.

 

—- It’s the geopolitics? —-

Rimangono le ragioni geopolitiche in virtù della nota legge del pennello cinghiale: per una parete grande ci vuole un pennello grande. Fra grandi potenze, si argomenta, come possono i piccoli Stati difendersi? In effetti la storia è piena di casi in cui i paesi più piccoli sono stati invasi da quelli più grandi come l’India e il Regno Unito, l’Olanda e l’Indonesia, la Cina e il Giappone. Ah no, aspetta, è l’esatto contrario. L’assunto che il più grande sia il paese dominante ha poco senso perché ci sono tutti una serie di fattori che determinano la potenza e la linea d’azione di un paese:

  • Sviluppo economico;
  • Livello scientifico;
  • Coesione sociale;
  • Vincoli geografici;

Solo perché l’India sarà il paese più popoloso al mondo non vuol dire che dominerà l’intero pianeta. Ricordiamo che America a parte dove le malattie hanno fatto il lavoro, in Asia e Africa gli europei hanno dominato per un secolo – sì e no – grazie a una netta superiorità economica (rivoluzione industriale), politica (Stato-Nazione) e tecnologica (navi a vapore, armi da fuoco). Salvo poi doversi ritirare quando il resto del mondo ha cominciato a copiare questi fattori. Ma il mondo attuale è un mondo dove il terzo mondo si sta portando alla pari con il primo… senza, però, superarlo. E senza questi vantaggi non puoi imporre la tua volontà dall’altra parte del pianeta. Il paese dominate è quello più efficiente e che grazie a questa condizione può proiettare la propria potenza. L’idea che si debba essere grandi per contrastare le potenze asiatiche è solo uno slogan, privo di fondamenta teoriche e risvolti pratici.

Sull’efficienza degli Stati Uniti d’Europa basta leggere quanto segue:

Ma, a differenza delle altre federazioni, con la possibile eccezione dell’India, questa nuova forma di Stato federale sarà caratterizzata dalla coesistenza di membri molto piccoli e molto grandi, senza un centro dominante. Ci sarà una grande varietà di lingue, e probabilmente l’inglese sarà la lingua franca. Non ci saranno né una religione, né una cultura dominanti, perché le differenze, specialmente quelle regionali, sono di gran lunga troppo pronunciate.

Quali proiezioni di potenza credete che sia possibile avere in una situazione del genere? Le stesse che abbiamo oggi: nessuna.

Senza contare, infine, che a livello geopolitico ci sono i soggetti e gli oggetti delle strategie. I primi sono gli Stati-Nazione per i vantaggi che più volte abbiamo evidenziato, gli altri sono i vari Stati falliti dell’Africa e del Medio Oriente. O Stato-Nazione o morte, allora [2]:

Andiamo con ordine: oltre quattro anni fa Mu’ammar Gheddafi veniva ucciso, da allora la Libia è sprofondata nel caos, divisa tra fazioni rivali e tribù in costante guerra. Per i Paesi occidentali una bella scocciatura non avere un interlocutore (da cui comprare petrolio?) e ora che si profila un nuovo intervento militare – contro le infiltrazioni dell’Isis, dovute in gran parte proprio alla destituzione del Colonnello – si ripete il mantra che bisogna prima istituire un Governo di unità nazionale. Unità nazionale: cioè quella che la Libia, storicamente, non ha mai avuto se non durante la dittatura di Gheddafi, lunga solo se paragonata ad altri regimi. Ed è ironico, perché Gheddafi diceva le stesse cose della Svizzera: non ha identità nazionale, non dovrebbe esistere.

Questo accade perché il mondo, per quanto questo si professi globalizzato, ragiona ancora in termini eurocentrici di Stato-Nazione, sensati in determinate zone ed epoche, ma mai a livello universaleAfrica e parte dell’Asia, prima del colonialismo, non si ponevano la questione di confini e istituzioni che controllassero un territorio. La creazione di Stati come MaliNigerCiadAlgeria e Libia è un artificio creato secondo parametri europei, imposti con conseguenze disastrose. Esempio, la Franciadivise tra questi Stati il popolo Tuareg, tradizionalmente nomade nelle distese del Sahara. Con le dogane i berberi non potevano più circolare liberamente come avevano sempre fatto. Poi ci si chiede come mai gli Stati africani sono così frammentati: succede se si prendono arbitrariamente porzioni di territorio (desertico) e si pongono paletti, separando alcuni popoli e unendone altri che magari erano già in guerra fra loro (non è che prima degli europei fossero tutti santi!).

Appunto, lo Stato-Nazione in quanto invenzione europea è stato uno dei fattori a rendere dominante il Vecchio Continente.

 

—- E gli imperi? —-

La cosa curiosa di certe frange politiche è quella di partire da promesse corrette salvo poi giungere a conclusioni assurde:

Il concetto di Stato-Nazione è imploso per via delle contraddizioni in termini: con Stato si intende l’apparato amministrativo giuridico-politico, la Nazione implica unità etnica, culturale, storica, di tradizioni e non necessariamente le due cose coincidono, perché la Nazione è esclusiva. Relativamente alla cittadinanza, per esempio, i fautori dello ius sanguinis fanno prevalere la visione nazionalista contro lo ius soli, fondato sul diritto. Le migrazioni hanno reso obsoleto lo Stato-Nazione, ma i governi occidentali non possono lamentarsi, perché sono solo le conseguenze del colonialismo.

E no, miei cari, lo Stato-Nazione è tuttora dominante a livello politico e le migrazioni rischiano di distruggerlo, altro che renderlo obsoleto. E se la Nazione e lo Stato non coincidono basta avere due Stati-Nazione.

Fra Stati-Nazione operativi e Stati falliti ridotti al disastro c’è una sola eccezione: gli imperi. Oggi abbiamo tre imperi, di fatto seppure non di nome:

  • USA;
  • Cina;
  • Russia;

E un impero fallito: la UE. Ma di questo ne parleremo la prossima volta.

 

[… continua]

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[1] Cfr. http://www.thefederalist.eu/site/index.php?option=com_content&view=article&id=489&lang=it

[2] Cfr. https://instereotype.wordpress.com/2016/03/13/la-fine-degli-stati-nazionali/4

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Questa voce è stata pubblicata il 23 agosto 2018 da in politica con tag , , , , .
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