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Di Stati-Nazione, tre imperi e uno mancato (seconda parte)

Come abbiamo già avuto modo di vedere in passato, gli imperi presentano le seguenti caratteristiche:

  • Multietinicità;
  • Falso multiculturalismo: per quanto siano presenti piu culture c’è sempre un gruppo etnico e una cultura dominante;
  • Ideologia imperiale: superiorità sulle altre entità politiche in genere abbinato al senso di missione universale;

In un mare di Stati-Nazione e di Stati falliti ci sono solo tre eccezioni, imperi di fatto seppur non di nome: gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. L’Unione Europea, invece, è un impero fallito oltre a essere anche uno Stato-Nazione inesistente. Vediamo in dettaglio le prospettive di questi attori geopolitici da qui al 2050.

 

—- L’orsacchiotto russo —-

Partiamo dal ritorno della Russia sullo scenario geopolitico mondiale. L’attivismo russo degli ultimi anni, unito alla rinnovata ideologia imperiale, può far pensare che la Russia sia tornata a essere un attore globale dopo la parentesi degli anni ’90. Una piu attenta analisi, tuttavia, rende evidente che la Russia ha limitate capacita di proiezione e si limita a operare a ridosso dei propri confini. La stazza della Russia, infatti, porta a interpretare globalmente azioni che in realtà sono locali.

Se poi si adotta un’ottica storica si può apprezzare ancor di piu il declino del potere russo. Trent’anni fa l’Unione Sovietica dominava l’Europa dell’Est e l’Asia centrale, oggi la Russia non solo ha perso queste zone d’influenza a vantaggio di altre potenze (USA e Cina rispettivamente), ma è anche stata ridimensionata geograficamente perdendo parti del proprio territorio. L’obiettivo geopolitico russo è sempre il solito dai tempi di Ivan il Terribile: vista l’assenza di ostacoli geografici per difendere il cuore economico e demografico russo – la Moscovia – si devono allargare i confini o creare delle entità cuscinetto. E come si ritrova la Russia oggi? Con i carri armati americani a poche centinaia di km da Mosca e con la crescente influenza cinese sulla Siberia e sull’Asia centrale. Le azioni russe degli ultimi anni, quindi, sono difensive e non offensive. La Russia gioca in difesa tuttora schiacciata dal contenimento militare ed economico americano e surclassata dal dinamismo economico cinese.

Sul piano economico la Russia non se la cava meglio. Gli unici asset della Russia sono le risorse naturali e le esportazioni di materiale bellico. Per quanto riguarda il resto – servizi, beni industriali – la Russia ha poco da offrire mentre le peculiari caratteristiche del sistema politico rendono il paese poco appetibile per gli investimenti esteri. Non a caso il PIL russo è piu piccolo di quello italiano nonostante la Russa abbia una popolazione più che doppia.

Un ulteriore problema per il potere russo viene dal piano demografico. Da qui al 2050 la popolazione russa dovrebbe diminuire per numero e diventare piu anziana [1]:

L’età media, poi, salirebbe dagli attuali 38,7 anni a 41,4. Nulla di catastrofico, il fertility rate attuale e pari a 1,75, ma la situazione non sarebbe molto differente rispetto all’attuale dinamica demografica dell’Italia.

L’ultimo tasselo è la rinnovata ideologia imperiale russa. Messo da parte il sole dell’avvenire comunista, oggi i russi si sono riciclati come faro della civiltà tradizionale/religiosa contro il globalismo anglosassone. Il problema di questa ideologia è che afferma di difendere le identità nazionali dei singoli paesi. Una volta conseguito il risultato con il ritorno della tradizione, tuttavia, perché i russi dovrebbero avere un ruolo di superiorità rispetto agli altri?

Nel complesso la Russia ha una pessima geografia, è circondata da nemici, l’economia è quella di un paese del terzo mondo vista l’influenza dell’export delle materie prime e la demografia non è favorevole. Non manca chi prevede la frantumanzione della Russia, ma personalmente mi pare eccessivo. Di sicuro la Russia rimarrà un attore locale rilevante per quanto inferiore al potenziale dei maggiori paesi europei, ma l’enfasi russa posta sul pluralismo geopolitico serve proprio a mescherare la debolezza del paese: con l’eccezione degli anni ‘90, la Russia non è mai stata cosi debole fin dai tempi di Pietro il Grande e non potrà recuperare da qui al 2050. Un impero, sì, ma per orgoglio non per capacità.

 

—- Il Dragone cinese? Troppo vecchio —-

Eccoci alla Cina, il grande sfidante al potere internazionale. In effetti fino a poco tempo la crescita economica cinese portava molti osservatori a preconizzare il dominio mondiale della Cina. Peccato che la crescita del PIL nasconda una grana: se sei cresciuto al 10% per svariati anni, amico mio, vuol dire che comincerai a calare. E infatti la Cina sta calando:

Anche se il PIL cinese dovesse superare quello americano nel 2050, non si deve dimenticare che la popolazione cinese sarà pari a 1,3 miliardi contro i 388 milioni americani. Il risultato pratico è che il cinese medio sarà meno ricco dell’equivalente americano. Per comprendere il significato di questo dato si deve tenere conto di due fattori: geografia e demografia.

Sul piano geografico la Cina, paradossalmente, è quasi un’isola. A Nord e a Ovest la Cina è circondata dalla Siberia, dalla steppa e dal deserto. A sud abbiamo montagne e foreste. Rimane solo il Mar Cinese a Est che costituisce anche la principale via commerciale del paese. Questa situazione pone due problemi di non poco conto ai cinesi:

  • Interno: la costa è molto piu sviluppata dell’interno del paese e un calo della crescita renderebbe più complicato pareggiare il gap;
  • Esterno: la Cina è sottoposta al blocco marittimo americano, è circondata da paesi ostili (Taiwan, Giappone, Corea, Vietnam, Filippine) e paesi di pari stazza (India);

Esattamente coma la Russia anche la Cina gioca in termini difensivi e la Nuova via della seta è un tentativo – molto complesso e di difficile riuscita – di rompere l’accerchiamento strategico. Ma così facendo si afferma chiaramente la propria inferiorità marittima verso la US Navy.

Ma a danneggiare ancor di più le mire imperiali cinesi è l’implacabile crisi demografica che si prospetta da qui al 2050. In quell’anno la popolazione cinese dovrebbe essere superare 1,3 miliardi ma la popolazione over 65 dovrebbe essere prossima ai 400 milioni [2], con un’età media della popolazione pari a 49,6 anni.

Per rendere l’idea l’Italia del 2050 sarà nella stessa situazione, ma nel caso cinese il problema sarà moltiplicato per venti. Mettiamo che la metà degli over 65 cinesi avrà bisogno di una badante: parliamo di 180 milioni di persone!

La politica del figlio unico, inoltre, ha fatto sì che per ogni coppia ci sia solo un figlio. Nella cultura orientale è il figlio che si deve prendere cura degli anziani ma in un contesto di due anziani per figlio sarebbe un’impresa eccessiva. In Cina manca, poi, un welfare universale e il rallentamento della crescita ne renderebbe difficoltoso la creazione. La Cina, per via della sua demografia, si ritroverà con lo stesso paradosso europeo: i soldi o li metti nel welfare o nell’impero. Gli americani hanno un impero perche non hanno un welfare, gli europei hanno un welfare perche non hanno un impero. E la Cina sarà costretta a fare altrettanto sempre ammesso che non voglia sommosse sociali al suo interno.

Sul piano ideologico, infine, l’Impero Cinese si è sempre percepito come centro del mondo, isola di civiltà in mezzo ai barbari. Va da sé che il limite di questa percezione è l’inconciliabilità del mondo cinese con il resto del mondo: cinesi si nasce, non si diventa. E non mi aspetto che il resto del mondo risponda con un “sì, grazie”, non in un’epoca “piatta” dove le grandi differenze economiche e tecnologiche stanno convergendo prossime all’equilibrio.

Un ulteriore problema viene dal ruolo del Partito Comunista Cinese. Abbandonato anche qui il sole dell’avvenire comunista, l’attuale legittimazione del Partito viene dalla crescita economica… che, come abbiamo visto, non può durare per sempre. La crescita economica porta con sé, inoltre, l’affermarsi della classe media con tutto cio che ne consegue sul piano politico.

In conclusione, nel 2050 la Cina sarà un gigantesco attore locale le cui ambizioni globali saranno fermate dal calo della crescita economica, da una demografia avversa, da una posizione geografica infelice e da un’ideologia imperiale fatta su misura per creare insofferenza. Aggiungiamo al tutto le tensioni interne del paese e la necessità di superare l’attuale sistema sociopolitico: i cinesi saranno troppo impegnati con la politica interna per giocare a fare gli sfidanti dell’ordine globale.

 

—- I campioni in carica: gli USA —-

Rimangono i campioni in carica, gli USA, ma più per mancanza di sfidanti che per altro. Non che gli USA non abbiano immensi vantaggi, soprattutto sul piano geografico: al Nord c’è il Canada, il nulla geopolitico, a Est e Ovest gli oceani e a Sud il Messico che non sarà in condizione di sfidare gli americani fino alla fine del secolo. Gli Usa possono, pertanto, impegnare anche il 90% dei loro assets militari fuori dal paese senza rischiare nulla, a differenza della Russia e della Cina. In più gli americani, dominando gli oceani, giocano in attacco e controllano le principali direttrici commerciali del mondo.

Sul piano demografico la popolazione americana sarà in crescita e abbastanza giovane [3]: la natura aperta degli Usa permette di rimpolpare la propria popolazione con l’immigrazione.

Per quanto la matrice assimilazionista americana stia attraversando una fase di crisi, da qui al 2050 non dovrebbero esserci grandi problemi. Più avanti, invece, ci saranno motivi di attrito con il Messico vista la forte presenza latinos nel Sud degli Stati Uniti. Fra l’altro, per una deliziosa ironia della storia, il Messico perse il Texas proprio perche chiamò i coloni americani per popolare un’area con bassa densità demografica…

Sul piano ideologico l’American way of life non è piu forte come una volta, per quanto abbia funzionato egregiamente in Europa durante la Guerra Fredda. Rispetto alle altre ideologie imperiali, in ogni caso, rimane comunque aperta a fattori esterni e può permettere al paese di turno di selezionare di volta in volta gli aspetti più congeniali (economici, politici, tecnologici). Per il resto il dominio americano potrà far leva solo sui vantaggi dettati dall’ordine internazionale e dallo sviluppo economico garantiti dalla pax imperiale comunemente nota come globalizzazione. Non molto, in verità, visto che siamo già nella seconda fase del dominio imperiale e stiamo scivolando verso la fase 3 (promessa di civiltà, vantaggi nel mantenimento, paura per l’abbandono). Ma la mancanza di avversari credibili basterà a tenere in piedi la baracca, per ora.

Eppure, in ogni caso, l’Impero Americano sta seguendo la stessa traiettoria dell’Impero Britannico. Non siamo più nel 1945 dove gli americani erano padroni incontrastati in un modo distrutto o post coloniale. Il potere dei paesi, infatti, non è assoluto ma relativo. E per quanto tu possa rimanere potente, è sufficiente che gli altri paesi riducano il gap per farti attraversare un fase di declino. Gli Usa sono in declino dal 1945 e lo saranno anche nei prossimi 30 anni per via della riduzione del gap economico e militare fra loro e il resto del mondo. Per quanto gli americani rimarranno i piu potenti singolarmente, in ogni parte del mondo sorgeranno piccole o medie potenze locali in grado di dare noie agli USA rendendone la proeizione di potenza più costosa e difficile. In poche parole il mondo sara multipolare e il principale campo di gioco sara l’Eurasia in un contesto caratterizzato da un singolo attore globale e da numerosi locali.

 

—- I falliti: gli Europei —-

Dopo i tre imperi rimane il quarto, quello non nato: l’Unione Europea. Abbiamo esaminato la questione fino alla nausea e sarò sintetico. La UE come Stato-Nazione non può esistere e lo stesso vale come confederazione: gli interessi sono troppo divergenti, Rimane solo la carta dell’impero ma la mancanza di un gruppo etnico e culturale dominante e le differenze culturali non permettono di sorvolare sulle divergenze dettate dagli interessi nazionali e dai diversi modelli socio-economici. Gli Europei dovranno tornare alla dimensione nazionale e, complessivamente, darsi una svegliata: la storia non è finita e parlare di interesse nazionale non è “fassssissmo1!!11!”.

Sul piano ideologico, tra l’altro, la UE non mancherebe di un’ideologia imperiale, quella che è stata definita come “potenza civile”: un polo di attrazione per via del suo stile di vita e dei suoi vantaggi socio-economici. In realtà era solo una fantasia, come gli ultimi anni hanno ampiamente dimostrato, dato che senza bastone le dolci parole perdono parecchio in forza persuasiva. Anche perché la UE è la UE potenza civile solo perché gli USA sono gli USA guerrafondai: senza gli americani a occuparsi degli affari di Marte gli Europei non potrebbero giocare a venire da Venere. In più tutti questi stranieri pronti a sposare il modello socio-culturale europeo non li vedo.

Considerare le singole opzioni dei paesi europei da qui al 2050 sarebbe piuttosto lungo. Limitiamoci a far notare che la Francia registra una robusta demografia [4]:

Abbinata a un forte apparato militare. Il problema verrà dall’integrazione di una massa di immigrati africani spesso ostili alla cultura francese. La Francia nel 2050 potrebbe essere la maggior potenza europea o scivolare in una guerra civile. In ogni caso non potrà dominare il continente per la solita storia dei paesi vicini: il Regno Unito presenta una buona demografia e per quanto decadenti sia l’Italia sia la Germania saranno dei bestioni da tenere d’occhio. I paesi dell’Est Europa, invece, andranno per i fatti loro e per via del colmato gap economico non si potrà né ricattarli né minacciarli.

La Germania, d’altra parte, pagherà la pessima demografia, tanto quanto l’Italia. Il suo peso politico, al netto di essere un paese sotto occupazione militare americana – calerà ulteriormente: persino la piu piccola Polonia – con una demografia avversa – avrà un peso maggiore perché sara il cardine sul quale gli USA costruiranno il contenimento della Russia e della Germania stessa (Trimarium, per la cronaca). La fase attuale è il canto del cigno della potenza tedesca…

 

— Il fattore x: la tecnologia —

Per concludere la disamina è meglio far presente che il futuro non è già scritto. Le stesse dinamiche demografiche possono essere invertite se affrontate in tempo, mentre le proiezioni economiche semplicemente non valgono nulla. Negli anni ottanta si diceva del Giappone quello che si dice oggi della Cina e ancor prima, negli anni settanta, erano i paesi europei a minacciare il predominio americano. Com’é finita, poi?

Il peso dell’innovazione tecnologica, inoltre, permette di stravolgere ulteriormente le previsioni. Se l’economia USA è solita rinnovarsi a cicli, lo stesso non si puo dire per quella europea o russa. Quella cinese, sotto questo punto di vista, rimane un’incognita anche se la crescita facile dettata dal prezzo basso è prossima all’esaurimento. In alcuni casi, poi, l’innovazione tecnologica potrebbe essere fatale per alcuni paesi come la fusione nucleare e l’economia russa legata agli idrocarburi.

La tecnologia, infine, potrebbe con il de-aging sconfessare quasi tutte le analisi geopolitiche degli ultimi anni. Se si trovasse una cura alla vecchiaia la dinamica demografica perderebbe di valore per quanto si verrebbero a creare nuovi problemi sociali e culturali.

Morale della favola? Il presente è facile da leggere con gli studi e gli strumenti giusti, il futuro lo si può solo delineare a grandi linee ben consci che la tecnologia potrebbe stravolgere tutto.

[… fine ]

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[1] Cfr. https://www.statista.com/statistics/275400/median-age-of-the-population-in-russia/

[2] Cfr. https://www.populationpyramid.net/china/2050/

[3] Cfr. https://www.populationpyramid.net/united-states-of-america/2050/

[4] Cfr. https://www.populationpyramid.net/france/2050/

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2 commenti su “Di Stati-Nazione, tre imperi e uno mancato (seconda parte)

  1. am
    31 agosto 2018

    …vedremo

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I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 agosto 2018 da in politica con tag , , , , , , , .
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