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Un piano Marshall per l’Africa? Been there, done that

Volete mettere d’accordo il populista Salvini con l’europeista Tajani? Citate l’Africa e il Piano Marshall e otterrette l’effetto voluto [1]:

BRUXELLES – Nel corso dei negoziati sul bilancio pluriennale 2020-2027, “il Parlamento europeo chiederà più risorse per l’Africa. Quello che abbiamo al momento non è abbastanza. Dobbiamo essere più ambiziosi, porci delle sfide”.

Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani intervenendo a Bruxelles agli European Development Days, un forum dedicato ai Paesi emergenti e alle sfide del clima e dello sviluppo. “Serve un nuovo piano Marshall – ha continuato -. Non è solo nell’interesse dell’Africa, è anche nel nostro interesse. Se vogliamo ridurre l’immigrazione illegale dobbiamo investire di più. Serve un impegno forte, anche attraverso la diplomazia economica. Servono più imprenditori europei in Africa, servono partnership e joint venture”.   Servono impegni “contro il cambiamento climatico, contro il terrorismo, contro Boko Haram, per rafforzare la sicurezza. Se vogliamo battere questo disastro dell’immigrazione illegale, e per l’Europa è difficile affrontare questo problema, dobbiamo lavorare duro in Africa. Altrimenti avremo sempre più partiti populisti”, ha concluso.

Ed ecco Salvini: «Un “piano Marshall” per l’Africa. È quanto propone il vice premier Matteo Salvini in un’intervista al Washington Post dove ribadisce anche la “sintonia con premier Conte. Usiamo solo toni differenti”. “L’obiettivo – spiega a proposito della politica sui migranti – è di evitare che arrivino in Europa. Dobbiamo intervenire in Africa con un piano Marshall, per migliorare le condizioni di vita nei loro paesi d’origine”» [2].

 

—- Ma l’Africa riceve già il suo Piano Marshall —-

Poco più di un anno fa si annunciava giulivi il record di finanziamenti ricevuti da parte dell’Africa sub-sahariana [3]:

BADEN BADEN, Germany, March 19, 2017— Following a meeting with G20 finance ministers and central bank governors, World Bank Group President Jim Yong Kim today announced a record $57 billion in financing for Sub-Saharan African countries over the next three fiscal years. Kim then left on a trip to Rwanda and Tanzania to emphasize the Bank Group’s support for the entire region.

The bulk of the financing – $45 billion – will come from the International Development Association (IDA), the World Bank Group’s fund for the poorest countries. The financing for Sub-Saharan Africa also will include an estimated $8 billion in private sector investments from the International Finance Corporation (IFC), a private sector arm of the Bank Group, and $4 billion in financing from International Bank for Reconstruction and Development, its non-concessional public sector arm.

Non si tratta di aiuti isolati visto che i primi ad aprire il portafogli sono i paesi ricchi e i primi a passare all’incasso sono quelli africani [4]:

In prospettiva storica si può apprezzare quanto le economie avanzate abbiano speso in aiuti per lo sviluppo economico [5]:

E come si può vedere l’Africa ha sempre fatto la parte del leone.

Il Piano Marshall per l’Africa c’è già ed è durato più di 50 anni. Con risultati non proprio esaltanti, direi.

 

—- Aiuti allo sviluppo? Vi ricordate del Sud Italia, vero? —-

In realtà l’Africa sub-sahariana sta registrando, pur tenendo conto di una considerevole diversità, una costante crescita del PIL: «Economic growth in Sub-Saharan Africa continues to recover steadily and is forecasted to pick up to 3.1% in 2018 and to firm to an average of 3.6% in 2019–20. This moderate growth upswing nonetheless remains uneven, with considerable variation across countries» [6].  In Europa solo i paesi dell’Est, la Spagna e l’Irlanda possono vantare una simile performance, mentre la Germania non arriva al 2% e l’Italia supera a malapena l’1% [7].

Le magagne, però, restano:

Public debt levels are rising, which might jeopardize debt sustainability in some countries; the availability of good jobs has not kept pace with the number of entrants in the labor force; and poverty is widespread. While the region’s per capita gross domestic product (GDP) growth will turn positive in 2018, it will remain insufficient to reduce poverty significantly.Total poverty headcount at the international poverty line ($1.90/day in 2011 PPP) is projected to decline only marginally.

Ma al di là della dimensione economica l’Africa registra conflitti, terrorismo, un’élite politica oligarchica, corrotta e rapace nonché una lunga serie di Stati falliti. E sullo sfondo abbiamo un’impetuosa crescita demografica che impone il fatto che la crescita del PIL debba superare quella delle bocche da sfamare.

Uno scenario simile è piuttosto familiare visto che è la stessa dinamica Nord/Sud Italia. Gli aiuti economici, infatti, non necessariamente avviano un processo di sviluppo economico dato che potrebbero semplicemente finire a foraggiare un ceto politico locale le cui azioni vanno a detrimento del mercato del lavoro e dei capitali. Allo stesso tempo l’immigrazione è un depauperamento del capitale umano.

In aggiunta, nel caso africano, manca un tassello ancora più importante: quello istituzionale. L’Africa è un chiaro esempio di come si finisce laddove gli Stati-Nazione non dominano lo scenario politico: identità tribali, conflittualità persistente tanto a livello micro quanto a livello macro. Il problema è che tutti gli elementi propri di un’economia avanzata – capitalismo, sistema bancario, stato di diritto, metodo scientifico, democrazia rappresentativa, metodo scientifico, disincanto del mondo e razionalità – sono stati sviluppati al di fuori del Continente Nero. In Europa il Piano Marshall ha contribuito a ricostruire economie disastrate dalla guerra, ma gli elementi istituzionali di cui sopra erano già presenti visto che sono stati gli Europei a inventarli. In Africa, specie in quella sub-sahariana, questi elementi mancano del tutto o quasi e al massimo sono frutti dell’eredità coloniale. Se nell’immediato post colonizzazione le élite africane guardavano ai modelli sociali ed economici europei, nel corso degli anni e dopo vari assaggi fallimentari di marxismo e socialismo, l’Africa sta seguendo lo stesso percorso del resto del mondo: un rabbioso localismo con il rifiuto del diverso.

Il fenomeno non è limitato all’Africa, beninteso. Si pensi, per dire, all’India che sta progressivamente abbandonando l’eredità britannica o alla Cina che sta rispolverando l’ideologia imperiale cinese. Ma se Cina e India erano parte del flusso storico di idee e invenzioni e possono vantare tradizioni millenarie – per quanto fallimentari visto che sono diventate terre di conquista – l’Africa nera non lo era quasi per niente. E con i Boko Haram, le coorti islamiche o le tradizioni degli Zulù non si fanno molti passi avanti.

L’Africa, allora, è fottuta? Beh, un punto di forza non manca e consiste nell’età media bassa. I giovani, si sa, non rispettano molto le tradizioni. Ma, in generale, ancora una volta si assiste alla lotta fra l’adozione delle innovazioni esterne e alla chiusura con relativo declino. Non tanto diversamente dall’Italia, se permettete. Ma su un punto c’è poco da dubitare: questo non sarà il secolo dell’Africa e il Continente Nero rimarrà marginale. Non bastano le risorse naturali per diventare la potenza egemone, anzi, è più probabile diventare il campo di battaglia di potenze esterne. Si pensi, al riguardo al Medio Oriente…

 

Approfondimenti:

_ i disastri africani: https://fee.org/articles/the-sorry-record-of-foreign-aid-in-africa/

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[1] Cfr. http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2018/06/05/migranti-tajani-serve-un-piano-marshall-per-lafrica_cd1ae53c-c3eb-40e6-8022-40535b50ad93.html

[2] Cfr. http://www.repubblica.it/esteri/2018/07/20/news/salvini_un_piano_marshall_per_l_africa_e_sulla_crimea_si_schiera_con_putin-202237071/

[3] Cfr. http://www.worldbank.org/en/news/press-release/2017/03/19/world-bank-group-announces-record-57-billion-for-sub-saharan-africa

[4] Cfr. https://read.oecd-ilibrary.org/development/development-aid-at-a-glance-2008_dev_glance-2008-en#page16

[5] Cfr. https://www.oecd.org/dac/stats/documentupload/MeasuringAid50yearsDACStats.pdf

[6] Cfr. http://www.worldbank.org/en/region/afr/overview

[7] Cfr. https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-performance-and-forecasts/economic-forecasts/summer-2018-interim-economic-forecast-resilient-growth-amid-increased-uncertainty_en

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2 commenti su “Un piano Marshall per l’Africa? Been there, done that

  1. Alby
    4 settembre 2018

    Il primo aiuto da mandare all’Africa sono falcetti per tagliare i testicoli

    • Charly
      7 settembre 2018

      Ci sono sistemi altrettanto efficaci ma meno sanguinosi.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 settembre 2018 da in politica con tag , , , , .
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