Charly's blog

Cala la disoccupazione? Sì, ma…

Presi dalla grana dell’immigrazione e dal dinamismo mediatico di Salvini rischiamo di non dare risalto a una notizia positiva, il calo del tasso di disoccupazione [1]:

Il tasso di disoccupazione scende a luglio al 10,4%, con un calo di 0,4 punti percentuali rispetto a giugno, tornando ai livelli di marzo 2012. Lo comunica l’Istat precisando che è in calo anche la disoccupazione giovanile, scesa il mese scorso al 30,8% (-1,0 punti), ovvero al minimo da ottobre 2011.

Eppure, andando a spulciare la nota dell’Istat, la realtà che viene fuori è un pochino più complessa. Vediamo perché.

 

—- Disoccupati… e occupati e inattivi —-

Una riduzione della disoccupazione dovrebbe, a rigor di logica, riflettersi in un aumento degli occupati, no? Eppure anche gli occupati calano: «la stima degli occupati a luglio 2018 registra ancora una lieve flessione (-0,1% su base mensile, pari a -28 mila unità). Il tasso di occupazione rimane stabile al 58,7%». E sì che i disoccupati per diminuire diminuiscono: «Dopo l’aumento del mese scorso, a luglio la stima delle persone in cerca di occupazione diminuisce del 4,0% (-113 mila). Il calo della disoccupazione riguarda entrambi i generi e tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione scende al 10,4% (-0,4 punti percentuali su base mensile); diminuisce anche quello giovanile che si attesta al 30,8% (-1,0 punti)» [2].

Ma, alla fine, troviamo i nostri disoccupati scomparsi fra gli inattivi: «A fronte del calo degli occupati e dei disoccupati, a luglio si stima un aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,7%, pari a +89 mila). L’aumento coinvolge le donne (+73 mila) e gli uomini (+16 mila) e si distribuisce tra i 15-49enni. Il tasso di inattività sale al 34,3% (+0,3 punti percentuali)». Al netto di quanti sono usciti dagli occupati per altre ragioni (pensioni, decessi), è lecito pensare che una buona parte dei disoccupati si sono accasati fra gli inattivi. Non proprio un successone, direi.

Ma su scala trimestrale la situazione è comunque in miglioramento:

nel trimestre maggio-luglio 2018 si stima una consistente crescita degli occupati (+0,7% rispetto al trimestre precedente, pari a +151 mila). L’aumento interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età pur concentrandosi principalmente tra gli ultracinquantenni (+123 mila). Crescono nel trimestre i lavoratori a termine (+113 mila) e gli indipendenti (+54 mila) mentre registrano un lieve calo i dipendenti permanenti (-16 mila).

E anche su scala annua i dati sono positivi:

Su base annua, a luglio l’occupazione cresce dell’1,2%, pari a +277 mila unità. L’espansione interessa uomini e donne e si concentra tra i lavoratori a termine (+336 mila); in ripresa anche gli indipendenti (+63 mila), mentre calano in misura rilevante i dipendenti permanenti (-122 mila). Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+381 mila) e i 15-34enni (+42 mila) mentre calano gli occupati tra i 35 e i 49 anni (-146 mila). Al netto della componente demografica si stima un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età.

A Luglio, in ogni caso, i disoccupati sono 2,7 milioni, gli occupati 23,2 milioni e gli inattivi 13,2 milioni. Sul piano occupazionale gli occupati a tempo indeterminato sono 14,8 milioni, i precari 3 milioni e gli indipendenti 5,3 milioni. Sul piano contrattuale i precari hanno la meglio: «Nei dodici mesi la crescita occupazionale si concentra tra i lavoratori a termine (+12,2%, +336 mila), in ripresa anche gli indipendenti (+1,2%, +63 mila), mentre calano i dipendenti permanenti (-0,8%, -122 mila)».

Se consideriamo i disoccupati per classi d’età il gruppo più grande è quello dei 35-49 con 948mila unità, a seguire i 25-34 con 752mila unità. Gli over 50 si confermano più numerosi degli under 24: 544mila contro 461mila. E tanti saluti alla retorica dei giovani choosy.

 

—- E i precari? Come vanno? —-

Anche se solo fino a giurno l’Osservatorio sul Precariato dell’INPS può fornirci un ulteriore scorcio sull’andamento del mercato occupazionale [3]. Le assunzioni «nel periodo gennaio-giugno 2018 sono state 3.892.000: sono aumentate del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2017. In crescita risultano tutte le componenti: contratti a tempo indeterminato +1,7%, contratti a tempo determinato +5,9%, contratti di apprendistato +11,2%, contratti stagionali +2,8%, contratti in somministrazione +16,3% e contratti intermittenti +6,5%».

Nello stesso arco temporale «Le cessazioni nel complesso sono state 3.001.000, in aumento rispetto all’anno precedente (+12,0%): a crescere sono le cessazioni di tutte le tipologie di rapporti a termine, soprattutto i contratti intermittenti e in somministrazione, mentre diminuiscono quelle dei rapporti a tempo indeterminato (-4,6%)».

Nei primo sei mesi del 2018 abbiamo avuto 640.403 assunzioni a tempo intedeterminato contro 1.681.831 assunzioni a tempo determinato. Gli apprendisti sono 162.103, gli stagionali 385.958. I contratti a termine trasformati in indeterminato nei primi sei mesi dell’anno sono stati 226.622, quelli di apprendistato in contratti a tempo indeterminato 32.440. Nello tesso periodo abbiamo avuto 753.856 cessazioni di contratti a tempo indeterminato e 1.151.581 cessazioni per i contratti a tempo determinato.

Nel complesso il quadro occupazionale è in crescita per quanto gli effetti sulle tiplogie contrattuali utilizzate non siano quelli voluti. Come si dovrebbe già sapere l’andamento occupazionale è figlio dell’andamento economico e le prospettive non sono delle più rosee [4]:

Nel secondo trimestre il commercio mondiale si è indebolito, in parte influenzato dall’introduzione dei dazi all’importazione da parte dell’amministrazione statunitense. In particolare, nel mese di giugno, i dati del Central Plan Bureau hanno evidenziato una flessione degli scambi mondiali (-0,8%), come sintesi di una lieve riduzione del commercio in volume per i paesi avanzati (-0,5%) e di una decisa decelerazione per le economie emergenti (-1,2%).

A cui si deve aggiungere il quadro politico italiano, di certo non dei migliori. Morale della storia? In caso di autunno caldo sarà divertente vedere le statistiche occupazionali.

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[1] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/08/31/istat-disoccupazione-cala-a-104-giovani-a-308_b42874a0-8197-4596-ac3c-800f18170292.html

[2] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/220543

[3] Cfr. https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=46919

[4] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/220781

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Questa voce è stata pubblicata il 8 settembre 2018 da in economia con tag , , , .
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