Charly's blog

Abolire la storia dell’arte?

Il Ministro dei beni e delle attività culturali Bonisoli si è lasciato scappare una battuta che ha gettato nello scompiglio il mondo dell’arte [1]:

Durante un incontro nazionale che si è tenuto presso gli Uffici liguri delle Belle Arti, il sovrintendente della Liguria ha chiesto al ministro Bonisoli di modificare le modalità concorsuali per il reclutamento dei dirigenti dei musei: “Non devono essere banditi concorsi solo per gli storici dell’arte ma anche per altre figure come gli archeologi”. A questa richiesta il ministro dei Beni Culturali ha risposto sarcastico: “Sul fatto di eliminare gli storici dell’arte sono d’accordo, al liceo era una pena”. Poi si rivolge ancora ironico ad un’altra sovrintendente: “Lei invece vuole eliminare la chimica?”. Il ministro ha poi ribadito sul proprio profilo Facebook che si trattava di una battuta: “Ho sdrammatizzato, verso la fine, quando eravamo tutti un po’ stanchi, con una battuta, come si evince chiaramente dal video di quella riunione. Credo che gli insegnanti di storia dell’arte (e quelli di chimica), a cui è sempre andata, sin dal liceo, la mia stima, siano dotati di senso dell’ironia per cui se vedranno il video capiranno che non ho neanche la necessità di scusarmi con loro”.

La battuta del Ministro, però, presta il fianco a un paio di riflessioni sul sistema scolastico e sulla tutela del patrimonio artistico.

 

—- Il ruolo civico dell’arte? —-

Fra le varie reazioni non manca chi non ha capito proprio la natura goliardica della battuta: «Al di là della contraddizione di un ministro che sconfessa l’importanza della conoscenza del patrimonio, quando il suo primo mandato dovrebbe essere la tutela e la valorizzazione dei beni culturali, risulta quantomeno bizzarro il fatto che – nel frattempo – la sua stessa maggioranza abbia rilanciato la proposta di una legge che concretizzi il potenziamento della storia dell’arte nella scuola» [2].

Più in generale, entrando in merito alla questione, si argomenta sul ruolo civico dello studio dell’arte:

ANISA combatte da molto tempo per la difesa della storia dell’arte in tutti gli indirizzi di studio. Intorno a questa fondamentale battaglia civica e culturale abbiamo raccolto il consenso dell’opinione pubblica, delle forze politiche, della stampa nazionale. Garantire a tutti i cittadini la possibilità di fruire in modo consapevole del patrimonio culturale e del paesaggio significa da un lato onorare i principi fondamentali della nostra Costituzione, dall’altro equivale a creare le condizioni necessarie a perseguire l’obiettivo della conservazione e della tutela del patrimonio stesso. “Non vi è tutela senza conoscenza”: un principio chiaro, quasi scontato per chi si occupi di beni culturali a qualsiasi livello. Lo si insegna nelle università, nelle scuole, nei corsi di aggiornamento. La storia dell’arte è un pilastro fondamentale dell’educazione alla cittadinanza: la vogliamo nella scuola primaria, la vogliamo negli istituti tecnici e professionali. E la vogliamo perché è giusto offrire a tutti i bambini e a tutti i ragazzi pari opportunità di accesso alla bellezza, alla storia dei luoghi ove crescono ogni giorno, al mondo complesso che li circonda.

Una disciplina importante anche per ragioni operative relative al patrimonio artistico italiano: «la storia dell’arte è una disciplina importante, nel senso più puro del termine: significa molto per i giovani possedere delle chiavi di lettura per apprezzare la bellezza e la densità del patrimonio di cui saranno eredi».

D’altronde l’intento pedagogico è un chiodo fisso [3]:

L’occasione mi spinge a dire che noi abbiamo bisogno di una formazione artistica dei nostri studenti, assolutamente essenziale alla loro crescita intellettuale e certamente ancor più in Italia per la ricchezza straordinaria del nostro patrimonio. Invece cosi non è nel nostro Paese e questo costituisce una grave lacuna. Non mi rassegno all’idea, vincente in Italia, che l’arte non sia una componente centrale della cultura e della conoscenza, quindi materia educativa indispensabile alla crescita dei nostri bambini e ragazzi.

Anche se più che agli scopi si dovrebbe focalizzare l’attenzione sui mezzi.

 

—- Umanisti, sempre loro —-

Quando si discute della rimozione o meno di una disciplina dall’offerta formativa scolastica non si dovrebbe dimenticare che è solo una parte della questione. A venir meno di una materia, infatti, rimane libero lo slot negli orari scolastici permettendo l’inserimento di un’altra materia o il potenziamento di una già esistente. Questo aspetto è particolarmente evidente con il latino visto che ai licei lo si studia per 4 o 5 ore alla settimana quando, invece, si potrebbe dedicare ogni anno a una disciplina diversa

  • Il primo anno la sociologia e l’antropologia;
  • Il secondo anno la psicologia;
  • Il terzo anno l’economia e il diritto;
  • Il quarto anno le scienze politiche;
  • Il quinto anno la geopolitica;

Se per senso critico s’intende la capacità di comprendere la realtà che ci circonda è piuttosto evidente ai più – ma non agli umanisti – che un simile percorso ha molto di più da offrire rispetto alle eccezioni della quarta declinazione.

Insomma, il menù potrebbe offrire pietanze molto più interessanti rispetto alla storia dell’arte specie se si considera la metodologia di insegnamento. Anche qui abbiamo il solito modello spezzatino del studiare un pezzo a settimana solo in vista dell’’interrogazione salvo, poi, dimenticare tutto. Senza, fra l’altro, apprendere le arti del disegno a meno che non si studi all’artistico. Sarebbe molto più sensato insegnare agli studenti a disegnare o il peso dell’impatto delle arti visive e usare le opere d’arte come esempi e non, come oggi, riempirsi la testa di date e nomi che verranno dimenticati in poco tempo.

Se lo studio dell’arte lascia poco allo studente tranne occuparne il tempo (che potrebbe essere dedicato allo studio delle materie del dibattito pubblico) non si capisce, infine, quale sia il rapporto fra la gestione del patrimonio artistico e lo studio della storia dell’arte. Gli unici che gestiscono direttamente i siti artistici e archeologici sono il personale del relativo ministero e i vari direttori. Di sicuro il mio livello di conoscenza in materia non ha rilevanza anche perché, pur magari stimando poco la materia, si può più prosaicamente essere interessanti al giro di affari generato dal turismo. Ma un conto è riflettere sulla questione, un altro è ragionare per slogan come i campioni del “pensiero critico” sono soliti fare.

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[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2018/09/18/italia/la-battuta-choc-del-ministro-bonisoli-storia-dellarte-a-scuola-la-abolirei-auHaFH9F5krRRsRNz4ZV0L/pagina.html

[2] Cfr. https://www.tecnicadellascuola.it/bonisoli-abolirei-la-storia-dellarte-al-liceo-era-una-pena

[3] Cfr. https://www.tuttoscuola.com/abolire-storia-dellarte-berlinguer-studenti-hanno-bisogno-di-una-formazione-artistica/

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Questa voce è stata pubblicata il 24 settembre 2018 da in cultura con tag , , , .
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