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Dalla Paperinomics alla Morfeonomics: la manovra del Governo del Cambiamento alla prova della realtà

Leggo che la Nota di Aggiornamento al Def è stata bocciata dall’Ufficio parlamentare di bilancio [1]:

L’Ufficio parlamentare di bilancio non valida le stime per il prossimo anno contenute nella nota di aggiornamento al Def. Inoltre, “i cambiamenti ipotizzati” nella Nadef “si riflettono sul rispetto delle regole europee” e il deterioramento del saldo strutturale di 0,8 punti percentuali di Pil nel 2019, “a fronte dello stesso aggiustamento richiesto (0,6 punti percentuali), comporta una deviazione significativa della regola sul saldo strutturale in termini sia annuali sia in media su due anni“. E’ quanto dice Giuseppe Pisauro, presidente dell’Upb, in audizione davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.

“Analogamente – continua – le previsioni implicano una deviazione significativa anche per la regola della spesa. Considerate entrambe le deviazioni è previsto che la Commissione conduca una valutazione complessiva per stabilire se sia stata rispettata la parte preventiva del Patto di stabilità e crescita”.

E non è stata neppure l’unica bocciatura, per la cronaca.

 

—- Le sonore bocciature del non popolo… —-

A stretto giro, infatti, abbiamo avuto la bocciatura per mano di Bankitalia. Premettendo che la congiuntura economica non appare più favorevole come un paio di anni fa [2]:

Nel 2018 la crescita si è progressivamente attenuata, nonostante la sostanziale tenuta della domanda interna, risentendo soprattutto del rallentamento del commercio mondiale; le vendite al di fuori dell’Unione europea sono tuttavia tornate a crescere in agosto. Il timore di un ulteriore acuirsi delle tensioni commerciali sembra aver intaccato la fiducia delle imprese, a livello internazionale, e rischia di riflettersi sull’attività economica anche al di là dell’impatto diretto sugli scambi commerciali delle misure protezionistiche finora attuate. La situazione resta incerta; l’economia italiana è molto aperta al commercio con l’estero, dunque esposta ai relativi rischi. […] Si sono acuiti i rischi, legati soprattutto all’andamento del commercio mondiale e alle condizioni dei mercati finanziari italiani. L’accentuazione degli orientamenti protezionistici delle politiche commerciali, le perduranti tensioni in diverse aree e le relative ripercussioni sulla fiducia delle imprese potrebbero indebolire l’attività economica mondiale nel prossimo anno, attenuando l’impulso fin qui fornito dal contesto internazionale alla nostra economia. Sul piano interno, un protrarsi delle tensioni sul mercato finanziario avrebbe effetti avversi sulle condizioni di finanziamento di famiglie e imprese e sulla domanda interna.

Si evidenzia quanto sia ottimista il quadro macroeconomico tendenziale del Governo che «prefigura una crescita del PIL pari all’1,2 per cento quest’anno e allo 0,9 il prossimo. Questo valore è all’interno dell’intervallo delle stime attualmente disponibili, anche se si basa su ipotesi sulle variabili esogene relativamente favorevoli rispetto agli ultimi andamenti. Nel biennio 2020-21 il PIL aumenterebbe dell’1,1 per cento. Il quadro programmatico innalza le previsioni di crescita del PIL all’1,5 per cento l’anno prossimo, all’1,6 nel 2020 e all’1,4 nel 2021, grazie all’effetto dei provvedimenti inclusi nella manovra».

L’impatto previsto di questi ultimi è elevato: «la stima del Governo presuppone che i valori dei moltiplicatori delle misure espansive siano superiori a quanto generalmente stimato per l’Italia e che le misure delineate nella Nota forniscano uno stimolo all’attività già fin dai primissimi mesi dell’anno. Per una valutazione più compiuta occorrerebbero dettagli, non ancora disponibili, sulla composizione, sul disegno e sulle modalità di attuazione delle misure, incluse le relative coperture».

Concetto ribadito ulteriormente: «La Nota di aggiornamento programma un significativo stimolo congiunturale all’economia in conseguenza dell’aumento del disavanzo; per conseguirlo è necessario ipotizzare moltiplicatori elevati, che non possono darsi per scontati. Ma l’efficacia delle politiche di bilancio nel sostenere l’economia dipende anche dalla capacità dell’azione del governo di mantenere la fiducia dei risparmiatori e dei mercati nel percorso di risanamento delle finanze pubbliche».

Sul reddito di cittadinanza si segnala il peso modesto di moltiplicatore: «L’aumento dei trasferimenti correnti – quali quelli connessi con la spesa sociale –, così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo; stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto». E si lancia l’allarme su disicentivo per l’offerta di lavoro: «Determinante a questo fine è il livello del beneficio rispetto al salario potenziale che il lavoratore sarebbe in grado di guadagnare sul mercato; possono essere studiate, anche sulla scorta di esperienze di altri paesi, forme opportune di modulazione. La questione è importante non solo per valutare l’impatto congiunturale della misura sul prodotto e sull’occupazione, ma soprattutto per affinare lo strumento in una prospettiva di più lungo termine».

Negativa, infine, l’analisi per le riforme annunciate in ambito previdenziale:

il contenimento del debito nel lungo periodo presuppone anche la capacità della finanza pubblica di far fronte all’aumento della spesa determinato dall’invecchiamento della popolazione. La Nota sottolinea giustamente che le riforme pensionistiche introdotte negli ultimi venti anni hanno significativamente migliorato sia la sostenibilità, sia l’equità intergenerazionale del sistema pensionistico italiano. È fondamentale non tornare indietro su questi due fronti, soprattutto quando – come viene messo in evidenza dalle ultime previsioni di lungo periodo della Commissione europea sulla spesa connessa all’invecchiamento della popolazione – i rischi per la sostenibilità dei conti pubblici aumentano anche a causa del peggioramento delle proiezioni demografiche.

Non si manca, infine, di segnalare il problema banche per l’economica italiana: «Una minore valutazione dei titoli di Stato in portafoglio incide sui requisiti patrimoniali delle banche; oltre certi limiti, può ridurne la capacità di offrire credito all’economia».

Morale della storia? Le previsioni sulla crescita del PIL sotto ottimistiche, il reddito di cittadinanza ha un effetto modesto come moltiplicatore e potrebbe disincetivare la ricerca del lavoro, mentre le pensioni è meglio non toccarle proprio.

 

—- …alla Manovra del popolo —-

L’Ufficio parlamentare di bilancio, si diceva. Il motivo principale è da ricercare, ancora una volta, nelle previsioni troppo ottomistiche in merito alla crescita del PIL [3]:

Il quadro programmatico si caratterizza per significativi e diffusi disallineamenti rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori UPB sulle principali variabili macroeconomiche. Risulta eccessivamente ottimistica sia la previsione di crescita del PIL reale (1,5 per cento) sia quella sul PIL nominale (3,1 per cento nel 2019).

All’orizzonte, infatti, appaiono tutta una serie di fattori che premono per una riduzione della crescita: la guerra commerciale fra Usa e Cina, il prezzo del petrolio, la fine dell’attuale ciclo espansivo. La riduzione della crescita del PIL, ovviamente, non permetterebbe di riassorbire il depito pubblico agendo sul lato della crescita.

Al coro delle critiche si sono aggiunti anche Tito Boeri dell’INPS, il FMI che taglia le stime di crescita e le agenzie di rating che lanciano avvertimenti. Partiamo con Fitch [4]: «Italy’s new deficit targets confirm the coalition government’s more expansionary fiscal stance, which was a key driver of our revision of the Outlook on the country’s ‘BBB’ sovereign rating to Negative at the end of August, says Fitch Ratings». E concludiamo con Moody’s [5]:

E giudica la manovra del governo italiano “un errore. E’ come giocare d’azzardo con la salute economica e fiscale di lungo termine dell’Italia. Questo è un periodo in cui dovreste lavorare per ridurre il deficit di bilancio e abbassare il debito, perché l’economia globale cresce, e il resto dell’Europa va bene. Se fossi al vostro posto, userei l’opportunità per mettere in ordine la casa dal punto di vista fiscale, invece di allargare deficit e debito“.

Zandi risponde anche alla politica anti-austerità di Lega e M5S. “Prendere soldi in prestito per cercare di crescere, nonostante la difficile situazione fiscale dell’Italia, e il nervosismo dei mercati e degli investitori globali, non è produttivo. Anzi è controproducente e non funzionerà. Forse l’economia riceverà un po’ di spinta dall’aumento delle attività del governo, ma tutto ciò che sarà guadagnato verrà annullato dagli interessi più alti che imprese e cittadini dovranno pagare. Al netto di queste considerazioni, muovendosi così non si va da nessuna parte”.

Anche qui la ragione è da ricercare nelle stime non coincidenti sulla crescita del PIL e il relativo deficit. Se i più perfidi ricordano che si tratta della stessa BankItalia che ha dormito negli ultimi anni sui casini bancari e che si tratta delle stesse agenzie di rating che hanno toppato clamorosamente nel 2008, il Salvimaio semplicemente se ne frega [6]:

La bocciatura del Def da parte dell’ufficio parlamentare di bilancio? “Ascoltiamo tutti ma gli italiani ci chiedono di tirare dritto”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Salvini che aggiunge: “Noi andiamo avanti e secondo me cresceremo anche di più del 2%, non dell’1,5%”. “Cambiare l’impostazione della manovra sarebbe tradire i cittadini”, afferma invece il leader M5s, Luigi Di Maio.

Loro vanno avanti, dicono. Tanto spread, tanto onore…

Andamento spread ultimo anno.

 

—- La bancarotta? No, ma… —-

Ma cosa rischiamo in termini pratici? Non è semplice né tantomeno possibile fare una previsione perché gli attori umani non solo solamente razionali e neppure del tutto irrazionali. L’esito finale dipenderà da tutta un serie di decisioni che verranno prese nei prossimi mesi e che si influenzaranno a vicenda. Ma alcuni punti possono essere già considerati.

Punto primo. La UE non ha modo di danneggiare direttamente il Governo. La manovra verrà bocciata e potrebbe aprirsi una procedura di infrazione, ma davanti al me ne frego salvimaiese non può fare molto. Fra l’altro in primavera si vota e ci sarà la Brexit: una Italexit non è semplicemente pensabile, meno che mai una cacciata dall’Euro. Senza contare la dimensione geopolitica, lo scontro fra Usa e Germania e la nuova Europa che si sta costruendo a Est. Per i più sofisticati: Trimarium.

Punto secondo. Per quanto il Salvimaio possa partorire idee geniali, Mattarella e gli apparati – il Deep State – metteranno le pezze laddove potranno. Per tutto il resto c’è la lentezza del sistema burocratico e istituzionale. Ricordate che nel sistema dei pesi e contrappesi di stampo liberale quello che conta maggiormente è il mettere i freni all’operato negativo della politica piuttosto che incentivare l’operato buono. Primo non fare danni, anche a costo di bloccare i benefici.

Punto terzo. Il deficit messo in cantiere non porterà di certo l’Italia alla bancarotta. Non sono mica una manciata di miliardi di debito in più rispetto al previsto a mandare in fibrillazione i mercati e a scatenare il crollo delle borse mondiali. Il punto è eminentemente politico e questo ci porta al prossimo punto.

Punto quarto. Se la Ue può poco, molto può fare la BCE. Non basta dire come un Di Maio qualsiai che si vuole fare più deficit perché qualcuno alla fine quei soldi te li deve dare. Grazie al QE della BCE – l’azione in sé piuttosto che per il quantitativo – i rendimenti dei titoli di Stato sono stati messi sotto controllo e, per darvi una misura di riferimento, al 30/09/2018 la BCE aveva comprato 360 miliardi in titoli di stato. Per dovere di cronaca, per la Francia parliamo di 392 miliardi e per la Germania 478 miliardi [7]. Ma cosa succede se questi acquisti venissero meno per via della fine del QE o per un downgrade da parte delle agenzie di rating? Un’idea si sta facendo strada, quella degli acquisti dei bond da parte degli italiani con la solita storia della ricchezza, patrimonio, eccettera. Ma se nessuno volesse partecipare all’operazione oro alla patria 2.0?

L’esito dello scontro fra Governo e UE ruoterà attorno a tre possibili esiti:

  • L’operazione riesce e la crescita ripaga il debito;
  • Loperazione non riesce e l’Esecutivo farà la fine di Berlusconi nel 2011;
  • L’operazione non riesce e la BCE deve mettere le pezze prorogando il QE;

Va da sé che insultare gli euroburocrati un giorno sì e l’altro pure non è proprio la strategia più accorta per ottenerne, poi, il sostegno. Ma se fosse in ballo l’intera esistenza della UE il discorso potrebbe cambiare…

Personalmente non mi aspetto molto fino a gennaio. Le agenzie di rating sembrano aver sposato una linea di attesa mentre nei prossimi due mesi continueranno i conflitti fra il Governo, il Quirinale e la Ue. Considerato che le stime di crescita sembrano poco credibili e le misure proposte piuttosto confusionarie, sarà necessario convincere i mercati finanziari se si vuole coprire il deficit messo in cantiere o, in alternativa, gli italiani. E non so quale delle due sia peggio…

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[1] Cfr. http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2018/10/09/def-ufficio-parlamentare-bilancio-non-valida-stime_qOeYr1WmfwHbhLZpmNiuLI.html

[2] Cfr. www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2018/signorini_audizione_20181009.pdf

[3] Cfr. http://www.upbilancio.it/audizione-dellufficio-parlamentare-di-bilancio-nellambito-dellesame-della-nadef-2018/

[4] Cfr. https://www.fitchratings.com/site/pr/10047517

[5] Cfr. https://www.milanofinanza.it/news/moody-s-la-manovra-italiana-e-un-azzardo-201810100853563506

[6] Cfr. http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/def-bocciato-di-maio-salvini-manovra-non-cambia-andiamo-avanti-_3168069-201802a.shtml

[7] Cfr. https://www.ecb.europa.eu/mopo/implement/omt/html/index.en.html#pspp

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2 commenti su “Dalla Paperinomics alla Morfeonomics: la manovra del Governo del Cambiamento alla prova della realtà

  1. mig
    12 ottobre 2018

    gran brutta storia direi….
    tralasciando commenti vari su popolo italico , Salvini, spread a due o tre marce quando fa comodo , euro potentati & euro alcolozzati ,

    oramai vivere in italia da un po’ la senzazione di essere servi della gleba legati alla sorte dell’appezzamento di terreno.

    Vedremo..
    come diceva qualcuno, con un paio di scarpe nuove si può girare tutto il mondo.

  2. Pingback: PIL in rallentamento, occupati in calo: che cosa ne sarà della Manovra del Popolo? | Charly's blog

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Questa voce è stata pubblicata il 11 ottobre 2018 da in economia con tag , , , , .
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