Charly's blog

Annibale, Napoleone e Rommel: alcune delle battaglie piu sopravvalutate della storia

Per quanto riguarda lo studio della storia il sistema scolastico italiano adotta una metodologia di studio imperniata sue due principi:

  • Lo studio diacronico;
  • Lo studio delle res gestae;

Il risultato pratico è che per quasi tutti la storia è una sfilza di nomi e date da associare a sovrani e battaglie trascurando tutto il resto e dimenticando rapidamente il dimenticabile. Essendo la storia una disciplina immensa e non padroneggiabile in toto, la scuola inevitabilmente porta a favorire alcune parti – la storia italiana nel nostro caso –  e alcune tematiche a discapito di altre.

Se consideriamo solo le battaglie storiche, a cui la scuola dedica un’attenzione spasmodica, è facile sconfinare nell’ucronia: come sarebbe andata la storia se le cose fossero andate diversamente? Ma in alcuni casi è possibile dare una risposta netta: non sarebbe cambiato nulla. Vediamo perché.

 

—- Canne… il capolavoro superfluo —-

Siamo nell’estate del 216 a.C., Annibale scorrazza per le campagne italiane da due anni essendo passato da un successo all’altro eludendo o annientando tutte le armate inviate dal Senato romano. Stufi della strategia di logoramento adotatta da Quinto Fabio Massimo, i Romani sotto la guida dei consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terrenzio Varrone mandarono contro Annibale la bellezza di otto legioni solo per rimediare una sconfitta disastrosa. Per compesare la propria inferiorità numerica il condottiero punico escogitò una manovra a tenaglia facente leva su:

  • Forza d’urto frontale delle legioni: attirate al centro contrapponendo uno schieramento centrale a mezzaluna;
  • Superiorità della cavalleria: una volta messe in fuga le ali romane ai cavalieri cartaginesi sarebbe toccato il compito di chiudere l’accerchiamento;
  • Visione d’insieme tattica: Annibale scelse con cura sia il territorio sia l’avversario per via del sistema del comando a giorni alterni dei romani;

Eppure, a dispetto dell’esito netto dello scontro la battaglia di Canne è terribilmente sopravvalutata da un punto di vista storico. Perché? Se consideriamo il conflitto in sé da un punto di vista meramente strategico la posizione di Annibale non era delle migliori visto che operava in terra straniera con pochi contatti con la madrepatria. Un attacco frontale contro Roma non era possibile visti gli effettivi insufficienti, mentre un assedio prolungato si sarebbe scontrato contro i rifornimenti via Tevere e la possibilità che alle sue spalle comparisse un altro esercito prendendo l’esercito cartaginese tra due fuochi. Gli ozi di Capua, allora, sono solo una sparata propagandistica che non tiene conto della situazione del condottiero cartaginese.

Fin dall’inizio la strategia di Annibale non era quella di distruggere Roma ma di ridurla ai minimi termini smembrando la confederazione di cui la città eterna era a capo. Non a caso Annibale ottenne successi nel sud e nel nord Italia, dove la dominazione romana era più recente, ma fallì nel centro della penisola. Se i Romani erano impossibilitati a sconfiggere Annibale in campo aperto, a sua volta il cartaginese non poteva prendere la città. La posizione di stallo venne superata dai Romani grazie alla strategia di logoramento, alle operazioni su un fronte secondario come la Spagna e al conseguimento della superiorità navale. Una volta sbarcati sul suolo africano, infine, anche Annibale avrebbe dovuto abbandonare l’Italia per difendere la madrepatria. L’esito del conflitto, allora, non sarebbe potuto essere favorevole per Annibale a meno che i Romani non fossero scesi a trattativa.

Oltre al conflitto, inoltre, la seconda guerra punica ebbe conseguenze sociali e politiche relativamente limitate. Per dare un metro di paragone, i successivi conflitti contro la Numidia, i Cimbri e i Teutoni portarono alla rifoma di Mario con tutte le conseguenze ben note sull’ordinamento politico romano. Non esiste una storia pre e post Canne, mentre la storia romana presenta un pre e post Mario. Tragico destino, quello di Annibale: uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi, alla fine, non solo non ha conseguito la vittoria sul nemico ma non ha neppure ottenuto di essere così rilevante nella storia della sua nemesi.

 

—- L’ucronia inutile: Waterlooo —-

Una delle ucronie più diffuse è quella riguardante la battaglia di Waterloo del 1815: cosa sarebbe successo se Napoleone avesse vinto? Banale a dirsi, in realtà: nulla, l’imperatore avrebbe perso la battaglia successiva o quella dopo ancora e gli eserciti della Settima Coalizione avrebbero invaso comunque Parigi. Vediamo il perché.

All’inizio dell’epopea napoleonica la Francia era già una delle principali potenze europee per stazza economica e demografica. In più poteva vantare su delle ottime forze armate strutturate sul corpo d’armata e la leva in massa nonché su un livello di morale mediamente elevato grazie allo spirito rivoluzionario. Unito al genio tattico di Napoleone l’esercito francese passò da un successo all’altro, ma attenzione: Napoleone non si limitava a vincere le battaglie ma regolarmente distruggeva le armate avversarie. Dopo i trionfi francesi del 1805-6, le continue batoste subite portarono gli eserciti europei a riformarsi copiando il modello francese. Per quanto le vittorie continuassero, infatti, Napoleone non fu più in grado di annientare le armate avversarie.

Giunti al fatidico 1815, Napoleone era in netta inferiorità avendo contro non solo le altre grandi potenze – Prussia, Austria, Regno Unito e Russia – ma anche virtualmente tutto il resto d’Europa. La parabola napoleonica era già discendente – si noti il trend: trionfi, vittorie, sconfitte – e la Francia era esaurita dal punto di vista umano e finanziario. L’unica strategia adottabile da Napoleone era muoversi in fretta puntando sui differenti tempi di reazione dei suoi avversari e di sconfiggerli separatamente. I primi avversari furono i prussiani che vennero sì sconfitti ma, ancora una volta, non distrutti. Poi fu la volta degli inglesi – in realtà solo un terzo dei soldati di Wellington erano inglesi, il resto locali – ma durante la battaglia l’arrivo dei prussiani portò alla sconfitta di Napoleone. Ma anche se l’esito della battaglia fosse stato differente, Napoleone difficilmente avrebbe completamente distrutto Wellington e si sarebbe trovato a operare contro quel che rimaneva delle forze congiunte dei prussiani e degli inglesi e con il prossimo arrivo di austriaci, prussiani e russi. I quali, vista la necessità napoleonica di giocare in casa avrebbero potuto raggrupparsi in Germania per poi avanzare in Francia in massa. E con un rapporto di 3 o 4 a 1 c’era poco da fare, specie se si considera che un caposaldo strategico di Napoleone era quello di affrontare il nemico in superiorità numerica, anche solo locale.

A Waterloo si è combattuta l’ultima battaglia di Napoleone ma anche in caso di vittoria dell’imperatore la fine dell’epopea napoleonica si sarebbe spostata solo un poco più in là. Napoleone era ormai finito già nel 1813 e l’unico esito positivo possibile per lui era quello di convincere gli avversari alle trattative in virtù del principio dell’equilibrio di potere in Europa. Ma erano in gioco altri fattori – come la legittimità delle dinastie regnanti – a precludere questo epilogo anche perché si sarebbe potuto conservare l’equilibrio di potere anche con la vecchia dinastia regnante.

 

—- La vittoria priva di valore strategico: El Alamein —-

Se consideriamo la Seconda Guerra Mondiale, sono tre le battaglie che vengono considerate come punti di svolta nell’andamento complessivo del conflitto:

  • La battaglia delle Midway nel Pacifico;
  • La battaglia di Stalingrado nell’URSS;
  • La battaglia di El-Alamein in Africa;

Con El Alamein si è soliti dire che Rommel subì la sconfitta decisiva e cha da lì in poi si dovette ritirare pressato dalle truppe del generale inglese Montgomery. Ma io vi rigiro la questione: cosa sarebbe cambiato se Rommel avesse vinto? In realtà è una domanda accademica perché Rommel non poteva vincere vista l’enorme disparità delle forze in campo. Ma anche se avesse avuto la meglio in Egitto, negli stessi giorni in cui tedeschi e inglesi combattevano a El Alamein gli americani sbarcavano in forze in Marocco e Algeria – operazione Torch – minacciando alle spalle le truppe italo-tedesche e le loro linee di rifornimento. Anche se vittorioso Rommel sarebbe comunque dovuto tornare indietro per fronteggiare la minaccia attestandosi in una zona ristretta per compensare l’inferiorità numerica e il più vicino possibile alle linee di rifornimento: la Tunisia.

L’unica differenza con il Rommel sconfitto, quindi, è il maggiore numero di mezzi a disposizione e la temporanea messa fuori gioco degli inglesi. Ma considerato lo squilibrio dei mezzi e delle capacità industriale la vittoria di Rommel in Egitto avrebbe solo ritardato la sconfitta in Africa.

Queste sono solo alcune delle battaglie più sopravvalutate nella storia e non mancano quelle, invece, sompletamente sottovalutate da un punto di vista storico come la battaglia di Cinocefale o quella di Morgarten, nonché quelle sottovalutate da un punto di vista prettamente militare come quella di Gettysburg. E se consideriamo quest’ultima, ironia della storia, anche i militari contemporanei fallirono nel rendersi conto delle lezioni da apprendere come i massacri della Somme e di Verdun ben evidenziano…

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 23 ottobre 2018 da in Uncategorized con tag , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: