Charly's blog

TAP o non TAP: il M5S alla resa dei conti… geopolitica

Eravate rimasti al Di Battista che prometteva che, in due settimane al Governo, il M5S avrebbe fermato il TAP [1]?

«Con noi al governo, quest’opera la blocchiamo in due settimane». Questa la promessa solenne che nel 2017 Alessandro Di Battista fece ai suoi elettori e a centinaia di manifestanti durante un comizio a San Foca, in Salento. Proprio a pochi passi dal cantiere del gasdotto Tap.

Ed eccovi Di Maio confermare l’opera pena il dover pagare 20 miliardi di penali [2]:

Di Maio però corregge i suoi: “Da ministro dello Sviluppo economico ho studiato le carte del Tap per tre mesi. E sono voluto andare allo Sviluppo economico anche per questo. Vi posso assicurare che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente. Le carte un ministro le legge solo quando diventa ministro – aggiunge – e a noi del M5s non hanno mai fatto leggere alcunché”.

Penali lasciate dal Governo precedente… che a quanto pare non faceva neppure leggere le carte ai poveri grillini.

 

—- La grande opera che grande non è: il TAP —-

La questione si è ulteriormente ingarbugliata quando da più parti si è messa in dubbio la presenza delle penali citate da Giggino. Ma anche in loro assenza la situazione non cambierebbe perché si dovrebbero pagare i risarcimenti danni causati dallo stop dell’opera [3]:

I 20 miliardi di euro citati da Di Maio non sono una penale, ma il risultato di una stima a spanne fatta dall’attuale sottosegretario allo Sviluppo economico Andrea Cioffi. Tiene conto innanzitutto del fatto che la realizzazione del TAP costa in tutto 4,5 miliardi, e che visto l’avanzamento dei lavori bisognerebbe risarcirne 3,5 alle aziende coinvolte. A questi 3,5 andrebbero aggiunti 11 miliardi di euro di danni dovuti alle mancate consegne di gas già prestabilite, e 7 miliardi di utili non ottenuti da TAP e dai produttori di gas azeri.

Ma che cos’è il TAP? Si tratta di un gasdotto che partirà dalla Grecia per arrivare nel Salento [4]:

l Trans Adriatic Pipeline partirà in prossimità di Kipoi, al confine tra Grecia e Turchia, dove si collegherà al Trans Anatolian Pipeline (TANAP). Proseguirà quindi sulla terra ferma, attraversando la Grecia Settentrionale, nel suo tratto più lungo, muovendo in direzione ovest attraverso l’Albania fino ad approdare sul litorale Adriatico. Il tratto sottomarino inizierà in prossimità della città Albanese di Fier e attraverserà l’Adriatico per connettersi alla rete italiana di trasporto del gas in Salento. TAP si snoderà lungo 878 chilometri (di cui 550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia).  Toccherà la massima altitudine a 2100 metri tra i rilievi albanesi e la massima profondità a 820 metri sotto il livello del mare.

Il contributo dell’Italia nel progetto è piuttosto limitato: «TAP approderà in Salento, nel comune di Melendugno, in prossimità di San Foca. La condotta sottomarina attraverso le acque territoriali italiane misurerà circa 25 chilometri, mentre il tratto sulla terra ferma 8 chilometri. La scelta della localizzazione del punto di approdo e del tracciato a terra è stata fatta tra diverse alternative, al fine di individuare la più idonea sotto il profilo ambientale, sociale e della sicurezza».

Sul versante del No Tap possiamo trovare le seguenti motivazioni [5]:

  • Non serve: «In Europa di gasdotti ce ne sono in abbondanza. Tuttavia i consumi sono in costante diminuzione. I progetti di nuovi gasdotti rispondono quindi a ragioni economico-finanziarie e non alle “necessità” reali di chi vive in Italia o negli altri paesi».
  • Danneggia il territorio: «Andando oltre, il gasdotto è la testa di ariete di un modello di “sviluppo” che si porta dietro cementificazione, inquinamento e danni all’ambiente che si manifesterebbero negli anni a venire».
  • Danneggia l’ambiente: «L’infrastruttura, infatti, arriva dal mare, attraversa la falda acquifera, che proprio nella zona di San Foca passa quasi in superficie, mette a rischio la costa, l’habitat marino, le riserve d’acqua e le piantagioni antiche di ulivi anche millenari».
  • Non è democratica: «Il TAP è solo una parte di un gasdotto più lungo, la cui costruzione è stata decisa da governi e compagnie private, senza però consultare i cittadini».
  • È inutile: «Peccato che oltre il 60% del gas e l’80% del petrolio venduti in Europa provengano da oltre i confini dell’Unione, in molti casi da paesi del Sud, come la Nigeria, o dalla regione del Caspio. Giustificare nuovi investimenti in questi paesi per estrarre petrolio e gas, o nuove infrastrutture in Italia e in Europa per garantire che petrolio e gas possano alimentare il “mercato europeo” è ipocrita e mette in secondo piano i diritti delle comunità che vivono dove il gas è estratto e dove le mega opere dovrebbero essere costruite».

Ma nell’elenco delle ragioni a favore o contro si dovrebbe dare maggiore risultato alla dimensione geopolitica a discapito di quella economica. Vediamo perché.

 

—- TAP o non TAP? —-

Da un punto di vista italiano il TAP – il cui gas proviene dall’Azerbaijan – serve a differenziare ulteriorimente le fonti di approvigionamento rispeto a quelle attuali dell’Africa (Algeria e Libia), dell’Europa (Norvegia e Russia) e del Medio Oriente (Qatar). Ma, si sa, l’Italia non ha un gran peso geopolitico a dispetto della sua stazza per tanti motivi, non da ultimo per la mentalità da popolo coloniale propalata dalle élite economiche e culturali nostrane.

Passiamo, allora, ai due grandi attori che stanno giocando sulla schacchiera europea: USA e Russia. La UE, come al solito, non esiste e al massimo si può citare la Germania con il gasdotto Nord Stream 2. E credo non sia necessario ripetere di nuovo del sotteraneo scontro fra gli USA e la Germania e del nascente ruolo geopolitico dell’Europa dell’Est, Polonia su tutti.

Considerata l’attuale situazione, la Russia non ha molte armi a sua dispozione per proiettare la propria volontà al di fuori dei suoi confini:

  • Le armate russe sono imponenti ma spesso obsolete (come il T72 o il Mig29), la flotta è poca cosa;
  • L’economia russa è minuscola se comparata alle dimensioni del paese essendo più piccola di quella italiana con tutto ciò che ne consegue in caso di conflitti prolungati o corsa agli armamenti;
  • Il soft power russo è limitato ai rosso-bruni e non c’è confronto con Hollywood;

Senza dimenticare, poi, che il fattore nucleare che rende vano l’utilizzo della forza militare su grande scala e che spiega perchè i russi abbiamo messo mano allo sviluppo delle armi nucleari, proprio per compensare i limiti nella guerra convenzionale che abbiamo appena visto. Non è un caso, infine, se negli ultimi anni abbiamo avuto modo di assistere a un’ampia diffusione delle proxy wars e delle varie “rivoluzioni colorate”. Non sono altro che un’alternativa economica alle guerre senza correre il rischio di un conflitto nucleare.

Se, alla fine della fiera, gli americani hanno in mano armi potenti come quelle delle sanzioni economiche e il controllo sui media, ai russi rimane solo la carta dell’energia: essendo un fornitore possono tagliare l’afflusso del gas forzando la situazione a proprio vantaggio. Per ovviare alla minaccia russa non rimane che variare le fonti di approvigionamento sia puntando sull’Africa e sul Medio Oriente, sia usando il gas americano.

Non mancano, ovviamente, le problematiche come l’instabilità politica del Caucaso e le dimensioni minori dei giacimenti locali rispetto a quelli russi. Ma nello scacchiere geopolitico anche la più piccola delle variabili può fare la differenza per contenere il proprio avversario e limitarne la potenza. Noi europei dovremmo saperlo bene visto che il concerto europeo delle nazioni e l’equilibrio di potere sono stati il nostro marchio di fabbrica dall’Età Moderna a oggi, fino al rincoglionimento complessivo chiamato Stati Uniti d’Europa. Ma qui le dure repliche della realtà porteranno a un risveglio, per quanto brusco, dei belli addormentati europei. Specie quando gli americani schiacceranno di nuovo, la terza volta in un secolo, le velleità di potenza tedesche.

Tornando a noi, visto che il TAP si farà quale che sia la sua ricaduta economica, non rimane che da chiedersi se ci sia stata una contropartita per quanto riguarda i titoli di Stato nostrani o la situazione in Libia. Giusto per capire se siamo dei meri sudditi o dei semplici vassali. E vi assicuro che la differenza è bella enorme.

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[1] Cfr. https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/gdm-tv/1069664/tap-la-promessa-di-di-battista-lo-bloccheremo-in-2-settimane.html

[2] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/10/27/tap-senatori-m5s-conte-sbaglia_21c37608-fbdc-46e5-992d-7f4308518cab.html

[3] Cfr. https://www.ilpost.it/2018/10/28/di-maio-tap/

[4] Cfr. https://www.tap-ag.it/il-gasdotto/il-tracciato

[5] Cfr. https://www.recommon.org/dieci-ragioni-per-dire-no-al-tap/

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Questa voce è stata pubblicata il 29 ottobre 2018 da in politica con tag , , , , , , , .
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