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PIL in rallentamento, occupati in calo: che cosa ne sarà della Manovra del Popolo?

Per far quadrare i conti il DEF dell’autonominatosi Governo del Cambiamento puntava su un tasso di crescita annuale del 1,5% [1]:

Sono appena usciti i dati relativi al PIL. Secondo voi, le previsioni del Governo si sono avverate o no?

 

—- Il PIL non tira più… —–

Lasciamo la parola all’Istat: «Nel terzo trimestre del 2018 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia rimasto invariato rispetto al trimestre precedente. Il tasso tendenziale di crescita è pari allo 0,8%. » [2]. Ed ecco un sintetito commento:

Nel terzo trimestre del 2018 la dinamica dell’economia italiana è risultata stagnante, segnando una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni. Giunto dopo una fase di progressiva decelerazione della crescita, tale risultato implica un abbassamento del tasso di crescita tendenziale del Pil, che passa allo 0,8%, dall’1,2% del secondo trimestre. Questa stima, che ha natura provvisoria, riflette dal lato dell’offerta la perdurante debolezza dell’attività industriale – manifestatasi nel corso dell’anno dopo una fase di intensa espansione – appena controbilanciata dalla  debole crescita degli altri settori.

Il rallentamento, come si può vedere dai dati Istat, ha avuto inizio a fine anno scorso.

 

—- E l’occupazione? —-

Al rallentamento dell’economia non poteva mancare il parallelo stop dell’andamento occupazionale [3]:

  • Dopo l’aumento del mese scorso, la stima degli occupati a settembre 2018 torna a calare leggermente (-0,1% su base mensile, pari a -34 mila unità). Il tasso di occupazione scende al 58,8% (-0,1 punti percentuali).

  • Dopo due mesi di diminuzione, a settembre torna a crescere la stima delle persone in cerca di occupazione (+3,2%, pari a +81 mila unità). L’aumento della disoccupazione si distribuisce su entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione sale al 10,1% (+0,3 punti percentuali su base mensile), quello giovanile aumenta lievemente e si attesta al 31,6% (+0,2 punti).

  • A settembre si stima un calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%, pari a -43 mila unità). La diminuzione coinvolge uomini e donne e si distribuisce tra i 25-34enni e i 50-64enni. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,1 punti percentuali).

  • Nel trimestre crescono in misura intensa i lavoratori a termine (+3,2%, +98 mila), mentre calano sia i dipendenti permanenti (-85 mila) sia gli indipendenti (-23 mila).

Su base annua non mancano le buone notizie e a settembre l’occupazione cresce dello 0,9%, pari a +207 mila unità. In termini demografici «aumentano principalmente gli occupati ultracinquantenni (+333 mila) e, in misura più contenuta, anche i 15-34enni (+27 mila), mentre calano i 35-49enni (-154 mila)». Nello stesso lasso di tempo, «a fronte della crescita degli occupati si stima anche un forte calo dei disoccupati (-9,9%, pari a -288 mila) e una lieve diminuzione degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,1%, -19 mila)». Tuttavia l’andamento è palesemente in fase di rallentamento con un ulteriore persistenza dei contratti a termine. A quanto pare non basta citare la dignità del lavoro per vedere apparire magicamente i contratti a tempo indeterminato…

Tabella n1: occupati, disoccupati e inattivi per classi d’età

Occupati Disoccupati Inattivi
15-24 anni 1.019 470 4.384
25-34 anni 4.088 753 1.742
35-49 anni 9.655 874 2.563
50 + 8.546 515 17.396

Fonte: Istat, Settembre 2018

 

Il sintetico commento dell’Istat: «A settembre l’occupazione torna a calare, seppure lievemente, dopo la crescita registrata ad agosto, mentre torna a crescere la disoccupazione dopo due mesi di ampia diminuzione. Il calo dell’occupazione si concentra tra i dipendenti permanenti, segnali positivi si hanno invece per dipendenti a termine e indipendenti. Nella media del terzo trimestre l’occupazione è stabile rispetto ai tre mesi precedenti. Nell’arco dei dodici mesi la crescita occupazionale rimane positiva, spinta soprattutto dai dipendenti a termine».

 

—- Spending deficit, ci eravamo tanti amati… —-

Che i tassi di crescita previsti fossero decisamente ottimisti si era già visto ed era stato evidenziato praticamente da tutti. Il problema è che se non viene raggiunto il tasso di crescita del PIL previsto anche il deficit al 2,4% sarà da rivedere. Al riguardo il Premier Conte ha già messo le mani avanti [4]:

“Il 2,4% per noi è il tetto massimo che ci siamo impegnati solennemente a rispettare… Siamo disponibili a valutare in corso di attuazione della manovra un contenimento, non è che dobbiamo per forza raggiungerlo. Sicuramente non lo supereremo”, ha detto Conte alla stampa estera.

“Quando avremo fatto la semplificazione burocratica, fiscale, dei processi pubblici… vedrete che la crescita volerà. Sono molto fiducioso che cresceremo in modo molto consistente. Se dovessimo accorgerci che il trend dell’economia non si adegua agli obiettivi programmatici adotteremmo misure di contenimento della spesa”.

Un’affermazione di buon senso che, però, si scontra con la logica alla base della Manovra del Popolo: per rilanciare il PIL bisogna usare gli investimenti pubblici, giusto? Ma se il PIL non cresce come previsto, quindi, secondo questa logica non si dovrebbe affatto ridurre il deficit!

Chi scrive non è di per sé contrario al deficit spending altrimenti dovremmo chiudere le banche e gli istituti di credito visto che il credito per uno è il debito per un altro. Ma le misure proposte nel DEF, oltre a essere di difficile realizzazione, non sembrano essere particolarmente positive per lo sviluppo economico né dotate di un grande impatto sul PIL. Vista la necessità dell’Italia di ricorrere all’acquisto dei Titoli di Stato da parte di fondi e banche estere, in caso di fallimento delle stime governative rischiamo tre scenari:

  • Oro alla patria 2.0 con gli italiani che acquistano i Titoli di Stato;
  • Fragorosa marcia indietro del Governo del Cambiamento;
  • Stretta fiscale e/o patrimoniale l’anno prossimo;

Lascio al lettore il giudizio su quale sia lo scenario peggiore.

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[1] Cfr. http://www.mef.gov.it/inevidenza/article_0352.html

[2] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/223056

[3] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/223117

[4] Cfr. https://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL8N1X22QW

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Questa voce è stata pubblicata il 1 novembre 2018 da in economia con tag , , , , , , .
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