Charly's blog

La tassa sul celibato/nubilato e l’eterogenesi dei fini

Scopro nella bloggosfera una notizia a dir poco curiosa: secondo un ministro tedesco le persone senza figli dovrebbero pagare di più per i servizi medici e per i contributi previdenziali [1]. Non che il nostro non si lanci in argute e spericolate argomentazioni:

Spahn said the government needed to make the system “fair for all generations” now to avoid a situation where the shrinking number of young people over the next decade “find ways to shirk or evade the financial burden.”

He also called for an honest debate about “how we remain a human society, how we maintain our social institutions, if every third person in Germany is over 60 years old — and less than a fifth are younger than 20?”

Semplice, no? Certo, nel caso della seconda domanda io risponderei con l’ingegneria genetica ma, per fortuna, non sono tedesco. Tornando all’argomento principale, volete più figli? Basta far pagare di più o tassare proprio i single, che ci vuole.

 

—- Eteregonesi dei fini, questa sconosciuta —-

In effetti non manca chi appoggia la misura e ne sostiene le ragioni [2]:

Procreare è un dovere civico di ogni membro della Collettività: senza figli questa si estingue. I diritti sono definiti dai doveri. È ingiusto pretendere che la Collettività mantenga persone che nulla hanno fatto per farla vivere. Perché poi i figli degli altri dovrebbero sgobbare come somari per mantenere persone che non siano loro parenti? E mantenere sarebbe ancora il meno, ma anche accudirle e pulirle quando si siano sporcate? In poche parole: quanti non abbiano procreato sono semplici parassiti della Collettività. Ben venga quindi una tassa sul nubilato, e che sia anche ben salata.

Ma l’idea era già stata proposta nell’agone politico italiano, confermando il fatto che l’Italia è un laboratorio politico che precorre i tempi anche quando si ipotizzano misure ancronistiche [3]:

Il peggior endorsement che poteva esser rivolto alla Conferenza Nazionale della Famiglia è stato fatto proprio dal sindaco Gianni Alemanno: “Se vogliamo aiutare le famiglie, che sono quelle sposate, vuol dire aumentare le tasse ai single e alle coppie con pochi figli… Bisogna concentrarci sulla famiglia della Costituzione formata da un uomo e una donna che fanno figli”.

Sentimento condiviso anche dai semplici lettori dei quotidiani [4]:

I miei strali erano rivolti ai single per libera scelta, a coloro che adottano deliberatamente e consapevolmente tale modus vivendi, che rinunciano alla procreazione a causa del proprio egoismo e del non volersi assumere responsabilità di alcun tipo, senza voler in alcun modo opinare le scelte di chi è stato costretto per motivi economici o per mancanza di partner. Chi rifiuta a priori di contribuire al futuro della società, va penalizzato, a esempio adoperando la leva fiscale, oppure con l’aumento dei costi per la fruizione dei servizi pubblici. Proprio questo tipo di single è caratterizzato da una limitata visione della realtà e dalla filosofia del carpe diem, non considerando che il loro stesso essere al mondo è dovuto al fatto che i propri genitori la pensavano in tutt’altro modo.

Che dire? Non mi è ben chiaro, in verità, perché si parli di tassa sul nubilato e non anche sul celibato, se non per contrappasso verso il periodo fascista. Ma qui siamo ecumenici e consideriamo sia i nubili sia i celibi adottando il termine “tassa sui single”. Tassare i single è un’idea bellissima se non fosse per questa cosetta fastidiosa qui [5]:

eterogenesi dei fini Principio formulato da Wundt, secondo il quale le azioni umane possono riuscire a fini diversi da quelli che sono perseguiti dal soggetto che compie l’azione; in partic., ciò avverrebbe per il sommarsi delle conseguenze e degli effetti secondari dell’agire, che modificherebbe gli scopi originari, o farebbe nascere nuove motivazioni, di carattere non intenzionale.

Sicuri che per funzionare bene a una misura fiscale bastino le buone intenzioni?

 

—- Le tasse ai single? I single votano… con i piedi —-

Tassiamo i single per avere più marmocchi, dicono, e va bene, tassiamoli. Cosa succederà? Per prima cosa avremo una discreta fetta di evasori fiscali. Una tassa del genere, infatti, non è legata al reddito ma a una condizione: si può essere single anche da disoccupati e inoccupati [6]. E se non si ha una fonte di reddito, con cosa pagate la tassa? E anche i minori devono pagare se a 15 anni non figliano?

 

Tabella n°1. Condizione lavorativa 15-49 anni, Italia.

15-24 25-34 35-49
Occupati 1.019 4.088 9.655
Disoccupati 470 753 874
Inattivi 4.384 1.742 2.563

Fonte: Istat, 2018.

 

Vi è, poi, un problema di tipo bioligico: se il maschio può procreare per tutta la vita una volta raggiunta la maturità sessuale, per le femmine la cosa non è possibile. Che facciamo, mettiamo un limite temporale 18-40 per le femminuccie e 18-morte per i maschietti? O mettiamo una tassa punitiva perché non si sono fatti i figli?

Vi è poi un problema di natura squisitamente economica. La tassa sul marmocchio avrebbe un peso effettivo solo se dovesse superare il costo di mantenimento dello stesso. Ipotizzando, ovviamente, che ogni single dovrebbe sovvenzionare solo un figlio visto che in una coppia abbiamo due persone. Ma quanto costa al mese il benedetto marmocchio? Bella domanda [7]:

Non si può fare un’ipotesi univoca di costo mensile viste le tante variabili in gioco (esclusi i costi una tantum sopra descritti). Proviamo a ipotizzare alcuni scenari, dal più “risparmioso” a quello di chi ha più possibilità.

Un costo mensile di un figlio supercontenuto, che possa prescindere dal latte in polvere, si aggira sui 100 € e considera 50 € per le pappe, 30 euro per vestiti e scarpe (in questo caso da usato o mercatini) e 20 euro per medicinali e imprevisti di piccola entità. È una cifra che ovviamente non può considerare le eventuali spese extra che si dovessero rendere necessarie (per esempio se doveste cambiare il lettino o intervenire su uno degli elementi di costo fisso elencati a inizio articolo).

Un costo mensile “gold”: qui consideriamo abiti e scarpe acquistati nuovi, latte in polvere, asilo nido, omogeneizzati, insomma la fascia di costo più elevata. Ci muoviamo sui 900-1000 euro al mese, cifra che potrà aumentare in base a ulteriori fattori come le marche degli abiti e delle scarpe acquistati, la tipologia di pannolini ecc

Una forbice 100-1000 euro, ovviamente, è così ampia da non essere molto indicativa. Ma ipotizziamo che si riesca a trovare un valore valido per tutte le classi, tutti i ceti e tutte le tasche (progressivo in base al reddito?). Che problema c’è, direte, basta fare figli in caso non si voglia pagare la tassa. Certo, se non fosse che viviamo nell’epoca dei contratti a termine e con essi del reditto saltuario. Al netto di un reddito minimo universale o un sussidio di disoccupazione – finanziato dalle tasse sui single? – è più razionale pagare la tassa finché si lavora e non fare un marmocchio che dovrai mantenere per un paio di decenni.

E se paghi una bella fetta del tuo reddito – pure basso visti gli stipendi in Italia – in tasse, ci saranno anche altri effetti: meno risorse abbinato al non voler fare una coppia vuol dire non poter uscire di casa. E meno reddito vuol dire meno consumi. Morale della storia? Niente figli, meno consumi, e single che non escono di casa.

Potrebbe andar peggio di così? Certo che potrebbe: perché mai una persona istruita e competente, con un potenziale mercato del lavoro di dimensioni continentali, dovrebbe rimanere in Italia a farsi tassare e a lavorare di tanto in tanto? Potrebbero, più semplicemente, seguire la via dei propri connazionali già in fuga [8].

 

Tabella n°2. Iscritti alla’AIRE al 31 dicembre 2016

Fino a 18 anni 748.929
19-24 anni 395.476
25-34 anni 714.055
35-44 anni 787.332
45-54 anni 727.303
55-64 anni 596.234
65-74 anni 474.070
74+ 530.541

Fonte: AIRE.

 

Il problema demografico non è affatto una grana della sola Italia, ma di tutte le economie avanzate. In un contesto del genere e con l’esaurirsi dei baby boomers, gli Stati saranno in competizione tra loro per attrarre i lavoratori e per vincere la competizione bisognerà offire le condizioni migliori. I bambini sono sì validi per il lungo termine, ma per il breve e il medio termine bastano gli adulti, anzi, sono la scelta migliore perché già impiegabili. E tassare i single per fare più figli è come tassare le imprese per fare più assunzioni…

 

—- L’amore romantico? Puff! —-

Se la misura è nel complesso irrazionale e folle sul piano economico, non mancano comunque alcuni ulteriori spunti di riflessione. La nostra società adotta l’idea dell’amore romantico come base per costruire un rapporto di coppia, con tutte le conseguenze del caso:

  • Difficoltà nella ricerca del partner giusto;
  • Tempi lunghi nella ricerca e nel fare marmocchi;
  • Mancata azione in caso di fallimento nella ricerca dell’anima gemella;

Ma se si riuscisse nell’imporre il figliamento coatto, l’amore romantico verrebbe meno o, nel migliore dei casi, usato per corne o tradimenti. Potrebbe anche venir fuori una sorta di poliamore con coppie che figliano per via dell’obbligo legale e rapporti extra familiari dettati dal romanticismo e dalla passione. Ma un simile scenario verrebbe relegato alla clandestinità vista la matrice ideologica che ha partorito l’idea delle tasse ai single.

 Se le coppie venissero formate con il solo scopo di non pagare le tasse o per obbligo legale, inoltre, la scelta del potenziale partner non dovrebbe o potrebbe essere molto lunga. Il compito potrebbe essere lasciato al caso delle conoscenze più vicine via matrimoni combinati o all’imposizione del potere statale basato, magari, su un accurato piano di riproduzione su base genetica, un allevamento selettivo. Se bisogna figliare, infatti, perché non assicurare il successo di alcuni tratti come la forza, l’intelligenza e magari la bellezza? Se lo si fa con i cani…

Nel medio/lungo periodo, ad ogni modo, la tecnologia potrebbe portare alla scissione fra la riproduzione e il corpo delle donne. L’invenzione di un utero artificiale renderebbe superflua la gestazione naturale, mentre l’evolversi degli androidi e dei ginoidi potrebbe portare alla fine alla guerra dei sessi. Una fine che si traduce nell’indifferenza reciproca, s’intende. Nel frattempo la vecchiaia potrebbe essere semplicemente curata e tanti saluti al problema demografico.

Tornando al presente, un’ultima cosa sui single che non contribuiscono alla società. A differenza dei marmocchi e dei pensionati, i single che lavorano pagano le tasse e i contributi previdenziali. In più non pesano sul bilancio stale alle voci sanità e istruzione. Come si possa affermare che chi paga i conti a tutti non contribuisca alla società, francamente, mi sfugge. Così come è altrettanto misterioso perché non si voglia capire che la crisi della natalità non nasce solo da scelte di vita, ma anche dalle imposizioni economiche. Se non hai un reddito, se non puoi conciliare i figli con il lavoro, come fai a fare figli?

 

Approfondimento:

 


[1] Cfr. https://www.dw.com/en/german-minister-says-childless-people-should-pay-more-tax/a-46229483

[2] Cfr. https://senzanubi.wordpress.com/2018/11/12/germania-herr-spahn-prospetta-la-tassa-sul-nubilato/

[3] Cfr. http://www.libertiamo.it/2010/11/12/l’idea-di-alemanno-punire-single-gay-coppie-di-fatto-e-coppie-che-non-possono-procreare/

[4] Cfr. https://www.corriere.it/solferino/severgnini/03-06-06/10.spm

[5] Cfr. www.treccani.it/enciclopedia/eterogenesi-dei-fini_%28Dizionario-di-filosofia%29/

[6] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/223117

[7] Cfr. https://donnesulweb.net/quanto-costa-un-figlio-al-mese/

[8] Cfr. http://ucs.interno.gov.it/FILES/AllegatiPag/1263/INT00041_Anagrafe_Italiani_estero_AIRE_ed_2017.pdf

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3 commenti su “La tassa sul celibato/nubilato e l’eterogenesi dei fini

  1. Remo
    17 novembre 2018

    Personalmente conosco più di un single che, arrivato a una certa, desidererebbe un figlio, ma non ha semplicemente il partner per farlo: semplicemente, allora, lo Stato dovrebbe finanziare la gestazione per altri in favore di coloro che desiderano farsi carico dell’onere di dare nuove generazioni per il futuro della società ma non sono letteralmente “sfigati”.
    No, l’adozione non vale, perché semplicemente ti prendi carico di un soggetto che già c’è, non ne metti in cantiere uno nuovo.

  2. mig
    18 novembre 2018

    beh ,ma che ti lamenti… dopo quella che diceva che la gente era choosy.
    Mi ritorna in mente quando mi laureai:
    ero convinto che il mio scopo fosse quello di rendere il mondo migliore di come lo avevo trovato.
    Alla fine del primo anno di lavoro ero cosciente che il mio scopo era sopravvivere.

    • Charly
      19 novembre 2018

      Negli USA è persino peggio con i debiti!

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 novembre 2018 da in società con tag , , .
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