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Decreto sicurezza? Sicurezza de che?

Il bello del Governo gialloverde è che se la canta e se la suona da solo riassumendo sia la funzione di Governo sia quella dell’opposizione. L’ultima novità in tal senso viene da Fico che si dissocia da un provvedimento votato dal suo stesso partito, pardon, movimento [1]:

«Se la mia assenza al momento della votazione è stata interpretata come una presa di distanza dal provvedimento? Beh, avete interpretato bene» ha detto Fico a margine del convegno sui beni comuni in corso all’accademia dei Lincei a proposito dell’assenza nel corso della votazione sul decreto sicurezza. «Sì, è stata interpretata bene», ha risposto Fico alla domanda se la sua assenza al momento del voto sul decreto sicurezza poteva essere interpretata come una presa di distanza dal provvedimento, e ha proseguito: «Perché io sono il presidente della Camera e rispetto il mio ruolo fino in fondo, diritti di maggioranza e di opposizione, mando avanti i provvedimenti che arrivano in Aula con la collaborazione di tutti i capigruppo e rimango fedele al mio ruolo istituzionale. Se poi parliamo del decreto nel merito, dopo che è passato, questo è un altro discorso», ha concluso.

Tranchant come di consueto il commento di Salvini: «Chi contesta il decreto sicurezza non ho capito se lo ha letto. Non capisco dove sia il problema: allontana i delinquenti e aumenta la lotta a mafia, racket e droga»

 

—- Il Decreto Sicurezza in pillole —-

La conversione in legge del decreto di per sé non è molto semplice da leggere perché è una sequela di modifiche ad altre norme giuridiche [2]. Ma la relazione introduttiva ci permette di capire con facilità gli obiettivi del legislatore e i mezzi adottati. Partiamo dal già noto fatto che la maggior parte delle persone che presentano la domanda di asilo ottiene un rifiuto:

I principali profili di criticità dell’attuale sistema sono individuabili nell’anomala sproporzione verificatasi tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale espressamente disciplinate a livello europeo e nel nostro ordinamento (l’ultimo quinquennio, status di rifugiato: 7 per cento; protezione sussidiaria: 15 per cento), e il numero dei rilasci del permesso di soggiorno per motivi umanitari (25 per cento, aumentato fino al 28 per cento per l’anno in corso). Ai casi di protezione umanitaria riconosciuta dalle Commissioni territoriali si aggiungono quelli riconosciuti dall’autorità giudiziaria, a seguito dei ricorsi avverso le decisioni di rigetto assunte in via amministrativa, che costituiscono il 25 per cento dell’esito dei giudizi.

La causa del fenomeno viene rilevata da una definizione legislativa dai contorni incerti «che lascia ampi margini ad una interpretazione estensiva in contrasto con il fine di tutela temporanea di esigenze di carattere umanitario per il quale l’istituto è stato introdotto nell’ordinamento. Si ritiene pertanto necesario delimitare l’ambito di esercizio di tale discrezionalità». Che, poi, in termini pratici vuol dire «abrogare i riferimenti di carattere generale al permesso di soggiorno per motivi umanitari contenuti nel testo unico in materia di immigrazione» o delineare meglio il quadro legislativo rendendolo meno interpretativo e più stringente.

Abbiamo poi la carota: «finalità premiale e di integrazione sociale, il rilascio di un permesso di soggiorno per lo straniero che compie atti di particolare va­ lore civile». E il bastone: «In materia di protezione internazionale, si interviene anche per ampliare il catalogo di reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca della pro­tezione internazionale, inserendovi ipotesi delittuose di particolare gravità che destano allarme sociale».

C’è poi la novità «della revoca della cittadinanza italiana concessa ai cittadini stranieri che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, avendo riportato condanne per gravi reati commessi con finalità di terrorismo o eversione». Misura in odore di incostituzionalità, sinceramente.

 

—- Siamo sempre lì: l’eterogenesi dei fini —-

Nel decreto sono presenti altre norme in merito all’occupazione abusiva degli edifici, l’uso del taser da parte delle forze dell’ordine e il noleggio di automezzi nell’ottica della lotta al terrorismo. Ma concentriamoci sull’immigrazione visto che è il principale tema di dibattito pubblico nonché la parte più corposa del decreto. Partiamo dai numeri:

 

Tabella n*1. Richiedenti asilo ultimi anni

2015 2016 2017 2018
Uomini 74.250 105.006 109.066 /
Donne 9.720 18.594 21.053 /
Minori non accompagnati 3.959 5.930 9.782 /
Minori accompagnati 7.168 5.201 6.527 /
Totale 83.970 123.600 130.119 18.916
Migranti sbarcati al 30/11 / 181.436 119.369 23.011

Fonte: Ministero dell’Interno

 

È da notare che le domande di asilo non corrispondono agli sbarchi ed è da ricordare, infine, che il tasso di rifiuto delle domande si aggira sul 50/60%.

Se il decreto in questione con tutti i suoi paletti sui permessi di soggiorno fosse entrato in vigore all’inizio del fenomeno, sulle oltre 300.000 persone entrate negli ultimi 3 anni è lecito ipotizzare avere fra le mani almeno 200.000 persone da espellere, se non di più. Le difficoltà, ovviamente non mancano anche facendo il brutto muso:

  • In caso di mancata cooperazione è impossibile stabilire il paese d’origine;
  • Il paese d’origine potrebbe non volere indietro la persona;
  • 200.000 persone sono parecchi voli…

Per ovviare a questi problemi non basta aumentare i tempi di permanenza nei CPR, mentre l’aumento di fondi previsto non copre il costo delle espulsioni. Il rischio concreto è che l’insieme delle misure proposte porti a un aumento dei clandestini senza riuscire a procedere con le espulsioni viste le difficoltà, i costi e i numeri in ballo.

 

—- Un radicale cambio di rotta… dai risultati identici? —-

Nel DEF possiamo trovare ulteriori informazioni [3]. Partiamo dal numero dei migranti presenti nei centri di accoglienza:

Vista la filosofia di fondo del decreto si verrebbe a realizzare un cambio di rotta radicale nella (non) gestione del fenomeno. E abbiamo anche il costo del tutto: 4,3 miliardi per il 2017 e dai 4,6 ai 5 miliardi per il 2018. Che copre solo le spese correnti senza poter gestire l’altro aspetto dell’integrazione che passa anche per il lavoro che, ricordiamolo, in Italia non c’è proprio vista la crisi economica degli ultimi 20 anni.

In conclusione, con il Decreto Sicurezza abbiamo il solito scontro fra un fine anche condivisibile – espellere chi commette crimini – con le difficoltà pratiche derivanti dalla sua realizzazione. Con il crescente sospetto che fra 5/10 si parlerà di sanatoria di clandestini.

 

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[1] Cfr. https://www.lastampa.it/2018/11/30/italia/la-mia-assenza-non-casuale-ha-letto-il-testo-scontro-ficosalvini-sul-decreto-sicurezza-jJxWjSnlWCfmYQudnlpybO/pagina.html

[2] Cfr. http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/testi/50700_testi.htm

[3] Cfr. http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2018/DEF_2018_-_Sez.1_-_Programma_di_Stabilitx.pdf#page=69

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Questa voce è stata pubblicata il 1 dicembre 2018 da in politica con tag , , , , .
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