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Di Maio, il Navigator e la persistente fantasia del mismatch fra la domanda e l’offerta di lavoro

Ancora perplessi sul funzionamento del Reddito di cittadinanza? Ecco a voi il Di Maio pensiero:

Bene, anzi, male. Vediamo il perché.

 

—- Il Di Maio pensiero —-

In questo spezzone Di Maio si concentra, ancora una volta, sul mismatch fra domanda e offerta del lavoro: vuole la leggenda che in Italia ci siano milioni di posti di lavoro scoperti per via delle skills inadeguate dei potenziali candidati. Ecco qui: «Le imprese avranno a disposizione persone formate da poter assumere perché se in Italia le imprese pagano il 50, il 60% di fatto di tasse, non devono dover formare da zero chi assumono».

Questo processo di formazione avrà il suo cardine nel Navigator:

Il meccanismo si baserà non sul Centro pr l’Impiego come lo immaginiamo oggi ma chi oggi non ha un lavoro entrerà nel programma del reddito, avrà dall’altra parte una figura che esiste in tutti i paesi europei, che possiamo chiamare Navigator, che è il soggetto che prenderà in carico chi prende il reddito di cittadinanza e lo indirizza verso la formazione, verso il placement. Che non è necessariamente il Centro per l’Impiego subito, c’è il sistema privato, il sistema pubblico, c’è la formazione pubblica, la formazione privata. L’importante è che ci sia una persona da oggi che faccia da controllore per chi prendee il reddito ma anche che orienti quel raggazzo che oggi sta cercando lavoro o che vuole aprire un’impresa.

In termini meno pittoreschi è quello che viene definito tutor. Persone di alto profilo, s’intende: «Li selezionamo come si fa normalmente con un colloquio e si vede l’alto profilo di una persona che deve essere in grado di seguire un ragazzo o un meno giovane che ha perso il posto di lavoro, poterlo riorientare, farlo formare in un sistema di formazione e poi fornirlo alle aziende senza che le aziende lo dabbano riformare da zero».

Non che le idee siano chiarissime, ovviamente, dato che dopo aver evidenziato l’importanza di fornire alle aziende un personale già formato… poi le si chiama in causa per formare le nuove figure professionali:

Io le sto parlando, invece, di un programma di formazione per cui non è necessariamente nel Centro per l’Impiego che deve andare la persona per formarsi. Si può formare in azieda e noi corrispondaimo all’azienda quello che serve per formarcelo. Si può formare nei centri accreditati convenzionati delle regioni, si può formare attraverso il Centro per l’ impiego e attraverso un’agenzia privata.

Confermata, infine, la platea di 5 milioni di persone quali beneficiarie della misura. Cosa potrà mai andar male, insomma?

 

—- La Gigginomics: aiuto! —-

Giggino ha chiamato in causa il Navigator, forse una citazione di un film degli anni ’80. Al che io vorrei rispondere con un’altra citazione cinematografica, seppur di tenore differente: liberate vos ex inferis.

Partiamo dal punto più ovvio: i 5 milioni di cui parla Giggino corrispondono ai milioni di poveri assoluti attualmente presenti in Italia. Ma non è un caso se si parla anche di 1,7 milioni di famiglie. Nel novero, infatti, non abbiamo solo i disoccupati, ma anche gli inoccupati: casalinghe, minorenni (1,2 milioni), pensionati, invalidi. E non ci vuole un genio a capire che sono tutte persone che non necessitano di una formazione perché già in formazione (gli studenti:  a scuola che fanno, Giggino?) o perché con il lavoro hanno già dato o non possono dare (pensionati e invalidi). Rimangono solo i disoccupati propriamente detti e le casalinghe. E questo dovrebbe anche far riflettere sul perché non si dovrebbe mettere nello stesso calderone due cose fra loro assai differenti:

  • Reddito minimo;
  • Sussidio di disoccupazione finalizzato al reimpiego;

E indovinate come è concepito il Reddito di cittadinanza? Proprio per mischiare i due piani…

I disoccupati, si è detto. Dati Istat alla mano stiamo parlando di 2,7 milioni di persone così divisi su base anagrafica [1]:

 

Disoccupati per classe d’età, espressi in migliaia. Periodo: ottobre 2018

Classe d’età Valori assoluti in migliaia
15-24 anni 497
25-34 anni 767
35-49 anni 914
50 + 568
Totale 2.746

Fonte: Istat

 

Per quanto riguarda il mismatch basta farsi un giro sul database Excelsior [2]:

Roma, 16 novembre 2018 – A novembre le imprese hanno in programma di rendere disponibili quasi 354mila posizioni lavorative, mentre sono 1.111.550 i contratti previsti entro gennaio 2019. Ancora in aumento la difficoltà di reperimento, che arriva al 30% delle entrate previste.

Cavoli, il 30%, cifra imponente. Peccato che il 30% di 354mila superi di poco le 100mila unità. E non ci vuole un genio a capire che

2,7 milioni – 100mila = 2,6 milioni

Il problema della disoccupazione non mi pare risolto neppure con un mismatch pari a 0, che dite? Senza contare, poi, che difficile reperimento non equivale a totale mancanza di candidati. Se volete ridurre la disoccupazione l’unico metodo è quello di avere una sana crescita economica: il numero dei posti di lavoro disponibili non è una variabile indipendente dal ciclo economico.

 

—- La formazione? Se volete tagliare i salari… —-

Il Reddito di cittadinanza, per come è concepito, avrà un altro effetto perverso: quello di aumentare i disoccupati. Se, infatti, la mancetta è elargita in base alla disponibilità lavorativa, avremo una fetta di inattivi che diverranno disoccupati andando a sommarsi a quelli già esistenti. E se si cominciasse a formare in massa i profili più ricercati e di difficile reperimento non si avrebbe affatto un crollo della disoccupazione visto che i posti lavoro quelli sono, ma un crollo dei salari per via dell’eccesso dell’offerta lavoro…

Ma non preoccupatevi della cosa perché la più grande formazione del capitale umano della storia è pura fantasia. Partiamo dai numeri dei cosiddetti Navigator: «Degli 8.798 addetti operanti presso i Centri per l’Impiego la maggior parte presta servizio nelle Regioni del Sud che da sole contano il 48,3% del complesso del personale, ripartito tra dipendenti e collaboratori. A scalare troviamo le quote degli operatori del centro Italia, pari al 20,5% e quelle del Nord-ovest (16,3%) e del Nord-est (14,9%)» [3]. Vista la sproporzione numerica non bastano di certo qualche migliaio di assunzioni in più per riequilibrare la situazione… Senza contare, poi, le differenze territoriali dettate dai differenti dinamismi economici.

Rimane l’idea di affidare la formazione alle agenzie private. Al netto, intendo, del fatto che non ci siano posti di lavoro da ricoprire e di conseguenza non si conosca bene quali profili formare. Ma, ehi, studiare è un fine nobile di suo, va bene. Solo una domanda: quanto tempo dedichiamo allo studio? La formazione professionale in Italia avviene per la maggior parte dei profili durante la scuola secondaria superiore o tramite corsi professionali. Il tempo previsto varia da 1 a 5 anni. Ma se basta un corso di 3 mesi non sarebbe più razionale dichiararsi disoccupati dopo la licenza media invece di sorbirsi 5 anni di superiori?

Sempre in ambito di formazione è bene sottolineare la differenza fra

  • Lavoro: attività che richiede poco tempo per essere padroneggiata;
  • Professione: abilità che richiedono anni per essere padroneggiate;

C’è una bella differenza fra un maestro artigiano o un chirurgo e un lavoro impiegatizio o nei servizi. Si può passare rapidamente da un lavoro all’altro previo un periodo di formazione minimo, ma non da una professione all’altra se non dopo anni e anni di lavoro. E le aziende italiane sono di formato micro e PMI e non possono dedicare tempo e risorse alla formazione del personale…

Che dire, alla fine? Che il Reddito di cittadinanza sarà poca roba per via delle risorse mancanti e la formazione non servirà a nulla. Ma il Navigator a qualcosa servirà:  a lasciare il paese…

 

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[1] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/224515

[2] Cfr. https://excelsior.unioncamere.net/

[3] Cfr. http://www.isfol.it/primo-piano/uscito-il-rapporto-di-monitoraggio-dell2019isfol

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3 commenti su “Di Maio, il Navigator e la persistente fantasia del mismatch fra la domanda e l’offerta di lavoro

  1. MassimoZ800
    10 dicembre 2018

    Vorrei parlare delle figure professionali “difficili da reperire”. Io ipotizzo che questo fenomeno sia dovuto, almeno in parte, al malfunzionamento dei canali di recruiting, in particolare delle società di selezione. Lo sostengo in base alla mia personale esperienza. Io sono un ingegnere, lavoro in uno studio professionale e mi occupo di progettazione di impianti industriali. Possiedo un profilo Linkedin estremamente dettagliato, che descrive sia il mio contesto lavorativo, sia la mia attività professionale. Nonostante ciò, ricevo dalle societá di selezione tante offerte non pertinenti con il mio profilo. In particolare, moltissimi selezionatori commettono un errore decisamente grossolano: scambiano lo studio professionale in cui io lavoro per una fabbrica metalmeccanica!

    • Charly
      10 dicembre 2018

      Per giudicare in merito alla questione si dovrebbero avere più elementi: può anche essere che i contatti siano dovuti alla mancanza di candidati più in linea per altri fattori (magari la RAL e cercano roba simile a cui offrire meno). Anch’io mi occupo di recruiting, in genere ingegneri, e adesso sto cercando ingegneri di qualsiasi tipo per uno stage in marketing… ma su richiesta del Manager!

  2. Pingback: Global compact for migration: che roba è? | Charly's blog

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Questa voce è stata pubblicata il 5 dicembre 2018 da in economia con tag , , , , , .
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