Charly's blog

Global compact for migration: che roba è?

Come di consueto anche sul Global compact for migration patrocinato dall’ONU il Governo Salvimaio si è mostrato bipolare. Prima si è aderiti convinti alla cosa[1]:

Sostegno al progetto di riforma delle Nazioni Unite voluto da Gutierres, adesione al Global compact on migration, multilateralismo e stabilizzazione della Libia sono stati i principali temi toccati dal presidente del Consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, nel suo primo discorso ufficiale davanti all’Assemblea generale dell’Onu, ieri pomeriggio a New York. Conte ha voluto tranquillizzare l’assise internazionale sulle posizioni del suo governo che non intende “modificare la posizione tradizionale dell’Italia all’interno delle Nazioni Unite”, nè tantomeno il DNA del Paese improntato “alla promozione del dialogo e dell’inclusività soprattutto nelle situazioni di crisi”.

Poi si è cambiata idea [2]:

Matteo Salvini a sorpresa annuncia all’Aula di Montecitorio, impegnata nelle votazioni sugli ordini del giorno al decreto Sicurezza, che l’Italia non firmerà il Global migration compact e, quindi, non parteciperà al summit di Marrakech. Sarà il Parlamento a decidere se il governo italiano dovrà o meno aderire all’accordo internazionale che mira a cercare di trovare soluzioni condivise sul tema dei migranti.

Alla fine, come promesso, l’Italia ha disertato l’evento non firmando l’accordo. In teoria si è demandata la cosa al Parlamento ma ci sono ben altre priorità da gestire. Anche non decidere, alla fine, è una forma di decisione.

 

—- Un Global compact sovranista? —-

Ma di cosa stiamo parlando? Il problema è sempre quello dell’immigrazione e nei confronti di questa tematica da una parte se ne riconosce l’ineluttabilità:

Migration has been part of the human experience throughout history, and we recognize that it is a source of prosperity, innovation and sustainable development in our globalized world, and that these positive impacts can be optimized by improving migration governance. The majority of migrants around the world today travel, live and work in a safe, orderly and regular manner. Nonetheless, migration undeniably affects our countries, communities, migrants and their families in very different and sometimes unpredictable ways.

Ma allo stesso tempo si cerca di “aiutarli a casa loro”: «This Global Compact aims to mitigaate the adverse drivers and structural factors that hinder people from building and maintaining sustainable livelihoods in their countries of origin, and so compel them to seek a future elsewhere». D’altronde «Migration should never be an act of desperation».

Il documento, inoltre, affema di non essere cogente in termini legali: «The Global Compact is a non-legally binding cooperative framework that recognizes that no State can address migration on its own due to the inherently transnational nature of the phenomenon. It requires international, regional and bilateral cooperation and dialogue. Its authority rests on its consensual nature, credibility, collective ownership, joint implementation, follow-up and review».

Ancor più sorprendentemente viene evidenziata la sovranità degli Stati nella gestione dell’immigrazione:

The Global Compact reaffirms the sovereign right of States to determine their national migration policy and their prerogative to govern migration within their jurisdiction, in conformity with international law. Within their sovereign jurisdiction, States may distinguish between regular and irregular migration status, including as they determine their legislative and policy measures for the implementation of the Global Compact, taking into account different national realities, policies, priorities and requirements for entry, residence and work, in accordance with international law.

Non male per essere un complotto globalista…

 

—- La miopia sull’immigrazione —-

Il documento, tuttavia, non è un mero insieme di dichiarazioni di principio e proprio qui iniziano i problemi. Si parte dal solito “aiutiamoli a casa loro”:

Invest in sustainable development at local and national levels in all regions allowing all people to improve their lives and meet their aspirations, by fostering sustained, inclusive and sustainable economic growth, including through private and foreign direct investment and trade preferences, to create conducive conditions that allow communities and individuals to take advantage of opportunities in their own countries and drive sustainable development.

Dimenticando che la storia economica è piena di regioni sottosviluppate nonostante le risorse investite, a partire dal Sud Italia. Per non parlare, poi, della crisi ambientale e dei limiti allo sviluppo su cui l’ONU si è speso parecchio. Come conciliare i consumi a livelli occidentali di 2 miliardi di nuovi consumatori con la salvaguardia del clima?

Ma tutti i limiti della comprensione del fenomeno vengono mostrati con il seguente passaggio:

We commit to review existing recruitment mechanisms to guarantee that they are fair and ethical, and to protect all migrant workers against all forms of exploitation and abuse in order to guarantee decent work and maximize the socioeconomic contributions of migrants in both their countries of origin and destination.

E lo stesso paradosso di Foodora che abbiamo incontrato l’altra volta: alcuni lavori esistono proprio grazie al fatto che non offrono condizioni di lavoro decenti e se così non fosse finirebbero rapidamente fuori mercato. Un’ulteriore problema, poi, viene dai livelli di istruzione dei migranti e dalla mancata conoscenza della lingua del paese di destinazione. Un senegalese con l’equivalente della quinta elementare che lavoro potrà mai fare in Europa? Specie se sono a spasso i nativi con titoli di studio molto più elevati?

E lascio ai lettori immaginare quanto i corsi di formazione possano fare ben poco in questi casi. E non solo perché gli eventuali posti vacanti a disposizione per via del calo demografico si misurano nell’odine di qualche milione, mentre la crescita demografica della sola Africa si regista a centinaia di milioni nell’arco di una generazione.

 

—-Il cavallo di Troia dell’ONU —-

Al netto di dichiarazioni roboanti ed errori che dimostrano la mancata comprensione del fenomeno, non mancano dei veri e propri cavalli di Troia. Per prima cosa abbiamo il via libera alle ONG:

Develop procedures and agreements on search and rescue of migrants, with the primary objective to protect migrants’ right to life that uphold the prohibition of collective expulsion, guarantee due process and individual assessments, enhance reception and assistance capacities, and ensure that the provision of assistance of an exclusively humanitarian nature for migrants is not considered unlawful.

Ma così facendo si procede a privatizzare la gestione dell’immigrazione scavalcando la sovranità degli Stati. Poi abbiamo la vexata quaestio della convivenza interculturale:

Promote mutual respect for the cultures, traditions and customs of communities of destination and of migrants by exchanging and implementing best practices on integration policies, programmes and activities, including on ways to promote acceptance of diversity and facilitate social cohesion and inclusion b) Establish comprehensive and needs-based pre-departure and post-arrival programmes that may include rights and obligations, basic language training, as well as orientation about social norms and customs in the country of destination c) Develop national short, medium and long term policy goals regarding the inclusion of migrants in societies, including on labour market integration, family reunification, education, non-discrimination and health, including by fostering partnerships with relevant stakeholders d) Work towards inclusive labour markets and full participation of migrant workers in the formal economy by facilitating access to decent work and employment for which they are most qualified, in accordance with local and national labour market demands and skills supply.

Ritenete che il multiculturalismo sia la negazione della definizione stessa di società? Buon per voi che avete aperto un manuale di sociologia in vita vostra ma, attenzione,  rischiate l’arresto:

We commit to eliminate all forms of discrimination, condemn and counter expressions, acts and manifestations of racism, racial discrimination, violence, xenophobia and related intolerance against all migrants in conformity with international human rights law. We further commit to promote an open and evidence-based public discourse on migration and migrants in partnership with all parts of society, that generates a more realistic, humane and constructive perception in this regard. We also commit to protect freedom of expression in accordance with international law, recognizing that an open and free debate contributes to a comprehensive understanding of all aspects of migration.

Siamo tutti d’accordo che i crimini d’odio siano da perseguire,  partire da quelli delle élite, ma temo che non sia così semplice stabilire cosa sia un crimine d’odio e cosa non lo sia. Se poi aggiungiamo anche l’educazione dei media

Promote independent, objective and quality reporting of media outlets, including internetbased information, including by sensitizing and educating media professionals on migration-related issues and terminology, investing in ethical reporting standards and advertising, and stopping allocation of public funding or material support to media outlets that systematically promote intolerance, xenophobia, racism and other forms of discrimination towards migrants, in full respect for the freedom of the media

Il sospetto che si parli di censura viene e pure bello fondato.

 

—- Fu vera gloria? —-

Nel complesso il testo è palesemente contraddittorio:

  • Da un lato si sottolinea che nessuno debba migrare per disperazione e che si debba perseguire uno sviluppo economico più omogeneo tra paese e paese, trascurando di notare che senza la disperazione il fenomeno migratorio si ridurrebbe a fenomeno folcloristico;
  • Dall’altra si evidenzia l’importanza della migrazione per colmare lacune demografiche o esigenze economiche senza però voler vedere che così facendo si saccheggia il capitale umano dei paesi d’origine;
  • Da una parte si vuole favorire il lavoro legale dei migranti in condizioni decenti;
  • Dall’altre non si vuole capire che molti dei lavori dei migranti esistono proprio per via delle condizioni indegne pena la rapida fuoriscita dal mercato del lavoro;
  • Da una parte si evidenzia la natura non cogente di questo accordo e l’importanza della sovanità degli Stati;
  • Dall’altra parte in modo subdolo si vuole rendere superflua la distinzione fra profughi e migranti economici/clandestini dando peso anche ai privati (le ONG sono associazioni private);
  • Da una parte si vuole bloccare i crimini d’odio/xenofobia/razzismo fino a sfociare nella censura;
  • Dall’altra non si tocca minimamente le problematiche dettate dalla convivenza multietnica se non nella solita dichiarazione d’intenti;

Alla fin fine è solo l’ultimo colpo di reni, ideologico e rutilante, di un globalismo morente. Se la libera circolazione delle merci ha portato i populisti al potere in mezzo mondo, potete solo immaginare a cosa porterà la libera circolazione delle persone. Non di certo uno scenario alla Blade Runner, ma uno composto da muri, filo spinato e droni… che sparano sui migranti.

 

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[1] Cfr. https://agensir.it/quotidiano/2018/9/27/assemblea-onu-conte-sovranita-e-popolo-sono-richiamati-nella-costituzione-italiana/

[2] Cfr https://www.agi.it/politica/stop_global_compact-4683682/news/2018-11-28/

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Questa voce è stata pubblicata il 10 dicembre 2018 da in politica con tag , , , .
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