Charly's blog

Chi può e chi non può: Italia e Francia, deficit e spread

Alla fine Macron è stato costretto a capitolare di fronte ai gilet gialli promettendo l’aumento del salario minimo, il blocco dell’aumento delle imposte per i pensionati sotto i 2000 euro e la detassazione degli straordinari.

Il costo da pagare sarebbe «sui 10-11 miliardi, secondo fonti governative interpellate dal quotidiano Les Echos. Queste nuove spese, aggiunge la fonte, comporteranno un deficit 2019 nell’ordine del 3,6% del Pil» [1]. Quanto basta per farci chiedere perché mai la Commissione rompi le scatole per il 2,4% italiano per poi non dire nulla sul 3,6% francese…

 

—- La questione del deficit —-

I due casi, per quanto simili, presentano alcune differenze. Per prima cosa la Commissione ha la manovra italiana da una parte e un semplice discorso televisivo dall’altra. Nulla vieta che verso la fine di maggio vada a batter colpo dalle parti di Parigi una volta valutate le effettive misure adottate.

Il secondo fattore da tenere conto è la direzione del deficit e la differenza fra deficit strutturale e congiunturale:

Il dibattito si concentra molto sul deficit complessivo. La Francia ha presentato – prima delle nuove iniziative – un budget 2019 con un deficit dell’1,9%, in calo dal 2,4% del 2018 e in linea con l’obiettivo di azzerare il disavanzo entro il 2022: nel 2020 si impegna infatti a centrare un ambizioso 1,4%. L’anno prossimo, però, la Francia cancella un credito di imposta, il Cice, Crédit d’impôt pour la compétitivité et l’emploi, trasformato in uno sgravio fiscale. Nel 2019, e solo nel 2019, il governo dovrà restituire il credito maturato nel 2018 (e già iscritto nei bilanci delle imprese), e nello stesso tempo assorbire il mancato versamento delle imposte “sgravate”. Il deficit complessivo sale quindi al 2,8%. imposte “sgravate”. Il deficit complessivo sale quindi al 2,8%. Le misure annunciate da Macron dovrebbero pesare, in assenza di correttivi, per 0,6 punti percentuali. Il deficit complessivo dovrebbe quindi salire al 3,4% mentre il disavanzo senza misure straordinarie – quelle a cui fa riferimento Moscovici per “giustificare” la Francia – dovrebbe portarsi al 2,5%.

La speranza per il caso francese è che questo aumento sia straordinario e temporaneo per il 2019 e che dal 2020 si ritorni al regime previsto di riduzione del deficit. L’Italia, invece, tramite la manovra del popolo punta ad aumentare il deficit con misure strutturali come l’abbassamento dell’età pensionabile o il Reddito di cittadinanza.

Il terzo fattore da considerare, infine, sono le misure proposte. Nel caso italiano al netto della flat tax abbiamo misure assistenziali o indifendibili come la controriforma Fornero, mentre nel caso francese abbiamo alcune – ma non tutte – riforme più favorevoli alla crescita. Ma ancora una volta è bene far presente che la Francia è solo rimandata a un giudizio più attento fra qualche mese.

 

—- La questione dello spread —-

Nel frattempo in Italia la situazione si conferma tragica ma non seria. Neppure due mesi fa Di Maio spergiurava [2]:

“Smentisco qualsiasi tipo di ripensamento sul rapporto deficit/pil al 2,4%”. “Non confermarlo sighificherebbe non fare quota 100, non superare la Fornero, rinunciare al Reddito di cittadinanza”.

Nel frattempo nessuno deve aver avvertito il povero Conte [3]:

“Abbiamo anticipato la nostra proposta a Bruxelles sulla manovra. Abbiamo illustrato il nostro piano. Non tradiamo affatto la fiducia degli italiani. Rispettiamo gli impegni presi. Rispettiamo sia la platea che gli importi delle misure sul reddito di cittadinanza e su quota cento. Il saldo finale che abbiamo proposto è il 2,04%”, ha detto il presidente del Consiglio dopo l’incontro con il presidente della Commissione Juncker, il vicepresidente Dombrovskis e il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Moscovici, parlando del rapporto deficit-Pil. In precedenza, il tetto era del 2,4%.

Con tanti saluti alle misure che il deficit avrebbe dovuto finanziare…

Sia come sia, diamo un’occhiata all’andamento dello spread su base annua grazie al sito de il Sole 24 Ore. Ecco l’Italia:

Spread ultimo anno, Italia

Ed ecco la Francia:

Spread ultimo anno, Francia

Ma perché lo spread punisce l’Italia che è un paese stabile e non la Francia che è un paese nel caos? Non si deve dimenticare che i mercati non sono altro che persone che devono valutare se prestare o meno i soldi agli Stati. Qualora si creda che ci sia un rischio in merito ci si tutela chiedendo un maggior tasso d’interesse. Dal punto di vista economico la Francia è messa meglio dell’Italia:

  • Debito pubblico (2017): Francia 97%, Italia 131,8%;
  • Crescita PIL: prevista per la Francia all’1,7% per il 2018 e all’1.6% per il 2019, mentre l’Italia registra rispettivamente 1,1% e 1,2% [4];
  • La Francia registra un tasso di occupazione pari al 65,3% e uno di disoccupazione al 9,2%, mentre l’Italia è rispettivamente al 58,7% e al 10,9% (dati OECD);

La Francia, quindi, è in grado di dare più garanzie rispetto all’Italia anche considerando il suo peso politico dovuto al fatto di essere un elemento integrante della UE grazie all’asse franco-tedesco e non apertamente antagonistico come nel caso italiano. Si badi bene, per finire, che il rischio associato all’Italia non è quello di fallire, prospettiva risibile, ma quello di uscire dall’eurozona con  la possibilità di ripagare i debiti in valuta differente.

 

—- La Francia, il malato d’Europa —-

Tutto bene quel che finisce bene, dunque? Direi proprio di no anche perché alcune misure proposte da Macron non mi sembrano poi tanto temporali (come l’aumento del salario minimo). In attesa dei dettagli, vi presento la bilancia dei pagamento della Francia [5]:

Francia: bilancia commerciale.

Invece di focalizzarsi sul debito pubblico, si dovrebbe ricordare che la Francia presenta un deficit nel settore estero che, come tutti i deficit, deve essere finanziato o ridotto. E la vicenda dei gilet gialli dimostra abbondantemente che i francesi non accettano di buon grado la cura Monti volta a distruggere la domanda interna per riequilibrare il tutto. L’effetto Monti può essere apprezzato tramite questo grafico [6]:

Italia: bilancia commerciale.

Dal punto di vista economico la Francia è solo un’Italia con 5 anni di ritardo a cui aggiungere una situazione sociale esplosiva come l’ultimo attentato a Strasburgo ha graziosamente ricordato. Poi si dovrebbe considerare che il potere politico di cui dispone la Fancia farà sì che non si potranno imporre misure necessarie ma impopolari, mentre il sistema politico francese comprime la rappresentanza a favore della governabilità. Se in Italia i gilet gialli sono stati cooptati tranquillamente al Governo – questo è il M5S – in Francia il doppio turno non solo li esclude dal potere ma anche dalla rappresentanza politica.

Se l’Italia rischia di far saltare l’eurozona per via delle sue magagne economiche, provate a pensare quanti danni potebbe fare una Francia in crisi economica e in uno stato di guerra civile fra francesi e immigrati… E quanto a Macron, doveva essere un Monti e finirà come un Renzi.

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[1] Cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-12-11/francia-il-piano-macron-deficit-il-35percento-nuovo-fronte-bruxelles-130155.shtml?uuid=AExvQ2xG

[2] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Di-Maio-via-condono-per-evasori-mantenere-pace-fiscale-smentisco-qualsiasi-ripensamento-su-rapporto-deficit-pil-2c0c53a1-d77e-4d94-8793-36cf707a1b8f.html

[3] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/deficit-italia-2-e-zero-quattro-per-cento-moscovici-ancora-non-ci-siamo-servono-altri-passi-68afbe84-b1bf-438c-8d8d-143fb56333bd.html

[4] Cfr. https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-performance-and-forecasts_en

[5] Cfr. https://tradingeconomics.com/france/balance-of-trade

[6] Cfr. https://tradingeconomics.com/italy/balance-of-trade

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Questa voce è stata pubblicata il 13 dicembre 2018 da in politica con tag , , , , , .
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