Charly's blog

Risponderne alla storia? E chi giudica, di grazia?

Sulla questione migratoria non è tanto difficile imbattersi in chi inneggia al giudizio della storia o a concetti similari [1]:

Verrà un giorno, forse ci metteremo anni, che la storia ci presenterà il conto di quest’epoca. Ci saranno quelli che fingeranno di non avere capito la gravità della situazione credendo di essere assolti: ci saranno coloro che marciranno patetici mentre fingeranno di tenere la posizione anche quando non li seguirà più nessuno; ci saranno i vigliacchietti che alzeranno le spalle parlando di “altri tempi”; ci saranno i politici contriti per provare a fare l’ultimo giro; e poi ci saranno i criminali solidali come Lisa.

O, con lo stesso effetto, invertirne la polarità parlando di invasione e suicidio culturale. Il discorso può essere applicato, ovviamente, anche ad altre tematiche che sollevano dubbi di tipo etico quali l’aborto o l’allevamento industriale. Ma, ditemi, non trovate nulla di strano in questo artificio retorico?

 

—-  Ma la storia giudica? —-

Il primo punto dolente è che la storia, di per sé, non giudica nessuno esattamente come la chimica non elargisce giudizi di valore a destra e manca. Al massimo, a giudicare sono le persone, gli storici. Per essere precisi sono gli storici che non hanno ben capito la propria professione e altre discipline correlate. Vediamo perché.

Il giudizio etico, logicamente, impone un’etica retrostante che possa distingure le azioni buone da quelle malvagie. E dove si presenta il primo problema? Che per quanto l’etica umana sia chiaramente di derivazione biologica, è anche estremamente variabile non solo in termini geografici fra una cultura e l’altra, ma anche in termini storici all’interno della stessa cultura. Al riguardo è sufficiente riflettere sui cambiamenti sociali ed etici avvenuti nelle società europee negli ultimi 200 anni.

Né tantomeno si può avere l’ardire di commentare che la religione sia coerente nel tempo visto che anche i religiosi che sproloquiano di valori non negoziabili, poi, cambiano idea di generazione in generazione. Permettetemi di presentarvi San Bernardo [2]:

Quando uccide un malfattore giustamente non viene considerato un omicida, ma, oserei dire, un «malicida» e vendicatore da parte di Cristo nei confronti di coloro che operano il male, difensore del popolo cristiano E quando invece viene ucciso si sa che non perisce ma perviene [ al suo scopo]”. La morte che infligge è una vittoria di Cristo; quella che riceve è a proprio vantaggio. Dalla morte dell’infedele il cristiano trae gloria poiché il Cristo viene glorificato: nella morte del cristiano si manifesta la generosità del suo Re che chiama a sé il suo cavaliere per donargli la ricompensa. Pertanto sul nemico ucciso il giusto si rallegrerà vedendo la vendetta (Sai, 57, 11). Ma sul cavaliere ucciso si dirà: – Il giusto guadagna ad essere tale? Sì, perché Dio gli rende giustizia sulla terra. (Sal, 57, 12). Certo non si dovrebbero uccidere neppure gli infedeli se in qualche altro modo si potesse impedire la loro eccessiva molestia e l’oppressione dei fedeli. Ma nella situazione attuale è meglio che essi vengano uccisi, piuttosto che lasciare senza scampo la verga dei peccatori sospesa sulla sorte dei giusti e affinché i giusti non spingano le loro azioni fino alla iniquità.

Al posto di Cristo mettete Profeta, al posto di cristiano usate il termine fedele. Cosa vi ricorda? Una retorica del genere, al giorno d’oggi, è inaccettabile nel contesto europeo attuale ma accettata e promossa secoli fa. Non è un caso se la Bibbia non viene studiata a scuola e di certo non per colpa degli atei cattivi. O se si parla di interpretazioni di testi religiosi presentati come divini: siccome non sono al passo con i tempi e non si può biasimare il testo, si scarica la colpa sull’utilizzatore…

In un simile contesto è difficile scappare al “giudizio della storia” per l’ovvia considerazione che, quale che sia la vostra azione, si potrà sempre essere criticati dall’esponenente di una cultura differente per mere differenze culturali. Un giudizio, fra l’altro, sempre variabile nel tempo. Nel 2200, ad esempio, la cultura dominante potrebbe essere quella tipica di una comunità monastica focalizzata sulla dimensione spirituale, per poi cedere il passo a una guerreriera nell’anno 3000. E in entrambi i casi vedo ampio margine di critica nei confronti della nostra società di tipo mercantile…

 

—- Il giudizio? Appartiene tanto ai posteri quanto a…—-

Una volta considerato l’ovvio, passiamo alla parte più complessa relativa alla metodologia storica. Partiamo, come da manuale, dalle basi [3]:

stòria (ant. o letter. istòria) s. f. [dal lat. historia, gr. ἱστορία, propr. «ricerca, indagine, cognizione» da una radice indoeur. da cui il gr. οἶδα «sapere» (e ἴστωρ «colui che sa») e il lat. vid- da cui vĭdēre «vedere»]. – 1. Esposizione ordinata di fatti e avvenimenti umani del passato, quali risultano da un’indagine critica volta ad accertare sia la verità di essi, sia le connessioni reciproche per cui è lecito riconoscere in essi un’unità di sviluppo (così definita, la storia si contrappone alla cronaca, che è invece esposizione, per lo più non critica, di fatti nella loro semplice successione cronologica)

La storia come disciplina non si limita a ricostruire gli avvenimenti ma cerca di coglierne il significato nel lungo periodo. Ma così facendo si vengono a creare delle interpretazioni che, per quanto utili a mettere ordine nel caos, finiscono per distorcere i fatti in narrazioni. Si pensi, al riguardo, a concetti quali Tardo Antico, Medio Evo, Rivoluzione industriale o Età dei Lumi. O, al giorno d’oggi, la nostra epoca che non verrà più considerata come contemporanea ma come globale se non, addirittura, come pre-spaziale. Nessuna sorpresa, quindi, se la storia è di sua natura revisionista anche perché la ricostruzione degli avvenimenti non può essere assoluta e viene spesso integrata da nuove ed emergenti discipline, spesso di carattere scientifico.

Oltre a essere deformato sulla propria cultura di appartenenza, il giudizio delle generazioni future non può che essere parziale essendo basato su quello che è arrivato ai loro occhi come fonti storiche. E non si creda che la nostra epoca sarà meglio documentata rispetto a quelle precedenti visto che noi usiamo supporti tecnologici di breve durata e destinati all’obosolescenza. La pietra dopo 10.000 anni è ancora lì, un pc no.

Morale della favola? Il presunto giudizio della storia non può che essere:

  • Continuamente variabile in termini etici e interpretativi;
  • Basato su dati parziali e interpretazioni deformanti;

Non temete il giudizio della storia, la storia non giudica. Al massimo a farlo sono gli storici che sono diretti e influenzati dalla loro cultura di appartanenza. E la loro cultura, quale che sia, è solo una goccia nell’oceano della storia. D’altronde non mi pare che abbiate molte difficoltà a prendere il sonno nonostante un tipico storico medievale, un cherico, non possa che giudicarvi come empi o peccatori, no?

 

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[1] Cfr. https://left.it/2017/04/14/verra-la-storia-a-presentarci-il-conto-e-ce-ne-vergogneremo/

[2] Cfr. http://www.scriptorium.it/Scriptorium/De_laude_novae_militiae.html

[3] Cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/storia/

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Questa voce è stata pubblicata il 8 gennaio 2019 da in società con tag , , , .
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