Charly's blog

Vincere alle Elezioni Europee! Ah. Per fare che, di grazia?

Si avvicinano le Elezioni Europee e i sovranisti si organizzano [1]:

Elezioni europee, Salvini in Polonia: “Un patto sul modello italiano, per diventare primi”

“Ho proposto al leader del PiS Jaroslav Kaczinski un patto per l’Europa con una serie di punti in comune sul modello dei quello tra Lega e M5S per il Governo italiano in cui italiani, polacchi, spagnoli, danesi e gli altri decidono se essere o no d’accordo. Ci lavoreremo prima delle elezioni”. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini in conferenza stampa a Varsavia ha annunciato di aver iniziato “un percorso di condivisione” con Kaczynski, leader del partito di destra PiS (“Diritto e giustizia”).

Unendo a questo attivismo il crollo del campione dell’europeismo, Macron, si potrebbe ipotizzare che le Elezioni Europee del 2019 saranno un punto di svolta nella storia politica del Vecchio Continente. O, forse, no?

 

—- Che dicono i sondaggi? —-

Per prima cosa consideriamo i sondaggi che, per quanto spesso inaffidabili, rimangono uno spunto di riflessione da cui partire. Ad oggi la situazione è come segue [2]:

 

Tabella n°1: seggi previsti all’Europarlamento in base ai sondaggi

Gruppo Seggi vinti nel 2014 Seggi previsti Differenza
GUE/NGL 52 58 +6
G/EFA 50 43 -7
S&D 191 133 -58
ALDE 67 96 +29
EPP 221 178 -43
ECR 70 53 -17
EFDD 48 47 -1
ENF 37 61 +24
NI 15 13 -2
Non affiliati 23

Fonte: europeelects.eu

 

Immagino che le sigle dei gruppi dicano poco, eccovi una sintesi degli orientamenti politici con gli andamenti previsti per quanto riguarda i seggi:

 

Tabella n°2: area politica dei gruppi dell’Europarlamento

Gruppo Area politica Seggi previsti Guadagni/perdite seggi
GUE/NGL Sinistra (Italia: Altra Europa con Tsipras) 58 +6
G/EFA Verdi (Italia: Verdi) 43 -7
S&D Socialisti e democratici (Italia: PD) 133 -58
ALDE Liberali (Italia: Radicali) 96 +29
EPP Partito Popolare (Italia: FI e centristi) 178 -43
ECR Conservatori (Italia: FdI) 53 -17
EFDD Italia: M5S 47 -1
ENF Destra (Italia: Lega) 61 +24
NI Non iscritti 13 -2
Non affiliati /

 

Se dovesse capitare una situazione del genere è facile notare che il calo dei due pilastri dell’establishment europeo, socialisti e popolari, viene compensato solo in parte dai guadagni dei liberali. Alla sinistra il calo dei verdi viene compensato dall’aumento della sinistra radicale, mentre a destra la crescita delle forze radicali si accompagna alla perdita di 17 seggi dei conservatori.

Se considerare il trend è significativo in termini politici, lo è anche vedere il totale dei seggi. E per quanto in crescita, il fronte euroscettico è ben lontano dall’ottenere la maggioranza dei seggi nell’Europarlamento. Anche altre simulazioni riportano un risultato simile [3]:

Per la precisione, il Ppe passerebbe dal 32,0% dei seggi controllati attualmente nel Parlamento europeo (senza contare la rappresentanza britannica) al 25,5% derivante dalla nostra simulazione, con una perdita pari a 6,5 punti percentuali. Per il gruppo dei S&D si osserva invece uno scarto negativo di 4,5 punti, passando dal 24,9% dei seggi attuali a una previsione pari al 20,4%. Secondo la simulazione, dunque, questi due gruppi (a meno di una profonda riaggregazione delle altre formazioni) rimarrebbero i due gruppi più numerosi dell’europarlamento. La loro forza avrebbe però un peso e un carattere ben diversi che in passato. Nelle precedenti legislature questi due gruppi parlamentari potevano controllare un’ampia maggioranza di seggi nel Parlamento europeo (56,9% nel 2014).

Si deve ricordare, inoltre, che le forze di centro e sinistra hanno una lunga storia di alleanza o non belligeranza se l’obiettivo è bloccare l’ascesa dei neri. Neri che, nel caso europeo, sono sovranisti ed euroscettici. È facile immaginare un puntello dei liberali all’asse popolare-socialista. Per quanto riguarda la cosiddetta ”onda nera”:

Tra i partiti critici o più scettici verso il progetto dell’Ue, si nota anzitutto l’espansione dei gruppi di destra o centrodestra (Ecr, Efdd, Enf), che potrebbero passare dall’attuale 16,5% dei seggi a poco meno di un quarto di eurodeputati nella prossima legislatura (24%). In tal caso, si tratterebbe di una crescita significativa di seggi per un eventuale “blocco sovranista” – così come prefigurato dal leader della Lega Salvini – ma certamente non di una “ondata” in grado di stravolgere gli equilibri politici all’interno del Parlamento europeo.

Non è abbastanza, numeri alla mano.

Percentuale seggi.JPG

 

—- Ma cosa vogliono i sovranisti? —-

Al netto del mero calcolo dei seggi, proviamo a ipotizzare che le forze sovraniste ottengano la maggioranza dei seggi nelle prossime elezioni europee. Ma la vittoria delle elezioni non è la fine del gioco politico, ne è solo il principio. Una volta al potere che cosa vorrebbero fare i sovranisti? Incredibile a dirsi, ma al netto dei proclami e delle invettive contro la UE manca un piano dettagliato per il post elezioni. Andiamo, pertanto, per ipotesi.

I sovranisti, ovviamente, vogliono fermare il processo di integrazione politica UE che, in verità, è già moribondo di suo. Il problema di questa posizione è che la UE è divisa al suo interno fra eurozona e no. Considerata la precaria situazione dell’Eurozona, non si può mantenere lo status quo visto che, senza una piena integrazione fiscale e redistributiva volta  compensare i divari di produttività fra le varie parti della stessa, è destinata a crollare sotto gli shock esterni. Ma non solo tutti i partiti euroscettici si oppongono all’idea federalista, ma i sovranisti tedeschi propugnano la fine dell’euro proprio per non pagare i debiti degli altri paesi…

Viceversa lo smantellamento del’area Euro – se possibile senza lasciare crateri fumanti – lascia indifferenti i sovranisti di tre paesi su quattro del gruppo di Visegrad (che sono già fuori da quella follia) e non necessariamente favorevoli i partiti sovranisti di paesi quali l’Olanda, l’Austria e la Finlandia. Alla fine il vero problema delle posizioni sovraniste è proprio la mancanza di idee su come risolvere la crisi della UE che è primariamente di tipo economico e dettata dall’avere una moneta senza uno Stato.

Non mancano, ovviamente, altre differenze di vedute ma queste ultime sono compatibili all’interno di una UE come mera unione commerciale. In ogni caso, eccole:

  • Politica verso i russi: polacchi, baltici e scandinavi temono i russi, mentre ungheresi, francesi e italiani non hanno motivo di attrito;
  • Politica verso gli americani: l’Est è filo americano perché teme tanto i russi quanto i tedeschi, i tedeschi puntano all’egemonia sulla UE per via economica. Non credo si debba aggiungere che è una prospettiva inaccettabile per gli americani;
  • Migranti: il Nord e l’Est Europa non vuole farsi carico delle risorse di boldriniana memoria, mentre per l’Italia da sola non è possibile né disfarsi di mezzo milione di clandestini né tantomeno integrarli in un tessuto economico in via di disfacimento.

Non basta, allora, fermare il processo di integrazione e puntare tutto sul mercato unico (e i fondi UE?), visto che con l’eurozona non si può stare fermi: o si avanza – ma è impossibile – o ci si ritira ma è un salto nel vuoto.

Morale della favola? Per quanto i voti politici si debbano pesare e non solo contare, allo stesso tempo non si li deve pesare senza contare. Al netto di sfracelli elettorali, allora, non ci sarà nessuna avanzata sovranista a maggio ma solo un aumento di consensi che si accompagna alla continua erosione delle forze europeiste. Ma tutti i nodi della UE rimangono sul tavolo senza che si possa o si voglia decidere in un senso o nell’altro. Ed è qui che si andrà a pagare il conto più salato, magari non domani, ma un giorno non tanto lontano…

 

———————————————————————————————–

[1] Cfr. https://video.repubblica.it/mondo/elezioni-europee-salvini-in-polonia-un-patto-sul-modello-italiano-per-diventare-primi/324164/324782.

[2] Cfr. https://europeelects.eu/.

[3] Cfr. https://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2018/07/Analisi-Istituto-Cattaneo-Elezioni-europee-2019-Una-prima-simulazione-7-luglio-2018.pdf

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Questa voce è stata pubblicata il 12 gennaio 2019 da in politica con tag , , .
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