Charly's blog

Mettersi un computer nel cervello? Non ci renderà più intelligenti….

Sapete cos’è il Transumanesimo? No? Eccovi un paio di indizi [1]:

L’umanità sarà radicalmente trasformata dalla tecnologia del futuro. Si prevede la possibilità di ri-progettare la condizione umana in modo di evitare l’inevitabilità del processo di invecchiamento, le limitazioni dell’intelletto umano (e artificiale), un profilo psicologico dettato dalle circostanze piuttosto che dalla volontà individuale, la nostra prigionia sul pianeta terra e la sofferenza in generale.

Sosteniamo il diritto individuale di espandere le capacità fisiche ed intellettuali e di aumentare il controllo sulla propria vita. Aspiriamo ad una crescita personale ben al di là delle limitazioni biologiche a cui siamo oggi legati.

Il transumanesimo è un movimento filosofico-culturale estremamente vasto che al suo interno contiene tutto e il contrario di tutto, con un’eccessiva dose di atti di fede di una  nutrita schiera di fanboys sprovvisti di senso critico e in contrasto con le basi delle conoscenza scientifica attuale. Per questo e altri motivi, per quanto il sottoscritto sposi in toto i punti cardine del programma transumanista, preferisco non aderire direttamente al movimento.

 

—- Più intelligenti? Quid est intelligenza? —-

Fra i vari punti, o desiderata, del transumanenismo troviamo quello di aumentare l’intelligenza dell’uomo. In effetti se in molti hanno da ridire sull’idea di aumentare la bellezza o la prestanza fisica tramite programmi genetici, curiosamente rimane un bias positivo sull’essere più intelligenti anche se non c’è nessun elemento che porti a pensare che una persona più intelligente sia più felice o socialmente utile di uno nella media. D’altronde viene da chiedersi perché il tratto della genialità sia così raro: se fosse evolutivamente utile dovrebbe essere più diffuso, non trovate?

 Sia come sia, per quanto riguarda il raggiungimento dell’obiettivo le possibili vie prospettate sono due:

  • Ingegneria genetica;
  • Cibernetica;

Ma prima ancora di prendere in considerazione i mezzi tecnici, s’impone la presa in esame dell’oggetto dell’operazione: l’intelligenza. Qui possiamo trovare, fra le tante, questa definizione [2]:

intelligènza (ant. intelligènzia) s. f. [dal lat. intelligentia, der. di intelligĕre «intendere»]. – 1. a. Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento; propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza, è riconosciuta anche, entro certi limiti (memoria associativa, capacità di reagire a stimoli interni ed esterni, di comunicare in modo anche complesso, ecc.), agli animali

A una prima vista la definizione sembra essere sufficientemente ampia per descrivere il fenomeno ma, comunque, precisa a sufficienza per circoscriverlo. Se non fosse che i problemi iniziano

  • quando si vuole misurare l’intelligenza con test e quiz i cui risultati spesso non riflettono il successo in un settore professionale o, in generale, nella propria vita;
  • una persona intelligente può tranquillamente commettere sciocchezze, mentre le persone geniali sono limitate al loro campo specifico mostrandosi, invece, mediocri negli altri. Ma una persona intelligente dovrebbe essere intelligente sempre…
  • si possono avere particolari doti come una memoria prodigiosa, essere poliglotti o avere uno spiccato senso dello spazio come gli sportivi senza, però, essere delle cime in generale;
  • rimane, poi, il problematico rapporto fra la conoscenza e l’intelligenza, fra la genetica e l’ambiente…

Per ovviare a questi problemi in passato si è proposto il concetto di intelligenza multipla con relative specializzazioni in determinati campi a discapito di altri, ma può anche essere che di intelligenza ce ne sia una sola e che venga plasmata dalla persona e dall’ambiente. Esattamente quanto avviene con i muscoli dato che c’è una bella differenza fra un lottatore e un corridore.

Senza citare, infine, la problematica relativa al rapporto fra l’ambiente e la genetica che tracima fino all’importanza data all’educazione. Se è pur vero che abbiamo avuto casi di persone geniali senza una particolare educazione, nella maggior parte dei casi il periodo di studio c’è stato. Ma, ancora una volta, non basta studiare per essere intelligenti e meno che mai geniali.

Da ultimo è facile notare che dal punto di vista caratteriale molte persone geniali erano spesso tanto eccentriche dalla media esattamente come lo erano dal punto di vista intellettivo. Quanto basta per farmi chiedere se la genialità non porti in dote con sé comportamenti difformi e devianti rispetto alla media sociale con l’ovvio quesito se una società di geni possa reggere o sia destinata a una catastrofica implosione…

 

—- Come fare? —-

Se l’oggetto di per sé è talmente impervio da rendere complicato persino la spiegazione del concetto “essere più intelligente”, allo stesso tempo, tuttavia, la storia ci fornisce dei modelli a cui ispirarci, i geni. Potremmo voler realizzare un uomo che unisce in sé:

  • le capacità tecniche di Leonardo da Vinci e Archimede;
  • la visione scientifica di Einstein e Darwin;
  • l’abilità tattica e organizzativa di Napoleone e Annibale;
  • le capacità letterarie di Shakespeare e Omero;
  • il talento musicale di Mozart e Beethoven;

A cui aggiungere capacità fisiche tali da vincere tutte le competizioni delle Olimpiadi, una memoria fotografica, l’abilità di apprendere i linguaggi senza fatica e uno spiccato senso spaziale e di controllo corporeo.

Rimane solo una domanda: come fare? Sul tavolo, infatti, sono presenti anche i problemi dettati dalla realizzazione tecnica del progetto. Se consideriamo l’ingegneria genetica non sappiamo bene dove mettere le mani visto che non esiste, o non dovrebbe esistere, il gene singolo che garantisce un’intellingenza superiore e neppure sappiamo come il cervello funzioni. Né tantomeno abbiamo modelli a  cui ispirarci, a parte per i geni, perché in quanto umani siamo già al vertice del mondo animale per capacità intellettuali. Certo, unire in un singolo uomo tutte le capacità mostrate in secoli di storia da decine di geni è molto, ma rimane il fatto che non abbiamo superato quello che abbiamo già visto. Così facendo lo abbiamo solo reso comune e alla portata di tutti e, ancora una volta, non si deve dimenticare che tutti questi geni non erano esenti da fallimenti o difetti personali.

Rimane, quindi, la prospettiva cibernetica con il feticcio supremo del transumanesimo: l’IA. Fondiamoci con le IA, allora [3]:

The next step is integrating that technology into our brains. In fact, Musk warns that it’s imperative we do just that very soon, or AI could replace us entirely at work, dominate us or even destroy us (AKA The Singularity Race). The singularity is the moment when AI supersedes human intelligence. As a result, according to Musk, AI is much riskier than threats posed to us by countries like North Korea.

Fonderci «could give us access to increased memory storage, amazing machine learning capabilities and yes, telepathic-type communication with your creative team without the need to speak, sketch out your idea or type out notes on it». Tutto bello, se non fosse che nessuna di queste abilità equivale a rederci più intelligenti. Abbiamo già il GPS, Google, Wikipedia, le app di prenotazione e di chat: credete di essere più intelligenti? È probabilmente vero il contrario perché il GPS è molto più semplice rispetto alla mappa e alla bussola…

Più in generale, come avevamo già visto, gli AItheist vendono una IA che semplicemente non esiste. Non importa quello che fanno, le macchine attualmente in circolazione non hanno la minima capacità di pensiero e il computer più potente mai costruito è tanto intelligente quanto il primo. Sono semplicemente macchine che seguono le istruzioni fornite e un PC non è più intelligente di una radio: il programmino di scacchi che batte il campione umano imparando in poche ore il gioco non è neppure consapevole della sua esistenza o dell’ambiente circostante. Un esere umano del genere noi lo definiremmo un vegetale, altro che super intelligente. Non a caso negli esempi proposti abbiamo capacità di calcolo, memoria e interconessione ma non una IA autocosciente. Semplicemente perché non esiste, nessuno sa come costruirla o anche solo se è possibile costruirne una. E se esistesse è tutta da vedere la sua disponibilità a fondersi con un essere, a questo punto, intellettualmente inferiore.

 

—- L’internet dei cervelli —–

Considerata la tecnologia in circolazione è lecito ipotizzare che sarà l’informatica e non la genetica a potenziare le nostre capacità intellettuali donandoci:

  • capacità di calcolo;
  • capacità di memoria;
  • interconnessione;

O, se preferite la versione cinica, invece di avere uno smartphone in tasca lo avremo nel cervello. Rendendoci più intelligenti? Più probabilmente il contrario:

  • una calcolatrice in testa ci farà perdere la capacità di calcolo mentale;
  • un database in testa ci farà perdere la memoria, d’altronde già oggi abbiamo una capacità inferiore rispetto al passato;
  • un GPS in testa ci farà perdere il senso dello spazio visto che basta seguire una freccia colorata (e vale anche nello sport di gruppo, tra l’altro);

Più complessa, infine, la situazione con l’interconnessione reciproca, una vera e propria internet dei cervelli con tanto di ricordi ed emozioni condivise. Ne avevamo trattato in passato, in effetti.

Per finire, tutti questi gadget tecnologici porteranno a un effetto indesiderato non compensato da un aumento delle capacità cognitive: essere sommersi da dati e informazioni, sia vere sia false, facendoci perdere il discernimento e la capacità di padroneggiare le discipline e le materie. C’è una bella differenza fra cercare un’informazione su Google e padroneggiare una disciplina o una materia grazie ad anni di studio. Con tanti saluti alla super intelligenza, direi.

 

————————————————————————————

[1] Cfr. http://www.transumanisti.it/

[2] Cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/intelligenza/

[3] Cfr. https://blog.adext.com/en/humans-merge-with-artificial-intelligence-bci

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2 commenti su “Mettersi un computer nel cervello? Non ci renderà più intelligenti….

  1. Connacht
    17 gennaio 2019

    Secondo me certi transumanisti è come se avessero letto troppa fantascienza (o troppa poca, lasciandosi prendere dall’hype anziché sviluppare un senso critico letterario). Hanno la tendenza a fantasticare e a lasciarsi prendere dall’entusiasmo prima di analizzare la fattibilità tecnica di qualcosa, o se realmente gli convenga. In molti poi non coltivano background scientifici e non hanno veramente idea di ciò di cui stanno parlando quando fanno riferimento a tecnobubbole spettacolari viste nei film o in qualche videogioco. Inseguono sogni e speranze cibernetiche, piuttosto che lo stato della ricerca vera su certi ambiti.
    Rimango davvero perplesso poi quando incontro interlocutori estasiati all’idea che un giorno potranno forse farsi rimuovere occhi, arti, organi ancora perfettamente funzionali per rimpiazzarli con analoghi bionici: quindi sottoponendosi a chirurgia invasiva senza un bisogno clinico e senza tener conto di tutti i possibili problemi futuri legati alla manutenzione o al rigetto. In questi casi, più che di essere fantasticatori, mi danno l’idea di avere dei complessi d’inferiorità reconditi sul proprio corpo di carne e ossa.

    • Charly
      18 gennaio 2019

      Su FB sono iscritto al gruppo Scientific Transhumanism: lì scambiano il marketing con la scienza…

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Questa voce è stata pubblicata il 15 gennaio 2019 da in scienza con tag , , , .
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